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Come trovare un nuovo lavoro: siti, strumenti & strategie. I miei consigli per Workher!

Parliamo di lavoro! Quanto può essere impegnativo oggi trovare un nuovo lavoro? Tanto, perché cercare lavoro oggi richiede abilità, impegno e perseveranza. Una complessità che tuttavia può essere ridotta se conosciamo e utilizziamo i giusti siti, strumenti e strategie.

Nel nuovo video girato in collaborazione con Workher, sono partita da un presupposto importante: non può esserci una ricerca di lavoro a prescindere dall’utilizzo del web. Il motivo è semplice ed è legato al processo di rivoluzione digitale che ha investito tutti i campi della nostra vita, anche quello del lavoro. Quindi è bene partire dal concetto che, a differenza di dieci-venti anni fa, le aziende cercano i candidati soprattutto su internet. Diventa quindi indispensabile conoscere i principali siti che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Vediamo quali sono i principali:

Siti generalisti: come Monster, Infojobs, Trovolavoro, giusto per citarne alcuni. Qui trovate le offerte di lavoro per qualsiasi profilo professionale, pubblicate da aziende di qualsiasi settore merceologico;

Siti specializzati: per settore o profilo, come ad esempio Fashionjobs, portale dedicato alla moda/lusso/bellezza; Jobintourism, job board specializzata in offerte in ambito turistico e hôtellerie;  iProgrammatori per le professioni del mondo informatico; Crebs per opportunità in ambito tech; Lavoricreativi, portale specializzato in professioni legate alla comunicazione creativa e digitale.

Aggregatori di annunci: come Jobrapido e Indeed. Un valido aiuto per chi cerca lavoro e non ha molto tempo per visitare le pagine careeres di ogni singola azienda di interesse. In questo caso basta andare su questi portali, digitare le keywords di proprio interesse e si visualizzeranno tutti gli annunci pertinenti, pescati dalle pagine lavora-con-noi dei siti aziendali.

Linkedin: non solo strumento di personal branding e di networking, ma anche contenitore di annunci interessanti soprattutto per il middle e top management.

Digital recruiting: nuove modalità digitali che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, come Meritocracy, Just Knock e Employerland…se vuoi approfondire ne parlo anche QUI 😉

Online e digital sì, ma anche tanto networking! Una volta inviato il proprio curriculum con un clic, il mio consiglio è di spegnere il pc e…uscire! Partecipare a eventi e incontri affini ai nostri interessi professionali spesso può portare più risultati di una candidatura. Conoscere e farsi conoscere, mettere in campo le proprio abilità relazionali e comunicative e farci notare per queste, può trasformarsi in una reale opportunità professionale, magari non nel breve termine, ma come investimento per il futuro.

Ed infine i classici strumenti per cercare lavoro come cv e lettera di presentazione: a prescindere da qualsiasi forma innovativa di social e digital recruiting, un curriculum scritto bene è sempre un ottimo biglietto da visita. Quindi prendetevi del tempo per creare un buon curriculum vitae e se volete anche una cover letter. Attenzione però a non trasformare quest’ultima in una mera copia del cv, ma utilizzatela come uno strumento in più per sottolineare affinità particolari tra voi e l’opportunità alla quale vi state candidando e per motivare il vostro interesse verso quell’azienda e quel profilo in particolare.

Break a leg! 😉

Giada

 

Come mi sono perso in periferia e mi sono ritrovato al centro dell’innovazione: storie bellissime di lavoro e smarrimento

“Come mi sono perso in periferia e mi sono ritrovato al centro dell’innovazione”. Annibale d’Elia ha una storia unconventional, che l’ha portato dalla periferia di territorio, di mentalità e di progetto, al centro decisionale di dove si produce e si fa la vera innovazione, attraverso un percorso fatto di perdizione e di rottura.

Quella del WOMI è stata una giornata di storie “sgangherate”, storie di successo sì, ma sgangherate. Non storie lineari, razionali, focalizzate, “evolutive”, ma storie di frontiera, di agitazione e di rimaneggiamenti. E credo sia stato il vero valore di questa giornata di testimonianze. C’è stata la storia di Annibale Elia, quella di Silvia Lora Ronco e di Camilla Ronzullo, solo per citarne alcune, tutte accomunate da percorsi di vita e professionali affatto coerenti e prevedibili. Quattro i concetti belli emersi a mio parere:

La rivoluzione in chiave positiva dell’idea di smarrimento. Quanti non sanno che lavoro vorrebbero fare? Quanti vorrebbero fare altro rispetto al lavoro che svolgono? E quante volte si vive male questo periodo di confusione, questo senso di agitazione interna? Ci si sente sbagliati, si teme di uscire dai “binari” di una storia già tracciata, già disegnata. Eppure solo questa tempesta può portare a rompere i blocchi e a scoprire e seguire le proprie passioni. Affrontare il problema e trasformarlo in opportunità.

La fortuna? Dipende. Quanto ha inciso il fattore fortuna nelle storie ascoltate? Tutto o niente. Facile arrendersi e crogiolarsi dietro l’idea che quelli che ce l’hanno fatta hanno avuto fortuna. Le occasioni prima o poi capitano a tutti, ma non tutti le sanno vedere, interpretare, cavalcare. Allora sì che si tratta di fortuna: la fortuna di rendersi conto che l’occasione è davanti a noi.

L’innovazione oggi non è quella di ieri. Se un paio di generazioni fa era ampiamente radicata l’idea che l’innovazione e la capacità d fare qualcosa che producesse valore arrivasse solo in seguito a un percorso unico, rigido e uguale per tutti, fatto di inesperienza—>formazione—>lavoro—>postofisso—>faccioqualcosadivalore, oggi non è più così. Il valore e l’innovazione passano anche attraverso il rovesciamento del paradigma: fare e disfare, cambiare, ricombinare, trasformare. Quando si dice che oggi la competenza soft più richiesta è la flessibilità, non si intende solo quella territoriale e oraria, ma soprattutto mentale.

Pianificare sì, ma fino ad un certo punto. Uscire dai binari vuole dire assumersi una buona dose di rischio e anche il coraggio di percorrere un sentiero dai contorni incerti. La pianificazione è figlia di chi resta nei binari, chi esce deve entrare nell’ottica che non tutto si può programmare all’inizio e che le cose prendono forma man mano che si inizia a spostarsi dal tracciato. Chi non lo fa o resta fermo o fallisce.

Storie bellissime di lavoro e vita, sgangherate e di successo che mi hanno fatto pensare.

Giada

Novità, eventi, iniziative: cose utili e belle per il LAVORO da conoscere e fare nei prossimi mesi!

Il 2018 è iniziato da poco e voglio segnalarvi già alcune iniziative interessanti di quest’anno, sia per chi si occupa di HR sia per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro o di nuovi stimoli professionali. Iniziamo!

WOMI – Milano 10 Marzo

Partiamo con un evento organizzato da Piano C dedicato alle donne & lavoro! Una giornata full immersion, in cui si avrà la possibilità di partecipare a incontri e workshop, per parlare delle sfide del lavoro ed acquisire nuovi strumenti per avviare il proprio percorso di innovazione professionale, incontrando donne imprenditrici, professioniste e mentor. Partecipando a WOMI, con una donazione a partire da 20 euro, si avrà anche la possibilità di sostenere una donna nel suo percorso di Back to Work.

A chi è utile? A tutte le donne che vogliono fare rete, acquisire qualche competenza base nei 4 workshop proposti, ma anche a chi vuole ricollocarsi nel mondo del lavoro, dopo un periodo di inattività, e vuole prendere in considerazione alternative rispetto alla realtà aziendale.

RETAILJOBMALL.COM

Novità dal mondo del retail, per i candidati, per le aziende che cercano personale e per enti di formazione e professionisti che ci lavorano. E’ online un nuovo portale, riservato al mondo retail, con un bel progetto dietro: non solo una job board di annunci dedicati al settore – inciso per i colleghi: pubblicazione degli annunci gratuita 😉 – ma anche luogo di incontro tra tutti gli operatori del retail, quindi enti di formazione specializzati nell’erogazione di corsi ad hoc per il personale di rete o di Master in Retail Management per il personale di sede, ma anche freelance con professionalità specifiche che gravitano attorno a questo mondo. Credo che dietro al portale ci sia l’iniziativa di un singolo appassionato a questo settore o che ci lavora, perciò…bravo/a!

#MELOMERITO – Milano e Roma

Giusto per ricordarci che il mondo del lavoro non è più solo quello della Generazione X, ma soprattutto dei Millenials e Generazione Z. L’ingaggio dei nativi digitali passa anche attraverso forme di reclutamento innovative come Gamification, Realtà aumentata e Videocv. E’ il format che propone Employerland nelle prossime edizioni dei Recruiting Day a Milano a Roma, dove le aziende selezioneranno i candidati neo più meritevoli attraverso le potenzialità del digital.

DIGITAL WEEK – Milano dal 15 al 18 Marzo

Quattro giorni dedicati a talk, esposizioni, seminari, spettacoli e laboratori, per riflettere sul tema della rivoluzione digitale e di come questa trasformazione stia impattando su tutte le sfere della vita, anche e soprattutto quella del lavoro. Il 15 Marzo a Palazzo Castiglioni si terrà il convegno (gratuito) “Le professioni del futuro“, utile a tutti per capire com’è cambiato e che evoluzione subirà il mondo del lavoro nei prossimi decenni.

HR INNOVATION FORUM – Bologna 23 Marzo

E’ uno degli incontri più importanti a livello nazionale, che riunisce ogni anno i manager e i professionisti HR, per confrontarsi sui temi e i nuovi trend del settore. Lo consiglio soprattutto a quelle aziende che stanno costruendo la proprio strategia di employer branding o di gestione del personale, in quanto si avrà la possibilità di incontrare e mettere a confronto i principali fornitori di soluzioni e strumenti IT dedicati alle Risorse Umane.

DIVERSITY DAY – Milano 6 Giugno 

E’ il più grande evento riservato all’inserimento lavorativo di persone con disabilità e appartenenti a categorie protette in Italia. E’ un tema su cui la maggior parte delle aziende nel nostro paese è ancora drammaticamente indietro anni luce. Ho partecipato all’edizione passata a Roma ed è stato un privilegio incontrare tanti ragazzi che lottano con il sorriso per avere un proprio posto nel mondo del lavoro.

MATERNITYASAMASTER.COM

MAAM ovvero Maternity As A Master. Sì, perché anche l’esperienza della maternità e genitorialità può essere un’occasione unica per sviluppare competenze utili per il mondo del lavoro. E’ questa l’idea su cui si basa MAAM, un percorso studiato per tutte quelle aziende che si trovano a gestire dipendenti alle prese con la delicata fase di diventare genitori. Il metodo di MAAM consente di trasformare esperienze di vita “vera” in palestre di formazione, con tanti vantaggi: ridurre i costi di gestione di rientro delle donne dalla maternità; attingere le competenze dalle esperienze di vita senza ulteriori investimenti di tempo e fatica; rendere le aziende più attrattive per le nuove generazioni; ma soprattutto far crescere un pool di risorse femminili con competenze manageriali forti.

FREELANCECAMP – Marina Romea 12-13 maggio / Lecce 28 giugno / Roma 10 ottobre

Spazio e parola ai freelance! E’ questa l’anima di Freelancecamp, un’occasione per incontrare altri freelance, condividere esperienze, percorsi e consigli. Il format è il barcamp all’americana: non ci sono “relatori”, ma partecipanti che, attraverso uno speech di 15 minuti ciascuno, parlano delle proprie esperienze, di quello che hanno imparato dalla pratica, di strumenti utili per facilitare  la vita e il lavoro del libero professionista. Una boccata di ossigeno soprattutto per chi arriva dai contesti spesso ingessati e teorici delle aziende.

E siamo solo a Febbraio…enjoy! 🙂

Giada

Linkedin: cosa fare per creare un buon profilo personale – I miei consigli per Workher!

Nel nuovo video girato in collaborazione con Workher, luogo di incontro tra donne e lavoro, ho parlato di Linkedin, il social network professionale più importante in Italia, strumento per cercare lavoro, fare rete e personal branding. Sono sempre di più le aziende e i recruiter che si avvalgono di questa piattaforma per trovare nuovi collaboratori, non solo attraverso la pubblicazione di annunci di lavoro nella sezione Jobs dedicata, ma soprattutto attraverso la ricerca diretta e la visualizzazione dei profili personali degli utenti della rete.

Consiglio vivamente a tutti coloro che sono in ricerca attiva di un nuovo lavoro di creare il proprio profilo Linkedin (o migliorarlo), per aumentare le chance di essere contattati da un’azienda, un head hunter o un professionista. Non basta però crearlo. Bisogna farlo e farlo bene! Per renderlo veramente efficace, vi suggerisco di dedicare un po’ di tempo per potenziare tutte quelle parti che contribuiscono a valorizzare il vostro profilo e farvi notare nella rete.

Come fare? Guarda il video e leggi qui di seguito i miei Linkedin tips! 😉

  • IMMAGINE DI SFONDO

Cattura l’attenzione della rete inserendo una bella immagine di sfondo. Scegli il soggetto dell’immagine in base alla tua professione o al significato che può rappresentare per te.

  • FOTOGRAFIA PERSONALE

Lascia le fotografie scattate sulla spiaggia, in discoteca o in compagnia di amici su Facebook. Inserisci invece su Linkedin una fotografia professionale che ti valorizzi. Cosa vuol dire? Scatto in primo piano, buona risoluzione, sorriso e abbigliamento adeguato.

  • PROFESSIONAL HEADLINE

E’ uno spazio limitato che compare sotto il nome e cognome. Puoi decidere di inserire il ruolo e l’azienda per la quale lavori oppure esprimere in modo più creativo ciò che sai fare 😉

 

  • SUMMARY

E’ uno spazio di riepilogo, in cui poter arricchire le informazioni già desumibili nel resto del profilo. In cosa eccelli? Quali sono le tue passioni sul lavoro? Quali sono le tue aspirazioni?

  • ESPERIENZE PROFESSIONALI

Non solo ruolo, azienda, data di inizio e fine rapporto di lavoro. Arricchisci ogni singola esperienza professionale, descrivendo le tue attività e responsabilità e, se possibile, integra una o più esperienze con materiale multimediale: fotografie, link, presentazioni, articoli.

 

 

  • COMPETENZE E SEGNALAZIONI

Chiedi alla tua rete di contatti, colleghi, clienti e fornitori di confermare le competenze nelle quali sei particolarmente forte e lasciare qualche breve referenza sul tuo modo di lavorare e sul contributo che hai dato a progetti ed iniziative sul lavoro.

Lavorando su questi elementi il tuo profilo Linkedin risulterà più attrattivo e fruibile da parte di chi cerca un professionista o un collaboratore con la tua esperienza e i tuoi skills.

Cosa aspetti a costruirti il tuo Linkedin profile? Go! 🙂

Giada

Buon 2018: ricomincio da me ovvero l’effetto delle potenzialità latenti

A chi si trova a fare un bilancio di fine anno e si augura un 2018 professionale diverso. A chi non è soddisfatto del proprio lavoro o a chi un lavoro lo sta cercando. A chi ha voglia di ricaricare le pile e cercare nuovi orizzonti lavorativi. A chi pensa di cambiare, ma non sa da dove iniziare. A chi è alla ricerca di nuovi stimoli professionali. Questo racconto è dedicato a tutti coloro che hanno voglia di dare voce alle proprie potenzialità latenti.

Fiorentemente nasce spontaneamente, di getto, senza che l’avessi pianificato. Nasce a seguito di quello che amo definire un momento disruptive, di quelli tosti, in cui si prende una decisione di petto che ti cambia il presente. Decisione impopolare e anacronistica, perché di questi tempi avevo deciso di lasciare un’azienda, un lavoro, un contratto, un percorso. La sicurezza. Avrei potuto cercare un nuovo contesto, continuando a fare quello che avevo sempre fatto, con le stesse modalità.

Ma in quel momento è arrivata la domanda: noi siamo il nostro lavoro? Nel senso: il modo in cui abbiamo sempre lavorato ci caratterizza al punto tale da non poter essere altro? Noi siamo solo quello per cui abbiamo studiato e per cui abbiamo sempre lavorato? O quella è solo una delle tante espressioni delle nostre potenzialità?

Fiorentemente nasce in una giornata di Giugno, per caso. Nasce dal bisogno, il bisogno di buttare fuori, di creare, di raccontare, di imparare nuove cose, di dare spazio alla creatività e all’impegno, senza pensare troppo al risultato.

Impossibile con la mia formazione umanistica riuscire a mettere su da sola un sito, impossibile con il mio passato da lavoratrice dipendente pensare di poter fare qualcosa di diverso.

Provare. Sperimentare. Riprovare. Sbagliare. Tentare di nuovo. Modificare. Riuscirci.

La cosa che ricordo di più di quei giorni?…Paura? Ansia? Voglia di tornare sui miei passi? Assolutamente no! Non mi sono mai sentita così piena di entusiasmo, passione, determinazione ed energia. 

Fiorentemente è importante non perché sia riuscita a creare un sito con contenuti e servizi legati al mondo del lavoro. Fiorentemente è importante perché rappresenta un esempio positivo degli effetti generati dalle proprie potenzialità latenti.

Esiste l’azienda e il lavoro autonomo, l’ufficio e gli spazi di coworking, i lavori tradizionali e quelli nati dalle nuove tecnologie, i lavori di città e quelli di campagna, le realtà consolidate e le start-up. Tante combinazioni e forme per trovare il proprio sé lavorativo. Soprattutto quando le risposte della nostra società alla sfida dell’ageing o della prima collocazione lavorativa sono esigue o del tutto assenti.

Chiaramente il successo di un’idea, di un’impresa, di un piano A, B o C necessita anche di altre componenti, come business plan, finanziamenti, strumenti pratici. Ma se vi dicessi che la cosa più difficile è scardinare l’idea che siamo quello che abbiamo sempre fatto, prendere coscienza delle nostre potenzialità nascoste e dar loro voce?

Il mio augurio è che il 2018 possa svelare ed accendere le nostre potenzialità latenti!

Giada

Linkedin e il nuovo modello di pagamento pay-per-click per gli annunci di lavoro

Se mi chiedessero dove trascorro più tempo al giorno risponderei senza dubbio…Linkedin! Così come non riesco ad immaginare come qualche anno fa si potesse guidare senza navigatore, così mi sembra impossibile che 7-8 anni fa si potesse fare recruiting senza il supporto di Linkedin. Insostituibile per le attività di scouting ed head hunting, fondamentale per la pubblicazione di annunci di lavoro in altre country, utilissimo per ricevere candidature, non solo più per profili alti ma anche neo.

Linkedin ha profondamente cambiato il modo di fare selezione e di essere selezionato, introducendo i concetti di network professionale, personal branding e profilo professionale pubblico. Una bella stoccata alle job board storiche che viaggiavano da anni sui binari del curriculum (privato), annuncio di lavoro (logica del post-&-pray), database (a pagamento), obbligandole a ripensare al proprio business e servizi al cliente.

Ed è da pochissime settimane che Linkedin ha introdotto un nuovo modello di pricing per la pubblicazione degli annunci di lavoro, una vera e propria rivoluzione nel mercato delle job board, almeno per l’Italia. Ma facciamo un passo indietro. Fino a qualche settimana fa, chi volesse acquistare un annuncio su Linkedin poteva farlo pagando un importo definito, a fronte della pubblicazione della durata di 30 giorni. Il portale dava la possibilità poi di acquistare anche pacchetti da 5 o 10 annunci più convenienti (un capitolo a parte la possibilità di acquistare slot). La transazione avveniva nel momento in cui si procedeva alla pubblicazione dell’annuncio e, una volta online, era possibile modificare tutte le info inserite, dal job title, alla località, al contenuto della posizione. Quindi era ben chiaro a priori quale fosse il budget richiesto, unico vincolo la durata mensile.

Il nuovo modello di pagamento PPC (pay-per-click) ha invece cambiato questo approccio, ecco le novità:

Se vuoi pubblicare un annuncio, decidi tu qual è il budget giornaliero che vuoi spendere e paghi in base al numero di visualizzazioni da parte dei candidati. Il pagamento avviene una tantum dopo 30 giorni di pubblicazione oppure quando chiudi l’offerta di lavoro, per pagare l’eventuale saldo dovuto

Se le visualizzazioni superano tuttavia il budget giornaliero che hai inserito, puoi pagare fino a 1,3 volte il budget giornaliero. Ad esempio, se investi 7 euro al giorno e il tuo annuncio riceve più visualizzazioni rispetto a quelle garantite dalla copertura del tuo budget, la somma massima che ti può essere addebitata alla fine del mese è di 7 x 1,3 x 30 giorni = 273 euro

Il CPC (costo per click) può variare sulla base di molteplici elementi e può tenere conto della località, del job title e della tendenza e andamento di offerte di lavoro simili

Linkedin ti suggerisce l’investimento ideale per la tua campagna di recruiting, con una previsione del numero di candidature correlate, e non accetta budget giornalieri inferiori rispetto alla soglia minima calcolata

Puoi mettere offline il tuo annuncio in qualsiasi momento, se non lo fai resterà online 6 mesi fino a quando non verrà messo offline dal sistema

Più l’investimento giornaliero è alto, più l’annuncio sarà pubblicizzato tra i candidati del network che presentano le stesse caratteristiche

Quando viene superato il budget giornaliero, sono sospese le attività automatiche di marketing attivo (newsfeeds e email) per un giorno, mentre l’annuncio è sempre ricercabile e pronto a ricevere candidature in qualsiasi momento

Nel corso dei 30 giorni puoi modificare il budget giornaliero e ti sarà addebitato l’importo più alto inserito per quel giorno

Un volta pubblicato l’annuncio non è più possibile modificare il job title e la località.

Non sono conteggiate nel numero di visualizzazioni quelle effettuate dal titolare dell’offerta di lavoro e dai dipendenti che lavorano nell’azienda

Sicuramente un cambiamento di approccio radicale! Positivo o negativo? Ancora presto per dirlo, anche se qualche riflessione si può già fare:

La logica PPC si basa sul numero di visualizzazioni e non sul numero di application ed è facile quindi arrivare a grossi numeri visionando solo l’annuncio. Per le aziende medio piccole può rappresentare un vantaggio e un modo per contenere i costi, ma vale lo stesso discorso per i grandi brand attrattivi?

Non si possono più acquistare pacchetti di annunci e per le aziende che hanno budget risicati può rappresentare un deterrente non sapere esattamente cosa ci si troverà in fattura

Non si ha piena autonomia nella modifica dell’annuncio, penso ad esempio alle aziende che ricercano lo stesso profilo in più località

Se ci si dimentica l’annuncio online dopo 30 giorni, c’è un reminder?

Positivo la possibilità in alcuni casi di risparmiare un po’ di soldini e i servizi di marketing attivo correlati

Ma  è ancora presto per farsi un’idea definitiva e i risultati veri sono ancora tutti da scoprire!

E voi che ne pensate? Qual è la vostra esperienza con questo nuovo modello di pricing per gli annunci di lavoro? La logica PPC metterà in crisi il modello di pricing tradizionale?

Giada

Cosa fare in attesa del feedback post-colloquio di lavoro? I miei consigli per Workher!

Nel video girato in collaborazione con Workher, luogo d’incontro tra Donne & Lavoro (donne, iscrivetevi e partecipate al network!!!), ho parlato di come affrontare il periodo post-colloquio di lavoro. Chi è in cerca di un’opportunità sa bene che restare in attesa dell’esito del colloquio, per giorni, settimane e, qualche volta, perfino mesi, può rappresentare una condizione stressante e logorante. Ecco quindi un veloce riepilogo dei consigli che trovi nel video, per vivere con serenità questo momento:

  1. Scrivi una mail di ringraziamento

Invia una mail di ringraziamento al recruiter, ringraziandolo del tempo dedicato e confermando il tuo interesse verso la posizione e l’azienda. Non eccedere però con troppe lusinghe e formalità, ma adotta un linguaggio semplice e cortese. Mail troppo ridondanti possono avere l’effetto contrario a quello sperato. Nel caso in cui durante il colloquio ti fossi dimenticato di chiedere quali sono le tempistiche e com’è strutturato il processo di selezione, questo è il momento giusto per farlo!

  1. Rispetta le tempistiche

Se durante il colloquio hai ricevuto informazioni precise sulle modalità e i tempi per ricevere un primo esito, non forzare la mano. Dopo aver inviato la mail di ringraziamento, rispetta i tempi indicati dal recruiter. Sommergere il selezionatore di mail o telefonate non è sicuramente il modo migliore per fare una buona impressione.

  1. Continua la tua ricerca di lavoro

La percentuale di essere il candidato prescelto per quell’azienda è esigua, perché, a fronte di una sola posizione aperta, ci sono tantissimi candidati come te, che hanno inviato la propria candidatura. Durante questo periodo di attesa, è importante proseguire nella ricerca di un lavoro, inviando cv e sostenendo colloqui. Farai sempre in tempo ad accettare la proposta, qualora arrivasse, e avrai altre opzioni in caso di un feedback negativo.

  1. Chiedi un riscontro

Se non hai ancora ricevuto un feedback e sono trascorse un paio di settimane in più rispetto al tempo indicato selezionatore (spesso i processi di selezione si allungano un pò), puoi inviare una mail al recruiter. Per esempio:

Buongiorno, Dott. Bianchi, durante il colloquio per la posizione di Marketing Specialist mi aveva detto che l’esito del colloquio sarebbe stato comunicato entro la fine del mese. Essendo realmente interessato a questa opportunità, mi sono permesso di contattarla per chiederle se ci fossero novità o sviluppi in merito…

  1. Resta in buoni rapporti

Se dovessi ricevere un esito negativo, non abbatterti e non prendertela con il recruiter. Le motivazioni di questo feedback negativo potrebbero essere tante e non necessariamente legate a una tua cattiva performance al colloquio. Chiedi al selezionatore le motivazioni, se non fornite nella mail, ed eventualmente consigli per migliorare nei prossimi colloqui. Sii sempre gentile e professionale, anche perché potresti aver fatto comunque una buona impressione ed essere ricontattato in futuro per altre opportunità.

 

In bocca al lupo a tutti coloro che sono in attesa di un feedback! 😉

Giada

Come diventare un recruiter freelance? Ecco tutti i miei consigli per iniziare questa professione!

Come si fa a diventare un recruiter freelance? Tra i diversi messaggi di apprezzamento al sito e alla mia attività ricevuti di recente, c’è quello di Stefano, appassionato di temi legati alla selezione del personale, che mi chiede come fare ad aspirare ad una posizione di HR freelance come la mia. Il mondo delle risorse umane riscuote sempre molto fascino e una carriera da libero professionista attira spesso per la sua dimensione di libertà ed autonomia. Ma è così facile diventarlo?

Io, ad esempio, questo binomio non l’ho cercato, almeno non all’inizio del mio percorso professionale, e probabilmente, se mi avessero proposto un lavoro a partita iva dopo la laurea,  non lo avrei accettato, sia per il retaggio culturale, ancora molto presente, che associa la partiva iva all’idea di precarietà e il contratto a tempo indeterminato alla vita felice e perfetta, sia perché non sarei stata capace all’inizio di fare tutto quello che poi è avvenuto. Diciamo che questo lavoro necessità di maturità: maturità di competenze, maturità di relazioni professionali, maturità nell’organizzazione del lavoro, maturità psicologica.

MATURITÀ’ DI COMPETENZE – Nel binomio, non esiste freelance senza HR o freelance senza recruiter; voglio dire che “freelance” è solo una modalità per svolgere il proprio lavoro e che servono necessariamente contenuti ed esperienza per farlo. Quindi una buona base di partenza su come si fa concretamente selezione/formazione/gestione del personale è fondamentale per iniziare.

MATURITÀ’ DI RELAZIONI PROFESSIONALI – Chi fa recruiting da libero professionista costruisce il proprio lavoro sul concetto di credibilità: l’azienda o un privato si rivolgono a te perché sei tu, perché lavori bene, perché di te si parla bene, perché puoi dimostrare che lavori bene. Dietro di te non c’è un brand o un’azienda che ti tutela in caso di problemi o della cui notorietà godere per cercare nuovi clienti. Ecco perché è molto importante avere un network di contatti almeno all’inizio per partire e farsi conoscere. Il passaparola e il network sono alla base di questo lavoro.

MATURITÀ’ NELL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO – Clienti diversi, scadenze che si sovrappongono, priorità che si accavallano, richieste improvvise, picchi di lavoro richiedono tantissima capacità di gestire al meglio le attività e le proprie giornate. Sei da solo e in questo caso non puoi contare su colleghi o team. La nuova tecnologia sicuramente aiuta, ma è indispensabile avere già un po’ di dimestichezza nell’organizzazione del proprio lavoro. A tutto questo poi si aggiunge la parte “amministrativa” del tuo essere libero professionista: fatture, pagamenti, nota spese richiedono tanta pazienza, tempo, precisione e metodo.

MATURITÀ’ PSICOLOGICA – Non è per tutti il lavoro autonomo, poiché richiede una buona tenuta emotiva. Le previsioni che puoi fare sulla tua situazione economica sono sul breve e medio periodo, solitamente il lavoro è ciclico e ci sono periodi di forte concentrazione delle attività e periodi di maggiore tranquillità. E’ un lavoro che si basa sul presente, non sul futuro. Lo si può vedere come bicchiere mezzo vuoto ed allarmarsi, vivendo nell’angoscia, oppure come motivo di sprono e di divertimento per mettersi alla prova in nuove attività.

Cosa mi piace di questo modo di lavorare? Non metto al primo posto né la libertà di tempi e spazi, né un maggiore equilibrio fra vita privata e vita professionale, quanto il lusso di poter vivere il lavoro come momento di creatività e sviluppo di saperi pratici sempre nuovi: da dipendente ti specializzi nel tuo e sei talmente immerso nei ritmi e nelle logiche dell’azienda che non hai tempo ed energia per alzare la testa e vedere tutte le novità e gli aggiornamenti del tuo mestiere. Il bello del freelance è quello di poter anche essere un precursore dei tempi.

Ecco quindi i miei consigli per iniziare un lavoro come recruiter freelance:

  1. Fai esperienza un po’ di anni in società di selezione o in azienda per imparare cosa vuol dire fare sul campo selezione del personale; ricorda che tutte le persone che incontrerai durante il tuo percorso da dipendente potranno ritornarti utili nel tuo percorso da autonomo; conserva gli appunti, potranno servirti in futuro;
  2. Prima di aprire la partita iva, metti da parte qualche soldino per iniziare con serenità; i primi tempi sono lenti e non è detto che si riesca ad ingranare dal primo mese;
  3. Fatti una chiacchierata con un commercialista, poi falla con una persona che lavora già con partita iva: la seconda potrà aiutarti a comprendere in maniera più semplice i tecnicismi del primo 😉
  4. Investi in tecnologia, acquistando un buon portatile, leggero e veloce da portare in giro con te, smartphone, scanner, stampante e dedica uno spazio della tua casa a ufficio, con scrivania, monitor e faldoni, dove archiviare il tuo materiale da lavoro e tutti i documenti amministrativi;
  5. Crea un sito e una vetrina social per iniziare a fare personal branding, aggiorna il tuo profilo linkedin;
  6. Continua ad essere curioso, naviga online su siti di recruiting specializzati, frequenta spazi di coworking, partecipa ad eventi ed iniziative HR;
  7. Rifiuta collaborazioni, se sai già in partenza che non riusciresti a gestirle per mancanza di competenze, tempo o fattibilità, il tuo valore più grande è la credibilità;
  8. Accetta invece tutte quelle collaborazioni in cui ti si richiede di metterti in gioco, di sperimentarti e cimentarti con nuove modalità. Preparazione e un pizzico di incoscienza ti fanno raggiungere traguardi nuovi;
  9. Sii lungimirante: durante i primi anni in cui lavori con regime agevolato è facile che il il tuo conto possa lievitare in fretta. Creati già un prospetto di quello che dovrai pagare di tasse e contributi in acconto e saldo dell’anno successivo, ti aiuterà a far quadrare i conti.
  10. Vivi il tuo lavoro con professionalità e passione.

In bocca al lupo! 😉

Giada

 

curriculum vitae

Tutto quello che devi sapere per scrivere un curriculum vitae efficace

La stesura di un buon curriculum vitae resta sempre un argomento hot, nonostante le centinaia di articoli e consigli  che invadono la rete.

Partiamo dicendo tre verità: la prima è che il cv rappresenta solo un mezzo e che, quindi, un curriculum vitae fatto bene, senza però un percorso professionale con contenuti e di spessore (neo o senior che sia), ha poco valore; la seconda è che inviare un buon cv per posizioni che non rispecchiano il proprio profilo non porta nessun risultato; la terza è che è utile avere un cv scritto bene, ma è altrettanto proficuo farsi conoscere e creare un ottimo network e rete di contatti. Se pensiamo infatti che scrivere il cv, inviarlo con un semplice clic e metterci comodi a casa in attesa di una risposta risolva tutti i problemi, ci sbagliamo alla grande, perché il mercato del lavoro attuale premia le persone proattive, relazionali ed intraprendenti. Possiamo non essere d’accordo e passare i giorni a contestare questo sistema, oppure darci da fare e rimboccare le maniche per assicurarci un futuro.

Fatte queste premesse, ecco  tutti i miei consigli per creare un buon curriculum vitae!

TEMPLATE: se non richiesto, evitiamo il formato europeo o europass, scarsamente personalizzabili, e diamo spazio alla nostra creatività (dai un’occhiata a esempi di modelli creativi di curriculum vitae 😉 ). Impostiamo un foglio word scegliendo una grafica che sia facilmente leggibile e comprensibile da chi legge (ricordatevi sempre che il selezionatore impiega al massimo 10 secondi per leggere il cv!). Per un risultato più professional e creativo, possiamo ricorrere a vari tool gratuiti che ci aiutano a creare il curriculum vitae da zero, come CanvaVisualCV, CVBuilder, EnHancv, CVmkr.

FOTOGRAFIA: non obbligatoria se non richiesta, è pur sempre un buon biglietto da visita se scelta bene. Inserite una sola fotografia, in cui siete immortalati a mezzo busto o in primo piano, possibilmente con uno sfondo chiaro e un abbigliamento dai colori vivaci per risaltare di più. Al bando: foto al mare, a matrimoni, in compagnia, con abiti succinti o tute da ginnastica, con trucco marcato.

ORDINE: anche il cv ha una sua etiquette, seguite quindi questo ordine per i paragrafi: informazioni generali, esperienze professionali, esperienze formative, competenze linguistiche, competenze informatiche, altre competenze/interessi.

INFORMAZIONI GENERALI: nome, cognome, data di nascita, via/cap/città/provincia di residenza, cittadinanza, cellulare, email, link al proprio profilo Linkedin (e anche al vostro blog o sito, per fare personal branding 😉 ). Non serve altro. Info importante: se vi state candidando per una posizione in una città diversa dalla vostra, aggiungete come domicilio la città relativa. Avrete il 90% delle possibilità in più di essere contattati.

ESPERIENZE PROFESSIONALI: da riportare dalla più recente alla meno recente. Per ogni esperienza bisogna scrivere il job title, il nome dell’azienda con una breve descrizione del core business, una breve introduzione di quello che facciamo, un elenco puntato con le attività principali e speciali di cui ci occupiamo (dai un’occhiata anche a questi consigli 😉 ).

FORMAZIONE: da riportare dalla più recente alla meno recente. Inserite dunque la data, il titolo conseguito, presso quale ente, con quale votazione. Mettete ben in evidenza eventuali esperienze formative all’estero.

COMPETENZE LINGUISTICHE: citate solo le lingue di cui avete una buona conoscenza di partenza (è inutile inserire lingue di cui si ha una conoscenza base o sufficiente!)

COMPETENZE INFORMATICHE: non solo pacchetto office e internet ma tutti i software e applicativi che conoscete, anche per motivi personali. Le competenze digitali rappresentano il futuro!

STILE: scegliete come font Garamond, Helvetica o Proxima Nova e date movimento allo stile del testo, enfatizzando le parole chiave legate alla vostra professione, il job title, il nome dell’azienda, i titoli conseguiti. Mettete in evidenza in grassetto, corsivo, sottolineato, maiuscolo o con un colore diverso tutto quello pensate sia utile che colpisca  ad un primo sguardo l’attenzione del selezionatore. Ricordatevi di giustificare i paragrafi.

JOB TITLE: ossia il ruolo che ricoprite in un’azienda. Il job title deve essere semplice e comprensibile, al bando quindi job title troppo sofisticati o di difficile interpretazione.

INFO VARIE: specificate se possedete la patente e se siete automuniti, se siete disponibili a trasferte, se valutate un lavoro part time o a un tipo di inquadramento specifico.

BIO: tra le informazioni generali e le esperienze professionali potete aggiungere una breve introduzione di voi stessi, mettendo in evidenza possibili punti di contatto tra il vostro profilo e quello che l’azienda sta cercando.

PAROLE CHIAVE: nel carattere più piccolo di word aggiungete alla fine del curriculum vitae, dopo la firma e l’autorizzazione al trattamento dei dati, tutte le parole chiave che sono sinonimi del vostro job title o del lavoro che svolgete. In questa maniera avrete più chance che il vostro curriculum sia individuato all’interno della banca dati di un’azienda o di una società di selezione.

LE 3 REGOLE D’ORO: il cv deve essere intuitivo, leggibile ed esaustivo. Una volta terminato, mettetevi nei panni di un selezionatore, che non conosce nulla di voi, e fatevi queste domande: questo cv mi fa capire subito che profilo ho davanti? questo cv mi permette di individuare subito le informazioni di cui ho bisogno? questo cv mi restituisce tutte le informazioni importanti per capire questa persona cosa ha fatto in passato e cosa sa fare?

Buona ricerca!

Giada

Social HR e la nuova dimensione partecipativa dell’organizzazione

Il web e le nuove tecnologie di connessione disponibili sul mercato odierno hanno creato una nuova cultura della partecipazione e un nuovo concetto di community. Queste nuove forme di socialità e di collaborazione sono entrate anche nelle organizzazioni, portando a una ridefinizione del ruolo dell’HR e delle practise tradizionali. Con l’avvento della Social Organization è nata una nuova  figura professionale, quella del Social HR, colui che è capace di far emergere il potenziale di collaborazione e di innovazione nascosto, agendo sulle community, in tutte le fasi ed attività tipiche delle risorse umane. Ma quali sono le aree su cui lavora il Social HR? Ecco le principali:

Attrarre i talenti

Per costruire un Social Workplace è necessario curare la brand reputation, agire preventivamente, intercettando le conversazioni online, in cui si parla dell’azienda in termini di “best/worst place to work”, e costruire una relazione interattiva con profili interessanti, attraverso la creazione di community sui siti aziendali e social network.

Recruiting

Il reclutamento non avviene solo più attraverso annunci e scouting, ma anche attraverso “Employee Referral Programs”, con cui si utilizzano in primis le connessioni e la rete sociale dei propri dipendenti e brand ambassador. Nessuno meglio di un dipendente soddisfatto può promuovere all’esterno un’immagine positiva dell’azienda!

Onboarding

Occorre predisporre un piano di induction per i neoassunti e trasmettere loro conoscenze sui processi, strumenti organizzativi e procedure. Un nuovo metodo veloce ed efficace è rappresentato da strumenti social, ispirati a logiche di gamification, in cui è prevista l’interazione con un tutor virtuale. L’uso di meccanismi tipici del gioco, applicati a contesti non ludici, e finalizzati ad incrementare il coinvolgimento delle persone, è una modalità sempre più utilizzata dalle aziende.

Training

Il Social Learning e Social Education consentono, attraverso piattaforme di lavoro collaborativo, di fornire, ai singoli o a comunità di dipendenti, una vasta gamma di servizi e corsi, per potenziare le proprie competenze e rendere sempre più efficiente il lavoro collaborativo.

Gestione e Sviluppo

Attraverso l’introduzione di social tools, come i social balanced scorecard, social graphs e analytics, è possibile generare e condividere quotidianamente Key Performance Indicators (KPI’s), profilati sulla tipologia di dipendente che li visiona. I KPI’s,  in modo grafico ed intuitivo, trasmettono a tutti i livelli aziendali la percezione dei risultati in relazione agli obiettivi prefissati.

Comunicazione interna

Una volta poco utilizzate e caratterizzate da funzioni basic, oggi le intranet social sono piattaforme complesse e incoraggiano sempre di più le interazioni e network tra dipendenti, pur conservando le caratteristiche di portali intranet aziendali.

Comunicazione esterna

Attraverso un accurato monitoraggio dei social media, le aziende possono identificare quali dipendenti diffondono un messaggio positivo dell’organizzazione sui social network ed essere così eletti a brand ambassador. Attività utile per capire anche quali dipendenti esprimono commenti negativi sull’azienda e in particolare sulle politiche HR.

Knowledge Management

La gestione del know how avviene anche attraverso forum e piattaforme integrate, in cui i dipendenti creano discussioni su temi diversi, per ottenere ad esempio risposte qualificate da colleghi più esperti, sviluppare nuove idee e discutere su nuovi prodotti e servizi.

In questo nuovo scenario, si prospetta per l’HR un rilancio della sua figura in azienda, attraverso una nuova rete di alleanze con tutte le funzioni aziendali, ma soprattutto con quelle legate alla comunicazione e all’ IT, affinché abbia a disposizione canali e strumenti per interagire e agire. La nuova sfida dell’HR è quindi lavorare con e sulle community: saperle concepire e alimentarle per farle funzionare e generare valore.

Giada