Donne cervellotiche VS uomini mono-neuronici: la sfida è capirsi!

 

Passasse il “Gli Uomini vengono da Marte e le Donne  da Venere “, ma “Trattali male” con tanto di asparago morso da due labbra rosso fuoco, no! E’ troppo! Ma ci avete fatto caso che nelle librerie da un po’ di anni hanno aggiunto un reparto in più? Una sezione interamente dedicata alla deprimente psicanalisi delle incomprensibili incomprensioni tra il gentil sesso e il mondo maschile.  E pensare che venti anni fa la trasgressione a tinte rosa era rappresentata dagli Harmony e dai romanzi pseudo-erotici. Adesso invece sembra che  bestsellers come “Falli soffrire, gli uomini preferiscono le stronze” possano dare una svolta illuminata alla relazione di coppia e salvarti da cocenti delusioni d’amore.

Sarà, ma io al manuale preferisco affidare la mia sopravvivenza emotiva a quella buon anima della mia amica che, al mio cinquantesimo tentativo di rigirare la frittata per vedere la faccenda da un angolo diverso, nella speranza che il mio prisma sentimentale non abbia facce e spigoli infiniti, ha ancora la capacità di dirmi qualche nuova sacrosanta verità e farmi star meglio. Chissà, se avessimo messo per iscritto gli svisceramenti e i contorcimenti emotivi di questi anni saremmo finite anche noi sullo scaffale “letture per donne in cerca di risposte” e saremmo diventate ricche!

Comunque il problema rimane, sembra che l’universo Lui-Lei non parlino la stessa lingua. Ma Athena non era nata dalla testa di Zeus? I neuroni non erano gli stessi? A quanto pare no! E’ quello che mi ha confermato anche il mio amico quarantenne-sposato-divorziato-padre di due figli-eterno Peter Pan. Anche lui sostiene che l’uomo sia concettualmente più semplice della donna, nel senso che i suoi collegamenti sinottici sono più elementari. L’uomo si ferma prima. Se un argomento fosse rappresentato da un grafo ad albero, diciamo che l’uomo si fermerebbe al secondo anello la donna sfreccerebbe verso il  ventesimo.

Volete una dimostrazione pratica? Leggete questa storia!

Pietro si sente attratto da Giulia. Le propone di andare al cinema; lei accetta. Si divertono. Sere dopo lui la invita a cena e di nuovo stanno bene insieme. Nel giro di poche settimane, nessuno di loro due vede più gli altri. Una sera in auto, rincasando, Giulia, senza pensarci, dice: “Hai pensato che oggi sono sei mesi che ci vediamo?” Si fa silenzio in auto. A Giulia quel silenzio sembra pieno di significati. Pensa: “Forse gli avrà dato fastidio che abbia detto questo, forse crede che voglia forzarlo a prendere un impegno che lui non desidera o del quale non è sicuro”. Ma Pietro sta pensando: “Ma guarda, sei mesi…” E Giulia pensa: ” Ma neanche io sono sicura di volere questo rapporto. A volte mi piacerebbe avere un po’ più di libertà, per avere tempo di pensare a ciò che voglio veramente…Continueremo a vederci a questo livello di intimità? Sono pronta per quest’impegno? Conosco davvero quest’uomo?” E Pietro pensa: “Quindi questo significa che era…vediamo…febbraio quando iniziammo; Giusto dopo aver lasciato l’auto dal meccanico, cioè..vediamo il contachilometri…accidenti, devo cambiare l’olio”. E Giulia pensa: ” E’ sconvolto. Glielo leggo in faccia. O forse sto interpretando male. Forse vorrebbe di più dal nostro rapporto, più intimità, forse lui ha sentito prima di me che ho delle riserve. Sì, è questo. Ha paura di sentirsi rifiutato”. E Pietro pensa: “Devo dire loro di guardarmi anche il carburatore. Questa cosa cammina come un camion dell’immondizia.” E Giulia pensa: ” E’ arrabbiato. Anch’io lo sarei. Mi sento così colpevole, facendogli passare questo, ma non posso evitare di sentirmi come mi sento. E non mi sento sicura”. E Pietro pensa: “Mi diranno che non è in garanzia”. E Giulia pensa: ” Forse sono troppo idealista. Aspetto che arrivi il principe azzurro sul suo cavallo bianco quando ho al mio fianco una persona comune, buona, con la quale mi piace stare, che è importante per me alla quale io importo. Una persona che soffre per le mie egocentriche fantasie da adolescente romantica”. E Pietro pensa: “Vogliono una garanzia? Gliela do io la garanzia…” “Pietro!” dice Giulia ad  alta voce. “Cosa?” dice Pietro sorpreso. “Per favore non ti torturare così” dice lei con gli occhi velati di lacrime: “forse non avrei dovuto dirti…o Dio, mi sento così..” e si interrompe singhiozzando. “Cosa c’è?” dice Pietro. “Sono così stupida” singhiozza Giulia “voglio dire, io so che non esiste quel principe. Non esiste nè cavaliere nè cavallo..” ” Non c’è il cavallo?” Dice Pietro stupito. “Pensi che sia stupida vero? dice Giulia. “Ma no” dice Pietro contento di avere una risposta certa” “E’ solo che…ho bisogno di un pò di tempo” dice Giulia. C’è una pausa di 15 secondi, durante la quale Pietro, pensando più velocemente che può, cerca una risposta. Finalmente gliene viene in mente una “Certo, ti capisco” dice. Giulia, emozionata, prende la sua mano: “Oh, Pietro, davvero pensi questo?” ” Ah, sì” dice Pietro “sicuramente..”. Giulia si volta per guardarlo e fissa i suoi occhi, rendendolo alquanto nervoso per quello che lei gli potrà dire, soprattutto se ha a che vedere con un cavallo. Alla fine Giulia dice “Grazie, Pietro”. Lui l’accompagna a casa e lei va a letto. Essendo un’anima che si tortura, piange fino all’alba. Intanto Pietro torna a casa, apre un sacchetto di patatine, accende la tv e s’immerge nella replica di una partita di calcio. Una debole voce in un angolo recondito della sua mente gli dice che qualcosa d’importante è successa nell’auto, ma è sicuro che non c’è modo di capirlo: meglio non pensarci. Il giorno dopo Giulia chiama una sua amica, con la quale parlerà della cosa per sei ore di seguito. In forma dolorosamente dettagliata, analizzeranno tutto ciò che lei ha detto e tutto ciò che lui ha detto, ritornando su ogni punto più volte, esaminando ogni parola, considerando ogni possibile ramificazione. Continueranno a discutere per settimane, senza arrivare a conclusioni e senza mai annoiarsi. Intanto Pietro un giorno, guardando una partita di calcio con un amico, distrattamente dirà “Matteo, sai se Giulia ha un cavallo?.

Alzi la mano chi non è stato Giulia o Pietro almeno una volta nella vita!

Giada B.

Giada B.

Ho lavorato nella più autorevole azienda in Italia di recruiting on line e successivamente all’interno della divisione Human Resources di due importanti aziende leader di settore. Oggi vivo a Milano e mi occupo di progetti di consulenza su temi di e-recruiting, selezione, formazione ed orientamento.
Selezione del personale, lavoro & web, risorse umane, web reputation, job blogging, social recruiting e personal branding sono la mia passione!

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