Il primo giorno di primavera

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Sarà che sono cresciuta in campagna, in una villetta lontana dal caos del centro città, con un grande giardino dove dar sfogo ai sette spiriti e all’inesauribile energia di una bambina piena di vita, ma credo che non riuscirò mai ad abituarmi alla vita di città. Non è solo una questione di spazi, piccoli e mal disposti, ma anche di condivisione di portoni, ascensori e pianerottoli con chi paradossalmente vediamo a mala pena due volte all’anno. Chi invece conosciamo benissimo, o meglio, conosce noi perfettamente, è la portinaia, che, per salvaguardare la sicurezza del palazzo ( e placare la sua sete di curiosità), senza che tu te ne accorga, estorce come un’ammaliante Circe informazioni su cosa fai e su quanti e quali uomini entrano in casa. E poi, nonostante il pass residenti sia ben esposto come un trofeo sul vetro dell’auto, superata l’ora X, devi mettere in conto che il tuo parcheggio sarà frutto di una lunga ricerca e di un gran culo e camminerai ringraziando le due ore trascorse in palestra a sollevare pesi, senza le quali non saresti mai riuscito a trascinare quattro sacchetti della spesa per 3 isolati! A tutto questo però ci si abitua e devo ammettere anche che la possibilità di raggiungere a piedi il posto che desideri, senza necessariamente prendere la macchina, se sommata al vantaggio di avere tutto a portata di mano, mi fa sentire una grande privilegiata.

In realtà ciò che mi manca non si riferisce a cose materiali ma è legato alla memoria dei miei cinque sensi. Ricordo che il giorno più bello di ogni anno cadeva più o meno verso la prima metà di Marzo, quando, presa da tutt’altro, aprivo distratta la porta esterna e un profumo fresco, pungente, inebriante mi destava dal mio torpore e annunciava l’arrivo di una nuova stagione. Fa sempre effetto dopo mesi di freddo sentire per la prima volta l’odore della primavera…è un profumo che ti pervade, che ti spalanca i polmoni, che ti squassa dentro. E’ come se il tuo petto si schiudesse e tu respirassi meglio…l’odore dei gelsomini e dell’erba bagnata, la corteccia ruvida dei tronchi, il refrigerio della zona d’ombra regalatomi dai miei grandi alberi in una torrida giornata d’estate, il tocco di velluto tra il pollice e l’indice nei miei maldestri tentativi di toccare le ali di farfalla, le pigre tartarughe arroccate sui sassi affioranti con il loro guscio baciato da un raggio di sole, lo schiudersi delle ninfee nello stagno, i gattini vispi e sornioni, lo splendore di un glicine dai grappoli penduli e morbidi. E’ incredibile come, fra tutti cinque, l’olfatto sia il più potente dei sensi, in grado di riportarti alla mente sensazioni assopite, immagini sbiadite e ricordi lontani. Ci sono profumi che probabilmente non sentirò più, legati alla mia infanzia, vecchi odori di un mondo passato che sedimentano nel luogo più recondito dell’anima.

Ed ecco che fra le quattro mura della mia casa di città ho voluto portare un pezzetto dell’altra me. Dodici piante non saranno mai il mio giardino incantato, ma è bello tornare a casa e scoprire che c’è una foglia nuova, un bocciolo pronto a schiudersi, un germoglio di vita, un profumo fiorito. E chissà se il corso di giardinaggio al quale mi iscriverò mi aprirà nuovi scenari per far nascere un paradiso fiorito nella mia vita di oggi.

Giada B.

Giada B.

Ho lavorato nella più autorevole azienda in Italia di recruiting on line e successivamente all’interno della divisione Human Resources di due importanti aziende leader di settore. Oggi vivo a Milano e mi occupo di progetti di consulenza su temi di e-recruiting, selezione, formazione ed orientamento. Selezione del personale, lavoro & web, risorse umane, web reputation, job blogging, social recruiting e personal branding sono la mia passione!

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chiaraPosted on6:05 pm - Giu 10, 2014

è bellissima la descrizione della casa in cui sei cresciuta
m & p

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