Quello che dici, come lo dici, come ti presenti: quello che gli intervistatori valutano nel colloquio di lavoro

Si sa, il colloquio di lavoro è un momento critico. Non basta preparare un curriculum perfetto e recitare alla perfezione il proprio vissuto lavorativo. Ci sono fattori più sottili che gli intervistatori prendono in considerazione. In questa Infografica di Classes and Careers emerge che dietro ad un semplice colloquio di lavoro si cela un mondo di significati e simboli che nemmeno la più complessa liturgia potrebbe contemplare! 2.000 intervistatori hanno messo a nudo quello che spesso non viene palesato  in un colloquio ed è emerso innanzitutto che i primi 90 secondi sono decisivi per capire se il candidato sia dentro o fuori. Concordo, come nella vita, ad eccezione di pochi casi, la prima impressione è quella che conta. Quindi piuttosto che spendere ore a prepararsi per un colloquio, sarebbe meglio dare un’occhiata ai risultati di questo sondaggio!

colloquio di lavoro-errori-consigli

L’idea che l’intervistatore si fa del candidato nei primi minuti è basata su:

  • 55% il modo in cui è vestito, come si presenta, come si muove
  • 38% come lo dice (tono di voce, correttezza grammaticale, grinta)
  • 7% quello che dice (contenuti)

La prima impressione è determinata dunque da aspetti non-verbali. Come un dono che, prima di essere scartato per vedere cosa c’è dentro, viene notato per la bellezza del fiocco e della carta regalo, così anche noi dobbiamo prestare la giusta attenzione alla forma e allo standing. Nel colloquio tutto quello che ci riguarda è oggetto di valutazione!  Il sondaggio però ci dice che la maggior parte delle volte non prestiamo attenzione a questi aspetti e gli errori più comuni che ci fanno giocare il posto di lavoro sono:

  • 67% Evitare di guardare negli occhi il proprio interlocutore
  • 47% Avere una scarsa conoscenza dell’azienda
  • 38% Non sorridere
  • 33% Avere una postura scorretta
  • 33% Muoversi continuamente
  • 26% Dare una stretta di mano poco energica
  • 21% Parlare con le braccia incrociate
  • 21% Giocare con i capelli e toccarsi nervosamente il volto
  • 9% Gesticolare troppo

E’ vero, niente quanto la mancanza dell’incrocio di sguardi può innervosire un intervistatore! Avere davanti a te una persona che parla ma che non ti guarda negli occhi distoglie l’attenzione dal contenuto e indispone all’ascolto. Ed è anche vero che niente come un sorriso e una volto cordiale attrae, aumenta l’interesse e ti invoglia all’ascolto.

E l’abbigliamento quanto incide? Tantissimo. il 65% degli intervistatori ammette che, di fronte a due candidati con la stessa professionalità, la scelta ricade su colui che ha un abbigliamento più appropriato, non eccessivamente colorato né troppo trendy. La sobrietà insomma premia!

Ok, siete stati bravi, avete superato la prima impressione, potete tirare un sospiro di sollievo…ma davvero pensate che il resto del colloquio sia in discesa? Sbagliato! Ora dovete porre attenzione a quello che dite e quello che non dite. In ordine di importanza ricordatevi che può rappresentare uno sbaglio:

  1. Non fare domande sul lavoro
  2. Non riuscire a distinguersi dagli altri candidati
  3. Improvvisare
  4. Mostrarsi quello che non si è
  5. Concentrarsi troppo su quello che si dice
  6. Non prepararsi sul ruolo
  7. Non mostrare troppo interesse ed entusiasmo
  8. Mancare di humour, empatia e personalità
  9. Ammettere che non si è superato lo shock per la perdita del lavoro
  10. Dilungarsi sul perché si è perso il posto di lavoro

Come emerge dal sondaggio e come aveva messo in evidenza Fabrizio Piacentini nell’intervista pubblicata in uno dei precedenti post, gli intervistatori apprezzano molto che il candidato ponga delle domande di approfondimento a fine colloquio. E’ sinonimo di interesse e serve a capire quanto il candidato abbia messo a fuoco le caratteristiche del ruolo e dell’azienda. Avere ben chiaro a cosa ci si sta proponendo ci permette di mettere in luce le competenze che possediamo e che sono maggiormente richieste dal ruolo, dandoci una marcia in più rispetto agli altri concorrenti. L’altro grosso errore che ci fa perdere punti è la mancanza di preparazione: non sapere nulla o poco sul ruolo e sull’azienda penalizza anche il professionista più competente. Quindi, prima di un colloquio per non sbagliare, seguite questi suggerimenti:

  1. Siate pronti a descrivere brevemente le vostre esperienze professionali
  2. Ripassate a mente le vostre competenze
  3. Assicuratevi di aver ben chiaro il ruolo
  4. Documentatevi sull’azienda

E’ vero, assieme alla preparazione, la fortuna è un altro fattore che pesa sulla buona riuscita di un colloquio. Però voi fatevi furbi, perché al di là della imprevidibilità dell’intervista, ci saranno delle domande che tutti gli intervistatori vi chiederanno! Chi non ha mai risposto a domande come queste?

  1. Mi racconti qualcosa di sé
  2. Perché vuole lavorare qui?
  3. Cosa conosce della nostra azienda?
  4. Perché vorrebbe lasciare il suo attuale lavoro?

Sono le più gettonate…e anche i best sellers di intervistatori noiosi e poco creativi! 😉

Prendete spunto da questi suggerimenti e metteteli in pratica nel vostro prossimo colloquio. Ma ricordatevi sempre però che la spontaneità è il miglior biglietto da visita. In bocca al lupo!

Giada B.

 

 

Giada B.

Ho lavorato nella più autorevole azienda in Italia di recruiting on line e successivamente all’interno della divisione Human Resources di due importanti aziende leader di settore. Oggi vivo a Milano e mi occupo di progetti di consulenza su temi di e-recruiting, selezione, formazione ed orientamento. Selezione del personale, lavoro & web, risorse umane, web reputation, job blogging, social recruiting e personal branding sono la mia passione!

5 Comments so far

Critiche, segreti, e cliché da sfatare. Riflessioni sulla professione di Recruiter | fiorentementePosted on6:00 pm - Lug 7, 2014

[…] Quello che dici, come lo dici, come ti presenti: quello che gli intervistatori valutano nel colloqui… […]

Cri CriPosted on10:33 am - Lug 6, 2014

spunti preziosi!!!! Grazie Giada!! Sono d’accordissimo con tutto cio’ che hai scritto. Ho una domanda da porti per verificare, dalla tua parte come reagisce un intervistatore a questa domanda che di solito viene posta: “Ha figli ?” “quanti?” ect Molte volte la mia sensazione e’ stata quella di un interruzione di interesse del mio interlocutore.
Con grande passione nell’arredo avevo lasciato un ruolo sicuro e tranquillo in una banca di investimenti ….ho iniziato dalle fotocopie per arrivare dopo 8 anni a gestire una rete vendita in Italia ed al primo figlio….lascio i puntini di sospensione perche’ e ‘ meglio. Successivamente ho cambiato ruolo in altro ambito come agente di commercio (di meno interesse) perche’ la mia intenzione era avere il secondo figlio ed ora…eccomi. La mia principessa n.2 ha 40 giorni e vorrei ritornare sulla strada lasciata.
Ti ringrazio per ogni prezioso suggerimento/osservazione.
Cristina

    giadabaPosted on10:48 am - Lug 7, 2014

    Ciao Cristina, complimenti innanzitutto per le due principesse e grazie per il commento. Tocchi un tasto dolente perché, purtroppo, è vero, a volte gli intervistatori invadono uno spazio che dovrebbe restare privato in quanto tale. Unica eccezione solo nel caso in cui questo spazio intacca la sfera lavorativa. Ti faccio un esempio: una volta ho incontrato a colloquio una ragazza che si era candidata per ricoprire una posizione in una divisione nuova dell’azienda, il che tradotto significava che avrebbe dovuto lavorare il doppio perché, oltre al lavoro quotidiano, bisognava implementare procedure e sistemi. Durante il colloquio mi disse che si sarebbe sposata di lì a 6 mesi. La mia riflessione è stata non tanto che il matrimonio (e il pericolo che andasse in maternità come molti miei colleghi fanno) potesse rappresentare un problema, quanto che non riuscisse ad avere la stessa concentrazione su entrambi i fronti: i preparativi del matrimonio e un nuovo lavoro che avrebbe richiesto il suo impegno oltre le 8 ore al giorno. Ne abbiamo parlato e le ho chiesto di rifletterci su. Risultato: una settimana dopo mi ha chiamato dicendomi che in questo momento non se la sentiva di cambiare lavoro perché aveva altre priorità. Ecco, secondo me il compito di un intervistatore non è quello di operare delle scelte basate su pregiudizi o sensazioni, quanto quello di restituire una visione quanto più chiara e vera di una posizione/azienda. Sei tu che devi decidere con due figli quanto e cosa puoi dare al lavoro!Spesso si dimentica che la decisione è bidirezionale: l’intervistatore individua il migliore candidato per l’azienda, il candidato sceglie il miglior lavoro per sé. Quanto al tuo desiderio di tornare sulla strada lasciata, non so se vivi a Milano, ma ti segnalo Piano C http://www.pianoc.it, uno spazio di coworking dedicato alle donne in cui, dietro il pagamento di una fee, puoi usufruire di una postazione lavorativa, di servizi di consulenza per il reinserimento al lavoro dopo la maternità e di un servizio di cobaby…mentre tu lavori i tuoi bambini giocano davanti a te! Pensa che alcune donne si sono incontrate lì e hanno partorito idee imprenditoriali 😉 Oppure guarda il sito http://www.mammaelavoro.it, ci sono molti spunti di riflessione, offerte lavorative e case studies cui ispirarsi. Purtroppo stiamo entrando in una fase nella quale il cv funziona solo per il 40% mentre la maggior parte dei colloqui si fa su segnalazione; non vuol dire essere raccomandati ma avere una porta privilegiata almeno per sostenere il primo colloquio. Ecco perché, piuttosto che consigliarti i soliti canali, ti invito a battere strade alternative. In bocca al lupo! 😉

      Cri CriPosted on11:44 am - Lug 7, 2014

      GRAZIE MILLE GIADA!!!!
      Mi ha fatto molto piacere ricevere la tua riflessione ed esperienza.
      Effettivamente in questo caso hai anticipato un malessere che si sarebbe creato per l’azienda ed anche per la futura sposa. Ho ridimensionato un po’ la figura dell’intervistatore che per me era come un cecchino pronto a sparare appena si apriva l’argomento figli/famiglia.
      Ho letto tutti i tuoi articoli ieri e subito ho trovato super interessante sia Punto C che COWO!
      Mi hai dato un ottimo spunto!!!! Saro’ ben felice di seguire i tuoi blog.
      Anzi……questa mattina ne parlavo giusto con un’amica!!!!

      Grazie per avermi ricaricato le batterie. Per me e’ ossigeno l’idea di creare dal nulla un lavoro stimolante e che mi appartenga (non si sa mai, magari apriro’ un PUNTO C a Monza)!!!!
      Grazie ancora
      Cristina

      giadabaPosted on11:58 am - Lug 7, 2014

      Grazie a te Cristina. La gratifica nel mio lavoro arriva grazie a parole come le tue!Se ti va, fammi sapere fra un po’ di tempo se ci sono novità. A presto! Giada

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