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Social HR e la nuova dimensione partecipativa dell’organizzazione

Il web e le nuove tecnologie di connessione disponibili sul mercato odierno hanno creato una nuova cultura della partecipazione e un nuovo concetto di community. Queste nuove forme di socialità e di collaborazione sono entrate anche nelle organizzazioni, portando a una ridefinizione del ruolo dell’HR e delle practise tradizionali. Con l’avvento della Social Organization è nata una nuova  figura professionale, quella del Social HR, colui che è capace di far emergere il potenziale di collaborazione e di innovazione nascosto, agendo sulle community, in tutte le fasi ed attività tipiche delle risorse umane. Ma quali sono le aree su cui lavora il Social HR? Ecco le principali:

Attrarre i talenti

Per costruire un Social Workplace è necessario curare la brand reputation, agire preventivamente, intercettando le conversazioni online, in cui si parla dell’azienda in termini di “best/worst place to work”, e costruire una relazione interattiva con profili interessanti, attraverso la creazione di community sui siti aziendali e social network.

Recruiting

Il reclutamento non avviene solo più attraverso annunci e scouting, ma anche attraverso “Employee Referral Programs”, con cui si utilizzano in primis le connessioni e la rete sociale dei propri dipendenti e brand ambassador. Nessuno meglio di un dipendente soddisfatto può promuovere all’esterno un’immagine positiva dell’azienda!

Onboarding

Occorre predisporre un piano di induction per i neoassunti e trasmettere loro conoscenze sui processi, strumenti organizzativi e procedure. Un nuovo metodo veloce ed efficace è rappresentato da strumenti social, ispirati a logiche di gamification, in cui è prevista l’interazione con un tutor virtuale. L’uso di meccanismi tipici del gioco, applicati a contesti non ludici, e finalizzati ad incrementare il coinvolgimento delle persone, è una modalità sempre più utilizzata dalle aziende.

Training

Il Social Learning e Social Education consentono, attraverso piattaforme di lavoro collaborativo, di fornire, ai singoli o a comunità di dipendenti, una vasta gamma di servizi e corsi, per potenziare le proprie competenze e rendere sempre più efficiente il lavoro collaborativo.

Gestione e Sviluppo

Attraverso l’introduzione di social tools, come i social balanced scorecard, social graphs e analytics, è possibile generare e condividere quotidianamente Key Performance Indicators (KPI’s), profilati sulla tipologia di dipendente che li visiona. I KPI’s,  in modo grafico ed intuitivo, trasmettono a tutti i livelli aziendali la percezione dei risultati in relazione agli obiettivi prefissati.

Comunicazione interna

Una volta poco utilizzate e caratterizzate da funzioni basic, oggi le intranet social sono piattaforme complesse e incoraggiano sempre di più le interazioni e network tra dipendenti, pur conservando le caratteristiche di portali intranet aziendali.

Comunicazione esterna

Attraverso un accurato monitoraggio dei social media, le aziende possono identificare quali dipendenti diffondono un messaggio positivo dell’organizzazione sui social network ed essere così eletti a brand ambassador. Attività utile per capire anche quali dipendenti esprimono commenti negativi sull’azienda e in particolare sulle politiche HR.

Knowledge Management

La gestione del know how avviene anche attraverso forum e piattaforme integrate, in cui i dipendenti creano discussioni su temi diversi, per ottenere ad esempio risposte qualificate da colleghi più esperti, sviluppare nuove idee e discutere su nuovi prodotti e servizi.

In questo nuovo scenario, si prospetta per l’HR un rilancio della sua figura in azienda, attraverso una nuova rete di alleanze con tutte le funzioni aziendali, ma soprattutto con quelle legate alla comunicazione e all’ IT, affinché abbia a disposizione canali e strumenti per interagire e agire. La nuova sfida dell’HR è quindi lavorare con e sulle community: saperle concepire e alimentarle per farle funzionare e generare valore.

Giada

Consigli di carriera

Per la sezione Consigli di lavoro di Monster.it, dedicata ai candidati e ai lavoratori, tratto temi legati alle strategie di ricerca attiva di lavoro, curriculum, colloqui di lavoro, vita in azienda e sviluppi di carriera.
Qui di seguito la lista intera dei mie articoli suddivisa per argomenti:

STRATEGIE DI RICERCA LAVORO

Cercare lavoro all’estero – Le 10 domande

10 cose utili da sapere dei profili aziendali prima di candidarsi

Le parole chiave per cercare un’opportunità in ambito Commerciale

Cercare lavoro all’estero – Cosa mettere in valigia

Strategie e consigli per cercare un’offerta di lavoro sul web

Il lavoro ideale? Dipende dalla tua personalità!

Cercare lavoro all’estero – Le 10 domande

Cercare lavoro all’estero – Gli stati piu’ attrattivi

Cercare lavoro all’estero – Dal CV al feedback

Cercare lavoro all’estero – I settori piu’ ricercati

“Le referenze” nella ricerca di lavoro

CURRICULUM

Consigli per ottimizzare il cv online

Il CV per neolaureati in ambito Commerciale – Cosa scrivere

Esempio di CV per Neodiplomato

Lettera di presentazione neolaureato Marketing

CV e Personal Branding: il connubio vincente per trovare lavoro

Il lato oscuro del CV? Che la forza del curriculum sia con te!

Lettera di presentazione Manager Commerciale

Lettera di presentazione Neolaureato Commerciale

Lettera di presentazione Marketing Manager

L’alternanza scuola-lavoro e il Curriculum delle competenze

COLLOQUIO

Decalogo del buon colloquio di lavoro

“Mi parli di lei”: cosa rispondere?

Colloquio conoscitivo: fai una buona impressione!

Quiz: sei capace di dare le giuste risposte ad un colloquio di lavoro?

VITA IN AZIENDA

Rebus busta paga: come leggere dati e numeri

CCNL: contratti collettivi e livelli

Le tutele per gli apprendisti

Come combattere l’ansia da prestazione lavorativa

Asili nido aziendali: un esempio di circolo virtuoso

Maternità e lavoro: i diritti delle mamme lavoratrici

Come combattere l’ansia da prestazione lavorativa

L’apprendistato dopo il Jobs Act

L’apprendistato e la formazione interna

Smartworking: 8 app per lavorare in modo flessibile

Idee regalo dal mondo del lavoro

CARRIERA

Strategie per iniziare un nuovo lavoro senza stress – 2° parte

Strategie per iniziare un nuovo lavoro senza stress – 1° parte

Le professioni in ambito Commerciale – Quali sono e di cosa si occupano

Le professioni del Digital Marketing – Quali sono e di cosa si occupano

Babbo Natale porta un pacco pieno di lavoro

Professione Orientatore: una bussola per il lavoro

Vuoi lavorare nell’editoria? Be digital! – Intervista a Chiara Levi – 2° parte

Vuoi lavorare nell’editoria? Be digital! – Intervista a Chiara Levi – 1° parte

Tecnologia e professioni del futuro

Il buon manager e i desideri motivanti

Cambiare lavoro a 40 anni: una sfida stimolante

Il presente e il futuro dell’HR in Italia

Trasforma la tua passione per lo shopping in un lavoro nel retail

 

Infografica: Cambiare lavoro…dipendente o freelance?

Un anno fa abbiamo lanciato un  sondaggio in cui abbiamo chiesto ai professionisti italiani di indicare i motivi per cui preferiscono lavorare in azienda o intraprendere la libera professione. Due stili di vita ed approccio al lavoro diversi, dietro cui si nascondono sia motivi di attrazione e gratificazione, ma anche tante paure e reticenze. E’ quello che è emerso dalle risposte ricevute, riportate nell’infografica qui di seguito,  in cui salta all’occhio uno sbilanciamento tra i fattori materiali e concreti e quelli più legati alla sfera relazionale e valoriale. La sicurezza in termini retributivi, di carriera e di stabilità professionale è la principale leva che motiva i dipendenti d’azienda. Mentre, dato che fa riflettere, il secondo motivo che spinge i professionisti italiani a valutare la libera professione è la possibilità di non avere più a che fare con capi e superiori. Dato emblematico di come le relazioni in azienda, e ancora di più quelle tra capo e collaboratore, ricoprano un ruolo decisivo nella motivazione e performance del lavoratore.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio! 😉

Giada B.

Fiorentemente

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IL BLOG DI FIORENTEMENTE

Nel blog trovi idee e consigli su come cercare lavoro, news sulle nuove opportnità di business che ci offrono il web e la tecnologia e spunti di riflessione su come trasformare le proprie passioni in lavoro. Il tutto condito da post ironici sulla vita quotidiana e nuove tendenze, per sorridere un po’. Cosa aspetti?

E' INIZIATA LA COLLABORAZIONE DI FIORENTEMENTE CON MONSTER.IT

E' partita la collaborazione di Fiorentemente con Monster Italia per la creazione di contenuti e articoli su temi legati al lavoro e consigli per affrontare al meglio le sfide professionali.

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Sondaggio: Quali sono i motivi di attrazione/repulsione del lavoro dipendente?

Nel post precedente Dipendente o freelance? Questo è il problema! ho riproposto un articolo in cui sono analizzati i vantaggi di lavorare come dipendente di un’azienda e come freelance. Non credo che uno status sia migliore dell’altro, entrambi portano con sé vantaggi e limiti, ma penso piuttosto che ognuno di noi sia “tagliato” per lavorare in azienda o per creare qualcosa di nuovo.

E’ un tema caldo questo, di cui abbiamo già parlato nell’articolo Cambiare o restare fedeli alla propria azienda, relativo alla tendenza dei professionisti italiani a pensare a un cambiamento lavorativo. Qui però la riflessione restava entro i confini dell’azienda.

Ma se invece chiedessi a voi quali sono i motivi di attrazione/repulsione del lavoro dipendente, cosa rispondereste?

Rifletteteci e partecipate a questo mini-sondaggio!  
Giada B.

Dipendente o freelance? Questo è il problema!

E’ un po’ come il grande quesito shakespeariano, essere o non essere? Lavorare come dipendente o essere un freelance? Voi cosa preferite? 🙂 Per schiarirvi le idee vi propongo il post del blogger il Rispostario dal titolo I vantaggi di essere un lavoratore freelance.

“Dopo aver visto quali sono i vantaggi di essere un lavoratore dipendente, oggi parleremo di quali sono i vantaggi di essere un lavoratore freelance. Quali sono gli aspetti che fanno propendere verso la scelta di essere freelance o che fanno scattare la molla di lasciare un lavoro sicuro a favore di un lavoro precario ma autonomo?

Niente capo

Un lavoratore freelance non ha un capo o un superiore che gli dica cosa deve fare e come comportarsi. Il freelance è responsabile del suo lavoro, nel bene e nel male, ma lo può gestire come meglio crede. Il cliente farà certamente le sue richieste, ma il modo in cui gestire il lavoro è in mano al lavoratore freelance.

Orari

Il lavoratore freelance non ha orari, non deve bollare l’ingresso alle 8 del mattino e l’uscita alle 17 del pomeriggio. Bellissimo! O no? Il freelance può certamente iniziare a lavorare quando meglio crede, fare le pause che vuole, ma i lavori devono essere portati a termine. Quindi non è così impensabile dover lavorare dopo cena o addirittura di notte per finire un lavoro. Di positivo c’è comunque che si può gestire il tempo in base alle proprie esigenze.

Luogo di lavoro

Non è necessario doversi alzare presto al mattino, lavarsi, vestirsi ed andare in ufficio. Il lavoratore freelance può lavorare ovunque, quindi da casa, in biblioteca, al parco, anche se, soprattutto per i lavori dedicati al web, è necessario avere una connessione internet per restare in contatto col mondo (e con i clienti). Per i lavoratori secondo cui la casa è fonte di troppe distrazioni, ultimamente sta prendendo piede la moda del co-working, in poche parole si va a lavorare in un ufficio preso in affitto con più persone per dividere le spese al minimo.

Scelta dei lavori e dei clienti

Beh, all’inizio si dovranno prendere magari un po’ i lavori che capitano o che diano la possibilità di crearsi un portfolio. Ma una volta che si è riusciti a farsi conoscere e ad avere un po’ di esperienza, nonché un minimo di reputazione nell’ambiente, un lavoratore freelance può permettersi anche di essere selettivo nella scelta dei lavori che gli si presentano, a seconda delle capacità, dei tempi e anche dei clienti con cui si vuole o non vuole lavorare.

Soddisfazione personale

Infine, last but not least, vuoi mettere la soddisfazione personale nell’aver creato qualcosa di veramente tuo? Non avendo l’appoggio di un’azienda consolidata alle spalle, il freelance deve svolgere anche tutte le attività correlate al lavoro vero e proprio, deve fare da presidente, amministratore delegato e da segretaria. Insomma il freelance deve fare tutto da sé, e quando riesce a tirar su da vivere solo con le sue forze, la soddisfazione personale è doppia.

 

Ora che abbiamo visto quali sono i vantaggi di essere un lavoratore freelance dopo aver visto i vantaggi di essere un lavoratore dipendente, cosa ne pensi? Sei un lavoratore freelance e vuoi aggiungere altri aspetti? O sei un lavoratore dipendente che vorrebbe lasciare il posto di lavoro per diventare freelance? Dì la tua!”

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