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Cosa fare in attesa del feedback post-colloquio di lavoro? I miei consigli per Workher!

Nel video girato in collaborazione con Workher, luogo d’incontro tra Donne & Lavoro (donne, iscrivetevi e partecipate al network!!!), ho parlato di come affrontare il periodo post-colloquio di lavoro. Chi è in cerca di un’opportunità sa bene che restare in attesa dell’esito del colloquio, per giorni, settimane e, qualche volta, perfino mesi, può rappresentare una condizione stressante e logorante. Ecco quindi un veloce riepilogo dei consigli che trovi nel video, per vivere con serenità questo momento:

  1. Scrivi una mail di ringraziamento

Invia una mail di ringraziamento al recruiter, ringraziandolo del tempo dedicato e confermando il tuo interesse verso la posizione e l’azienda. Non eccedere però con troppe lusinghe e formalità, ma adotta un linguaggio semplice e cortese. Mail troppo ridondanti possono avere l’effetto contrario a quello sperato. Nel caso in cui durante il colloquio ti fossi dimenticato di chiedere quali sono le tempistiche e com’è strutturato il processo di selezione, questo è il momento giusto per farlo!

  1. Rispetta le tempistiche

Se durante il colloquio hai ricevuto informazioni precise sulle modalità e i tempi per ricevere un primo esito, non forzare la mano. Dopo aver inviato la mail di ringraziamento, rispetta i tempi indicati dal recruiter. Sommergere il selezionatore di mail o telefonate non è sicuramente il modo migliore per fare una buona impressione.

  1. Continua la tua ricerca di lavoro

La percentuale di essere il candidato prescelto per quell’azienda è esigua, perché, a fronte di una sola posizione aperta, ci sono tantissimi candidati come te, che hanno inviato la propria candidatura. Durante questo periodo di attesa, è importante proseguire nella ricerca di un lavoro, inviando cv e sostenendo colloqui. Farai sempre in tempo ad accettare la proposta, qualora arrivasse, e avrai altre opzioni in caso di un feedback negativo.

  1. Chiedi un riscontro

Se non hai ancora ricevuto un feedback e sono trascorse un paio di settimane in più rispetto al tempo indicato selezionatore (spesso i processi di selezione si allungano un pò), puoi inviare una mail al recruiter. Per esempio:

Buongiorno, Dott. Bianchi, durante il colloquio per la posizione di Marketing Specialist mi aveva detto che l’esito del colloquio sarebbe stato comunicato entro la fine del mese. Essendo realmente interessato a questa opportunità, mi sono permesso di contattarla per chiederle se ci fossero novità o sviluppi in merito…

  1. Resta in buoni rapporti

Se dovessi ricevere un esito negativo, non abbatterti e non prendertela con il recruiter. Le motivazioni di questo feedback negativo potrebbero essere tante e non necessariamente legate a una tua cattiva performance al colloquio. Chiedi al selezionatore le motivazioni, se non fornite nella mail, ed eventualmente consigli per migliorare nei prossimi colloqui. Sii sempre gentile e professionale, anche perché potresti aver fatto comunque una buona impressione ed essere ricontattato in futuro per altre opportunità.

 

In bocca al lupo a tutti coloro che sono in attesa di un feedback! 😉

Giada

Consigli di carriera

Per la sezione Consigli di lavoro di Monster.it, dedicata ai candidati e ai lavoratori, tratto temi legati alle strategie di ricerca attiva di lavoro, curriculum, colloqui di lavoro, vita in azienda e sviluppi di carriera.
Qui di seguito la lista intera dei mie articoli suddivisa per argomenti:

STRATEGIE DI RICERCA LAVORO

Cercare lavoro all’estero – Le 10 domande

10 cose utili da sapere dei profili aziendali prima di candidarsi

Le parole chiave per cercare un’opportunità in ambito Commerciale

Cercare lavoro all’estero – Cosa mettere in valigia

Strategie e consigli per cercare un’offerta di lavoro sul web

Il lavoro ideale? Dipende dalla tua personalità!

Cercare lavoro all’estero – Le 10 domande

Cercare lavoro all’estero – Gli stati piu’ attrattivi

Cercare lavoro all’estero – Dal CV al feedback

Cercare lavoro all’estero – I settori piu’ ricercati

“Le referenze” nella ricerca di lavoro

CURRICULUM

Consigli per ottimizzare il cv online

Il CV per neolaureati in ambito Commerciale – Cosa scrivere

Esempio di CV per Neodiplomato

Lettera di presentazione neolaureato Marketing

CV e Personal Branding: il connubio vincente per trovare lavoro

Il lato oscuro del CV? Che la forza del curriculum sia con te!

Lettera di presentazione Manager Commerciale

Lettera di presentazione Neolaureato Commerciale

Lettera di presentazione Marketing Manager

L’alternanza scuola-lavoro e il Curriculum delle competenze

COLLOQUIO

Decalogo del buon colloquio di lavoro

“Mi parli di lei”: cosa rispondere?

Colloquio conoscitivo: fai una buona impressione!

Quiz: sei capace di dare le giuste risposte ad un colloquio di lavoro?

VITA IN AZIENDA

Rebus busta paga: come leggere dati e numeri

CCNL: contratti collettivi e livelli

Le tutele per gli apprendisti

Come combattere l’ansia da prestazione lavorativa

Asili nido aziendali: un esempio di circolo virtuoso

Maternità e lavoro: i diritti delle mamme lavoratrici

Come combattere l’ansia da prestazione lavorativa

L’apprendistato dopo il Jobs Act

L’apprendistato e la formazione interna

Smartworking: 8 app per lavorare in modo flessibile

Idee regalo dal mondo del lavoro

CARRIERA

Strategie per iniziare un nuovo lavoro senza stress – 2° parte

Strategie per iniziare un nuovo lavoro senza stress – 1° parte

Le professioni in ambito Commerciale – Quali sono e di cosa si occupano

Le professioni del Digital Marketing – Quali sono e di cosa si occupano

Babbo Natale porta un pacco pieno di lavoro

Professione Orientatore: una bussola per il lavoro

Vuoi lavorare nell’editoria? Be digital! – Intervista a Chiara Levi – 2° parte

Vuoi lavorare nell’editoria? Be digital! – Intervista a Chiara Levi – 1° parte

Tecnologia e professioni del futuro

Il buon manager e i desideri motivanti

Cambiare lavoro a 40 anni: una sfida stimolante

Il presente e il futuro dell’HR in Italia

Trasforma la tua passione per lo shopping in un lavoro nel retail

 

The Candidate by Heineken – Valori aziendali e competenze trasversali

Nei seminari e workshop che tengo nelle Università e nelle società di formazione con cui mi capita di collaborare, cerco sempre di far vedere questo video e il risultato è sempre lo stesso: facce sorridenti e profonde riflessioni. Si tratta di un video della società Heineken, impegnata nella ricerca e selezione di un profilo di stagista, per la divisione marketing ed organizzazione eventi. Ma è una selezione diversa dalle altre, perché i colloqui sono filmati,  i candidati vengono messi alla prova attraverso dei test e situazioni-limite, i dipendenti dell’azienda sono chiamati a votare il candidato migliore. Perché faccio vedere questo video? Perché al di là dell’aspetto giocoso e del ritmo incalzante (chissà perché quando inizia l’inno allo Juventus Stadium vedo i maschietti uscire dal precedente torpore soporifero 😉 ), il video racchiude e racconta due aspetti importanti dell’attuale mondo del lavoro e del processo di selezione. Il primo è rappresentato dall’identità e cultura dell’azienda, il secondo dalle cosiddette soft skills o competenze trasversali.

La maggior parte delle aziende oggi guarda con attenzione non solo alle competenze tecniche, ma anche all’attitudine e personalità del candidato. Si dice infatti che una competenza tecnica può essere appresa attraverso un corso di formazione, mentre qualità e valori sono più difficili da assorbire e far propri. Quindi, posso essere un candidato bravissimo, il più tecnicamente bravo, ma non basta. Se non sono allineato e se la mia personalità e il mio modo di essere non rispecchiano i valori, la cultura e la filosofia dell’azienda per la quale mi sto candidando, potrei anche essere escluso dal processo di selezione. Prendiamo ad esempio questo video, che tipo di immagine dà di sé la Heineken? Sicuramente quella di un’azienda giovane, con un approccio al lavoro non convenzionale, che crede fortemente nello spirito di squadra e che cerca persone piene di entusiasmo, proattive ed intraprendenti. Il candidato che infatti verrà scelto dice “people can be infected by my entusiasm”, dice che lui è bravo a contagiare le persone con il suo entusiasmo. Non lo dice solo, lo dimostra, dando prova di avere una grande dose di energia ed entusiasmo. E’ il candidato, fra tutti quelli intervistati, che più si avvicina alla filosofia e ai valori aziendali di Heineken. Come facciamo però a capire qual è la cultura di un’azienda ancor prima di entraci? Sicuramente i social network possono darci una mano in tal senso: vediamo che tipo di linguaggio, contenuti, immagini veicola l’azienda sulla propria pagina Fb, Twitter o Linkedin e capiamo, su un canale non istituzionale, come si vuole presentare al mondo esterno. Ma anche il sito istituzionale, il passaparola e qualche amico che ha lavorato lì possono darci informazioni utili. L’importante al colloquio è non snaturarsi ma, se l’azienda è realmente allineata al nostro modo d’essere, valorizzare gli aspetti della nostra personalità più vicini ad essa.

La seconda riflessione riguarda le soft skill o competenze trasversali, cioè tutte quelle competenze non tecniche, né legate al tecnicismo di una specifica professione, ma per l’appunto trasversali e potenzialmente applicabili a ruoli differenti. Sono competenze trasversali il problem solving, la flessibilità, l’essere mutitasking, il lavoro in team, l’orientamento all’obiettivo, la leadership ecc…E soprattutto per chi si affaccia al mondo del lavoro (e per tutti i ragazzi che ho incontrato e che incontrerò che si lamentano di non avere esperienze professionali pregresse 🙂 ) le competenze trasversali sono un ottimo bagaglio cui attingere per iniziare. Nei miei incontri propongo sempre un esempio molto semplice: sono una giovane diplomata/laureata e voglio iniziare una carriera in ambito commerciale, ma non ho esperienze in tal senso. Ho però lavorato nei ritagli di tempo come cameriera in un pub. Ma cosa vuol dire fare la cameriera oltre che servire ai tavoli? Quanto orientamento al cliente, problem solving e multitasking c’è quando il pub è pieno, c’è un cliente critico da servire e il cuoco è malato? So relazionarmi con persone diverse, imparo a gestire lo stress e so organizzare il lavoro. E sono tutte competenze che potrebbero essere richieste anche in un ruolo commerciale.

Tornando al video, i candidati sono tutti giovani, forse alla loro prima esperienza, e nel colloquio non sono tanto “stressati” sulle competenze tecniche, quanto sulle soft skills. Quindi la cosa importante è mettere mano innanzitutto al nostro curriculum, per evidenziare le competenze trasversali in cui eccelliamo, poi guidare il selezionatore durante il colloquio sui punti più “soft” del nostro profilo, magari non visibili ad una prima lettura, ma altrettanto importanti.

Giada B.

Fiorentemente

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Nel blog trovi idee e consigli su come cercare lavoro, news sulle nuove opportnità di business che ci offrono il web e la tecnologia e spunti di riflessione su come trasformare le proprie passioni in lavoro. Il tutto condito da post ironici sulla vita quotidiana e nuove tendenze, per sorridere un po’. Cosa aspetti?

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E' partita la collaborazione di Fiorentemente con Monster Italia per la creazione di contenuti e articoli su temi legati al lavoro e consigli per affrontare al meglio le sfide professionali.

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Consapevolezza e sintesi. Quel tanto che fa la differenza quando si cerca lavoro.

C’è una prova che contraddistingue tutti gli Assessment Center ed è il giro di presentazioni. Se vi è mai capitato di partecipare ad un colloquio di gruppo, solitamente, dopo il saluto iniziale e l’introduzione alla giornata, l’assessor o il rappresentante aziendale invita ciascun candidato a presentarsi in pochi minuti al gruppo. Tre minuti per raccontarsi e spigare chi si è, cosa si fa e perché si è lì. Se pensate che sia banale e che tre minuti siano pochi vi sbagliate. Mi è capitato spesso di assistere a scene di silenzio, a presentazioni fuori tema, a racconti che si esauriscono nel giro di 10 secondi. Il giro di presentazioni in un colloquio di gruppo non è solo una formalità o una tecnica per rompere il ghiaccio. E’ una prova a tutti gli effetti che pesa nella complessità dell’assessment direi un 30%. E’ il biglietto da visita, quella prima impressione che inevitabilmente condiziona il proseguo delle attività. E’ un processo mentale non da poco che comporta innanzitutto un’ottima  consapevolezza di sé e di quello che si fa e la capacità di selezionare le informazioni opportune per quel contesto. Consapevolezza e sintesi.

Due concetti probabilmente all’antitesi con la velocità alla quale corre il nostro mondo e il turbinio di informazioni, segnali e simboli a cui siamo ogni giorno sottoposti. Per avere una conferma dell’incapacità o difficoltà di autodeterminarsi facciamo un test e proviamo a guardare i siti online delle principali aziende. Resterete stupiti nel constatare che pochissime spiegano in modo chiaro e sintetico qual è il core business aziendale. Nella sezione “Chi siamo” ci sono lunghe digressioni sulla storia dell’azienda, sulla presenza nel mondo, sui marchi, sui numeri ed investitori. Ma poche spiegano chi sono e cosa fanno. Eccesso di superbia da parte di chi pensa che tutto il mondo conosca il proprio brand? Oppure difficoltà a condensare in poche parole il frutto di ricerca e sviluppo, innovazione e intraprendenza?

A chi non è capitato di avere a scuola un professore bravo ma che “non sapesse insegnare”, che non riuscisse a restituire in modo semplice, completo ed efficace le nozioni della materia? O quale studente che, grazie a una delle tante riforme della scuola, si è trovato di fronte la cosiddetta “risposta breve” non ha dovuto sforzarsi per capire quale fosse la tecnica giusta per rispondere a un quesito con poche parole ma in modo esauriente? Lo si può fare solo se si ha una piena padronanza della materia in questione e si tiene bene in mente qual è l’obiettivo da raggiungere.

Nella ricerca del lavoro, nella stesura del CV e nei colloqui vale la stessa regola. Fermiamoci per un secondo a pensare a chi siamo, qual è il nostro background professionale e dove vogliamo andare. Mettiamo tutto insieme, eliminiamo il superfluo e proviamo a raccontarci in tre minuti. Saremo più sicuri, più convincenti e più determinati. Ora riproviamo a fare lo stesso esercizio ma pensando anche a chi abbiamo di fronte e alla posizione professionale per cui ci stiamo candidando. Mettiamoci nei panni dell’altro, dove l’altro può essere il selezionatore o il ruolo che vorremmo ricoprire. Il nostro racconto non cambierà tanto ma daremo più enfasi a determinati aspetti di noi stessi e delle nostre esperienze passate. Ed è quel poco che spesso fa la differenza e ci fa emergere rispetto agli altri.

Giada B.

donna- uomo - lavoro - carriera -job - women

Le donne sono più diligenti e attente alle regole degli uomini. Quando un plus diventa un minus sul lavoro.

Recentemente un’indagine condotta dalla Hewlett Packard ha messo in luce che gli uomini rispondono a un’offerta di lavoro anche se il loro profilo è in linea solo per il 60% con i requisiti indicati, le donne, invece, inviano la loro candidatura solo se il loro profilo è compatibile al 100% con quanto richiesto. Un articolo pubblicato su Forbes ha interpretato questa statistica sostenendo che gli uomini sono più fiduciosi delle loro capacità, mentre le donne non si sentono sicure fino a quando non hanno spuntato tutte le voci dall’elenco. Il consiglio? Le donne devono avere più fiducia in se stesse.

Ma siamo sicuri che si tratti solo di una questione di sicurezza? Quando decidiamo di non inviare il nostro cv per una posizione interessante, siamo certe che non lo facciamo perché non abbiamo fiducia nelle nostre capacità? La scrittrice Tara Sophia Mohr ha intervistato un migliaio di professionisti di entrambi i sessi e ha scoperto che il problema principale non è una questione di fiducia. O per lo meno, non solo.

donne - uomini - lavoro - annuncio - candidatura

Infatti solo il 10% delle donne e il 12 % degli uomini intervistati ha confessato di non candidarsi per paura di non essere in grado di svolgere bene il lavoro. Più del 40% delle donne e degli uomini, invece, se non è in possesso di tutte le qualifiche necessarie, non si candida per evitare di perdere tempo ed energie. Questo assunto sposta l’attenzione dal fare bene il proprio lavoro alla possibilità di essere assunti: la mancanza delle qualifiche necessarie non è un impedimento a svolgere bene l’attività ma rappresenta un ostacolo per superare con successo l’iter di selezione. Per questi professionisti la capacità di intessere relazioni e di inquadrare e raccontare la propria esperienza con un approccio creativo non è sufficiente per superare la mancanza di competenze e le  qualifiche professionali richieste. Ciò che agisce da freno non è quindi una percezione negativa di se stessi quando una percezione negativa del processo di assunzione.

Un altro 22% di donne ha indicato come ragione principale: “Non pensavo che mi avrebbero assunto dato che non possiedo tutte le qualifiche necessarie e non volevo espormi professionalmente se c’era la possibilità di fallire.” Invece solo il 13% degli uomini ha indicato il fallimento come motivo principale.

Un’altra notevole ed emblematica differenza di genere nelle risposte vede le donne più reticenti a candidarsi perché più rispettose delle linee guida indicate per la candidatura: il 15% delle donne contro l’8% degli uomini dichiara di attenersi scrupolosamente alle indicazioni date dalle aziende in fase di candidatura. Se sommiamo le tre percentuali, più del 70% delle donne non invia la propria candidatura perché crede nelle regole e vede l’iter di selezione più come un processo da manuale con linee guida poco flessibili e duttili che come un percorso di conoscenza dinamico e malleabile.

Il motivo di questa sorta di integrità trova le sue risposte in una dimensione socio-culturale. Un’indagine di McKinsey ha messo in luce che gli uomini sono spesso assunti o promossi in base al loro potenziale, le donne per la loro esperienza e risultati raggiunti. Le donne sono quindi necessariamente portate ad avere una maggiore sensibilità verso i requisiti. Inoltre, durante la carriera scolastica e universitaria, le donne ottengono maggiori risultati perché più ligie al dovere e attente alle regole. Una dedizione che però si paga nel mondo del lavoro e che agisce come un freno. A questo si aggiunge poi la discriminazione di genere. Il XX secolo ha visto irrompere le donne nel mondo del lavoro e degli affari, una dura emancipazione ottenuta grazie alla caparbietà di donne che hanno dovuto dimostrare le loro capacità a fronte di titoli e qualifiche. La formazione, le qualifiche i titoli ci hanno permesso di essere credibili agli occhi di un mondo allora molto maschilista e scettico.

Le cose per fortuna oggi sono in parte cambiate e le donne hanno maggiori possibilità di fare carriera rispetto a ieri. Tuttavia quando facciamo il nostro ingresso nel mondo del lavoro ci accorgiamo presto che le decisioni più importanti sono prese  non sulla base di attente riflessioni o procedure, ma da chi “si sa vendere” perché costruisce relazioni più efficaci ed più intraprendente nel proporre nuovi progetti. Essere diligenti, preparate e attente alla qualità del lavoro non sempre paga e spesso queste doti non rappresentano gli ingredienti principali per acquisire visibilità e successo all’interno dell’azienda.

Dobbiamo ricordarci di tutto questo anche quando cerchiamo lavoro. Certo, non sarebbe male credere di più in noi stesse. Ma in questo caso è più importante osservare meno le regole e avere un po’ più di sana faccia tosta. 😉

Giada B.

I più importanti eventi di Career Day per trovare lavoro ed incontrare i migliori candidati!

Se il passaparola e la capacità di fare networking stanno facendo perdere di efficacia l’annuncio di lavoro e premiano chi sa costruirsi un proprio personal branding, trasformando la ricerca di lavoro in un sistema per pochi e “social” eletti, i Career Day, Job Fair e giornate di reclutamento patrocinate da enti pubblici e privati restano ancora un’occasione democratica e meritocratica per trovare un posto di lavoro.

Negli ultimi anni l’organizzazione dei Career Day ha fatto passi da gigante, trasformando eventi, una volta caotici e poco attrattivi, in un’occasione di incontro fra domanda e offerta altamente fruibile e ben organizzata. Tante le aziende, tantissimi i candidati neolaureati, in cerca di occupazione o occupati che si ritagliano una giornata per sondare il mercato e rimettersi in gioco.  Interpretare e soddisfare le necessità e le aspettative di tanti interlocutori non è semplice e non tutti i reclutatori e candidati si portano a casa risultati apprezzabili in termini di colloqui andati a buon fine. Detto questo la mia esperienza in qualità di recruiter d’azienda mi porta a concludere che questi eventi rappresentano una buona occasione da cogliere al volo: gli specialisti della selezione hanno maggiori possibilità di incontrare il candidato in linea in minor tempo, grazie a colloqui snelli e pianificati volti ad appurare la presenza dei requisiti cercati, per poi rimandare a un successivo incontro in azienda un approfondimento più accurato del profilo; i candidati hanno la possibilità in una sola giornata di crearsi delle opportunità di incontro con le aziende di proprio interesse e sostenere colloqui a fronte di posizioni aperte in linea con il loro profilo.

L’organizzazione dei Career Day è diventata sempre più efficace per ridurre i tempi d’attesa e disciplinare il flusso abnorme di partecipanti, grazie a chiare indicazioni in fase di pre-iscrizione online. L’importante è quindi informarsi e registrarsi con qualche giorno d’anticipo sul portale dedicato. Vediamo quindi quali sono i prossimi eventi da non lasciarsi scappare per trovare lavoro e i migliori candidati!

IO LAVORO – 5/6/7 Novembre 2014 a TORINO E’ la più grande job fair italiana, luogo privilegiato di incontro tra aziende e candidati. Non solo. Nello splendido scenario del Palasport Olimpico Isozaki, l’evento offre anche opportunità di business a chi vuole mettersi in proprio grazie ad un’area riservata al franchising e spazi di formazione per coloro che vogliono condividere informazioni e aggiornarsi sulle novità del mondo del lavoro. Le aziende hanno la possibilità di pubblicare annunci sul portale dell’evento ed organizzare colloqui liberi, in preselezione o in modalità mista. Per partecipare occorre iscriversi come candidato o come azienda nelle aree indicate. Le iscrizioni sono aperte da Ottobre.

JOB MEETING – dal 2 Ottobre al 6 Novembre 2014 a MILANO/NAPOLI/PADOVA/BOLOGNA E’ una manifestazione itinerante dedicata alla categoria neo, uno dei momenti più importanti e qualificati, a livello nazionale, nell’incontro tra le diverse realtà del lavoro, della formazione e dell’orientamento, che agevola il contatto ravvicinato tra laureati e laureandi di tutte le aree disciplinari, aziende nazionali e internazionali e realtà dell’alta formazione. L’evento si tiene nelle principali città italiane, offrendo così la possibilità a tutti i giovani professionisti di partecipare senza costi aggiuntivi. Per partecipare occorre registrarsi nella sezione specifica.

BORSA DEL PLACEMENT – dal 28 al 30 Ottobre a BOLOGNA E’ l’appuntamento annuale ormai consolidato per HR manager e delegati al placement di università italiane e straniere, per consentire un dialogo più proficuo, creare dei “ponti” diretti fra aziende e atenei ed agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Quest’anno inoltre i candidati “top” selezionati per l’occasione attraverso gli uffici placement di tutta Italia sono invitati ad incontrare HR manager e recruiters presenti, per dar vita ad un intenso programma di colloqui one to one. Una volta identificati i profili più interessanti attraverso il portale, i selezionatori potranno richiedere un appuntamento ai candidati preferiti, generando una vera e propria agenda di colloqui.

CAREER DAY CATTOLICA – 9 Ottobre 2014 a MILANO E’ un’occasione per affrontare la ricerca del primo impiego post-laurea e per cominciare a muoversi e confrontarsi con il mondo del lavoro. Non soltanto stand e colloqui con le aziende, ma anche aree tematiche mirate sulle professioni di maggior rilievo nel mercato del lavoro odierno. Inoltre novità di quest’anno dell’edizione milanese saranno le molte opportunità di entrare in contatto con nuovi impieghi, come ad esempio il settore del No-Profit e i tanti seminari ad hoc per gli studenti delle varie facoltà e di incontri interdisciplinari.

PUNTO DI INCONTRO – 30 e 31 Ottobre 2014 a PORDENONE Due giorni di orientamento, formazione, lavoro dedicati a studenti degli ultimi anni delle scuole superiori o appena diplomati o laureati e adulti alla ricerca del lavoro o di nuova specializzazione, per entrare in contatto con il mondo del lavoro e la formazione. Per consultare le offerte di lavoro disponibili ed inviare la tua candidatura clicca qui e registrati sul portale dedicato per accedere all’evento.

DIVERSITALAVORO – 27 Novembre a ROMA E’ il Career Forum itinerante che promuove il diversity management e l’inclusione lavorativa nel mondo del lavoro, offrendo opportunità di lavoro di qualità a persone con disabilità, persone appartenenti alle categorie protette, persone di origine straniera e persone transgender. Più volte all’anno, nelle diverse città italiane che ospitano l’iniziativa, le aziende partecipanti al progetto hanno l’opportunità di incontrare i candidati selezionati in base ai profili richiesti.

La lista sarebbe molto lunga (per fortuna) se considerassimo tutte le iniziative promosse dagli uffici di Placement delle Università Italiane. I principali atenei hanno infatti negli ultimi anni incrementato le possibilità per i propri studenti di dialogare con attori dell’imprenditoria locale e nazionale. Per conoscere quindi gli eventi patrocinati dalla propria università basta collegarsi al portale del proprio ateneo.

Fatemi sapere se conoscete altri Career Day o Job Fai di rilevanza nazionale da segnalare.

In bocca al lupo a tutti! 😉

Giada B.

BLOG

pregiudizi-lavoro-segreti

Critiche, segreti, e cliché da sfatare. Riflessioni sulla professione di Recruiter

Il commento di una lettrice del blog all’articolo Quello che dici, come lo dici, come ti presenti: quello che gli intervistatori valutano nel colloquio di lavoro mi ha innescato una serie di riflessioni. Se non lo avete già fatto vi invito a leggerlo. Come mai il ruolo di Recruiter è messo così sotto accusa? Partiamo dal presupposto che la mia esperienza mi ha insegnato che in azienda ci sono tantissime persone poco competenti ma che si sanno vendere, molte persone di grande competenza che non si sanno vendere, poche persone di grande competenza che si vendono bene. E ciò vale anche per chi lavora nella selezione del personale. Questo è un ruolo molto insidioso perché si ha che fare con la vita professionale delle persone e, se non ci si responsabilizza e non si ha la giusta intelligenza emotiva, si rischia di fare dei grossi danni. Diffidate da chi pensa che l’etica nel lavoro non esista e che tutto risponde a un ideale più alto chiamato business. Esiste l’etica, la morale e il rispetto. Questo non vuol dire essere buoni o deboli. Spesso non c’e altra soluzione che il licenziamento. Si sa che per diverse ragioni è la strada giusta o l’unica percorribile. Ma lo si deve fare quando non ci sono altre soluzioni e lo si può fare anche continuando a trattare l’altro con rispetto. Purtroppo non è sempre così, purtroppo molti professionisti delle Risorse Umane sono rapiti da una sorta di delirio di onnipotenza che li porta ad esercitare forme e modalità poco rigorose.

Ora, dopo una critica alla mia categoria, vorrei anche smontare alcuni cliché ricorrenti che ingiustamente offuscano questa bellissima professione. Le accuse che spesso arrivano dai candidati sono queste:

1) “Ho inviato decine di curricula senza ricevere risposta!”

Sapete quanti curricula arrivavano per le posizioni pubblicate da l’Oreal quando lavoravo nella consulenza? Più di 5.000 per annuncio! E’ improbabile che un consulente riesca a visionare tutto questo materiale. E quindi forse, se non ricevete risposta, non è perché il vostro profilo non risponde ai requisiti, ma perché forse non è stato mai letto. Vi svelo un segreto: affannarsi a rispondere per primi ad un annuncio può essere controproducente, perché i software utilizzati dai Recruiters per la scrematura dei curricula mostrano in prima pagina gli ultimi cv’s arrivati. Immaginate di avere un contenitore che si riempie: i sassolini alla base saranno i primi che si depositeranno e gli ultimi ad essere pescati! E purtroppo qui si tratta di fortuna, non ci sono molte strategie che si possono applicare. L’unica cosa che il Recruiter potrebbe fare è associare un questionario di screening all’annuncio per ridurre il numero di profili idonei, ma non tutti lo fanno, purtroppo.

2) “Pensavo di essere perfetto per quel profilo ma mi hanno scartato”

Non tutti i requisiti sono esplicitati nell’annuncio. Alcuni per questioni discriminatorie, altri per ragioni strategiche. E’ inutile nasconderlo, l’età o il genere sono dei deterrenti, non lo si dice, ma alcune ricerche sono aperte a profili junior e altre a senior, per alcune sono preferite le donne per altre gli uomini. Oppure l’azienda per la quale si lavora o si è lavorato in passato non è considerata una realtà “che fa scuola” e quindi si è scartati. O ancora sono presi in considerazione solo neolaureati che hanno ottenuto un voto di laurea superiore ad un dato punteggio.

3) “Ho sostenuto un primo colloquio e poi mi è stato detto che cercano un profilo più senior Ma non lo sapevano anche quando mi hanno contattato?”

Il Recruiter non ha a che fare solo con il cliente esterno, il candidato, ma anche con il cliente interno, il Management. Non potete immaginare quante volte in corso d’opera sono rivisti i requisiti del ruolo. Perché magari nel frattempo qualche collega è stato spostato di funzione, perché qualcuno è andato via, per una nuova visione strategica, perché è mutato il budget o semplicemente perché il Manager ha cambiato idea. Purtroppo in azienda ci si chiarisce le idee strada facendo. Vi state domandando se questo non sia controproducente. Certo che lo è, si sprecano energie, tempo e denaro, si rallentano i processi, restano scoperte posizioni per mesi, si creano false aspettative nei candidati. Risorse Umane e Business dovrebbero lavorare in modo più sinergico per limitare questi inconvenienti.

4) “Ho sostenuto un colloquio ma poi non mi hanno fatto sapere nulla”

Credetemi, un bravo Recruiter sa perfettamente quanto sia importante restituire un feedback, positivo o negativo che sia. Spesso però, quando le ricerche sono tante, si protraggono per mesi e si incontrano tanti candidati, è difficile mantenere fede alla promessa. In questi casi inviate voi una mail al Recruiter chiedendo se ci sono novità, sono sicura che vi risponderà.

Pensate ancora che i Recruiters siano dei “cecchini pronti a sparare”? 🙂

Fatemi sapere quali sono state le vostre esperienze e qual è la vostra percezione di questa professione!

Giada B.

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HiveScout: scacco matto al Recruiter? Il nuovo mestiere che fa parlare

La principale obiezione che viene mossa a chi si occupa di selezione del personale è che, avendo a che fare con una molteplicità di funzioni e profili che spaziano dal manageriale al tecnico, dal dirigenziale ai neo, dai generalisti ai professional, non abbia le competenze necessarie per reclutare i candidati più adatti. Come fa una persona a essere onnisciente e gestire con la stessa disinvoltura la selezione per un project manager dell’impiantistica e un business controller del retail?

Per superare questo impasse è nato recentemente il nuovo mestiere del HiveScout. L’idea è geniale se si pensa a tutti i benefici generati da questa nuova professione. Innanzitutto l’HiveScout è un professionista, una persona che  già lavora e che decide di affiancare alla sua attività principale un secondo lavoro. L’HiveScout mette a disposizione la sua professionalità e la sua conoscenza tecnica per selezionare profili affini al proprio, dietro un mandato specifico. Diciamo che è un tecnico di quel ruolo, che, a chiamata, si trasforma in consulente ad hoc. Rispetto a un generico Recruiter può quindi non solo avvalersi delle nozioni e del sapere pratico di quella specifica mansione, ma anche godere del suo network professionale di nicchia quale canale preferenziale per accelerare il processo di reclutamento. L’HiveScout ha la comodità di gestire questa sua seconda attività da casa nei ritagli di tempo, attraverso un account skype che gli permette di incontrare virtualmente i potenziali candidati da presentare all’azienda. Dietro questa rivoluzione del modo di fare recruiting ci sono chiaramente delle persone che hanno lavorato a lungo nel campo della selezione e che hanno avuto la giusta intuizione, tanto da fondare tre anni fa Hivejobs, un’azienda di successo selezionata da SMAU 2013 fra le 5 start up dell’Emilia Romagna per l’innovazione tecnologica.

Le premesse sono ottime, ma può un profilo tecnico avere la giusta attitudine per selezionare le risorse? Ha la capacità di andare oltre le nozioni, il sapere specialistico, le hard skills e navigare nel mondo delle capacità relazionali e comunicative, delle aspirazioni e delle aspettative? Quanto pesa il sapere fare, le conoscenze, le competenze e quanto il saper essere, le inclinazioni, le potenzialità?

La mia esperienza mi insegna che spesso le aziende, contrariamente a quanto si possa pensare, danno più importanza all’essere che al fare. Conta di più l’adesione al sistema valoriale che il tecnicismo. Chiaramente questo vale meno per i profili altamente specializzati e tecnici, ma in generale posso dire che il Management punta molto ad assicurare un’organizzazione coesa, collaborativa, portatrice di una precisa filosofia aziendale, partendo dal presupposto che quello che non sai fare si impara, quello che sei, invece, è una dote innata. Come scrisse Spencer, “è possibile insegnare ad un tacchino ad arrampicarsi su un albero, ma è meglio  assumere uno scoiattolo”. Pensateci bene, quasi mai i licenziamenti sono dovuti al fatto che il dipendente non sappia fare il suo lavoro. Quasi sempre l’azienda decide si segare un suo collaboratore per problemi legati alla leadership, alla gestione di risorse, ai rapporti con i colleghi, al problem solving. Inoltre in un momento di crisi come quello attuale, la scelta delle persone da assumere è ancora più critica e va ben ponderata.

E allora è meglio un recruiter-tecnico o un tecnico-recruiter? Forse la risposta sta nella giusta via di mezzo: il Recruiter, forte della sua capacità di esplorare le soft skills, non deve mai smettere di studiare, aggiornarsi, capire a fondo i contenuti di un ruolo complesso. Non si pretende che sia un generalista, ma che all’occasione abbia ben chiaro il profilo da cercare, per poter formulare in sede di colloquio quelle domande chiave per andare più a fondo rispetto al contenuto del curriculum. L’HiveScout, forte della sua capacità di esplorare le hard skills, deve sviluppare la giusta sensibilità per andare oltre il contenuto del curriculum ed entrare in contatto con le capacità cognitive e relazionali del candidato.

Giada B.

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