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Tutto quello che devi sapere per scrivere un curriculum vitae efficace

La stesura di un buon curriculum vitae resta sempre un argomento hot, nonostante le centinaia di articoli e consigli  che invadono la rete.

Partiamo dicendo tre verità: la prima è che il cv rappresenta solo un mezzo e che, quindi, un curriculum vitae fatto bene, senza però un percorso professionale con contenuti e di spessore (neo o senior che sia), ha poco valore; la seconda è che inviare un buon cv per posizioni che non rispecchiano il proprio profilo non porta nessun risultato; la terza è che è utile avere un cv scritto bene, ma è altrettanto proficuo farsi conoscere e creare un ottimo network e rete di contatti. Se pensiamo infatti che scrivere il cv, inviarlo con un semplice clic e metterci comodi a casa in attesa di una risposta risolva tutti i problemi, ci sbagliamo alla grande, perché il mercato del lavoro attuale premia le persone proattive, relazionali ed intraprendenti. Possiamo non essere d’accordo e passare i giorni a contestare questo sistema, oppure darci da fare e rimboccare le maniche per assicurarci un futuro.

Fatte queste premesse, ecco  tutti i miei consigli per creare un buon curriculum vitae!

TEMPLATE: se non richiesto, evitiamo il formato europeo o europass, scarsamente personalizzabili, e diamo spazio alla nostra creatività (dai un’occhiata a esempi di modelli creativi di curriculum vitae 😉 ). Impostiamo un foglio word scegliendo una grafica che sia facilmente leggibile e comprensibile da chi legge (ricordatevi sempre che il selezionatore impiega al massimo 10 secondi per leggere il cv!). Per un risultato più professional e creativo, possiamo ricorrere a vari tool gratuiti che ci aiutano a creare il curriculum vitae da zero, come CanvaVisualCV, CVBuilder, EnHancv, CVmkr.

FOTOGRAFIA: non obbligatoria se non richiesta, è pur sempre un buon biglietto da visita se scelta bene. Inserite una sola fotografia, in cui siete immortalati a mezzo busto o in primo piano, possibilmente con uno sfondo chiaro e un abbigliamento dai colori vivaci per risaltare di più. Al bando: foto al mare, a matrimoni, in compagnia, con abiti succinti o tute da ginnastica, con trucco marcato.

ORDINE: anche il cv ha una sua etiquette, seguite quindi questo ordine per i paragrafi: informazioni generali, esperienze professionali, esperienze formative, competenze linguistiche, competenze informatiche, altre competenze/interessi.

INFORMAZIONI GENERALI: nome, cognome, data di nascita, via/cap/città/provincia di residenza, cittadinanza, cellulare, email, link al proprio profilo Linkedin (e anche al vostro blog o sito, per fare personal branding 😉 ). Non serve altro. Info importante: se vi state candidando per una posizione in una città diversa dalla vostra, aggiungete come domicilio la città relativa. Avrete il 90% delle possibilità in più di essere contattati.

ESPERIENZE PROFESSIONALI: da riportare dalla più recente alla meno recente. Per ogni esperienza bisogna scrivere il job title, il nome dell’azienda con una breve descrizione del core business, una breve introduzione di quello che facciamo, un elenco puntato con le attività principali e speciali di cui ci occupiamo (dai un’occhiata anche a questi consigli 😉 ).

FORMAZIONE: da riportare dalla più recente alla meno recente. Inserite dunque la data, il titolo conseguito, presso quale ente, con quale votazione. Mettete ben in evidenza eventuali esperienze formative all’estero.

COMPETENZE LINGUISTICHE: citate solo le lingue di cui avete una buona conoscenza di partenza (è inutile inserire lingue di cui si ha una conoscenza base o sufficiente!)

COMPETENZE INFORMATICHE: non solo pacchetto office e internet ma tutti i software e applicativi che conoscete, anche per motivi personali. Le competenze digitali rappresentano il futuro!

STILE: scegliete come font Garamond, Helvetica o Proxima Nova e date movimento allo stile del testo, enfatizzando le parole chiave legate alla vostra professione, il job title, il nome dell’azienda, i titoli conseguiti. Mettete in evidenza in grassetto, corsivo, sottolineato, maiuscolo o con un colore diverso tutto quello pensate sia utile che colpisca  ad un primo sguardo l’attenzione del selezionatore. Ricordatevi di giustificare i paragrafi.

JOB TITLE: ossia il ruolo che ricoprite in un’azienda. Il job title deve essere semplice e comprensibile, al bando quindi job title troppo sofisticati o di difficile interpretazione.

INFO VARIE: specificate se possedete la patente e se siete automuniti, se siete disponibili a trasferte, se valutate un lavoro part time o a un tipo di inquadramento specifico.

BIO: tra le informazioni generali e le esperienze professionali potete aggiungere una breve introduzione di voi stessi, mettendo in evidenza possibili punti di contatto tra il vostro profilo e quello che l’azienda sta cercando.

PAROLE CHIAVE: nel carattere più piccolo di word aggiungete alla fine del curriculum vitae, dopo la firma e l’autorizzazione al trattamento dei dati, tutte le parole chiave che sono sinonimi del vostro job title o del lavoro che svolgete. In questa maniera avrete più chance che il vostro curriculum sia individuato all’interno della banca dati di un’azienda o di una società di selezione.

LE 3 REGOLE D’ORO: il cv deve essere intuitivo, leggibile ed esaustivo. Una volta terminato, mettetevi nei panni di un selezionatore, che non conosce nulla di voi, e fatevi queste domande: questo cv mi fa capire subito che profilo ho davanti? questo cv mi permette di individuare subito le informazioni di cui ho bisogno? questo cv mi restituisce tutte le informazioni importanti per capire questa persona cosa ha fatto in passato e cosa sa fare?

Buona ricerca!

Giada

Cercare lavoro all’estero – Dal CV al feedback

Se hai deciso di andare all’estero per cercare lavoro, ma non sai da che parte iniziare, puoi incominciare concentrandoti su cinque aree. Non avere fretta e prepara al meglio tutti gli strumenti indispensabili per cercare lavoro in un altro paese, dal resume alla scelta dei canali di ricerca. Leggi il mio articolo su Monster!

Il lato oscuro del CV? Che la forza del curriculum sia con te!

A poche settimane dall’uscita del nuovo capitolo della saga di Star Wars, vi propongo un mio articolo pubblicato su Monster.it, in cui spiego come combattere i “lati oscuri” del CV. Che la forza del curriculum sia con voi! 😉

Chi ha già acquisito un po’ di dimestichezza con la creazione di un curriculum sa che errori grammaticali, cv eccessivamente lunghi ed informazioni di contatto mancanti o inesatte possono compromettere la candidatura. Sono gli errori più frequentemente commessi da chi è per la prima volta alla ricerca di un lavoro e non ha ancora esperienza nella stesura di un buon cv. Ma spesso, anche chi non è un job seeker alle prime armi inserisce le informazioni nella modalità sbagliata, riducendo la carica di attrattività e di forza del proprio curriculum. Sono errori più “sottili” dei primi che abbiamo citato, ma che possono ugualmente giocare un ruolo determinante nella ricerca di un lavoro. Scopriamo e illuminiamo alcuni “lati oscuri” del cv:

  • Data di nascita

Nelle informazioni generali, dopo il nostro nome e cognome, scriviamo la data di nascita. Più volte di quanto si possa credere, i recruiter ricevono cv in cui è riportata l’età anagrafica e non il giorno, mese e anno di nascita del candidato. In questa maniera il selezionatore difficilmente può calcolare gli anni della risorsa, non sapendo quando quel cv è stato scritto. Non è un dettaglio da poco, perché alcune aziende aprono delle posizioni che prevedono dei contratti proponibili per legge o per policy interna solo a persone che rientrano in un determinato range di età. Scrivere l’età anziché la data di nascita può quindi farci perdere preziose occasioni!

  • Job title

Non è altro che il titolo che definisce il ruolo che ricopriamo in un’azienda. Un titolo spesso ostico da decifrare, che impedisce al recruiter di identificare la funzione che il candidato ricopre o ricopriva nelle precedenti esperienze. Le cause sono due e possono essere attribuite o a una restituzione fedele del linguaggio legato al contesto aziendale nel quale si è lavorato o…alla vanità umana! Nel primo caso, il candidato scrive nel cv esattamente il job title che l’azienda gli ha attribuito e che spesso è legato a quella specifica realtà. Tuttavia, non per tutti è scontato che ROM stia per Retail Operation Manager o che First Impression Manager identifichi il portiere d’albergo. Nel secondo caso, siamo noi stessi ad attribuirci dei job title sofisticati, perché crediamo possano essere più appealing. Dobbiamo pensare invece chel’obiettivo è far comprendere qual è il nostro ruolo a chi legge. Traduciamo i titoli in forme comprensibili che identifichino con immediatezza il ruolo. Al bando quindi job title astrusi e la parola d’ordine è semplificare!

  • Scrivere, scrivere, scrivere

E’ possibile ridurre quello che facciamo 8 ore al giorno 365 giorni l’anno in una frase o poche parole? Certo che no! Eppure è quello che succede spesso: cv scarni, poveri, dove la sintesi è stata sostituita dall’assenza di contenuti. Potremmo definirlo il cv-parodox: si pensa che il problema sia sintetizzare in poco spazio quello che si è fatto, tante attività, progetti, ruoli ricoperti; in realtà, spesso il problema è riuscire a riempire quel poco spazio a disposizione che si ha. Non bisogna aver paura di scrivere e spiegare. Il cv deve raccontarci e deve essere scritto affinché il selezionatore capisca cosa sappiamo fare. Entriamo nel dettaglio delle attività di nostra competenza, spieghiamo a chi riportiamo e com’è organizzato il nostro team, citiamo progetti speciali ai quali abbiamo partecipato, programmi e software utilizzati. Mettiamo in poche parole in evidenza i nostri punti di forza.

  • Stile del testo

Anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto lì dove la forma può valorizzare o, al contrario, penalizzare il contenuto. Una strategia per far risaltare il nostro curriculum fra tante candidature è dare movimento allo stile del testo.Un testo che ha uno stile tutto uguale risulterà piatto o addirittura irritante e richiederà più tempo a chi legge per individuare le informazioni chiave. Un curriculum scritto tutto con uno stile normale sarà impersonale; uno scritto interamente in grassetto, in corsivo o sottolineato sarà poco piacevole da leggere. Invece, un curriculum che alterna diversi stili agevolerà la lettura, facendo risaltare le parti salienti. Fate una prova: ponete il vostro curriculum a una distanza di 50 cm, cosa cattura subito la vostra attenzione? Sicuramente le parole in grassetto, in corsivo, sottolineate o di colore diverso. Questi escamotage stilistici devono essere utilizzati con criterio, per enfatizzare ad esempio parole chiave che identificano la nostra professionalità, job title, le aziende per le quali abbiamo lavorato, le competenza nelle quali eccelliamo, esperienze all’estero, titoli di studio conseguiti, certificazioni ed applicativi conosciuti.

Non esiste una ricetta magica per scrivere il curriculum perfetto, ma una regola che vale sempre è provare a mettersi nei panni di chi legge il nostro cv: quali sono le informazioni importanti che il recruiter deve sapere di me? Cos’è scontato per me ma non lo è per chi non mi conosce? Qual è la forma migliore per facilitare la lettura del mio curriculum? Come posso attirare l’attenzione del recruiter sui miei punti di forza? Come faccio a destare la curiosità di chi legge, restituendo un’immagine professionale?

 Giada B.

Consulenza lavoro

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Sembra semplice ma non lo è! Condensare la propria biografia in due pagine e trovare espedienti per catturare l’attenzione di chi legge richiede esperienza. Eppure un buon curriculum è fondamentale per riuscire a vincere la concorrenza ed avere una chance per sostenere il colloquio nell’azienda dei tuoi sogni. Ho visionato e valutato migliaia di curricula e potrò fornirti un’ottima consulenza per scrivere o provvedere a una revisione del tuo CV!

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Consapevolezza e sintesi. Quel tanto che fa la differenza quando si cerca lavoro.

C’è una prova che contraddistingue tutti gli Assessment Center ed è il giro di presentazioni. Se vi è mai capitato di partecipare ad un colloquio di gruppo, solitamente, dopo il saluto iniziale e l’introduzione alla giornata, l’assessor o il rappresentante aziendale invita ciascun candidato a presentarsi in pochi minuti al gruppo. Tre minuti per raccontarsi e spigare chi si è, cosa si fa e perché si è lì. Se pensate che sia banale e che tre minuti siano pochi vi sbagliate. Mi è capitato spesso di assistere a scene di silenzio, a presentazioni fuori tema, a racconti che si esauriscono nel giro di 10 secondi. Il giro di presentazioni in un colloquio di gruppo non è solo una formalità o una tecnica per rompere il ghiaccio. E’ una prova a tutti gli effetti che pesa nella complessità dell’assessment direi un 30%. E’ il biglietto da visita, quella prima impressione che inevitabilmente condiziona il proseguo delle attività. E’ un processo mentale non da poco che comporta innanzitutto un’ottima  consapevolezza di sé e di quello che si fa e la capacità di selezionare le informazioni opportune per quel contesto. Consapevolezza e sintesi.

Due concetti probabilmente all’antitesi con la velocità alla quale corre il nostro mondo e il turbinio di informazioni, segnali e simboli a cui siamo ogni giorno sottoposti. Per avere una conferma dell’incapacità o difficoltà di autodeterminarsi facciamo un test e proviamo a guardare i siti online delle principali aziende. Resterete stupiti nel constatare che pochissime spiegano in modo chiaro e sintetico qual è il core business aziendale. Nella sezione “Chi siamo” ci sono lunghe digressioni sulla storia dell’azienda, sulla presenza nel mondo, sui marchi, sui numeri ed investitori. Ma poche spiegano chi sono e cosa fanno. Eccesso di superbia da parte di chi pensa che tutto il mondo conosca il proprio brand? Oppure difficoltà a condensare in poche parole il frutto di ricerca e sviluppo, innovazione e intraprendenza?

A chi non è capitato di avere a scuola un professore bravo ma che “non sapesse insegnare”, che non riuscisse a restituire in modo semplice, completo ed efficace le nozioni della materia? O quale studente che, grazie a una delle tante riforme della scuola, si è trovato di fronte la cosiddetta “risposta breve” non ha dovuto sforzarsi per capire quale fosse la tecnica giusta per rispondere a un quesito con poche parole ma in modo esauriente? Lo si può fare solo se si ha una piena padronanza della materia in questione e si tiene bene in mente qual è l’obiettivo da raggiungere.

Nella ricerca del lavoro, nella stesura del CV e nei colloqui vale la stessa regola. Fermiamoci per un secondo a pensare a chi siamo, qual è il nostro background professionale e dove vogliamo andare. Mettiamo tutto insieme, eliminiamo il superfluo e proviamo a raccontarci in tre minuti. Saremo più sicuri, più convincenti e più determinati. Ora riproviamo a fare lo stesso esercizio ma pensando anche a chi abbiamo di fronte e alla posizione professionale per cui ci stiamo candidando. Mettiamoci nei panni dell’altro, dove l’altro può essere il selezionatore o il ruolo che vorremmo ricoprire. Il nostro racconto non cambierà tanto ma daremo più enfasi a determinati aspetti di noi stessi e delle nostre esperienze passate. Ed è quel poco che spesso fa la differenza e ci fa emergere rispetto agli altri.

Giada B.

Riflessioni e modelli creativi per creare un CV di successo

Il mondo si evolve e anche il caro e vecchio cv in bianco e nero deve fare i conti con la modernità per tenere il passo con i tempi. Recentemente si è parlato tanto di una ragazza che, per candidarsi per uno stage estivo presso un’agenzia creativa, ha creato un cv fuori dagli schemi. costruendo con i LEGO una propria miniatura con tanto di istruzioni, poster e il risultato reale della sua riproduzione con i mattoncini.

Colpire, destare l’attenzione, emergere fra le centinaia di candidature è la speranza di tutti coloro che sono alla ricerca di lavoro. Ma come si fa a restituire un’immagine professionale di sé distinguendosi? E qual è il confine fra creatività che stupisce ed eccesso che infastidisce?

Un’idea in merito ce l’ho, ma, prima di condividerla con voi, vi propongo degli esempi di cv creativi trovati in rete.

  CV A DIAGRAMMA Al bando i cv prolissi e spazio a curricula di facile intuizione, grazie a chiari diagrammi ad insiemi ed istogrammi per valutare a colpo d’occhio esperienze e competenze. 1 CV VINTAGE Nero, bianco e tonalità di grigio accostati al rosso consentono una maggiore leggibilità, suddividendo le sezioni in modo ordinato.   3   CV CEREBRALE Una mente ricca di informazioni per focalizzare l’attenzione sul “peso” della candidatura.   4   CV MILITARE Ferrea disciplina e rigore per un perfetto stacanovista. 5   CV ALTER EGO Inviare una propria miniatura come miglior biglietto di presentazione.   7   CV MARKETTARO Fare marketing di se stessi in una versione briosa da fumetto.   8 CV RITRATTO Invece di aggiungere la foto tessera perché non disegnare un ritratto di se stessi?   9   CV FRECCETTE Fare “centro” grazie a sezioni ben distinte e divertenti icone colorate. 10 CV TROPICALE Design elegante dai colori tenui e caratteri sinuosi. 12   CV SURVIVOR Restare a galla grazie all’esperienza e alle competenze acquisite. Una bella metafora che vale anche sul lavoro! 16   CV DA SOLLEVAMENTO Un immagine divertente di chi cerca lavoro cercando di tirare su come un cavo del PC le sue passate esperienze formative e professionali. 17    

Belli, non c’è che dire, anche se ho qualche riserva sulla loro efficacia. Ecco, dalla mia esperienza, dopo aver letto centinaia di cv, il curriculum perfetto deve soddisfare tre condizioni: deve essere intuitivo, leggibile, esaustivo. Chi lo legge deve trovare subito le info di cui ha bisogno, deve essere scritto con caratteri chiari che agevolino la fruizione e deve restituire tutte le informazioni utili per la candidatura. Ben vengano i cv creativi che soddisfano queste tre condizioni. In caso contrario lasciamoli in mano ai candidati per le agenzie creative e torniamo al caro vecchio rassicurante cv in bianco e nero!

E voi cosa ne pensate? Qual è il vostro cv preferito? 🙂 Giada B.

Trasforma la tua passione per i videogiochi in un lavoro e scopri le aziende che assumono!

I videogiochi sono sempre stati il tuo passatempo preferito? Perché non trasformi questa tua passione in un lavoro? Se confrontato con il mercato americano, quello italiano è ancora all’inizio, ma nel nostro paese il settore dei videogiochi si sta dimostrando molto vivace ed in piena fase di espansione.

E’ un mercato in fermento grazie ai continui progressi tecnologici che hanno permesso non solo di abbattere le barriere geografiche, consentendo a giocatori di diverse parti del mondo di sfidarsi virtualmente, ma, grazie anche alla creatività e allo sviluppo di temi e dinamiche molto vicine alla realtà, è diventato un passatempo non solo per i più piccoli ma anche per un pubblico adulto. Non a caso gli sviluppatori italiani sono molto forti nella produzione e nella progettazione creativa e l’unico ostacolo all’ascesa di molte start up è rappresentato dalla difficoltà di ottenere dei finanziamenti.

Non è difficile trovare un’opportunità di lavoro nelle tante start up o nelle realtà più affermate. I ruoli più ricercati sono ovviamente profili tecnici, anche se non mancano posizioni aperte in ambito commerciale e marketing. Se sei interessato a trovare lavoro nel mondo dei videogiochi dai un’occhiata a queste aziende:

Raylight Studios (S. Angelo a Cupolo – BN) E’ una società fondata nell’aprile del 2000. Lo scopo dei fondatori è quello di creare una nuova realtà per l’ideazione e lo sviluppo di videogames di alta qualità: un nuovo punto di riferimento nell’industria dei videogiochi. Scopri chi stanno cercando nella sezione Jobs. Ubisoft Entertainment (Milano) E’ una multinazionale francese sviluppatrice e distributrice di videogiochi, è la terza maggiore azienda di distribuzione di videogiochi in Europa e la settima negli Stati Uniti. E’ sempre alla ricerca di personale per implementare l’organico della sede Milanese con tecnici, sviluppatori, programmatori e specialisti in animazione. Guarda la pagina Careers. Milestone (Milano) Nasce a Milano nel 1996 e ancora oggi rappresenta la più grande realtà italiana impegnata nello sviluppo di videogiochi per console e PC. Un team creativo, esperto e con una grande passione per il mondo dell’automobilismo e del motociclismo, ha creato negli anni passati alcuni giochi di guida che sono realmente entrati nella storia. Sfoglia gli annunci nella pagina Lavora con noi Artematica (Chiavari -GE) E’ un’azienda italiana indipendente produttrice e sviluppatrice di software, in particolare videogame e advergame. Invia la tua candidatura spontanea sulla pagina Contatti. Rainbow Srl Loreto (AN) Non è precisamente un’azienda legata all’industria dei videogiochi, ma è doveroso citarla perché è una content company che crea e produce property di animazione per bambini. Con più di 300 dipendenti e 11 aziende, Rainbow è il più grande studio Europeo dedicato alla produzione televisiva e cinematografica d’animazione. Oltre alla creazione e produzione di cartoni animati, Rainbow si occupa anche della distribuzione e del licensing dei personaggi. Consulta le posizioni aperte sulla pagina Lavora con noi

E, se non si possiedono le giuste competenze, è possibile acquisirle iscrivendosi al Corso di Laurea da quest’anno attivo presso Link Campus University  di Roma e Vigamus Academy (il museo del videogioco). I tre anni accademici hanno l’obiettivo di formare figure specializzate dell’industria dell’entertainment elettronico: game developer, editor, specialista marketing, esperti di comunicazione ecc. Gli studenti Milanesi potranno invece iscriversi al nuovo indirizzo Video Game del Corso di Laurea Magistrale in Informatica presso la Statale di Milano. Il piano formativo è articolato in due macro-aree di specializzazione: progettazione (Game Design) e programmazione (Game Programming) per videogiochi.

In bocca al lupo ed…enjoy! 😉 Giada B.
donna- uomo - lavoro - carriera -job - women

Le donne sono più diligenti e attente alle regole degli uomini. Quando un plus diventa un minus sul lavoro.

Recentemente un’indagine condotta dalla Hewlett Packard ha messo in luce che gli uomini rispondono a un’offerta di lavoro anche se il loro profilo è in linea solo per il 60% con i requisiti indicati, le donne, invece, inviano la loro candidatura solo se il loro profilo è compatibile al 100% con quanto richiesto. Un articolo pubblicato su Forbes ha interpretato questa statistica sostenendo che gli uomini sono più fiduciosi delle loro capacità, mentre le donne non si sentono sicure fino a quando non hanno spuntato tutte le voci dall’elenco. Il consiglio? Le donne devono avere più fiducia in se stesse.

Ma siamo sicuri che si tratti solo di una questione di sicurezza? Quando decidiamo di non inviare il nostro cv per una posizione interessante, siamo certe che non lo facciamo perché non abbiamo fiducia nelle nostre capacità? La scrittrice Tara Sophia Mohr ha intervistato un migliaio di professionisti di entrambi i sessi e ha scoperto che il problema principale non è una questione di fiducia. O per lo meno, non solo.

donne - uomini - lavoro - annuncio - candidatura

Infatti solo il 10% delle donne e il 12 % degli uomini intervistati ha confessato di non candidarsi per paura di non essere in grado di svolgere bene il lavoro. Più del 40% delle donne e degli uomini, invece, se non è in possesso di tutte le qualifiche necessarie, non si candida per evitare di perdere tempo ed energie. Questo assunto sposta l’attenzione dal fare bene il proprio lavoro alla possibilità di essere assunti: la mancanza delle qualifiche necessarie non è un impedimento a svolgere bene l’attività ma rappresenta un ostacolo per superare con successo l’iter di selezione. Per questi professionisti la capacità di intessere relazioni e di inquadrare e raccontare la propria esperienza con un approccio creativo non è sufficiente per superare la mancanza di competenze e le  qualifiche professionali richieste. Ciò che agisce da freno non è quindi una percezione negativa di se stessi quando una percezione negativa del processo di assunzione.

Un altro 22% di donne ha indicato come ragione principale: “Non pensavo che mi avrebbero assunto dato che non possiedo tutte le qualifiche necessarie e non volevo espormi professionalmente se c’era la possibilità di fallire.” Invece solo il 13% degli uomini ha indicato il fallimento come motivo principale.

Un’altra notevole ed emblematica differenza di genere nelle risposte vede le donne più reticenti a candidarsi perché più rispettose delle linee guida indicate per la candidatura: il 15% delle donne contro l’8% degli uomini dichiara di attenersi scrupolosamente alle indicazioni date dalle aziende in fase di candidatura. Se sommiamo le tre percentuali, più del 70% delle donne non invia la propria candidatura perché crede nelle regole e vede l’iter di selezione più come un processo da manuale con linee guida poco flessibili e duttili che come un percorso di conoscenza dinamico e malleabile.

Il motivo di questa sorta di integrità trova le sue risposte in una dimensione socio-culturale. Un’indagine di McKinsey ha messo in luce che gli uomini sono spesso assunti o promossi in base al loro potenziale, le donne per la loro esperienza e risultati raggiunti. Le donne sono quindi necessariamente portate ad avere una maggiore sensibilità verso i requisiti. Inoltre, durante la carriera scolastica e universitaria, le donne ottengono maggiori risultati perché più ligie al dovere e attente alle regole. Una dedizione che però si paga nel mondo del lavoro e che agisce come un freno. A questo si aggiunge poi la discriminazione di genere. Il XX secolo ha visto irrompere le donne nel mondo del lavoro e degli affari, una dura emancipazione ottenuta grazie alla caparbietà di donne che hanno dovuto dimostrare le loro capacità a fronte di titoli e qualifiche. La formazione, le qualifiche i titoli ci hanno permesso di essere credibili agli occhi di un mondo allora molto maschilista e scettico.

Le cose per fortuna oggi sono in parte cambiate e le donne hanno maggiori possibilità di fare carriera rispetto a ieri. Tuttavia quando facciamo il nostro ingresso nel mondo del lavoro ci accorgiamo presto che le decisioni più importanti sono prese  non sulla base di attente riflessioni o procedure, ma da chi “si sa vendere” perché costruisce relazioni più efficaci ed più intraprendente nel proporre nuovi progetti. Essere diligenti, preparate e attente alla qualità del lavoro non sempre paga e spesso queste doti non rappresentano gli ingredienti principali per acquisire visibilità e successo all’interno dell’azienda.

Dobbiamo ricordarci di tutto questo anche quando cerchiamo lavoro. Certo, non sarebbe male credere di più in noi stesse. Ma in questo caso è più importante osservare meno le regole e avere un po’ più di sana faccia tosta. 😉

Giada B.

pregiudizi-lavoro-segreti

Critiche, segreti, e cliché da sfatare. Riflessioni sulla professione di Recruiter

Il commento di una lettrice del blog all’articolo Quello che dici, come lo dici, come ti presenti: quello che gli intervistatori valutano nel colloquio di lavoro mi ha innescato una serie di riflessioni. Se non lo avete già fatto vi invito a leggerlo. Come mai il ruolo di Recruiter è messo così sotto accusa? Partiamo dal presupposto che la mia esperienza mi ha insegnato che in azienda ci sono tantissime persone poco competenti ma che si sanno vendere, molte persone di grande competenza che non si sanno vendere, poche persone di grande competenza che si vendono bene. E ciò vale anche per chi lavora nella selezione del personale. Questo è un ruolo molto insidioso perché si ha che fare con la vita professionale delle persone e, se non ci si responsabilizza e non si ha la giusta intelligenza emotiva, si rischia di fare dei grossi danni. Diffidate da chi pensa che l’etica nel lavoro non esista e che tutto risponde a un ideale più alto chiamato business. Esiste l’etica, la morale e il rispetto. Questo non vuol dire essere buoni o deboli. Spesso non c’e altra soluzione che il licenziamento. Si sa che per diverse ragioni è la strada giusta o l’unica percorribile. Ma lo si deve fare quando non ci sono altre soluzioni e lo si può fare anche continuando a trattare l’altro con rispetto. Purtroppo non è sempre così, purtroppo molti professionisti delle Risorse Umane sono rapiti da una sorta di delirio di onnipotenza che li porta ad esercitare forme e modalità poco rigorose.

Ora, dopo una critica alla mia categoria, vorrei anche smontare alcuni cliché ricorrenti che ingiustamente offuscano questa bellissima professione. Le accuse che spesso arrivano dai candidati sono queste:

1) “Ho inviato decine di curricula senza ricevere risposta!”

Sapete quanti curricula arrivavano per le posizioni pubblicate da l’Oreal quando lavoravo nella consulenza? Più di 5.000 per annuncio! E’ improbabile che un consulente riesca a visionare tutto questo materiale. E quindi forse, se non ricevete risposta, non è perché il vostro profilo non risponde ai requisiti, ma perché forse non è stato mai letto. Vi svelo un segreto: affannarsi a rispondere per primi ad un annuncio può essere controproducente, perché i software utilizzati dai Recruiters per la scrematura dei curricula mostrano in prima pagina gli ultimi cv’s arrivati. Immaginate di avere un contenitore che si riempie: i sassolini alla base saranno i primi che si depositeranno e gli ultimi ad essere pescati! E purtroppo qui si tratta di fortuna, non ci sono molte strategie che si possono applicare. L’unica cosa che il Recruiter potrebbe fare è associare un questionario di screening all’annuncio per ridurre il numero di profili idonei, ma non tutti lo fanno, purtroppo.

2) “Pensavo di essere perfetto per quel profilo ma mi hanno scartato”

Non tutti i requisiti sono esplicitati nell’annuncio. Alcuni per questioni discriminatorie, altri per ragioni strategiche. E’ inutile nasconderlo, l’età o il genere sono dei deterrenti, non lo si dice, ma alcune ricerche sono aperte a profili junior e altre a senior, per alcune sono preferite le donne per altre gli uomini. Oppure l’azienda per la quale si lavora o si è lavorato in passato non è considerata una realtà “che fa scuola” e quindi si è scartati. O ancora sono presi in considerazione solo neolaureati che hanno ottenuto un voto di laurea superiore ad un dato punteggio.

3) “Ho sostenuto un primo colloquio e poi mi è stato detto che cercano un profilo più senior Ma non lo sapevano anche quando mi hanno contattato?”

Il Recruiter non ha a che fare solo con il cliente esterno, il candidato, ma anche con il cliente interno, il Management. Non potete immaginare quante volte in corso d’opera sono rivisti i requisiti del ruolo. Perché magari nel frattempo qualche collega è stato spostato di funzione, perché qualcuno è andato via, per una nuova visione strategica, perché è mutato il budget o semplicemente perché il Manager ha cambiato idea. Purtroppo in azienda ci si chiarisce le idee strada facendo. Vi state domandando se questo non sia controproducente. Certo che lo è, si sprecano energie, tempo e denaro, si rallentano i processi, restano scoperte posizioni per mesi, si creano false aspettative nei candidati. Risorse Umane e Business dovrebbero lavorare in modo più sinergico per limitare questi inconvenienti.

4) “Ho sostenuto un colloquio ma poi non mi hanno fatto sapere nulla”

Credetemi, un bravo Recruiter sa perfettamente quanto sia importante restituire un feedback, positivo o negativo che sia. Spesso però, quando le ricerche sono tante, si protraggono per mesi e si incontrano tanti candidati, è difficile mantenere fede alla promessa. In questi casi inviate voi una mail al Recruiter chiedendo se ci sono novità, sono sicura che vi risponderà.

Pensate ancora che i Recruiters siano dei “cecchini pronti a sparare”? 🙂

Fatemi sapere quali sono state le vostre esperienze e qual è la vostra percezione di questa professione!

Giada B.

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