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Come diventare un recruiter freelance? Ecco tutti i miei consigli per iniziare questa professione!

Come si fa a diventare un recruiter freelance? Tra i diversi messaggi di apprezzamento al sito e alla mia attività ricevuti di recente, c’è quello di Stefano, appassionato di temi legati alla selezione del personale, che mi chiede come fare ad aspirare ad una posizione di HR freelance come la mia. Il mondo delle risorse umane riscuote sempre molto fascino e una carriera da libero professionista attira spesso per la sua dimensione di libertà ed autonomia. Ma è così facile diventarlo?

Io, ad esempio, questo binomio non l’ho cercato, almeno non all’inizio del mio percorso professionale, e probabilmente, se mi avessero proposto un lavoro a partita iva dopo la laurea,  non lo avrei accettato, sia per il retaggio culturale, ancora molto presente, che associa la partiva iva all’idea di precarietà e il contratto a tempo indeterminato alla vita felice e perfetta, sia perché non sarei stata capace all’inizio di fare tutto quello che poi è avvenuto. Diciamo che questo lavoro necessità di maturità: maturità di competenze, maturità di relazioni professionali, maturità nell’organizzazione del lavoro, maturità psicologica.

MATURITÀ’ DI COMPETENZE – Nel binomio, non esiste freelance senza HR o freelance senza recruiter; voglio dire che “freelance” è solo una modalità per svolgere il proprio lavoro e che servono necessariamente contenuti ed esperienza per farlo. Quindi una buona base di partenza su come si fa concretamente selezione/formazione/gestione del personale è fondamentale per iniziare.

MATURITÀ’ DI RELAZIONI PROFESSIONALI – Chi fa recruiting da libero professionista costruisce il proprio lavoro sul concetto di credibilità: l’azienda o un privato si rivolgono a te perché sei tu, perché lavori bene, perché di te si parla bene, perché puoi dimostrare che lavori bene. Dietro di te non c’è un brand o un’azienda che ti tutela in caso di problemi o della cui notorietà godere per cercare nuovi clienti. Ecco perché è molto importante avere un network di contatti almeno all’inizio per partire e farsi conoscere. Il passaparola e il network sono alla base di questo lavoro.

MATURITÀ’ NELL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO – Clienti diversi, scadenze che si sovrappongono, priorità che si accavallano, richieste improvvise, picchi di lavoro richiedono tantissima capacità di gestire al meglio le attività e le proprie giornate. Sei da solo e in questo caso non puoi contare su colleghi o team. La nuova tecnologia sicuramente aiuta, ma è indispensabile avere già un po’ di dimestichezza nell’organizzazione del proprio lavoro. A tutto questo poi si aggiunge la parte “amministrativa” del tuo essere libero professionista: fatture, pagamenti, nota spese richiedono tanta pazienza, tempo, precisione e metodo.

MATURITÀ’ PSICOLOGICA – Non è per tutti il lavoro autonomo, poiché richiede una buona tenuta emotiva. Le previsioni che puoi fare sulla tua situazione economica sono sul breve e medio periodo, solitamente il lavoro è ciclico e ci sono periodi di forte concentrazione delle attività e periodi di maggiore tranquillità. E’ un lavoro che si basa sul presente, non sul futuro. Lo si può vedere come bicchiere mezzo vuoto ed allarmarsi, vivendo nell’angoscia, oppure come motivo di sprono e di divertimento per mettersi alla prova in nuove attività.

Cosa mi piace di questo modo di lavorare? Non metto al primo posto né la libertà di tempi e spazi, né un maggiore equilibrio fra vita privata e vita professionale, quanto il lusso di poter vivere il lavoro come momento di creatività e sviluppo di saperi pratici sempre nuovi: da dipendente ti specializzi nel tuo e sei talmente immerso nei ritmi e nelle logiche dell’azienda che non hai tempo ed energia per alzare la testa e vedere tutte le novità e gli aggiornamenti del tuo mestiere. Il bello del freelance è quello di poter anche essere un precursore dei tempi.

Ecco quindi i miei consigli per iniziare un lavoro come recruiter freelance:

  1. Fai esperienza un po’ di anni in società di selezione o in azienda per imparare cosa vuol dire fare sul campo selezione del personale; ricorda che tutte le persone che incontrerai durante il tuo percorso da dipendente potranno ritornarti utili nel tuo percorso da autonomo; conserva gli appunti, potranno servirti in futuro;
  2. Prima di aprire la partita iva, metti da parte qualche soldino per iniziare con serenità; i primi tempi sono lenti e non è detto che si riesca ad ingranare dal primo mese;
  3. Fatti una chiacchierata con un commercialista, poi falla con una persona che lavora già con partita iva: la seconda potrà aiutarti a comprendere in maniera più semplice i tecnicismi del primo 😉
  4. Investi in tecnologia, acquistando un buon portatile, leggero e veloce da portare in giro con te, smartphone, scanner, stampante e dedica uno spazio della tua casa a ufficio, con scrivania, monitor e faldoni, dove archiviare il tuo materiale da lavoro e tutti i documenti amministrativi;
  5. Crea un sito e una vetrina social per iniziare a fare personal branding, aggiorna il tuo profilo linkedin;
  6. Continua ad essere curioso, naviga online su siti di recruiting specializzati, frequenta spazi di coworking, partecipa ad eventi ed iniziative HR;
  7. Rifiuta collaborazioni, se sai già in partenza che non riusciresti a gestirle per mancanza di competenze, tempo o fattibilità, il tuo valore più grande è la credibilità;
  8. Accetta invece tutte quelle collaborazioni in cui ti si richiede di metterti in gioco, di sperimentarti e cimentarti con nuove modalità. Preparazione e un pizzico di incoscienza ti fanno raggiungere traguardi nuovi;
  9. Sii lungimirante: durante i primi anni in cui lavori con regime agevolato è facile che il il tuo conto possa lievitare in fretta. Creati già un prospetto di quello che dovrai pagare di tasse e contributi in acconto e saldo dell’anno successivo, ti aiuterà a far quadrare i conti.
  10. Vivi il tuo lavoro con professionalità e passione.

In bocca al lupo! 😉

Giada

 

sondaggio - lavoro

Sondaggio: Quali sono i motivi di attrazione/repulsione del lavoro dipendente?

Nel post precedente Dipendente o freelance? Questo è il problema! ho riproposto un articolo in cui sono analizzati i vantaggi di lavorare come dipendente di un’azienda e come freelance. Non credo che uno status sia migliore dell’altro, entrambi portano con sé vantaggi e limiti, ma penso piuttosto che ognuno di noi sia “tagliato” per lavorare in azienda o per creare qualcosa di nuovo.

E’ un tema caldo questo, di cui abbiamo già parlato nell’articolo Cambiare o restare fedeli alla propria azienda, relativo alla tendenza dei professionisti italiani a pensare a un cambiamento lavorativo. Qui però la riflessione restava entro i confini dell’azienda.

Ma se invece chiedessi a voi quali sono i motivi di attrazione/repulsione del lavoro dipendente, cosa rispondereste?

Rifletteteci e partecipate a questo mini-sondaggio!

 

Giada B.

Dipendente o freelance? Questo è il problema!

E’ un po’ come il grande quesito shakespeariano, essere o non essere? Lavorare come dipendente o essere un freelance? Voi cosa preferite? 🙂

Per schiarirvi le idee vi propongo il post del blogger il Rispostario dal titolo I vantaggi di essere un lavoratore freelance.

“Dopo aver visto quali sono i vantaggi di essere un lavoratore dipendente, oggi parleremo di quali sono i vantaggi di essere un lavoratore freelance. Quali sono gli aspetti che fanno propendere verso la scelta di essere freelance o che fanno scattare la molla di lasciare un lavoro sicuro a favore di un lavoro precario ma autonomo?

Niente capo

Un lavoratore freelance non ha un capo o un superiore che gli dica cosa deve fare e come comportarsi. Il freelance è responsabile del suo lavoro, nel bene e nel male, ma lo può gestire come meglio crede. Il cliente farà certamente le sue richieste, ma il modo in cui gestire il lavoro è in mano al lavoratore freelance.

Orari

Il lavoratore freelance non ha orari, non deve bollare l’ingresso alle 8 del mattino e l’uscita alle 17 del pomeriggio. Bellissimo! O no? Il freelance può certamente iniziare a lavorare quando meglio crede, fare le pause che vuole, ma i lavori devono essere portati a termine. Quindi non è così impensabile dover lavorare dopo cena o addirittura di notte per finire un lavoro. Di positivo c’è comunque che si può gestire il tempo in base alle proprie esigenze.

Luogo di lavoro

Non è necessario doversi alzare presto al mattino, lavarsi, vestirsi ed andare in ufficio. Il lavoratore freelance può lavorare ovunque, quindi da casa, in biblioteca, al parco, anche se, soprattutto per i lavori dedicati al web, è necessario avere una connessione internet per restare in contatto col mondo (e con i clienti). Per i lavoratori secondo cui la casa è fonte di troppe distrazioni, ultimamente sta prendendo piede la moda del co-working, in poche parole si va a lavorare in un ufficio preso in affitto con più persone per dividere le spese al minimo.

Scelta dei lavori e dei clienti

Beh, all’inizio si dovranno prendere magari un po’ i lavori che capitano o che diano la possibilità di crearsi un portfolio. Ma una volta che si è riusciti a farsi conoscere e ad avere un po’ di esperienza, nonché un minimo di reputazione nell’ambiente, un lavoratore freelance può permettersi anche di essere selettivo nella scelta dei lavori che gli si presentano, a seconda delle capacità, dei tempi e anche dei clienti con cui si vuole o non vuole lavorare.

Soddisfazione personale

Infine, last but not least, vuoi mettere la soddisfazione personale nell’aver creato qualcosa di veramente tuo? Non avendo l’appoggio di un’azienda consolidata alle spalle, il freelance deve svolgere anche tutte le attività correlate al lavoro vero e proprio, deve fare da presidente, amministratore delegato e da segretaria. Insomma il freelance deve fare tutto da sé, e quando riesce a tirar su da vivere solo con le sue forze, la soddisfazione personale è doppia.

 

Ora che abbiamo visto quali sono i vantaggi di essere un lavoratore freelance dopo aver visto i vantaggi di essere un lavoratore dipendente, cosa ne pensi? Sei un lavoratore freelance e vuoi aggiungere altri aspetti? O sei un lavoratore dipendente che vorrebbe lasciare il posto di lavoro per diventare freelance? Dì la tua!”

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