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Aprire partita IVA con lavoro dipendente? Ecco come costruire un piano B!

Partita IVA + lavoro dipendente: si può affiancare al piano A anche un piano B? In questi mesi sono stati in tanti ad avermi scritto dopo aver pubblicato l’articolo Come diventare un recruiter freelance. Molte domande, curiosità e interesse, ma anche tanti timori legati alla remora di lasciare il posto fisso per mettersi in proprio e diventare un lavoratore autonomo. Una soluzione per ridurre le incertezze potrebbe essere quella di affiancare in un primo momento al lavoro dipendente qualche attività extra da freelance e prendere le misure gradualmente con questa nuova dimensione lavorativa. Un’esperta del mestiere ci spiega cosa bisogna fare per aprire la partita IVA e costruirsi un piano B, senza rinunciare al lavoro dipendente 😉

di Stefania Sibilio – Fiscozen

Sono tanti i lavoratori oggi che, non soddisfatti del proprio lavoro, sono stanchi di lavorare alle dipendenze di qualcuno oppure sono incerti sul proprio futuro lavorativo e quindi cercano un piano B. Ma come farlo?

Partita IVA e lavoro autonomo

Quando si lavora come dipendenti capita spesso che per incomprensioni con il responsabile, insofferenza verso gli orari lavorativi o per necessità di famiglia, si cerchi un’alternativa. Il famoso “piano B” può consistere in un lavoro autonomo da poter svolgere al di fuori degli orari di ufficio. In Italia è possibile avere partita IVA e avere un lavoro dipendente, allo stesso tempo. Esistono ovviamente alcune restrizioni, come per coloro che lavorano per le pubbliche amministrazioni.

Partita IVA per coloro che lavorano nel settore privato

Nel settore privato può esistere la partita IVA e quindi potresti progettare e sviluppare il tuo piano B, nonostante il contratto di lavoro. L’unica condizione da rispettare per poter svolgere attività autonoma al contempo di quella dipendente è che non ci sia concorrenza tra le due attività lavorative. In genere questa è una clausola presente sui contratti, ma se nel tuo non c’è allora puoi procedere serenamente, sempre se le due attività hanno qualcosa in comune. Cosa significa questo? Se lavori per una agenzia di comunicazione e decidi di seguire come consulente alcuni progetti per conto tuo, non puoi cercare collaboratori nel pacchetto clienti della tua agenzia, né lavorare per i tuoi progetti nelle ore di lavoro in agenzia. Questo aspetto è tanto scontato quanto importante, perché ricorda sempre che stai progettando un piano B che potrebbe funzionare ma anche no, quindi se hai necessità di lavorare non rischiare di perdere il tuo lavoro!

Le leggi per il datore di lavoro

Esiste un articolo del Codice Civile che prevede l’obbligo di fedeltà del lavoratore dipendente di non trattare affari che siano concorrenziali con quelli del proprio datore di lavoro. Quindi se lavori da dipendente e decidi di metterti in proprio nello stesso settore del tuo datore di lavoro mantenendo il “posto fisso”, allora potresti incorrere in sanzioni importanti. Inoltre ti consiglio di avvertire il datore di lavoro della tua nuova intenzione, in quanto essere trasparenti ripaga anche più di quello che si potrebbe pensare.

Dal punto di vista fiscale?

Innanzitutto dovrai aprire partita iva da libero professionista o da ditta individuale. Nell’articolo che ti ho segnalato troverai tutte le informazioni necessarie per aprire partita IVA. Qui voglio parlarti della differenza con il lavoro dipendente. Per coloro che hanno partita IVA e lavoro autonomo, si dovranno dichiarare e versare le imposte per il lavoro autonomo. La dichiarazione da utilizzare sarà quella del modello dei redditi per le Persone Fisiche e non più il 730, come probabilmente sei abituato a fare. I due redditi sono cumulati e tassati cumulativamente con l’aliquota di riferimento.

Pago più tasse?

No, non pagherai più tasse perché per quanto riguarda il tuo lavoro dipendente resteranno in vigore esattamente le stesse regole presenti fino a quel momento. Per quanto concerne la partita IVA, il reddito derivante dalla tua attività autonoma sarà tassato in base al regime fiscale che si sceglie.

Quali tasse si pagano per la partita IVA?

Dipende perché gli importi delle tasse da versare sono diversi in base al regime fiscale che si sceglie. Non è preclusa la possibilità di utilizzare regimi di agevolati, anche se esistono alcune restrizioni. Se il tuo reddito da lavoratore autonomo supera i 30.000€, allora non potrai aderire al regime fortettario. Ma se non hai superato questa soglia potrai aderire al regime forfettario utilizzando tutte le varie agevolazioni fiscali che prevede. Nel regime forfettario infatti pagherai solo un’imposta sostitutiva del 5% nei primi cinque anni di attività e del 15% negli anni successivi.

Contributi previdenziali: l’ultimo step

Se hai un lavoro autonomo dovrai versare anche i contributi previdenziali, che in Italia sono obbligatori. Nel tuo piano B, se hai un contratto a tempo indeterminato con almeno 26 ore di lavoro settimanale e decidi di avviare un’attività commerciale, non dovrai iscriverti alla gestione commercianti e artigiani INPS, se il tuo lavoro dipendente è prevalente (cioè se supera il lavoro autonomo in reddito e ore di lavoro). Se avvii un’attività da libero professionista allora dovrai iscriverti alla Gestione Separata INPS o alla cassa di previdenza di appartenenza. Se il tuo lavoro è a tempo determinato, allora ti servirà la consulenza di un esperto fiscale che possa analizzare il tuo specifico caso.

Stefania Sibilio

Infografica: Cambiare lavoro…dipendente o freelance?

Un anno fa abbiamo lanciato un  sondaggio in cui abbiamo chiesto ai professionisti italiani di indicare i motivi per cui preferiscono lavorare in azienda o intraprendere la libera professione. Due stili di vita ed approccio al lavoro diversi, dietro cui si nascondono sia motivi di attrazione e gratificazione, ma anche tante paure e reticenze. E’ quello che è emerso dalle risposte ricevute, riportate nell’infografica qui di seguito,  in cui salta all’occhio uno sbilanciamento tra i fattori materiali e concreti e quelli più legati alla sfera relazionale e valoriale. La sicurezza in termini retributivi, di carriera e di stabilità professionale è la principale leva che motiva i dipendenti d’azienda. Mentre, dato che fa riflettere, il secondo motivo che spinge i professionisti italiani a valutare la libera professione è la possibilità di non avere più a che fare con capi e superiori. Dato emblematico di come le relazioni in azienda, e ancora di più quelle tra capo e collaboratore, ricoprano un ruolo decisivo nella motivazione e performance del lavoratore.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio! 😉

Giada B.

sondaggio - lavoro

Sondaggio: Quali sono i motivi di attrazione/repulsione del lavoro dipendente?

Nel post precedente Dipendente o freelance? Questo è il problema! ho riproposto un articolo in cui sono analizzati i vantaggi di lavorare come dipendente di un’azienda e come freelance. Non credo che uno status sia migliore dell’altro, entrambi portano con sé vantaggi e limiti, ma penso piuttosto che ognuno di noi sia “tagliato” per lavorare in azienda o per creare qualcosa di nuovo.

E’ un tema caldo questo, di cui abbiamo già parlato nell’articolo Cambiare o restare fedeli alla propria azienda, relativo alla tendenza dei professionisti italiani a pensare a un cambiamento lavorativo. Qui però la riflessione restava entro i confini dell’azienda.

Ma se invece chiedessi a voi quali sono i motivi di attrazione/repulsione del lavoro dipendente, cosa rispondereste?

Rifletteteci e partecipate a questo mini-sondaggio!

 

Giada B.

Dipendente o freelance? Questo è il problema!

E’ un po’ come il grande quesito shakespeariano, essere o non essere? Lavorare come dipendente o essere un freelance? Voi cosa preferite? 🙂

Per schiarirvi le idee vi propongo il post del blogger il Rispostario dal titolo I vantaggi di essere un lavoratore freelance.

“Dopo aver visto quali sono i vantaggi di essere un lavoratore dipendente, oggi parleremo di quali sono i vantaggi di essere un lavoratore freelance. Quali sono gli aspetti che fanno propendere verso la scelta di essere freelance o che fanno scattare la molla di lasciare un lavoro sicuro a favore di un lavoro precario ma autonomo?

Niente capo

Un lavoratore freelance non ha un capo o un superiore che gli dica cosa deve fare e come comportarsi. Il freelance è responsabile del suo lavoro, nel bene e nel male, ma lo può gestire come meglio crede. Il cliente farà certamente le sue richieste, ma il modo in cui gestire il lavoro è in mano al lavoratore freelance.

Orari

Il lavoratore freelance non ha orari, non deve bollare l’ingresso alle 8 del mattino e l’uscita alle 17 del pomeriggio. Bellissimo! O no? Il freelance può certamente iniziare a lavorare quando meglio crede, fare le pause che vuole, ma i lavori devono essere portati a termine. Quindi non è così impensabile dover lavorare dopo cena o addirittura di notte per finire un lavoro. Di positivo c’è comunque che si può gestire il tempo in base alle proprie esigenze.

Luogo di lavoro

Non è necessario doversi alzare presto al mattino, lavarsi, vestirsi ed andare in ufficio. Il lavoratore freelance può lavorare ovunque, quindi da casa, in biblioteca, al parco, anche se, soprattutto per i lavori dedicati al web, è necessario avere una connessione internet per restare in contatto col mondo (e con i clienti). Per i lavoratori secondo cui la casa è fonte di troppe distrazioni, ultimamente sta prendendo piede la moda del co-working, in poche parole si va a lavorare in un ufficio preso in affitto con più persone per dividere le spese al minimo.

Scelta dei lavori e dei clienti

Beh, all’inizio si dovranno prendere magari un po’ i lavori che capitano o che diano la possibilità di crearsi un portfolio. Ma una volta che si è riusciti a farsi conoscere e ad avere un po’ di esperienza, nonché un minimo di reputazione nell’ambiente, un lavoratore freelance può permettersi anche di essere selettivo nella scelta dei lavori che gli si presentano, a seconda delle capacità, dei tempi e anche dei clienti con cui si vuole o non vuole lavorare.

Soddisfazione personale

Infine, last but not least, vuoi mettere la soddisfazione personale nell’aver creato qualcosa di veramente tuo? Non avendo l’appoggio di un’azienda consolidata alle spalle, il freelance deve svolgere anche tutte le attività correlate al lavoro vero e proprio, deve fare da presidente, amministratore delegato e da segretaria. Insomma il freelance deve fare tutto da sé, e quando riesce a tirar su da vivere solo con le sue forze, la soddisfazione personale è doppia.

 

Ora che abbiamo visto quali sono i vantaggi di essere un lavoratore freelance dopo aver visto i vantaggi di essere un lavoratore dipendente, cosa ne pensi? Sei un lavoratore freelance e vuoi aggiungere altri aspetti? O sei un lavoratore dipendente che vorrebbe lasciare il posto di lavoro per diventare freelance? Dì la tua!”

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