Linkedin ha introdotto una nuova funzionalità che ti consente di aggiungere un link cliccabile sul tuo profilo personale. Questa nuova opzione, al momento attiva solo per gli utenti premium di Linkedin, consente di aggiungere un pulsante “Call To Action” personalizzato al tuo profilo, che indirizzerà quindi i visitatori della tua pagina a un URL specifico.
COME AGGIUNGERE IL LINK AL TUO PROFILO
ESEMPI DI LINK DA INSERIRE
Non limitarti a sponsorizzare esclusivamente solo la pagina del tuo sito. Utilizza questa funzione per segnalare al tuo pubblico eventi, strumenti e social importanti per te e per il tuo business. Qualche esempio?
PERCHE’ E’ UNA FUNZIONALITA’ MOLTO EFFICACE PER TE E PER IL TUO BUSINESS
Come spiegato dallo stesso Linkedin “Per molti dei nostri utenti Premium Business, il loro profilo LinkedIn è fondamentale per connettersi a nuove opportunità di business. Ecco perché stiamo iniziando a implementare un nuovo pulsante personalizzato che offra la possibilità di aggiungere un invito all’azione personalizzato al proprio profilo”.
Ma perché è efficace? Innanzitutto, perché puoi cambiare il link quando vuoi, a seconda di ciò che vuoi promuovere o sponsorizzare, se un sito permanente o anche un evento singolo.
Ma anche perché puoi personalizzare il testo del collegamento, rendendo l’invito a cliccare sul link più accattivante e invogliando i tuoi followers a scoprire cosa c’è nella landing page.
PREMIUM CUSTOM BOTTON
Se vuoi dare ancora più risalto al link puoi utilizzare il bottone premium preimpostato di Linkedin che ti consente di scegliere fra le seguenti opzioni:
Una volta che hai scelto il pulsante che desideri, inserisci l’URL che preferisci. Apparirà così un grande pulsante bordato come CTA tra le opzioni di azione presenti nella tua scheda introduttiva.
Un (buon) modo per attirare più traffico diretto a partire dalla tua presenza su LinkedIn, con una gamma più ampia di opzioni per promuovere il tuo business 😉
Giada
Durante una delle mie esplorazioni internettiane ho scoperto che a Milano esiste ADF alias l’Accademia della Felicità, un luogo in cui (ri)trovare il sorriso, capire i propri punti di forza, superare le proprie insicurezze ed ottenere una certificazione per acquisire una nuova professionalità. I professionisti che lavorano in ADF propongono alle persone strumenti pratici per realizzarsi in ambito personale e sul lavoro, individuare le proprie potenzialità, definire i propri obiettivi e i metodi per realizzarli. Non solo. E’ possibile anche frequentare un master per diventare coach.
Sarà stata la carica attrattiva legata al nome della società, vincente idea di marketing bisogna riconoscerlo, o la curiosità di andare un po’ più a fondo rispetto a tematiche come quella del cambiamento e della passione legata al lavoro, fatto sta che ho deciso di partecipare all’Open Day, una giornata di incontro con i vari professionisti di ADF, per conoscersi e avere una panoramica delle attività che si svolgono in Accademia. C’era da aspettarselo, ma fa sempre un certo effetto, che la platea di ascoltatori fosse composta quasi al 100% da donne, di tutte le età e alla ricerca della propria felicità sul piano personale o professionale. La vera anima di questa società di formazione e coaching è Francesca Zampone, che, dopo aver ricoperto per anni ruoli manageriali in ambito HR all’interno di multinazionali, ha deciso di abbandonare la strada aziendale per quella della libera professione e del coaching. Con lei altri colleghi arrivati in ADF attraverso percorsi diversi e non lineari, tutti accomunati dalla riscoperta di se stessi e della ricerca di un piano B. Ciascuno di loro, rispetto al proprio background professionale e personale, gestisce in ADF corsi di coaching incentrati su varie tematiche come il lavoro, l’affettività, il time management, l’autostima, lo stile di vita, la libroterapia ecc., ai quali chiunque può iscriversi e partecipare per superare degli ostacoli e raggiungere degli obiettivi. Inoltre in ADF è possibile seguire un master di 6 mesi + 2 di tirocinio in coaching per diventare coach certificato.
Volete sapere qual è la mia impressione dopo aver ascoltato tanti interventi e percorsi di vita? Sicuramente i temi trattati fanno inevitabilmente scattare delle domande, ti portano ad interrogarti su alcuni aspetti di te, della tua persona e del lavoro che fai. L’entusiasmo di chi parla ti coinvolge e sono convinta che molti di questi corsi e workshop possano essere efficaci. Tuttavia questa giornata non è riuscita a far sfumare del tutto le perplessità che ho nei confronti del coaching o meglio di chi ricopre il ruolo di coach. Durante uno degli interventi è stato sottolineato che il coach non è uno psicologo né tanto meno un counselor e che non può fare domande indiscrete che vanno a scavare nel passato personale del proprio cochee. Questo è eticamente e teoricamente corretto. Ma nella pratica è possibile risolvere un tema legato all’autostima o alle catene affettive senza scavare nelle cause che quasi sempre sono legate al passato personale? Ne’ tanto meno è scevro da questa condizione il tema lavoro perché professione e persona sono indissolubilmente legate. E allora mi chiedo se 6 mesi di master + 2 mesi di tirocinio possano davvero darti le competenze per ricoprire un ruolo così delicato. Mettere le proprie frustrazioni, aspirazioni, desideri, catene emotive nelle mani di qualcun altro è sempre un gesto di incommensurabile fiducia, ma può essere anche molto rischioso.
Lavorando nelle Risorse Umane ho visto con mano quali danni possono causare persone che si improvvisano coach e che dalla sfera professionale vanno oltre, impattando negativamente sulla sfera emotiva e personale del lavoratore. Sono tanti, troppi coloro che si propongono come coach oggi, sintomo di un’attività che è più una moda e un mezzo per creare un business, piuttosto che una professionalità con crismi ed etica. E purtroppo spesso è anche difficile rendersi conto dell’incompetenza altrui perché molti di essi sono degli abili comunicatori, fantastici istrioni che sanno perfettamente quali corde toccare o quali temi affrontare per attirare curiosità, destare interesse e fare breccia nei cuori.
Bisognerebbe avere molto più rispetto per questa professione, che, se esercitata correttamente, rappresenta un grande vantaggio per chi ha bisogno di un supporto per un’evoluzione, miglioramento o sviluppo. Quindi il mio consiglio è, prima di affidarvi a un coach per lavorare su un tema professionale o personale, informatevi molto bene sulle sue attività, sui progetti passati, sulle sue certificazioni, su eventuali clienti noti e cercate di ridimensionare il vostro entusiasmo se a un primo incontro avete le sensazione che abbia capito tutto di voi e abbia la soluzione all inclusive al vostro problema.
E ricordatevi sempre che la professionalità va sempre a braccetto con integrità e rispetto della persona.
Giada B.