Monthly ArchiveLuglio 2014

Barbie e le donne imprenditrici: un’icona pop che invita le donne a non mettere limiti alle proprie ambizioni

Lo riconosco. Ho sempre avuto un cromosoma X molto sviluppato. Come ogni femmina doc che si rispetti, amo vestiti, borse, scarpe, trucchi, gioielli, il rosa schocking e un po’ di sano eccesso di trash. E come la maggior parte delle bambina cresciute alla fine degli anni ’80 nutro un amore sconsiderato per la bambola di tutte le bambole: Barbie! La fantasia dei bambini è eccezionale, ma la mia doveva avere una potenzialità notevole se ripenso alle incredibili storie inventate sul pavimento della mia cameretta, e a tutti quegli intrallazzi ed ambientazioni costruite ad hoc, per mettere in scena la vita dinamica della mia beniamina: Barbie che con il camper porta i bambini al mare, Barbie che invita le sue amiche a prendere un the a casa, Barbie che guida la macchina per andare a fare shopping, Barbie che cura gli animali, Barbie che si innamora di Ken e lo sposa. La scena si risolveva in una manciata di minuti, ciò che invece richiedeva sforzo e capacità decisionale era il lavoro preparatorio, dall’allestimento del set, alla scelta dell’abito, delle scarpe e dell’acconciatura. Ore e ore a fantasticare e a vivere la vita della mia pupilla.

Se c’è proprio una cosa che non sopporto è la dietrologia che si è fatta dietro questo giocattolo: c’è chi ha visto in Barbie una bambola diseducativa per via delle sue forme irreali, emblema della perfezione posticcia, della bellezza plastificata, della bionda vacuità, modello sbagliato per le bambine in crescita. Ha delle misure perfette da top model? Vero. Ha capelli biondi lunghi e setosi? Vero. Ha un guardaroba illimitato? Vero. E allora? Ma da quando i giocattoli devono rappresentare per forza il mondo reale? Per fare i conti con i problemi, le debolezze, le imperfezioni personali c’è tutta la vita davanti. Almeno i bambini lasciamoli fantasticare e sognare un mondo bello, colorato, vivace. Lasciamoli creare personaggi, storie, ruoli, finali sempre diversi in piena libertà.

Barbie rappresenta la perfezione, una perfezione che non si può eguagliare perché appunto non reale. Lasciamo stare per una volta il fisico e le forme. Guardiamo a cosa c’è dietro. Barbie è un’icona alla quale si può tendere, alla quale ci si può ispirare, dalla quale si può trarre qualcosa di buono. E’ un simbolo di eleganza e di femminilità, è un personaggio che è riuscito ad adeguarsi ai tempi e ai cambiamenti e da oggi diventa anche un esempio di intraprendenza e coraggio. La Mattel ha infatti promosso una nuova immagina della bambola più famosa al mondo. Già presente sui social network più noti, da pochi mesi Barbie è sbarcata anche su Linkedin, il social dedicato al mondo del lavoro. Dal suo esordio nel 1959, Barbie si è proposta sul mercato prendendo le vesti di più di 150 professioni diverse, arrivando quindi ad incarnare l’immagine della donna in carriera per eccellenza. Un curriculum che racconta attraverso la metamorfosi di Barbara Millicent Roberts, al secolo Barbie, le molteplici potenzialità delle donne nel mondo del lavoro.

Ed oggi Barbie fa nuovamente capolino nel mondo del lavoro con la nuova professione di “Incubatrice di Sogni” e veste i nuovi panni di consulente, aiutando le ragazze di tutto il mondo ad esercitare la loro immaginazione, provare diverse carriere ed esplorare il mondo che le circonda. Nonostante abbia vissuto più di 150 carriere la sua vera vocazione è quella di incoraggiare le generazioni di ragazze a non mettere limiti alle loro ambizioni.

Al di là dell’evidente escamotage pubblicitario, trovo molto bello il messaggio trasmesso. Osare, seguire i propri sogni, avere il coraggio di esprimere la propria personalità sono tutti comandamenti che dovremmo sperimentare un po’ di più. E per spronare le giovani donne a sfidare la norma, Barbie dedica uno spazio a entrepreneurs di successo, donne imprenditrici che hanno trasformato il loro sogno in un’occasione professionale. Importante è iniziare fin da piccole a pensare in grande, e, per l’occasione, è stato ha creato un simpatico tool nel quale è spiegato attraverso il gioco cosa vuol dire avviare un business di successo.

La Barbie non venderà più come prima ma cosa c’è di più smart del messaggio che porta e di più pop dell’icona che rappresenta?! Non biasimatemi perciò se prendo in prestito il suo motto e lo faccio diventare il mio. Quindi, care fanciulle ricordiamoci sempre che:

 

If you Can Dream It, You Can Be it!
Se Puoi Sognarlo, Puoi Diventarlo!

Giada B.

I blogger italiani: rappresentano il futuro dell’informazione o sono solo una moda del momento?

Che fossi testarda, questo si sapeva già. Ma che decidessi di costruire un sito da sola sfidando le leggi della programmazione  e dell’informatica, non lo immaginavo nemmeno io. Si sa, la donna è già cocciuta di natura, poi, se si mette anche l’orgoglio di poter sbandierare il proprio “gioiello” e dire a tutti una volta finito “l’ho fatto tutto io senza l’aiuto di nessuno!”, allora la tentazione è irresistibile. Il problema è arrivarci alla fine! Ma perché un sito nuovo? Perché io a questo blog mi ci sto affezionando e voglio rendere speciale ciò che ha portato una ventata inaspettata di novità nella mia vita. Quindi, be confident, e state certi che entro la fine dell’estate il sito avrà una veste nuova!

Ma a quanto pare non sono la sola in Italia che sta investendo tempo ed energia in un’attività dai risvolti sempre più interessanti. Secondo i risultati del sondaggio “Lo Stato dei Blog in Italia 2013″ a cura dell’Università di Salerno su 200 blogger intervistati:

  • il 60% sono uomini, il 40% donne, con una maggiore concentrazione al nord e al centro Italia
  • la maggior parte ha un’età compresa tra i 31 – 40 anni
  • la piattaforma maggiormente utilizzata è wordpress e la maggior parte delle persone intervistate effettua l’attività in modo amatoriale come freelance, dedicando al blog dalle 11 alle 20 ore settimanali
  • le attività principali svolte sul blog riguardano la pubblicazione, creazione, monitoraggio e analisi dei contenuti
  • il guadagno medio è di circa 5000 euro annui a fronte di un costo medio annuo di circa 300 euro. Solo l’10% dei blogger arriva a guadagnare anche 20/25 mila euro l’anno

Lo-Stato-dei-Blog-in-Italia-2013

Recentemente è stata condotta una nuova indagine volta ad ottenere una fotografia  ancora più veritiera e analitica di un interlocutore sempre più influente sul pubblico e più importante per tutti coloro che operano nella comunicazioneil blogger.

Imagewere ha intervistato 125 blogger italiani – esperti di moda, bellezza, tecnologia, cibo, design d’interni, automobilismo o altri hobby – inviando loro un questionario online ed invitandoli ad esprimersi su questi 15 quesiti:

  • Come definisce il suo lavoro
  • Quali tematiche tratta il blog
  •  I motivi che hanno spinto ad avere un blog
  • Quali sono le fonti d’informazione
  • Qual è il ruolo del blogger
  • Come si tengono in contatto i blogger 
  • Che tipo di obiettivi hanno i blogger 
  • Come guadagnano attraverso il blog 
  • Come fanno le aziende a entrare in contatto con i blogger 
  • Che tipo di attitudine hanno i blogger nei confronti delle società che li contattano 
  •  Quale futuro per i blog

Fonti-informazione-blog-italiani

Ne è emerso che la maggior parte, che ama definirsi blogger più che opinionista o giornalista, attinge direttamente ad esperienze personali o utilizza il web per trarre spunto per i propri post. Non solo. Molti blogger trovano ispirazione per scrivere i loro articoli dai comunicati stampa e dai prodotti inviati dalle aziende o dalle agenzie, esempio sia di quanto la loro opinione sia influente e possa condizionare un bacino di lettori, sia di quanto le aziende siano interessate a creare rapporti duraturi con chi rappresenta un canale pubblicitario alternativo ma di grande attrattività.

Passionecondivisioneconfronto interattivo, libertà di esprimersi sono le principali leve che spingono le persone ad aprire un blog. Dare voce alla propria passione con la voglia di condividerla e farla conoscere attraverso un canale libero, democratico, autentico, semplice e globale. Oppure integrare la propria professione con un blog, per avere maggiore visibilità, un’audience senza confini e un rapporto più diretto con i propri clienti.

Il mondo del blogging risponde poi appieno alla parola d’ordine del web: fare community. I blogger, soprattutto quelli che trattano gli stessi temi, hanno costruito una comunità molto coesa sfruttando la rete; la maggior parte di loro segue altri blog attraverso interventi, commenti, citazioni, reblogging. E questa è una forte novità rispetto al giornalismo tradizionale, più geloso della propria indipendenza e copywriting. Tra i blogger invece la condivisione di informazioni e la creazione di legami è molto importante: riportare il post di un collega, citarne un estratto o nominare l’autore vuol dire conoscere la blogosfera ed è sinonimo di ammirazione e rispetto (oltre ad essere un espediente per attirare nuove visite 😉 ).

Ma il blog non è sempre solo un hobby. Sono numerosi i blogger italiani che vorrebbero trasformare il blogging in una professione remunerativa e già la metà di loro riesce a trarne un profitto indiretto: la pubblicità è la fonte principale di guadagno, ma anche i  prodotti-tester ricevuti in regalo da aziende ed agenzie ricoprono un ruolo importante. Spesso i blogger vengono contattati per avere un parere su una collezione di moda o su un prodotto alimentare, a volte prima del lancio. Emerge infatti un utilizzo dei blog da parte delle aziende per promuovere in anticipo un prodotto in arrivo sul mercato. Pochi però sono ancora coloro che ricevono un compenso diretto. La collaborazione con le aziende tuttavia non riduce la carica di indipendenza dei blogger, che si preservano sempre e comunque la libertà di scelta e di opinione dei contenuti da trattare.

È importante sottolineare che molti sono coloro che credono che il futuro del mondo dei blogger dipenderà dalla serietà e della professionalità di ciascuno e che il ruolo rimarrà alternativo rispetto ai media tradizionali.

E voi cosa ne pensate del mondo blogging? I blogger italiani rappresentano il futuro dell’informazione o sono solo una moda del momento?

Giada B.

stage-neolaureati

Che faccio dopo la laurea? Dritte e consigli per cercare le migliori opportunità di stage!

Lo dico sempre a chi sta per finire l’Università: investite i vostri primi mesi da laureati in uno stage formativo. Ora che la normativa ha regolamentato i tempi e modi in materia di tirocini, obbligando le aziende a provvedere a un rimborso spese, il cui ammontare cambia in base alla regione di riferimento, è ancora più doveroso non lasciarsi sfuggire questa opportunità. Quindi per il momento niente seconde lauree o master, ma esperienza sul campo. Ricordatevi che avete 12 mesi di tempo dal conseguimento della laurea per cogliere l’opportunità di svolgere il cosiddetto tirocinio postlaurea di formazione ed orientamento. Decorsi questi 12 mesi, infatti, potete ancora svolgere uno stage, ma in questo caso si tratterà di un tirocinio di reinserimento e sarà necessario che il Centro per l’Impiego vi rilasci il certificato di inoccupazione/disoccupazione. Lo so, la prima volta che si approccia l’argomento stage sembra di destreggiarsi in un caos di regole ed eccezioni, ed in realtà lo è, soprattutto per chi lavora nelle Risorse Umane e deve tener conto della peculiarità di ogni normativa regionale per attivare i singoli progetti formativi. L’importante però è informarsi quel che basta per conoscere tempistiche e modalità ed evitare così di bruciarsi qualche opportunità. Ricordatevi quindi che:

  • uno stage può durare al massimo 6 mesi se è un tirocinio di formazione ed orientamento o 12 mesi se è un tirocinio di reinserimento
  • non potete svolgere più di uno stage non curriculare (non propedeutico all’acquisizione di crediti formativi) presso la stessa azienda
  • potete svolgere tanti stage per un massimo di 12 mesi (6+6 oppure 6+3+3 ecc)

Due buoni siti di riferimento per reperire informazioni aggiornate sugli stage sono Cliclavoro e La Repubblica degli Stagisti. Recentemente proprio la Repubblica degli Stagisti ha pubblicato BESTSTAGE2014, un ebook nel quale viene data una rapida panoramica della situazione degli stage nelle singole regioni e delle aziende che si sono distinte in Italia per la migliore politica in favore dei tirocini. Leggendo il compendio, emerge che rispetto a qualche anno fa c’è una maggiore sensibilità ed attenzione da parte delle aziende, che, anche se non hanno la certezza di assicurare l’assunzione a fine stage, almeno garantiscono un trattamento economico e formativo di tutto rispetto.

Quali sono invece i siti specializzati in offerte di stage? Dalla mia esperienza come recruiter vi segnalo quelli che a mio parere sono i più utilizzati dalle aziende e che hanno una marcia in più:

4 stars: è un ente promotore di stage che ha integrato anche il servizio di ricerca e selezione. In altre parole, 4 stars permette alle aziende clienti di pubblicare i loro annunci ed usufruire dei servizi di selezione (screening e colloqui), ma anche di affidare la gestione delle pratiche burocratiche per l’attivazione dello stage (convenzione, progetto formativo, apertura posizioni INAIL e RC). 4 stars si distingue per la sua affidabilità ed intraprendenza, tanto da aver sviluppato dei programmi di stage in Cina ed offre ai giovani un’esperienza in azienda all’estero con supporto a 360°: volo, visto, alloggio, corso di mediazione culturale, assistenza 24/7.

Neolaureati al lavoro: fratello minore di Talent Manager, è dedicato esclusivamente a posizioni neo. Facile ed intuitivo da utilizzare sia da parte dei candidati sia delle aziende, ha recentemente aggiunto la sezione dei Master Post Laurea.

Egomnia: il suo ideatore si è guadagnato un servizio della BBC e la fama di essere il nuovo Zuckerberg italiano. Più un social network che una job board, Egomnia facilita l’incontro fra domanda e offerta. La novità è che i curricula dei candidati ricevono un punteggio calcolato sulla media ponderata della votazione di laurea e di altri parametri. Tutte le voci del curriculum hanno quindi un peso che viene trasformato in un valore numerico. Questo per agevolare il lavoro dei recruiter che potranno scegliere i candidati più meritevoli e capaci.

Bachelor: si occupa di ricerca e selezione di neo, fino a 60 mesi dalla data di Laurea, con un focus in particolare sullelauree in economia ed ingegneria. Offre opportunità non solo a chi è appena uscito dall’Università, ma anche a chi, seppur con qualche piccola esperienza alle spalle, è ancora valutato come candidato junior. Bachelor fa parte di un network internazionale ed è conosciuta anche per l’ Alta Scuola di Formazione Future Manager, a sostegno dell’occupabilità a favore di neo e giovani laureati. Ha inoltre aggiunto la sezione The Candidates Chronicle, un simpatico magazine dedicato ai giovani laureati, che vi consiglio di leggere.

Chiaramente ci sono anche i siti di ricerca lavoro tradizionali, che non ho menzionato perché abbastanza noti. Ma se conoscete altri siti interessanti dedicati esclusivamente ai neolaureati scrivetemi! 😉

Giada B.

recruiter

Critiche, segreti, e cliché da sfatare. Riflessioni sulla professione di Recruiter

Come mai il ruolo di Recruiter riceve spesso critiche ed è messo così sotto accusa?

Il commento di una lettrice del blog all’articolo Quello che dici, come lo dici, come ti presenti: quello che gli intervistatori valutano nel colloquio di lavoro mi ha innescato una serie di riflessioni. Se non lo avete già fatto vi invito a leggerlo.

RIFLESSIONI SULLA PROFESSIONE DEL RECRUITER

Partiamo dal presupposto che la mia esperienza mi ha insegnato che in azienda ci sono tantissime persone poco competent