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Sondaggio: Quali sono i motivi di attrazione/repulsione del lavoro dipendente?

Nel post precedente Dipendente o freelance? Questo è il problema! ho riproposto un articolo in cui sono analizzati i vantaggi di lavorare come dipendente di un’azienda e come freelance. Non credo che uno status sia migliore dell’altro, entrambi portano con sé vantaggi e limiti, ma penso piuttosto che ognuno di noi sia “tagliato” per lavorare in azienda o per creare qualcosa di nuovo.

E’ un tema caldo questo, di cui abbiamo già parlato nell’articolo Cambiare o restare fedeli alla propria azienda, relativo alla tendenza dei professionisti italiani a pensare a un cambiamento lavorativo. Qui però la riflessione restava entro i confini dell’azienda.

Ma se invece chiedessi a voi quali sono i motivi di attrazione/repulsione del lavoro dipendente, cosa rispondereste?

Rifletteteci e partecipate a questo mini-sondaggio!

 

Giada B.

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Quando è il momento di andare via e aprire una nuova finestra sul mondo

Quando ti passano per caso sotto gli occhi articoli come questo, è difficile far finta di niente e chiudere gli occhi. Il titolo di questo articolo è When It’s Time To Walk Away, l’autore è Brian de Haaff, attuale CEO di Aha!,  giovane azienda che cerca di creare nuove strategie di posizionamento di prodotto. Brian ha lavorato per molte società che producevano software cloud-based e ha deciso a metà del suo percorso di imprimere un cambiamento alla sua vita lavorativa fondando Aha!.

Quando è il momento di andare via? Di fare i bagagli e di iniziare un nuovo cammino?

L’ambizione, la ricerca di successo e potere, la gratificazione e il riconoscimento ci fanno andare ostinatamente avanti e soprassedere i problemi e i limiti che si presentano nel lavoro. Ma a volte è più saggio voltare le spalle e andare via. Certo, è doloroso ammettere la sconfitta, ma quando ci si ritrova in un ambiente “no win”, questa è spesso l’unica decisione sensata che può salvarti da un vortice che ti risucchia. A volte i problemi di un’azienda sono strutturali, il prodotto o servizio non decollano, è pura follia avere a che fare con il proprio responsabile. Spesso è più saggio andare via ed incanalare le proprie energie in qualcosa che è più soddisfacente e che potrà creare valore per più persone.

Quando nella propria carriera si presenta un problema è giusto lottare per cercare di arginarlo, risolverlo, mutarlo in qualcosa di buono. E’ giusto lottare. Per un po’. Poi, quando ti rendi conto che le cose e le persone non cambiano, è meglio andare avanti. E, ogni volta che si gira pagina, la vita ne beneficia e si genera più felicità per sé e per gli altri. Questo significa mettersi alla ricerca di un nuova opportunità ed andare avanti. Se si vive per lungo tempo in un ambiente disfunzionale, continuando a fare lo stesso lavoro, si rischia di peggiorare la propria vita e quella delle persone che ti circondano in ufficio e a casa.

Il problema è che, quando si decide ostinatamente di perseverare e di non ascoltare i segnali che arrivano dal nostro corpo e del nostro cuore, ci si ritrova in uno stato di sopravvivenza e la vita può trasformarsi in un tran tran infernale. La qualità del nostro lavoro si riduce e si bada solo a raggiungere i risultati. E’ vero, per alcuni potrebbe essere più facile degli altri operare una scelta, a seconda del livello di carriera e dello stato finanziario. Ma in realtà non importa la situazione: tutti abbiamo il potere di iniziare un percorso diverso, che nella maggior parte dei casi porterà a un nuovo lavoro che migliorerà la propria vita.

Cosa crea un ambiente di lavoro felice e la gioia di lavorare? Secondo Brian la soddisfazione sul lavoro si basa su quattro aree di allineamento. Quanto più il lavoro è allineato con ognuna di queste aree, più felici si è. Ed è proprio qui che bisogna cercare i segnali per capire se sia giunto il momento di andare via. Se si è lottato per oltre un anno per cercare di migliorare l’allineamento in una di queste aree, potrebbe essere arrivato il momento di muoversi in una nuova direzione.

Allineamento con l’ambizione
Stai lavorando per una società e in un ruolo che è sempre più vicino al tuo obiettivo? Questa è una domanda fondamentale da porsi e purtroppo la maggior parte delle persone non lo fanno mai. Perché senza una meta è impossibile sapere se si sta andando nella giusta direzione. Se non hai mai avuto il tempo di capire dove vuoi essere in tre, cinque e dieci anni, ora è il momento di iniziare.

Allineamento con le competenze
I lavori più divertenti sono quelli in cui sfruttiamo pienamente le nostre competenze e ci impegniamo a coltivarne delle ​​nuove. Sei pienamente padrone delle tue capacità o sei sulla buona strada per esserlo? Se la risposta è sì,  probabilmente si è abbastanza soddisfatti del lavoro che si fa. Se la risposta è no, la fiducia in te stesso potrebbe essere intaccata e non ti stai esprimendo al meglio delle tue possibilità. Un buon capo e della formazione ad hoc potrebbero risolvere il problema ed aiutarti a trovare la tua bussola.

Allineamento con le aspettative di ricompensa
Ci sono due tipi di ricompense ed entrambe sono importanti. Le ricompense intrinseche sono basate sulla realizzazione personale che si ottiene da un lavoro ben fatto. Ricompense esterne comprendono lo stipendio e tutti gli altri benefit. Le  aspettative di ricompensa devono essere corrisposte al meglio per essere soddisfatti. Se c’è un gap per troppo tempo, cresce il malessere verso il lavoro che si fa e non si è in grado di pagare l’affitto o il mutuo.

Allineamento con il capo
Si sente più spesso dire che le persone in realtà non lasciano il loro posto di lavoro, ma il loro capo. Come già detto, ci sono molte ragioni per lasciare un lavoro che non hanno nulla a che fare con il  proprio capo. Tuttavia,  un capo insopportabile è in cima alla lista dei motivi che spingono le persone ad aggiornare il proprio curriculum. Sei sicuro che il tuo capo ha i migliori propositi per te?

Se si registra un disallineamento in una qualsiasi di queste aree, bisogna innanzitutto ammetterlo a se stessi. Magari una semplice chiacchierata con il proprio capo o con un consulente di fiducia dell’azienda può aiutare. Bisogna però sempre affrontare il problema e fare il possibile per cercare una soluzione. Lo devi in primis a te e all’azienda. Ma, se si è giunti alla fase in cui si è a proprio agio guardandosi allo specchio e dicendo ad alta voce che si è tentato il tutto per tutto, allora potrebbe essere necessario passare al piano B. Se davvero non c’è un’altra via di uscita e il tuo malessere aumenta, è meglio andare via e aprire una nuova finestra sul mondo.

 Giada B.

spingere passioni

Spingere le proprie passioni

Chi come me è nato negli anni ’80 è cresciuto con l’idea che la buona volontà, un’ottima preparazione ed uno spiccato senso del dovere (assieme ad un pizzico di fortuna) sarebbero bastati per esaudire le aspettative professionali che i nostri genitori nutrivano nei nostri confronti. L’irrefrenabile desiderio di “sistemarsi” e, nonostante gli inevitabili up & down, di essere professionalmente appagati. Un lavoro che calza a pennello, che rispecchia le nostre attitudini, possibilmente ben pagato e non lontano dalla nostra dimora ci avrebbe assicurato un futuro sereno per 40 anni.

Non è solo un problema di mancanza di lavoro. Spesso il lavoro, anche se c’è, ci costringe a misurarci con ritmi frenetici, obiettivi disumani, un concetto di flessibilità snaturante e omologante, capi e colleghi irritanti, contenuti inconsistenti, allontanandoci sempre di più da noi stessi. Nelle aziende c’è ormai una sorta di masochismo dilagante che vede nell’andare oltre-la-propria-zona-di-comfort la prova di forza cui sono sottoposti i dipendenti.

Le scelte a questo punto sono due: c’è chi resta fedele al sistema perché ormai non ne sa fare a meno o perché ha la fortuna di essere appagato da un lavoro che lo gratifica, o chi è costretto a restarci ancorato perché ha una famiglia e un mutuo da pagare. E poi c’è chi, invece, vuole e può riappropriarsi della sua zona di comfort, per il quale il richiamo e il ritorno alla parte più autentica di se stessi è più forte di tutto, delle convenzioni sociali, delle opinioni della gente, della routine.

E di qui parte l’avventura di chi molla tutto e decide di fare il giro del mondo. Lo si fa per cercare delle risposte, per mettere a tacere le proprie inquietudini, per sperimentare nuovi modi di vivere e diverse forme di comunicazione, per conoscere altro da sé. Non so se alla fine del viaggio si torni con delle risposte o con le stesse domande del giorno della partenza. Non ha importanza, per me resta stra-ordinario chi decide di darsi una chance per crearsi nuovi orizzonti.

Questo è il mio orizzonte. Ingegnarmi per trovare un’alternativa a ciò che è già scritto, a ciò che è più facile e immediato. Avere la possibilità di trascorrere una vita piena di significato, orientata verso ciò che amiamo fare. La resa non è certa, ma, se è vero che ognuno di noi possiede già la capacità di cui ha bisogno per realizzarsi, dobbiamo solo capire dove guardare.

Questo blog è un luogo d’incontro per chi agisce e per chi fornisce l’ispirazione.

Giada B.

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