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scrivere un annuncio di lavoro online

Come scrivere un buon annuncio di lavoro online in chiave digital

Scrivere un buon annuncio di lavoro oggi vuol dire avere dimestichezza con l’online, il digital marketing e la SEO. Come ben spiegato da Silvia Zanella e Anna Martini nel libro “Social recruiter”, chi si occupa di selezione del personale al giorno d’oggi deve essere un pò recruiter e un pò marketer: oltre alle competenze specifiche del ruolo, il selezionatore non può non avere una base di digital marketing per svolgere al meglio l’attività di recruiting.

Il recruiter oggi deve necessariamente possedere delle competenze di digital marketing, per veicolare nel migliore dei modi le opportunità professionali. Se tutto questo può spaventare i recruiter più tradizionalisti, la buona notizia è che esistono sul web degli strumenti che ci possono guidare nella costruzione SEO-oriented dell’annuncio di lavoro.

Ecco qui di seguito una serie di strumenti che ci aiutano a impostare la strategia SEO per ottenere una buona visibilità online.

1. TOOL

  • Keyword Tool – Uno strumento semplice per scegliere le parole chiave giuste in funzione dei termini più ricercati sul web;
  • Page Speed Tool – Per analizzare la velocità di caricamento della pagina e rendere il tuo annuncio più fruibile;
  • Yoast SEO Tool – Ti consente di analizzare l’ottimizzazione in chiave SEO del contenuto in modo tale che questo possa posizionarsi al meglio su Google;
  • Keyword analysis Tool – Per calcolare la densità delle parole chiave nel testo;
  • Google Keyword Planner – Questo strumento ti permette di sfruttare al massimo il potenziale delle parole chiave. Il tool infatti ti consente sia di scoprire quante volte un termine o un’espressione è stata ricercata sul web in un periodo temporale definito, sia di identificare sinonimi ed espressioni simili.

2. JOB TITLE

Questi strumenti ci possono aiutare anche a scegliere il job title più efficace. Ad esempio, se sto cercando una persona che debba occuparsi di vendita in un negozio, che job title sceglierò? Commesso, addetto alla vendita, sales assistant, venditore, assistente alle vendite? Effettuando una ricerca possiamo facilmente scoprire che “sales assistant” è più ricercato di “assistente alle vendite”, ma meno di commesso. Sicuramente anche l’esperienza maturata nella gestione delle ricerche di lavoro consente al recruiter di operare una scelta adeguata dei termini più ricercati sul web.

Nella costruzione di un job title è sempre bene fornire più dettagli possibili. Questo potrebbe sembrare un controsenso rispetto alla scelta di una parola chiave specifica. In realtà le parole chiave molto generiche, composte da un singolo termine, hanno una competitività molto elevata, motivo per cui raggiungere un ottimo posizionamento sul web richiederebbe molto tempo.
Invece le “Long Tail Keywords” sono espressioni chiave molto specifiche, composte da 4 o più termini, che, sommati complessivamente tra di loro, generano un volume di click superiore a quello delle parole chiave più generiche e mono-termine.

Leggi anche l’articolo SEO e annunci di lavoro: le Parole Chiave per ottenere una buona visibilità online.

3. IMPOSTAZIONE GRAFICA

Come si dice, anche l’occhio vuole la sua parte e non è un segreto che un annuncio di lavoro arricchito di belle immagini, video e link social attiri maggiormente l’interesse dei candidati.

Se la nostra piattaforma di pubblicazione lo permette, possiamo aggiungere al corpo del testo un video, un’immagine accattivante, bottoni social e dare movimento allo stile del testo, utilizzando le opzioni grafiche di formattazione (corsivo, grassetto, colore ecc..).

Video, immagine, link social

Per scoprire le potenzialità di un editor, leggi anche l’articolo Annunci di lavoro SEO-friendly: come migliorare il posizionamento degli annunci di lavoro sul web.

Se inseriamo un’immagine o un video, ricordiamoci di rinominare i file con le keywords e di inserirle anche in back-end nel campo alt (alternativo). Per non rallentare il tempo di caricamento della pagina che ospita il nostro annuncio di lavoro è consigliabile salvare le immagini in un formato “leggero” come jpg o png. Possiamo inoltre ridurre ulteriormente il peso dell’immagine grazie a strumenti online come fileminimizer.

Buon lavoro! 😉

Giada

SEO annunci di lavoro

SEO & Annunci di lavoro: le Parole Chiave per ottenere una buona visibilità online

Adottare una strategia SEO e scegliere le parole chiave per la scrittura di annunci di lavoro è fondamentale se si vuole migliorare il posizionamento delle opportunità professionali sul web e ottenere una redemption più alta in termini di candidature. Il recruiter che deve scrivere un annuncio di lavoro non può oggi esimersi dal conoscere le logiche SEO, per migliorare la visibilità delle opportunità lavorative da pubblicare online.

La SEO, acronimo di Search Engine Optimization, racchiude tutte quelle attività che ci permettono di migliorare il posizionamento di un contenuto online sui motori di ricerca: così come gli esperti del marketing sfruttano le potenzialità SEO per migliorare l’indicizzazione dei contenuti che gestiscono, così anche chi si occupa di recruiting nell’era digitale deve conoscere e sfruttare le leve SEO per aumentare la visibilità degli annunci di lavoro.

Ti sei mai chiesto se il modo in cui scrivi gli annunci di lavoro sia quello più efficace? Fai un rapido test e rispondi a queste domande: nella stesura dell’annuncio hai prestato attenzione agli headings, alle parole chiave e alla meta-description? I contenuti che hai prodotto sono unici, originali e ben articolati? Hai condiviso l’annuncio di lavoro per aumentarne la popolarità?

Da dove iniziare per costruire un annuncio di lavoro SEO-oriented?

LE KEYWORDS O PAROLE CHIAVE

Attraverso un algoritmo Google scandaglia ogni singola pagina del web, per restituire all’utente, che sta effettuando una ricerca, i risultati pertinenti. Ciò avviene anche per gli annunci di lavoro. Ma su quali basi Google effettua il match tra contenuto e utente? Sicuramente un ruolo strategico giocano le keywords, ossia le parole chiave. Utilizzare e inserire nei punti opportuni le keywords permetterà all’utente di trovare più facilmente il nostro annuncio di lavoro. Ecco dove andrebbero posizionate le parole chiave per ottimizzare la nostra offerta:

  • Nell’url della pagina
  • Nel titolo e nei sottotitoli (H1, H2, H3, ecc…)
  • In un elenco puntato (scelta apprezzata da Google per l’indicizzazione)
URL, Headings, Elenco puntato
  • Nell’introduzione (almeno nelle prime 100 parole del testo)
  • Nell’immagine, ottimizzando il nome del file ( per esempio “opportunità-professionale-consulenti-telefonici.jpg”)
  • Nella prima parte delle singole frasi
  • Nei tag-title e meta-tag-description
Meta Tag

In questo caso, se vuoi vedere in anteprima come appariranno su Google i meta tag, puoi utilizzare un ottimizzatore gratuito di meta tag per la SEO.

Altra regola fondamentale: non è solo importante dove inseriamo le parole chiave, ma anche quanto spesso le utilizziamo all’interno del singolo documento.

Un buon annuncio di lavoro dovrebbe contenere almeno 400 parole, il cui 2-3% rappresentato dalle nostre parole chiave.

Scopri tutti i tool gratuiti che puoi utilizzare, non solo per calcolare la densità della parola chiave, leggendo l’articolo “Come scrivere un buon annuncio di lavoro online in chiave digital”.

Un altro escamotage per rendere l’annuncio ancora più leggibile e facilmente scansionabile da Google è quello di evidenziare le keywords in grassetto.


Le cose da ricordare sono tante? Ecco una piccola guida per iniziare con il piede giusto!

LE REGOLE D’ORO PER UN ANNUNCIO DI LAVORO SEO-FRIENDLY

  1. Dedica del tempo per scegliere le parole chiave più appropriate;
  2. Costruisci il titolo più efficace per il tuo annuncio di lavoro utilizzando le parole chiave;
  3. Inserisci le parole chiave nei sottotitoli, nei meta-title e nella meta-description;
  4. Ricorda che parole come “lavoro“, “annuncio di lavoro“, “offerta di lavoro e “opportunità professionale” rappresentano delle potenziali parole chiave da utilizzare;
  5. Utilizza un elenco puntato nell’annuncio di lavoro;
  6. Verifica la densità di parole chiave nell’annuncio di lavoro (almeno il 2-3%)
  7. Articola bene il testo della tua offerta di lavoro, utilizzando un numero adeguato di parole (non meno di 300-400 parole)
  8. Inserisci le informazioni importanti all’inizio e le parole chiave nella parte iniziale della frase
  9. Inserisci link esterni, per esempio a contenuti di employer branding, in cui i candidati possono raccogliere altre informazioni sull’azienda
  10. Assicurati che il tuo annuncio di lavoro sia facilmente condivisibile!

Se vuoi scoprire altro su SEO & annunci di lavoro, leggi l’articolo “Annunci di lavoro SEO-friendly: come migliorare il posizionamento degli annunci di lavoro sul web”.

Buona lettura! 😉

Giada

Strategie e consigli per cercare un’offerta di lavoro sul web

Cercare un’opportunità di lavoro sul web richiede non solo tempo, ma anche la conoscenza del funzionamento dei siti che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Sapevi ad esempio che ragionare per sinonimi e utilizzare combinazioni di operatori logici in fase di ricerca può farti apparire il doppio degli annunci di lavoro in linea con la posizione che desideri? Leggi il mio articolo su Monster!

Professione Consulente HR – Intervista a Fabrizio Piacentini, pioniere dell’e-recruiting!

Tanti sono gli articoli, approfondimenti ed interviste che parlano del mondo del lavoro. Quasi tutti però affrontano l’argomento dal punto di vista dei candidati e dell’azienda. Mi piacerebbe invece cambiare prospettiva e affrontare il tema scegliendo come interlocutore privilegiato il Recruiter, alias il Selezionatore del Personale, colui che centrifuga curricula e colloqui come se mangiasse Nutella. Ho scelto di esplorare il mondo della consulenza HR, un osservatorio privilegiato di chi ha a che fare con aziende di qualsiasi settore merceologico e con profili di tutte le funzioni aziendali.

Ho dunque il piacere di intervistare una delle voci più autorevoli del mondo della consulenza HR. Fabrizio Piacentini, classe ’68, è una delle colonne portanti della più nota società di recruiting on line in Italia.

Ciao Fabrizio, grazie di aver accettato il mio invito. Iniziamo!

Quando e come hai iniziato la tua carriera di consulente HR?

<<Beh, diciamo che è iniziato tutto un po’ per caso. Mi sono laureato in Giurisprudenza con l’idea di intraprendere la carriera forense, ma poi mi sono accorto che gli studi legali mi stavano un po’ stretti e ho deciso di mirare a qualcosa di più grande: l’impresa. Mi rendevo conto però che la mia preparazione accademica non sarebbe bastata e mi sono iscritto a un corso post laurea sulle tematiche riguardanti le Risorse Umane e l’Impresa, organizzato dall’Università Cattolica, dove ho appreso le metodologie e gli strumenti del reclutamento e della selezione. Successivamente sono stato chiamato da Jobpilot, una società in start up che si occupava di recruiting on line. Considera che stiamo parlando della fine degli anni ’90, erano gli anni del boom di internet e Jobpilot era uno dei primi portali dedicati al recruiting. E’ stata l’occasione per un entrare in una realtà che si occupava di Risorse Umane ma in un contesto che era molto più avanti in termine di visione, perché l’e-recruiting stava nascendo proprio in quegli anni. Inizialmente Jobpilot era solo una jobboard e cercava persone che, grazie ad un approccio consulenziale, si occupassero di redigere, modificare, “categorizzare” gli annunci/job profile delle aziende clienti, che sapessero in quale area funzionale andava collocata una data posizione e quali fossero i settori merceologici di riferimento. Questo business funzionava e dopo un anno è stata creata una divisione che si occupava di selezione. Qui ho iniziato la mia carriera di Consulente HR, gestendo dapprima i servizi di supporto alla selezione (screening, intervista telefonica ecc.) fino ad arrivare ad oggi nella mia attuale azienda dove ho la completa visione di tutto il processo di reclutamento e di selezione>>.

Quali sono le principali difficoltà nel ricoprire il ruolo di selezionatore nel mondo di ieri e in quello di oggi?

<<Agli inizi il mondo dell’e-recruiting veniva visto con molta diffidenza, soprattutto perché, fino agli anni ’90, internet era percepito come uno strumento misterioso, sembrava assurdo che qualcuno potesse inviare il cv via web! Solo gli HR Manager con una visione strategica di lungo termine avevano intuito che il connubio online e consulenza poteva funzionare. Utilizzare uno strumento nuovo in un canale tradizionale come quello delle Risorse Umane è stata la chiave di volta. Le tradizionali società di selezione utilizzavano ancora la classica posta e il cartaceo, ma non fornivano strumenti a supporto della selezione. Molte aziende ci hanno scelto perché potevamo unire la rapidità della risposta con gli strumenti classici della selezione. Inizialmente non eravamo completamente credibili, si pensava che potessimo gestire solo alcune selezioni e solo per alcune aziende. Successivamente abbiamo conquistato la fiducia dei clienti con l’impegno e con i tanti casi di successo. Oggi invece la principale difficoltà è gestire un cliente che si aspetta molto di più rispetto al passato. In questo momento faccio molta più ricerca perché le aziende sono più esigenti, non mi limito a vedere i curricula che arrivano in risposta all’annuncio, ma sfrutto tutto il web. E’ vero che gestiamo un numero più elevato di candidati, ma siamo supportati dalle moderne tecnologie e software che ci permettono velocemente di individuare ed isolare i profili ideali>>.

Qual è stato secondo te  il periodo d’oro per la consulenza HR?

<<Direi che dal 2005 in poi, fra alti e bassi, la consulenza HR vive un buon momento. In questi ultimi anni però gioca molto la capacità che hai di intessere relazioni. Mi accorgo infatti che l’azienda che compra il servizio sceglie te e non tanto il brand di riferimento. Lavoriamo con il new business ma molto spesso gestisco clienti storici che tornano a riacquistare perché hanno fiducia in me e nel mio lavoro>>.

Quali sono i cambiamenti che riscontri oggi nel mercato del lavoro, nei candidati, nelle aziende?

<<In questo momento il mercato è molto più oculato, le aziende non hanno tantissimi soldi da spendere e prima di scegliere un fornitore ci pensano molto bene. In passato c’erano budget più consistenti e se andava male la selezione non era un grosso problema. Sono cambiati i numeri, ci sono meno ricerche e molte più candidature. Oggi i candidati hanno capito che internet è uno strumento democratico>>.

Social network, linkedin, skype; i consulenti HR sono al passo con i tempi?

<<Non tutte le società di selezione sono al passo con i tempi. Molte utilizzano solo esclusivamente i canali tradizionali. Oggi tuttavia il cliente ha bisogno di più velocità e di più materiale e i social o skype possono darti una mano. Sono degli strumenti in più che possono integrare quella che è già una tua valutazione. Ad esempio quando intervisto telefonicamente o incontro a colloquio un candidato e ho dei dubbi sulla sua affidabilità utilizzo Facebook per carpire più informazioni. Ormai anche i profili pubblici dei social sono degli strumenti di valutazione. Certo non dobbiamo basarci esclusivamente su questi, ma possono essere strumenti di supporto>>.

La tua decennale esperienza come consulente della più importante azienda di recruiting online in Italia cosa ti ha dato?

<<Lavoro in una divisione generalista; chiaramente ciascun consulente ha una propria predisposizione in termini di profili, ma non siamo suddivisi in aree. Questo mi ha permesso di gestire ricerche sempre diverse. Posso dire di aver acquisito una conoscenza pressoché completa dei profili richiesti dal mercato del lavoro>>.

Cosa ti gratifica di più di questo mestiere?

<<La cosa che mi soddisfa di più è valutare il candidato e ricevere dal cliente la medesima opinione. Molto spesso quelli che individuo come punti di forza o aspetti caratteriali del candidato sono gli stessi individuati anche dal cliente. Non è scontato essere perfettamente allineati con i desiderata del cliente. Essere in sintonia appaga i miei sforzi>>.

In un recente post abbiamo parlato del nuovo mestiere di Hivescout, ossia di un professionista che si improvvisa Recruiter all’occorrenza, cercando i candidati che fanno il suo stesso mestiere. Cosa ne pensi?

<<Bah, sai, sono un po’ scettico verso chi si improvvisa Recruiter…e poi devo difendere la mia categoria! Scherzi a parte non credo che un Hivescout possa avere la giusta sensibilità sulle soft skills, sugli aspetti caratteriali, motivazionali e verso la persona in generale. Oggi trascorriamo gran parte della nostra giornata in azienda, non possiamo correre il rischio di assumere qualcuno preparato dal punto di vista tecnico ma che si rivela poi intrattabile e ingestibile. E poi, per sondare le competenze tecniche, c’è sempre il secondo colloquio con la linea aziendale. No, non la vedo come una professione emergente, al massimo potrebbe essere impiegato solo per selezionare profili molto tecnici in ambito IT>>.

Nel corso della tua carriera hai incontrato e parlato con centinaia di candidati tra colloqui individuali ed eventi HR. Quali sono state le domande più frequenti che ti sono state poste? Quali i consigli più importanti che hai dispensato?

<<Partiamo dal presupposto che i candidati molto spesso non sanno che domande fare. Al termine del colloquio non hanno il coraggio di chiedere o, peggio, non sono preparati. In linea di massima comunque i neolaureati mi fanno domande sugli sbocchi professionali, sulle possibilità di job rotation e sulle eventuali prospettive di inserimento in azienda; invece l’unica curiosità del candidato professional riguarda il pacchetto retributivo e spesso sono informazioni che non possono essere comunicate in questa prima fase di selezione. Soprattutto con i neolaureati cerco di fare orientamento per indirizzarli verso il percorso più idoneo; spesso mi rendo conto che sono privi delle conoscenze base per districarsi nel mondo del lavoro e do consigli su come redigere il curriculum o come sostenere un colloquio. A questo proposito mi viene in mente la Bocconi che organizza delle giornate di Mock Interview, nelle quali viene simulato un colloquio di lavoro. Chi partecipa a queste iniziative è avvantaggiato: ha un cv ben scritto, ha già fatto le interviste di selezione, è più preparato e ha più possibilità rispetto a un neolaureato che non ha fatto tutto questo>>.

Che consigli daresti ai giovani che vogliono fare questo mestiere?

<<Molto spesso chi vuole iniziare questa professione è affascinato all’idea di poter giudicare le persone e avere potere di scelta. Niente di più sbagliato. Alla base invece deve esserci una vera e propria vocazione. Dico spesso che abbiamo una missione: quella di educare sia le aziende sia i candidati. Ai candidati dobbiamo far capire, ad esempio, che le richieste non devono essere esorbitanti; proprio la scorsa settimana mi è capitato che un candidato valutasse un cambiamento lavorativo solo a fronte di un aumento del Ral del 20%; è un candidato che va educato perché in fase di primo contatto dovrebbe esternare altre motivazioni. Alle aziende bisogna far capire che in questa congiuntura economica non può essere offerto un determinato contratto o retribuzione…non puoi cercare un’alta professionalità offrendo un contratto a termine! Molti poi pensano che questa professione sia ben retribuita, in realtà l’area Risorse Umane non è ricca e si lavora solo se si ha una naturale propensione alla valutazione, alla relazione, se si è introspettivi, empatici, se si ha sensibilità. Se non sussistono tutti questi elementi è molto difficile proseguire perché si rischia di non essere credibili>>.

Per finire in bellezza…una rapida carrellata di questi 15 anni. Qual è il momento che ricordi con più piacere?

<<Ricordo sempre con piacere l’inizio. Come in tutte le start up c’era tanto entusiasmo, il nostro General Manager di allora ci diede l’opportunità di lavorare con la massima libertà, era un contesto molto easy ma anche molto responsabilizzante. Eri responsabile del tuo operato e avevi la massima fiducia dell’azienda. Capitava di lavorare ininterrottamente per dodici ore di fila senza accorgersene. C’era tanta euforia, nessuno voleva scappare dall’ufficio, perché sapevamo di essere i pionieri dell’e-recruiting!>>.

Giada B.

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