Yearly Archive2017

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Buon 2018: ricomincio da me ovvero l’effetto delle potenzialità latenti

A chi si trova a fare un bilancio di fine anno e si augura un 2018 professionale diverso. A chi non è soddisfatto del proprio lavoro o a chi un lavoro lo sta cercando. A chi ha voglia di ricaricare le pile e cercare nuovi orizzonti lavorativi. A chi pensa di cambiare, ma non sa da dove iniziare. A chi è alla ricerca di nuovi stimoli professionali. Questo racconto è dedicato a tutti coloro che hanno voglia di dare voce alle proprie potenzialità latenti.

DISRUPTION

Fiorentemente nasce spontaneamente, di getto, senza che l’avessi pianificato. Nasce a seguito di quello che amo definire un momento disruptive, di quelli tosti, in cui si prende una decisione di petto che ti cambia il presente. Decisione impopolare e anacronistica, perché di questi tempi avevo deciso di lasciare un’azienda, un lavoro, un contratto, un percorso. La sicurezza. Avrei potuto cercare un nuovo contesto, continuando a fare quello che avevo sempre fatto, con le stesse modalità.

Ma in quel momento è arrivata la domanda: noi siamo il nostro lavoro? Nel senso: il modo in cui abbiamo sempre lavorato ci caratterizza al punto tale da non poter essere altro? Noi siamo solo quello per cui abbiamo studiato e per cui abbiamo sempre lavorato? O quella è solo una delle tante espressioni delle nostre potenzialità?

Fiorentemente nasce in una giornata di Giugno, per caso. Nasce dal bisogno, il bisogno di buttare fuori, di creare, di raccontare, di imparare nuove cose, di dare spazio alla creatività e all’impegno, senza pensare troppo al risultato.

Impossibile con la mia formazione umanistica riuscire a mettere su da sola un sito, impossibile con il mio passato da lavoratrice dipendente pensare di poter fare qualcosa di diverso.

Provare. Sperimentare. Riprovare. Sbagliare. Tentare di nuovo. Modificare. Riuscirci.

La cosa che ricordo di più di quei giorni?…Paura? Ansia? Voglia di tornare sui miei passi? Assolutamente no! Non mi sono mai sentita così piena di entusiasmo, passione, determinazione ed energia. 

POTENZIALITA’ LATENTI

Fiorentemente è importante non perché sia riuscita a creare un sito con contenuti e servizi legati al mondo del lavoro. Fiorentemente è importante perché rappresenta un esempio positivo degli effetti generati dalle proprie potenzialità latenti.

Esiste l’azienda e il lavoro autonomo, l’ufficio e gli spazi di coworking, i lavori tradizionali e quelli nati dalle nuove tecnologie, i lavori di città e quelli di campagna, le realtà consolidate e le start-up. Tante combinazioni e forme per trovare il proprio sé lavorativo. Soprattutto quando le risposte della nostra società alla sfida dell’ageing o della prima collocazione lavorativa sono esigue o del tutto assenti.

Chiaramente il successo di un’idea, di un’impresa, di un piano A, B o C necessita anche di altre componenti, come business plan, finanziamenti, strumenti pratici. Ma se vi dicessi che la cosa più difficile è scardinare l’idea che siamo quello che abbiamo sempre fatto, prendere coscienza delle nostre potenzialità nascoste e dar loro voce?

Il mio augurio è che il 2018 possa svelare ed accendere le nostre potenzialità latenti!

Giada

linkedin annunci

Linkedin e il nuovo modello di pagamento pay-per-click per gli annunci di lavoro

Se mi chiedessero dove trascorro più tempo al giorno risponderei senza dubbio…Linkedin! Così come non riesco ad immaginare come qualche anno fa si potesse guidare senza navigatore, così mi sembra impossibile che 7-8 anni fa si potesse fare recruiting senza il supporto di Linkedin. Insostituibile per le attività di scouting ed head hunting, fondamentale per la pubblicazione di annunci di lavoro in altre country, utilissimo per ricevere candidature, non solo più per profili alti ma anche neo.

LINKEDIN & GLI ANNUNCI DI LAVORO

Linkedin ha profondamente cambiato il modo di fare selezione e di essere selezionato, introducendo i concetti di network professionale, personal branding e profilo professionale pubblico. Una bella stoccata alle job board storiche che viaggiavano da anni sui binari del curriculum (privato), annuncio di lavoro (logica del post-&-pray), database (a pagamento), obbligandole a ripensare al proprio business e servizi al cliente.

Ed è da pochissime settimane che Linkedin ha introdotto un nuovo modello di pricing per la pubblicazione degli annunci di lavoro, una vera e propria rivoluzione nel mercato delle job board, almeno per l’Italia.

Ma facciamo un passo indietro. Fino a qualche settimana fa, chi volesse acquistare un annuncio su Linkedin poteva farlo pagando un importo definito, a fronte della pubblicazione della durata di 30 giorni. Il portale dava la possibilità poi di acquistare anche pacchetti da 5 o 10 annunci più convenienti (un capitolo a parte la possibilità di acquistare slot). La transazione avveniva nel momento in cui si procedeva alla pubblicazione dell’annuncio e, una volta online, era possibile modificare tutte le info inserite, dal job title, alla località, al contenuto della posizione. Quindi era ben chiaro a priori quale fosse il budget richiesto, unico vincolo la durata mensile.

MODELLO DI PAGAMENTO PAY-PER-CLICK

Il nuovo modello di pagamento PPC (pay-per-click) ha invece cambiato questo approccio, ecco le novità:

  • Se vuoi pubblicare un annuncio, decidi tu qual è il budget giornaliero che vuoi spendere e paghi in base al numero di visualizzazioni da parte dei candidati. Il pagamento avviene una tantum dopo 30 giorni di pubblicazione oppure quando chiudi l’offerta di lavoro, per pagare l’eventuale saldo dovuto;
  • Se le visualizzazioni superano tuttavia il budget giornaliero che hai inserito, puoi pagare fino a 1,3 volte il budget giornaliero. Ad esempio, se investi 7 euro al giorno e il tuo annuncio riceve più visualizzazioni rispetto a quelle garantite dalla copertura del tuo budget, la somma massima che ti può essere addebitata alla fine del mese è di 7 x 1,3 x 30 giorni = 273 euro;
  • Il CPC (costo per click) può variare sulla base di molteplici elementi e può tenere conto della località, del job title e della tendenza e andamento di offerte di lavoro simili;
  • Linkedin ti suggerisce l’investimento ideale per la tua campagna di recruiting, con una previsione del numero di candidature correlate, e non accetta budget giornalieri inferiori rispetto alla soglia minima calcolata;
  • Puoi mettere offline il tuo annuncio in qualsiasi momento, se non lo fai resterà online 6 mesi fino a quando non verrà messo offline dal sistema;
  • Più l’investimento giornaliero è alto, più l’annuncio sarà pubblicizzato tra i candidati del network che presentano le stesse caratteristiche;
  • Quando viene superato il budget giornaliero, sono sospese le attività automatiche di marketing attivo (newsfeeds e email) per un giorno, mentre l’annuncio è sempre ricercabile e pronto a ricevere candidature in qualsiasi momento;
  • Un volta pubblicato l’annuncio non è più possibile modificare il job title e la località;
  • Non sono conteggiate nel numero di visualizzazioni quelle effettuate dal titolare dell’offerta di lavoro e dai dipendenti che lavorano nell’azienda.

QUALI CONSEGUENZE?

Sicuramente un cambiamento di approccio radicale! Positivo o negativo? Ancora presto per dirlo, anche se qualche riflessione si può già fare.

La logica PPC si basa sul numero di visualizzazioni e non sul numero di application ed è facile quindi arrivare a grossi numeri visionando solo l’annuncio. Per le aziende medio piccole può rappresentare un vantaggio e un modo per contenere i costi, ma vale lo stesso discorso per i grandi brand attrattivi?

Non si possono più acquistare pacchetti di annunci e per le aziende che hanno budget risicati può rappresentare un deterrente non sapere esattamente cosa ci si troverà in fattura.

Non si ha piena autonomia nella modifica dell’annuncio, penso ad esempio alle aziende che ricercano lo stesso profilo in più località.

Se ci si dimentica l’annuncio online dopo 30 giorni, c’è un reminder?

Positivo la possibilità in alcuni casi di risparmiare un po’ di soldini e i servizi di marketing attivo correlati.

Ma  è ancora presto per farsi un’idea definitiva e i risultati veri sono ancora tutti da scoprire!

E voi che ne pensate? Qual è la vostra esperienza con questo nuovo modello di pricing per gli annunci di lavoro? La logica PPC metterà in crisi il modello di pricing tradizionale?

Giada

Consigli-post-colloquio-di-lavoro

Cosa fare in attesa del feedback post-colloquio di lavoro? I miei consigli per Workher!

Nel video girato in collaborazione con Workher, luogo d’incontro tra Donne & Lavoro (donne, iscrivetevi e partecipate al network!!!), ho parlato di come affrontare il periodo post-colloquio di lavoro e cosa fare in attesa di ricevere il feedback. Chi è in cerca di un’opportunità sa bene che restare in attesa del feedback del colloquio per giorni, settimane e, qualche volta, perfino mesi, può rappresentare una condizione stressante e logorante.

Ecco quindi un veloce riepilogo dei consigli che trovi nel video, per vivere con serenità questo momento:

  1. Scrivi una mail di ringraziamento

Invia una mail di ringraziamento al recruiter, ringraziandolo del tempo dedicato e confermando il tuo interesse verso la posizione e l’azienda. Non eccedere però con troppe lusinghe e formalità, ma adotta un linguaggio semplice e cortese. Mail troppo ridondanti possono avere l’effetto contrario a quello sperato. Nel caso in cui durante il colloquio ti fossi dimenticato di chiedere quali sono le tempistiche e com’è strutturato il processo di selezione, questo è il momento giusto per farlo!

  1. Rispetta le tempistiche

Se durante il colloquio hai ricevuto informazioni precise sulle modalità e i tempi per ricevere un primo esito, non forzare la mano. Dopo aver inviato la mail di ringraziamento, rispetta i tempi indicati dal recruiter. Sommergere il selezionatore di mail o telefonate non è sicuramente il modo migliore per fare una buona impressione.

  1. Continua la tua ricerca di lavoro

La percentuale di essere il candidato prescelto per quell’azienda è esigua, perché, a fronte di una sola posizione aperta, ci sono tantissimi candidati come te, che hanno inviato la propria candidatura. Durante questo periodo di attesa, è importante proseguire nella ricerca di un lavoro, inviando cv e sostenendo colloqui. Farai sempre in tempo ad accettare la proposta, qualora arrivasse, e avrai altre opzioni in caso di un feedback negativo.

Se vuoi qualche dritta sulla strategia di ricerca attiva di lavoro, leggi l’articolo “Come trovare un nuovo lavoro: siti, strumenti & strategie. I miei consigli per Workher!” 😉

  1. Chiedi un riscontro

Se non hai ancora ricevuto un feedback e sono trascorse un paio di settimane in più rispetto al tempo indicato selezionatore (spesso i processi di selezione si allungano un pò), puoi inviare una mail al recruiter. Per esempio:

Buongiorno, Dott. Bianchi, durante il colloquio per la posizione di Marketing Specialist mi aveva detto che l’esito del colloquio sarebbe stato comunicato entro la fine del mese. Essendo realmente interessato a questa opportunità, mi sono permesso di contattarla per chiederle se ci fossero novità o sviluppi in merito…

  1. Resta in buoni rapporti

Se dovessi ricevere un esito negativo, non abbatterti e non prendertela con il recruiter. Le motivazioni di questo feedback negativo potrebbero essere tante e non necessariamente legate a una tua cattiva performance al colloquio. Chiedi al selezionatore le motivazioni, se non fornite nella mail, ed eventualmente consigli per migliorare nei prossimi colloqui. Sii sempre gentile e professionale, anche perché potresti aver fatto comunque una buona impressione ed essere ricontattato in futuro per altre opportunità.

In bocca al lupo a tutti coloro che sono in attesa di un feedback! 😉

Giada

recruiter-freelance

Come diventare un recruiter freelance? Ecco tutti i miei consigli per iniziare questa professione!

Come si fa a diventare un recruiter freelance? Tra i diversi messaggi di apprezzamento al sito e alla mia attività ricevuti di recente c’è quello di Stefano, appassionato di temi legati alla selezione del personale, che mi chiede come fare ad aspirare ad una posizione di HR freelance come la mia.

Il mondo delle risorse umane riscuote sempre molto fascino e una carriera da libero professionista attira spesso per la sua dimensione di libertà ed autonomia. Ma è così facile diventarlo?

Io, ad esempio, questo binomio non l’ho cercato, almeno non all’inizio del mio percorso professionale. E probabilmente, se mi avessero proposto un lavoro a partita iva dopo la laurea, non lo avrei accettato. Sia per il retaggio culturale, ancora molto presente, che associa la partiva iva all’idea di precarietà e il contratto a tempo indeterminato alla vita felice e perfetta, sia perché non sarei stata capace all’inizio di fare tutto quello che poi è avvenuto.

COSA SERVE PER DIVENTARE UN RECRUITER FREELANCE

Diciamo che questo lavoro necessità di maturità: maturità di competenze, maturità di relazioni professionali, maturità nell’organizzazione del lavoro, maturità psicologica.

MATURITÀ’ DI COMPETENZE – Nel binomio, non esiste freelance senza HR o freelance senza recruiter; voglio dire che “freelance” è solo una modalità per svolgere il proprio lavoro e servono necessariamente contenuti ed esperienza per farlo. Quindi una buona base di partenza su come si fa concretamente selezione/formazione/gestione del personale è fondamentale per iniziare.

MATURITÀ’ DI RELAZIONI PROFESSIONALI – Chi fa recruiting da libero professionista costruisce il proprio lavoro sul concetto di credibilità. L’azienda o un privato si rivolgono a te perché sei tu, perché lavori bene, perché di te si parla bene, perché puoi dimostrare che lavori bene. Dietro di te non c’è un brand o un’azienda che ti tutela in caso di problemi o della cui notorietà godere per cercare nuovi clienti. Ecco perché è molto importante avere un network di contatti almeno all’inizio per partire e farsi conoscere. Il passaparola e il network sono alla base di questo lavoro.

MATURITÀ’ NELL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO – Clienti diversi, scadenze che si sovrappongono, priorità che si accavallano, richieste improvvise, picchi di lavoro richiedono tantissima capacità di gestire al meglio le attività e le proprie giornate. Sei da solo e in questo caso non puoi contare su colleghi o team. La nuova tecnologia sicuramente aiuta, ma è indispensabile avere già un po’ di dimestichezza nell’organizzazione del proprio lavoro. A tutto questo poi si aggiunge la parte “amministrativa” del tuo essere libero professionista: fatture, pagamenti, nota spese richiedono tanta pazienza, tempo, precisione e metodo.

MATURITÀ’ PSICOLOGICA – Non è per tutti il lavoro autonomo, poiché richiede una buona tenuta emotiva. Le previsioni che puoi fare sulla tua situazione economica sono sul breve e medio periodo. Solitamente il lavoro è ciclico e ci sono periodi di forte concentrazione delle attività e periodi di maggiore tranquillità. E’ un lavoro che si basa sul presente, non sul futuro. Lo si può vedere come bicchiere mezzo vuoto ed allarmarsi, vivendo nell’angoscia, oppure come motivo di sprono e di divertimento per mettersi alla prova in nuove attività.

I VANTAGGI DEL RECRUITER FREELANCE

Cosa mi piace di questo modo di lavorare? Non metto al primo posto né la libertà di tempi e spazi, né un maggiore equilibrio fra vita privata e vita professionale.

Quanto il lusso di poter vivere il lavoro come momento di creatività e sviluppo di saperi pratici sempre nuovi.

Da dipendente ti specializzi nel tuo e sei talmente immerso nei ritmi e nelle logiche dell’azienda, che non hai tempo ed energia per alzare la testa e vedere tutte le novità e gli aggiornamenti del tuo mestiere.

Il bello del freelance è quello di poter anche essere un precursore dei tempi.

10 + 1 CONSIGLI PER DIVENTARE UN RECRUITER FREELANCE

Ecco quindi i miei consigli per iniziare un lavoro come recruiter freelance:

Fai esperienza un po’ di anni in società di selezione o in azienda per imparare cosa vuol dire fare sul campo selezione del personale; ricorda che tutte le persone che incontrerai durante il tuo percorso da dipendente potranno ritornarti utili nel tuo percorso da autonomo; conserva gli appunti, potranno servirti in futuro;

Prima di aprire la partita iva, metti da parte qualche soldino per iniziare con serenità; i primi tempi sono lenti e non è detto che si riesca ad ingranare dal primo mese;

Fatti una chiacchierata con un commercialista, poi falla con una persona che lavora già con partita iva: la seconda potrà aiutarti a comprendere in maniera più semplice i tecnicismi del primo 😉

Investi in tecnologia, acquistando un buon portatile, leggero e veloce da portare in giro con te, smartphone, scanner, stampante e dedica uno spazio della tua casa a ufficio, con scrivania, monitor e faldoni, dove archiviare il tuo materiale da lavoro e tutti i documenti amministrativi;

Crea un sito e una vetrina social per iniziare a fare personal branding, aggiorna il tuo profilo linkedin;

Continua ad essere curioso, naviga online su siti di recruiting specializzati, frequenta spazi di coworking, partecipa ad eventi ed iniziative HR;

Rifiuta collaborazioni, se sai già in partenza che non riusciresti a gestirle per mancanza di competenze, tempo o fattibilità, il tuo valore più grande è la credibilità;

Accetta invece tutte quelle collaborazioni in cui ti si richiede di metterti in gioco, di sperimentarti e cimentarti con nuove modalità. Preparazione e un pizzico di incoscienza ti fanno raggiungere traguardi nuovi;

Sii lungimirante: durante i primi anni in cui lavori con regime agevolato è facile che il il tuo conto possa lievitare in fretta. Creati già un prospetto di quello che dovrai pagare di tasse e contributi in acconto e saldo dell’anno successivo, ti aiuterà a far quadrare i conti.

Diversifica i tuoi clienti: meglio tante piccole collaborazioni con clienti diversi che un unico progetto con un solo cliente;

Vivi il tuo lavoro con professionalità e passione.

A presto!

Giada

curriculum vitae

Tutto quello che devi sapere per scrivere un curriculum vitae efficace

Scrivere un buon curriculum vitae resta sempre un argomento hot, nonostante le centinaia di articoli e consigli  che invadono la rete.

Partiamo dicendo tre verità. La prima è che il cv rappresenta solo un mezzo. Questo vuol dire che un curriculum vitae fatto bene, senza però un percorso professionale con contenuti e di spessore (neo o senior che sia), ha poco valore. La seconda è che inviare un cv scritto bene per posizioni che non rispecchiano il proprio profilo non porta nessun risultato. La terza è che è utile avere un cv scritto bene, ma è altrettanto proficuo farsi conoscere e creare un ottimo network e rete di contatti.

Se pensiamo infatti che scrivere il cv, inviarlo con un semplice clic e metterci comodi a casa in attesa di una risposta risolva tutti i problemi, ci sbagliamo alla grande. Il mercato del lavoro attuale premia le persone proattive, relazionali ed intraprendenti. Possiamo non essere d’accordo e passare i giorni a contestare questo sistema Oppure possiamo darci da fare e rimboccare le maniche per assicurarci un futuro.

COME SCRIVERE UN CURRICULUM VITAE EFFICACE

Fatte queste premesse, ecco  tutti i miei consigli per creare un buon curriculum vitae!

ORDINE: anche il cv ha una sua etiquette, seguite quindi questo ordine per i paragrafi: informazioni generali; esperienze professionali; esperienze formative; competenze linguistiche; competenze informatiche, altre competenze/interessi.

INFORMAZIONI GENERALI: inserite nome, cognome, data di nascita, via/cap/città/provincia di residenza, cittadinanza. Aggiungete le info di contatto: cellulare, email, link al proprio profilo Linkedin, ma anche al vostro portfolio o sito, per fare personal branding 😉 Non serve altro. Info importante: se vi state candidando per una posizione in una città diversa dalla vostra, aggiungete come domicilio la città relativa. Avrete il 90% delle possibilità in più di essere contattati.

BIO: tra le informazioni generali e le esperienze professionali potete aggiungere una breve introduzione di voi stessi. Mettete in evidenza possibili punti di contatto tra il vostro profilo e quello che l’azienda sta cercando.

ESPERIENZE PROFESSIONALI: da riportare dalla più recente alla meno recente. Per ogni esperienza bisogna scrivere: il job title; il nome dell’azienda con una breve descrizione del core business; una breve introduzione di quello che facciamo; un elenco puntato con le attività principali e speciali di cui ci occupiamo. Dai un’occhiata anche a questi consigli 😉

FORMAZIONE: da riportare dalla più recente alla meno recente. Inserite dunque la data, il titolo conseguito, presso quale ente, con quale votazione. Mettete ben in evidenza eventuali esperienze formative all’estero.

COMPETENZE LINGUISTICHE: citate solo le lingue di cui avete una buona conoscenza di partenza. E’ inutile inserire lingue di cui si ha una conoscenza base o sufficiente!

COMPETENZE INFORMATICHE: non solo pacchetto office e internet ma tutti i software e applicativi che conoscete, anche per motivi personali. Le competenze digitali rappresentano il futuro!

INFO VARIE: specificate se possedete la patente e se siete automuniti, se siete disponibili a trasferte, se valutate un lavoro part time o a un tipo di inquadramento specifico.

ASPETTI GRAFICI

TEMPLATE: se non richiesto, evitiamo il formato europeo o europass, scarsamente personalizzabili. Diamo spazio alla nostra creatività…dai un’occhiata a questi esempi di modelli creativi di curriculum vitae 😉 Impostiamo un foglio word scegliendo una grafica che sia facilmente leggibile e comprensibile da chi legge. Ricordatevi sempre che il selezionatore impiega al massimo 10 secondi per leggere il cv! Per un risultato più professional e creativo, possiamo ricorrere a vari tool gratuiti che ci aiutano a creare il curriculum vitae da zero. Qualche esempio? Canva, VisualCV, CVBuilder, EnHancv, CVmkr.

FOTOGRAFIA: non obbligatoria se non richiesta, è pur sempre un buon biglietto da visita se scelta bene. Inserite una sola fotografia, in cui siete immortalati a mezzo busto o in primo piano, possibilmente con uno sfondo chiaro e un abbigliamento dai colori vivaci per risaltare di più. Al bando: foto al mare, a matrimoni, in compagnia, con abiti succinti o tute da ginnastica, con trucco marcato.

STILE: scegliete come font Garamond, Helvetica o Proxima Nova; date movimento allo stile del testo, enfatizzando le parole chiave legate alla vostra professione, il job title, il nome dell’azienda, i titoli conseguiti. Mettete in evidenza in grassetto, corsivo, sottolineato, maiuscolo o con un colore diverso tutto quello pensate sia utile che colpisca  ad un primo sguardo l’attenzione del selezionatore. Ricordatevi di giustificare i paragrafi.

KEYWORDS

JOB TITLE: ossia il ruolo che ricoprite in un’azienda. Il job title deve essere semplice e comprensibile, al bando quindi job title troppo sofisticati o di difficile interpretazione.

PAROLE CHIAVE: nel carattere più piccolo di word aggiungete alla fine del curriculum vitae, dopo la firma e l’autorizzazione al trattamento dei dati, tutte le parole chiave che sono sinonimi del vostro job title o del lavoro che svolgete. In questa maniera avrete più chance che il vostro curriculum sia individuato all’interno della banca dati di un’azienda o di una società di selezione.

LE 3 REGOLE D’ORO

Il cv deve essere intuitivo, leggibile ed esaustivo. Una volta terminato, mettetevi nei panni di un selezionatore, che non conosce nulla di voi, e fatevi queste domande: questo cv mi fa capire subito che profilo ho davanti? Questo cv mi permette di individuare subito le informazioni di cui ho bisogno? Questo cv mi restituisce tutte le informazioni importanti per capire questa persona cosa ha fatto in passato e cosa sa fare?

Vuoi scoprire quali sono gli errori più sottili ma altrettanto penalizzanti quando si scrive un cv? Leggi l’articolo “Il lato oscuro del CV? Che la forza del curriculum sia con te!”.

Buona ricerca!

Giada

Social HR

Social HR e la nuova dimensione partecipativa dell’organizzazione

Con l’avvento della Social Organization è nata una nuova  figura professionale, quella del Social HR, colui che è capace di far emergere il potenziale di collaborazione e di innovazione nascosto, agendo sulle community, in tutte le fasi ed attività tipiche delle risorse umane.

Il web e le nuove tecnologie di connessione disponibili sul mercato odierno hanno creato una nuova dimensione partecipativa e un nuovo concetto di community. Queste nuove forme di socialità e di collaborazione sono entrate anche nell’organizzazione aziendale, portando a una ridefinizione del ruolo dell’HR e delle practise tradizionali.

Se vuoi approfondire il tema della Digital Organization leggi “Digital Organization: quando il digitale umanizza le aziende” 😉

SOCIAL HR AL LAVORO

Ma quali sono le aree su cui lavora il Social HR? Ecco le principali:

Attrarre i talenti

Per costruire un Social Workplace è necessario curare la brand reputation, agire preventivamente, intercettando le conversazioni online, in cui si parla dell’azienda in termini di “best/worst place to work”, e costruire una relazione interattiva con profili interessanti, attraverso la creazione di community sui siti aziendali e social network.

Recruiting

Il reclutamento non avviene solo più attraverso annunci e scouting, ma anche attraverso “Employee Referral Programs”, con cui si utilizzano in primis le connessioni e la rete sociale dei propri dipendenti e brand ambassador. Nessuno meglio di un dipendente soddisfatto può promuovere all’esterno un’immagine positiva dell’azienda!

Onboarding

Occorre predisporre un piano di induction per i neoassunti e trasmettere loro conoscenze sui processi, strumenti organizzativi e procedure. Un nuovo metodo veloce ed efficace è rappresentato da strumenti social, ispirati a logiche di gamification, in cui è prevista l’interazione con un tutor virtuale. L’uso di meccanismi tipici del gioco, applicati a contesti non ludici, e finalizzati ad incrementare il coinvolgimento delle persone, è una modalità sempre più utilizzata dalle aziende.

Training

Il Social Learning e Social Education consentono, attraverso piattaforme di lavoro collaborativo, di fornire, ai singoli o a comunità di dipendenti, una vasta gamma di servizi e corsi, per potenziare le proprie competenze e rendere sempre più efficiente il lavoro collaborativo.

Gestione e Sviluppo

Attraverso l’introduzione di social tools, come i social balanced scorecard, social graphs e analytics, è possibile generare e condividere quotidianamente Key Performance Indicators (KPI’s), profilati sulla tipologia di dipendente che li visiona. I KPI’s,  in modo grafico ed intuitivo, trasmettono a tutti i livelli aziendali la percezione dei risultati in relazione agli obiettivi prefissati.

Comunicazione interna

Una volta poco utilizzate e caratterizzate da funzioni basic, oggi le intranet social sono piattaforme complesse e incoraggiano sempre di più le interazioni e network tra dipendenti, pur conservando le caratteristiche di portali intranet aziendali.

Comunicazione esterna

Attraverso un accurato monitoraggio dei social media, le aziende possono identificare quali dipendenti diffondono un messaggio positivo dell’organizzazione sui social network ed essere così eletti a brand ambassador. Attività utile per capire anche quali dipendenti esprimono commenti negativi sull’azienda e in particolare sulle politiche HR.

Knowledge Management

La gestione del know how avviene anche attraverso forum e piattaforme integrate, in cui i dipendenti creano discussioni su temi diversi, per ottenere ad esempio risposte qualificate da colleghi più esperti, sviluppare nuove idee e discutere su nuovi prodotti e servizi.

LA SFIDA DEL SOCIAL HR

In questo nuovo scenario, si prospetta per l’HR un rilancio della sua figura in azienda, attraverso una nuova rete di alleanze con tutte le funzioni aziendali. Due funzioni su tutte quelle legate alla comunicazione e all’ IT, affinché il Social HR abbia a disposizione canali e strumenti per interagire e agire. La nuova sfida dell’HR è quindi lavorare con e sulle community: saperle concepire e alimentarle per farle funzionare e generare valore.

A presto!

Giada

Exit interview: come prepararla e che domande fare al collaboratore in uscita

La exit interview è una pratica ancora poco diffusa nelle aziende.  Spesso, purtroppo, si sottovaluta l’importanza delle cause che possono portare un dipendente a rassegnare le dimissioni e non si struttura un processo di valutazione in uscita. Le risposte al colloquio in uscita potrebbero invece dare molte risposte per ridurre la perdita di capitale umano e know how. Leggi il mio articolo su Monster!

Strategie e consigli per cercare un’offerta di lavoro sul web

Cercare un’opportunità di lavoro sul web richiede non solo tempo, ma anche la conoscenza del funzionamento dei siti che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Sapevi ad esempio che ragionare per sinonimi e utilizzare combinazioni di operatori logici in fase di ricerca può farti apparire il doppio degli annunci di lavoro in linea con la posizione che desideri? Leggi il mio articolo su Monster!

Smart Working: cos’è e come applicarlo

Lo Smartworking non rappresenta una nuova tipologia contrattuale, ma una modalità flessibile di lavoro subordinato, che consente di aumentare la produttività, grazie a una nuova ridefinizione dei comportamenti, degli spazi e della tecnologia. Trasformare un’azienda in una social organization è una delle sfide più grandi in cui il manager possa lanciarsi. Leggi il mio articolo su Monster!

Cercare lavoro all’estero – Cosa mettere in valigia

Hai trovato un lavoro all’estero ed è arrivato il momento di fare le valigie. Ma cosa portare? Cos’è indispensabile mettere in valigia per affrontare la nuova avventura? E’ vero che la prima regola è viaggiare leggeri, ma questi 10 oggetti non puoi proprio lasciarli a casa. 

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Quando si decide di partire per andare a lavorare all’estero la prima regola da seguire è viaggiare leggeri: no a bagagli pesanti, pieni zeppi di vestiti ed oggetti. Anche perché, molto probabilmente, in un primo tempo dormirai in un alloggio temporaneo, in cerca della sistemazione definitiva, e ti troverai quindi a dover spostare con l’ausilio delle tue sole forze la tua casa itinerante. Metti in valigia l’essenziale e dai la priorità agli outfit giusti per il lavoro. Potrai poi in un secondo momento farti spedire nell’appartamento definitivo tutto quello di cui hai bisogno e che hai lasciato in Italia. Ci sono però degli oggetti indispensabili, a cui non puoi rinunciare, che devi portare con te fin dall’inizio.

I 10 OGGETTI DA METTERE IN VALIGIA

  1. Documenti personali: passaporto, carta di identità, patente, tessera sanitaria (o assicurazione integrativa) e, se necessario, visto. Verifica prima di partire che siano tutti validi, poiché serviranno per motivi amministrativi, di viaggio e anche per aprire un conto in banca. Per evitare inconvenienti è preferibile salvare una copia sulla email personale;
  2. Medicine: meglio portare una scorta da casa, poiché in alcuni paesi certi farmaci potrebbero essere difficilmente reperibili, costare molto di più o richiedere tempi più lunghi per la prescrizione;
  3. Tecnologia: pc portatile, tablet, smartphone e tutti i tuoi canali di comunicazione con il vecchio e nuovo mondo. Ti permetteranno di comunicare con la tua famiglia e i tuoi amici e saranno utili per cercare lavoro e conoscere la nuova città;
  4. Adattatori e prese per ricaricare le batterie: li puoi acquistare anche in loco, ma meglio partire ben equipaggiato, soprattutto per far fronte ai primi giorni di smarrimento;
  5. Contanti, bancomat e carta di credito: potresti avere bisogno di tutti e tre, per pagare le spese minime o come garanzia per affitti e spese più ingenti;
  6. Documenti lavorativi: CV, titoli, attestati e tutto quello che potrebbe richiederti il tuo futuro datore di lavoro ed essere utile per ottenere il posto di lavoro;
  7. Dizionario tascabile: è vero, con app e tablet ormai non è più necessario portarsi dietro il cartaceo, ma se alla quarta parola da ricercare il telefono dovesse scaricarsi?!
  8. Guida: con l’aggiunta di una buona mappa, per poterci orientare nella città, capire quali sono i quartieri giusti per cercare alloggio e scoprire usi e costumi locali;
  9. Agenda: su cui avrai salvato numeri di telefono ed indirizzi utili, codici ed estremi bancari, informazioni personali. Fa sempre comodo avere una copia in casa qualora smarrissi il cellulare!
  10. Ricordo: per quanto entusiasta e convinto della tua nuova vita, è inevitabile che, nel momento che meno ti aspetti, ti colga un attimo di nostalgia. Che sia una fotografia con i tuoi vecchi amici, un oggetto caro, un portafortuna, niente ti può risollevare il morale di un piccolo oggetto che ti ricordi chi sei e da dove sei partito.

E, come sostiene Alberto Forchielli nel libro Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato “…il mondo là fuori corre veloce, e l’unica possibilità che abbiamo è prendere la nostra tavola da surf e cavalcare l’onda per essere sempre un passo avanti.” Allora vai, non avere timore e costruisciti il tuo futuro nel mondo.

Giada

Fonte

Alberto Forchielli, Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato, Sperling & Kupfer, 2015