Archivio dei tag consigli

Professione Consulente HR – Intervista a Fabrizio Piacentini, pioniere dell’e-recruiting!

Tanti sono gli articoli, approfondimenti ed interviste che parlano del mondo del lavoro. Quasi tutti però affrontano l’argomento dal punto di vista dei candidati e dell’azienda. Mi piacerebbe invece cambiare prospettiva e affrontare il tema scegliendo come interlocutore privilegiato il Recruiter, alias il Selezionatore del Personale, colui che centrifuga curricula e colloqui come se mangiasse Nutella. Ho scelto di esplorare il mondo della consulenza HR, un osservatorio privilegiato di chi ha a che fare con aziende di qualsiasi settore merceologico e con profili di tutte le funzioni aziendali.

Ho dunque il piacere di intervistare una delle voci più autorevoli del mondo della consulenza HR. Fabrizio Piacentini, classe ’68, è una delle colonne portanti della più nota società di recruiting on line in Italia.

Ciao Fabrizio, grazie di aver accettato il mio invito. Iniziamo!

Quando e come hai iniziato la tua carriera di consulente HR?

<<Beh, diciamo che è iniziato tutto un po’ per caso. Mi sono laureato in Giurisprudenza con l’idea di intraprendere la carriera forense, ma poi mi sono accorto che gli studi legali mi stavano un po’ stretti e ho deciso di mirare a qualcosa di più grande: l’impresa. Mi rendevo conto però che la mia preparazione accademica non sarebbe bastata e mi sono iscritto a un corso post laurea sulle tematiche riguardanti le Risorse Umane e l’Impresa, organizzato dall’Università Cattolica, dove ho appreso le metodologie e gli strumenti del reclutamento e della selezione. Successivamente sono stato chiamato da Jobpilot, una società in start up che si occupava di recruiting on line. Considera che stiamo parlando della fine degli anni ’90, erano gli anni del boom di internet e Jobpilot era uno dei primi portali dedicati al recruiting. E’ stata l’occasione per un entrare in una realtà che si occupava di Risorse Umane ma in un contesto che era molto più avanti in termine di visione, perché l’e-recruiting stava nascendo proprio in quegli anni. Inizialmente Jobpilot era solo una jobboard e cercava persone che, grazie ad un approccio consulenziale, si occupassero di redigere, modificare, “categorizzare” gli annunci/job profile delle aziende clienti, che sapessero in quale area funzionale andava collocata una data posizione e quali fossero i settori merceologici di riferimento. Questo business funzionava e dopo un anno è stata creata una divisione che si occupava di selezione. Qui ho iniziato la mia carriera di Consulente HR, gestendo dapprima i servizi di supporto alla selezione (screening, intervista telefonica ecc.) fino ad arrivare ad oggi nella mia attuale azienda dove ho la completa visione di tutto il processo di reclutamento e di selezione>>.

Quali sono le principali difficoltà nel ricoprire il ruolo di selezionatore nel mondo di ieri e in quello di oggi?

<<Agli inizi il mondo dell’e-recruiting veniva visto con molta diffidenza, soprattutto perché, fino agli anni ’90, internet era percepito come uno strumento misterioso, sembrava assurdo che qualcuno potesse inviare il cv via web! Solo gli HR Manager con una visione strategica di lungo termine avevano intuito che il connubio online e consulenza poteva funzionare. Utilizzare uno strumento nuovo in un canale tradizionale come quello delle Risorse Umane è stata la chiave di volta. Le tradizionali società di selezione utilizzavano ancora la classica posta e il cartaceo, ma non fornivano strumenti a supporto della selezione. Molte aziende ci hanno scelto perché potevamo unire la rapidità della risposta con gli strumenti classici della selezione. Inizialmente non eravamo completamente credibili, si pensava che potessimo gestire solo alcune selezioni e solo per alcune aziende. Successivamente abbiamo conquistato la fiducia dei clienti con l’impegno e con i tanti casi di successo. Oggi invece la principale difficoltà è gestire un cliente che si aspetta molto di più rispetto al passato. In questo momento faccio molta più ricerca perché le aziende sono più esigenti, non mi limito a vedere i curricula che arrivano in risposta all’annuncio, ma sfrutto tutto il web. E’ vero che gestiamo un numero più elevato di candidati, ma siamo supportati dalle moderne tecnologie e software che ci permettono velocemente di individuare ed isolare i profili ideali>>.

Qual è stato secondo te  il periodo d’oro per la consulenza HR?

<<Direi che dal 2005 in poi, fra alti e bassi, la consulenza HR vive un buon momento. In questi ultimi anni però gioca molto la capacità che hai di intessere relazioni. Mi accorgo infatti che l’azienda che compra il servizio sceglie te e non tanto il brand di riferimento. Lavoriamo con il new business ma molto spesso gestisco clienti storici che tornano a riacquistare perché hanno fiducia in me e nel mio lavoro>>.

Quali sono i cambiamenti che riscontri oggi nel mercato del lavoro, nei candidati, nelle aziende?

<<In questo momento il mercato è molto più oculato, le aziende non hanno tantissimi soldi da spendere e prima di scegliere un fornitore ci pensano molto bene. In passato c’erano budget più consistenti e se andava male la selezione non era un grosso problema. Sono cambiati i numeri, ci sono meno ricerche e molte più candidature. Oggi i candidati hanno capito che internet è uno strumento democratico>>.

Social network, linkedin, skype; i consulenti HR sono al passo con i tempi?

<<Non tutte le società di selezione sono al passo con i tempi. Molte utilizzano solo esclusivamente i canali tradizionali. Oggi tuttavia il cliente ha bisogno di più velocità e di più materiale e i social o skype possono darti una mano. Sono degli strumenti in più che possono integrare quella che è già una tua valutazione. Ad esempio quando intervisto telefonicamente o incontro a colloquio un candidato e ho dei dubbi sulla sua affidabilità utilizzo Facebook per carpire più informazioni. Ormai anche i profili pubblici dei social sono degli strumenti di valutazione. Certo non dobbiamo basarci esclusivamente su questi, ma possono essere strumenti di supporto>>.

La tua decennale esperienza come consulente della più importante azienda di recruiting online in Italia cosa ti ha dato?

<<Lavoro in una divisione generalista; chiaramente ciascun consulente ha una propria predisposizione in termini di profili, ma non siamo suddivisi in aree. Questo mi ha permesso di gestire ricerche sempre diverse. Posso dire di aver acquisito una conoscenza pressoché completa dei profili richiesti dal mercato del lavoro>>.

Cosa ti gratifica di più di questo mestiere?

<<La cosa che mi soddisfa di più è valutare il candidato e ricevere dal cliente la medesima opinione. Molto spesso quelli che individuo come punti di forza o aspetti caratteriali del candidato sono gli stessi individuati anche dal cliente. Non è scontato essere perfettamente allineati con i desiderata del cliente. Essere in sintonia appaga i miei sforzi>>.

In un recente post abbiamo parlato del nuovo mestiere di Hivescout, ossia di un professionista che si improvvisa Recruiter all’occorrenza, cercando i candidati che fanno il suo stesso mestiere. Cosa ne pensi?

<<Bah, sai, sono un po’ scettico verso chi si improvvisa Recruiter…e poi devo difendere la mia categoria! Scherzi a parte non credo che un Hivescout possa avere la giusta sensibilità sulle soft skills, sugli aspetti caratteriali, motivazionali e verso la persona in generale. Oggi trascorriamo gran parte della nostra giornata in azienda, non possiamo correre il rischio di assumere qualcuno preparato dal punto di vista tecnico ma che si rivela poi intrattabile e ingestibile. E poi, per sondare le competenze tecniche, c’è sempre il secondo colloquio con la linea aziendale. No, non la vedo come una professione emergente, al massimo potrebbe essere impiegato solo per selezionare profili molto tecnici in ambito IT>>.

Nel corso della tua carriera hai incontrato e parlato con centinaia di candidati tra colloqui individuali ed eventi HR. Quali sono state le domande più frequenti che ti sono state poste? Quali i consigli più importanti che hai dispensato?

<<Partiamo dal presupposto che i candidati molto spesso non sanno che domande fare. Al termine del colloquio non hanno il coraggio di chiedere o, peggio, non sono preparati. In linea di massima comunque i neolaureati mi fanno domande sugli sbocchi professionali, sulle possibilità di job rotation e sulle eventuali prospettive di inserimento in azienda; invece l’unica curiosità del candidato professional riguarda il pacchetto retributivo e spesso sono informazioni che non possono essere comunicate in questa prima fase di selezione. Soprattutto con i neolaureati cerco di fare orientamento per indirizzarli verso il percorso più idoneo; spesso mi rendo conto che sono privi delle conoscenze base per districarsi nel mondo del lavoro e do consigli su come redigere il curriculum o come sostenere un colloquio. A questo proposito mi viene in mente la Bocconi che organizza delle giornate di Mock Interview, nelle quali viene simulato un colloquio di lavoro. Chi partecipa a queste iniziative è avvantaggiato: ha un cv ben scritto, ha già fatto le interviste di selezione, è più preparato e ha più possibilità rispetto a un neolaureato che non ha fatto tutto questo>>.

Che consigli daresti ai giovani che vogliono fare questo mestiere?

<<Molto spesso chi vuole iniziare questa professione è affascinato all’idea di poter giudicare le persone e avere potere di scelta. Niente di più sbagliato. Alla base invece deve esserci una vera e propria vocazione. Dico spesso che abbiamo una missione: quella di educare sia le aziende sia i candidati. Ai candidati dobbiamo far capire, ad esempio, che le richieste non devono essere esorbitanti; proprio la scorsa settimana mi è capitato che un candidato valutasse un cambiamento lavorativo solo a fronte di un aumento del Ral del 20%; è un candidato che va educato perché in fase di primo contatto dovrebbe esternare altre motivazioni. Alle aziende bisogna far capire che in questa congiuntura economica non può essere offerto un determinato contratto o retribuzione…non puoi cercare un’alta professionalità offrendo un contratto a termine! Molti poi pensano che questa professione sia ben retribuita, in realtà l’area Risorse Umane non è ricca e si lavora solo se si ha una naturale propensione alla valutazione, alla relazione, se si è introspettivi, empatici, se si ha sensibilità. Se non sussistono tutti questi elementi è molto difficile proseguire perché si rischia di non essere credibili>>.

Per finire in bellezza…una rapida carrellata di questi 15 anni. Qual è il momento che ricordi con più piacere?

<<Ricordo sempre con piacere l’inizio. Come in tutte le start up c’era tanto entusiasmo, il nostro General Manager di allora ci diede l’opportunità di lavorare con la massima libertà, era un contesto molto easy ma anche molto responsabilizzante. Eri responsabile del tuo operato e avevi la massima fiducia dell’azienda. Capitava di lavorare ininterrottamente per dodici ore di fila senza accorgersene. C’era tanta euforia, nessuno voleva scappare dall’ufficio, perché sapevamo di essere i pionieri dell’e-recruiting!>>.

Giada B.

truffe-lavoro-fregature-annunci-ricerca

Stanare il Gatto e la Volpe: 10 consigli per evitare truffe nella ricerca di lavoro

In un momento come questo, in cui il lavoro scarseggia e le speranze di trovare un’occupazione sono assai alte, è facile imbattersi in un “Gatto e la Volpe” dei giorni nostri, specialmente se si è alle prime armi. Ne è dimostrazione il mio amico M. che, avendo terminato la sua collaborazione nel museo ebraico della sua città natia, ha deciso di cambiare vita e tentare la fortuna a Milano. E così anche lui ha iniziato a centrifugare candidature nella speranza di ricevere qualche risposta. La prima volta che ho sentito M. nella sua nuova vita è stato qualche settimana fa, quando mi ha chiamata per dirmi che aveva risposto a un annuncio e che era stato contattato. Fin qui nulla di strano. Il problema è che l’annuncio era poco chiaro, non si capiva quale fosse il ruolo, nei requisiti poteva rientrare sia un ingegnere nucleare sia un neolaureato e soprattutto aveva ricevuto l’invito a colloquio dieci minuti dopo aver inviato la candidatura. E’ bastata una rapida ricerca online per confermare il sospetto che si trattasse di una truffa.

Ma non è sempre così semplice avere la giusta intuizione, perché il più delle volte non si tratta di vere e proprie truffe ma di raggiri: l’azienda esiste, l’organizzazione c’è, ma vi propongono altro rispetto alle premesse iniziali. Qualche giorno fa non a caso M. mi ha raccontato della sua disavventura con un’azienda che lo aveva contattato un mese dopo aver ricevuto la sua candidatura. Qui l’annuncio non esplicitava il nome del datore di lavoro finale, ma parlava di una vaga azienda in start up che cercava degli addetti vendita per un negozio. Nel primo colloquio durato una ventina minuti, il selezionatore aveva approfondito l’esperienze pregresse di M., ma non aveva dato alcuna informazione sulla posizione, né sui dettagli contrattuali; gli aveva semplicemente chiesto di testare il lavoro in un paio di ore in affiancamento il giorno dopo. Sono bastati quindi dieci minuti di prova sul campo per capire che da addetti alle vendite si passava a promoter e da promoter a venditori porta a porta di contratti per la fornitura di energia.

Per chi si approccia per la prima volta al mondo del lavoro la buona notizia è che dopo un po’ ci si fa le ossa e si diventa più scaltri. Nell’attesa di affinare le proprie armi di difesa, tenete presente questi semplici consigli:

1) Diffidate degli annunci poco chiari, in cui non è ben delineato il ruolo che andreste a ricoprire, dove non ci sono requisiti che restringono ad imbuto i candidati idonei, ma sono condizioni che vanno bene per tutti, e soprattutto non credete a coloro che vi promettono guadagni cospicui, facili e in poco tempo.

2) Non è una regola sempre valida, ma, se un annuncio è pubblicato su siti a pagamento, è improbabile che si tratti di una truffa. Diciamo che l’azienda che è disposta a pagare una job board per pubblicare un annuncio ha innanzitutto del budget da spendere e la necessità di avere una maggiore visibilità per intercettare i candidati migliori in minor tempo. Potrebbe però trattarsi di un’azienda comunque poco affidabile, che promuove un business sospetto.

3) Verificate se l’azienda che ha pubblicato l’annuncio che vi interessa ha pubblicato anche altre inserzioni per ruoli diversi. Questo dovrebbe essere sinonimo di garanzia.

4) Guardate online il sito aziendale, è difficile ad oggi che una realtà commerciale non abbia una propria finestra sul web.

5) Cercate su Linkedin, nella categoria Persone e Aziende, informazioni sulla società e sulle persone che ci lavorano. Se i risultati sono pari a 0 potrebbe trattarsi di una realtà fantasma.

6) Inserite su Google il nome dell’azienda e spulciate le prime due pagine, per verificare se tra i risultati della ricerca c’è qualche news riferita all’azienda.

 7) Se nutrite qualche dubbio, date un’occhiata a questi siti in cui sono segnalate le aziende truffa da parte degli stessi utenti malcapitati: SOS Truffe Lavoro e Lavoro Truffa.

8) Avete già superato questa fase e  concordato un colloquio conoscitivo? Fate attenzione al luogo in cui sostenete il colloquio, guardatevi attorno e, se avete il sentore che ci sia qualcosa di strano, poco professionale, nascosto, pensateci due volte ad accettare l’offerta.

9) Diffidate dei colloqui che durano meno di 20 minuti: per capire se la persona è in linea con il profilo cercato non basta nemmeno un’ora! Diciamo che il minimo sindacabile per iniziare ad intuire chi si ha davanti sono 40 minuti.

10) Se il selezionatore non cerca di capire quello che sai fare e quali sono le tue competenze, ma si spende solo per venderti la posizione e convincerti ad accettare, allora probabilmente si tratta di una truffa.

In bocca al lupo!

Giada B.

12