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Come prepararsi al meglio per un colloquio di lavoro – I miei consigli su Workher!

Come prepararsi al meglio in vista di un colloquio di lavoro? Cosa fare e cosa evitare per aumentare le possibilità di fare una buona impressione al selezionatore? Nel mio ultimo video girato in collaborazione con Workher, rete tutta al femminile di donne che voglio entrare, rientrare e rimanere nel mercato del lavoro, ho messo in evidenza poche semplici regole per sfruttare al meglio i giorni antecedenti al colloquio e puntare a un’ottima performance il giorno dell’incontro con il selezionatore.

Ecco una miniguida valida per prepararsi al meglio per un colloquio di lavoro:

  • Rileggi l’annuncio al quale ti sei candidato, soprattutto la parte relativa al contenuto della posizione. Per un recruiter è importante che il candidato abbia almeno un’idea del perchè sia lì di fronte a lui in quel momento! Pensi sia scontato? Eppure succede tante volte in sede di colloquio che, alla domanda “Cosa l’ha colpita di più della posizione alla quale si è candidato?”, la risposta sia “Sinceramente non ricordo la posizione, sa, ho inviato così tante candidature…”. Sicuramente il selezionatore fornirà più dettagli sul ruolo in sede di colloquio, ma tu cerca di arrivare preparato sulle informazioni base presenti nella job description 😉
  • Informati e “googola” il nome dell’azienda su internet. Non ti verranno chiesti dati finanziari o dettagli particolari, ma conoscere qual è il core business dell’azienda, la storia e gli ultime news aziendali ti permetterà di fare la differenza rispetto agli altri candidati e ti darà più spunti per argomentare durante il confronto con il selezionatore;
  • Se hai tempo, soprattutto se sono i tuoi primi colloqui, il giorno prima dell’incontro vai in esplorazione e vedi dove si trova la sede. In alternativa studiati bene il percorso, qual è la strada migliore e i mezzi di trasporto più veloci per evitare di arrivare in ritardo il giorno fatidico;
  • Ricordati che la valutazione sulla tua persona inizia dal momento in cui varchi la soglia dell’azienda. Sii professionale e cortese con tutti, dalla receptionist alle persone che incontererai nei corridoi;
  • Presta attenzione agli aspetti paraverbali. Uno studio ha messo in evidenza che nel processo valutativo non è tanto influente quello che il candidato dice, ma come lo dice, come si relaziona e come si presenta. Linguaggio del corpo, tone of voice e abbigliamento rivestono un ruolo chiave nel giudizio del selezionatore. Qualche esempio negativo: accessori vistosi, trucco marcato, aspetto non curato. L’outfit deve essere consono al contesto: azienda formale/abbigliamento formale, azienda informale/abbigliamento casual. Sorriso, positività, energia e comunicazione aperta sono sempre apprezzati. E, se l’emoziona gioca brutti scherzi, un trucco è cercare di parlare più lentamente, per facilitare la respirazione;
  • Non mentire su competenze ed esperienze, la verità prima o poi viene a galla!
  • Non trasformare il colloquio di lavoro in una chiacchierata tra amici o, peggio, in una seduta dallo psicologo! Limitati a fornire particolari che hanno un nesso o che possono influire sull’ambito professionale, senza però sconfinare in dettagli che afferiscono unicamente alla tua sfera privata;
  • Alla fine del colloquio poni delle domande al selezionatore, relative non solo ai dettagli contrattuali, ma anche ad altri aspetti altrettanto fondamentali. RAL e inquadramento sono importanti, ma ricorda che quello sarà un luogo in cui passerai 8 o più ore al giorno. Sicuro che non ti interessa sapere altro? Ad esempio, puoi chiedere qual è la cultura organizzativa, quali sono i valori aziendali, come è organizzato l’ufficio nel quale verrai inserito, come saranno le persone con cui collaborerai;
  • The last but non the least: ogni colloquio è diverso dall’altro, usa il buon senso per gestire al meglio tutte le situazioni.

E una volta sostenuto il colloquio che fare? Qualche suggerimento nel mio articolo “Cosa fare in attesa del feedback post-colloquio di lavoro? I miei consigli per Workher!”

In bocca al lupo! 😉

Giada

linkedin

Linkedin: cosa fare per creare un buon profilo personale – I miei consigli per Workher!


Nel nuovo video girato in collaborazione con Workher, luogo di incontro tra donne e lavoro, ho parlato di Linkedin, il social network professionale più importante in Italia, strumento per cercare lavoro, fare rete e personal branding. Sono sempre di più le aziende e i recruiter che si avvalgono di questa piattaforma per trovare nuovi collaboratori, non solo attraverso la pubblicazione di annunci di lavoro nella sezione Jobs dedicata, ma soprattutto attraverso la ricerca diretta e la visualizzazione dei profili personali degli utenti della rete.

 

Consiglio vivamente a tutti coloro che sono in ricerca attiva di un nuovo lavoro di creare il proprio profilo Linkedin (o migliorarlo), per aumentare le chance di essere contattati da un’azienda, un head hunter o un professionista. Non basta però crearlo. Bisogna farlo e farlo bene! Per renderlo veramente efficace, vi suggerisco di dedicare un po’ di tempo per potenziare tutte quelle parti che contribuiscono a valorizzare il vostro profilo e farvi notare nella rete.

Come fare? Guarda il video e leggi qui di seguito i miei Linkedin tips! 😉

  • IMMAGINE DI SFONDO

Cattura l’attenzione della rete inserendo una bella immagine di sfondo. Scegli il soggetto dell’immagine in base alla tua professione o al significato che può rappresentare per te.

  • FOTOGRAFIA PERSONALE

Lascia le fotografie scattate sulla spiaggia, in discoteca o in compagnia di amici su Facebook. Inserisci invece su Linkedin una fotografia professionale che ti valorizzi. Cosa vuol dire? Scatto in primo piano, buona risoluzione, sorriso e abbigliamento adeguato.

  • PROFESSIONAL HEADLINE

E’ uno spazio limitato che compare sotto il nome e cognome. Puoi decidere di inserire il ruolo e l’azienda per la quale lavori oppure esprimere in modo più creativo ciò che sai fare 😉

 

  • SUMMARY

E’ uno spazio di riepilogo, in cui poter arricchire le informazioni già desumibili nel resto del profilo. In cosa eccelli? Quali sono le tue passioni sul lavoro? Quali sono le tue aspirazioni?

  • ESPERIENZE PROFESSIONALI

Non solo ruolo, azienda, data di inizio e fine rapporto di lavoro. Arricchisci ogni singola esperienza professionale, descrivendo le tue attività e responsabilità e, se possibile, integra una o più esperienze con materiale multimediale: fotografie, link, presentazioni, articoli.

 

 

  • COMPETENZE E SEGNALAZIONI

Chiedi alla tua rete di contatti, colleghi, clienti e fornitori di confermare le competenze nelle quali sei particolarmente forte e lasciare qualche breve referenza sul tuo modo di lavorare e sul contributo che hai dato a progetti ed iniziative sul lavoro.

Lavorando su questi elementi il tuo profilo Linkedin risulterà più attrattivo e fruibile da parte di chi cerca un professionista o un collaboratore con la tua esperienza e i tuoi skills.

Cosa aspetti a costruirti il tuo Linkedin profile? Go! 🙂

Giada

cercare lavoro

Libri, iniziative, strumenti: il meglio per cercare lavoro e migliorare la propria performance

Primo articolo del 2016 e, si sa, con il nuovo anno arrivano anche i buoni propositi. Il primo è condividere, perché, chi più chi meno, siamo tutti figli della sharing community. Voglio iniziare il nuovo anno condividendo con voi il meglio che mi è capitato fra le mani nel 2015, in fatto di libri, iniziative e strumenti per cercare lavoro, migliorare la propria performance professionale e fare personal branding.

LIBRI

…SE VUOI TROVARE LAVORO CON I SOCIAL

Iniziamo con quello che reputo il migliore libro in commercio per capire come si cerca lavoro oggi. Apprezzo tanto chi riesce a prendere le distanze da contenuti teorici, aleatori e scontati (ho una sfilza di libri di formazione che potrei citare!) e badare alla sostanza. E’ quello che fa Riccardo Maggiolo nel libro “Job Search 2.0. Trovare lavoro in 7 mosse nell’era di Facebook e Twitter”, spaziando dai canali di ricerca al curriculum, dai social network alla reputazione online.

Paradossale che sia partorito dalla penna di un giornalista e formatore piuttosto che di un esperto di recruiting! Lo consiglio a tutti coloro che muovono i primi passi nel mondo del lavoro, ma anche a chi si ritrova a cercare lavoro alle soglie dei 40/50 anni, dopo tanti anni trascorsi nella stessa azienda. Tra l’altro Maggiolo è anche uno dei fondatori di Job Club, gruppi di persone che si riuniscono, a cadenze regolari, per darsi una mano nel cercare lavoro, sfruttando la rete di contatti e il passaparola. L’iscrizione è totalmente gratuita!

…SE DEVI GESTIRE LE RISORSE UMANE

Forse sono più utili a chi si occupa di Risorse Umane, ma dipende dagli argomenti. Parlo della catena di libri edita da Giunti OS dei Pocket Book, miniguide su temi relativi la gestione delle risorse umane (Intelligenza Emotiva, Valutazioni, Talent Management ecc..) scritti da personaggi di rilievo d’oltralpe nell’ambito delle RU e tradotti in italiano. Li trovo pratici nel loro formato pocket, da tenere in borsa e leggere durante la pausa o in viaggio, ed estremamente fruibili per imparare tecniche, strumenti e approcci per il people management.

SE STAI CERCANDO LAVORO ALL’ESTERO

L’ho letto mentre scrivevo gli articoli che usciranno prossimamente su Monster.it sulla ricerca di lavoro all’estero. Sicuramente in circolazione ci sono tanti libri sull’argomento e forse anche più pratici e utili di “Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato” di Alberto Forchielli, ma vi consiglio di leggerlo per due buoni motivi: la prefazione/introduzione e il capitolo sulle 10 domande. La prima è uno schiaffo morale, una doccia fredda per tutti coloro che amano l’Italia, perché Forchielli ci restituisce una fotografia del nostro Paese così struggente, ma così vera, che provoca nel lettore amarezza, rabbia e voglia di riscatto; la seconda invece è una raccolta di 10 domande che tutti coloro che pensano all’eventualità di trasferirsi all’estero per cercare lavoro dovrebbero farsi, per non improvvisare ed improvvisarsi.

STRUMENTI

…SE VUOI ESSERE PIU’ PRODUTTIVO

Per i maniaci del controllo sul lavoro o per chi ha un calendario annuale fitto di appuntamenti ed impegni, suggerisco di seguire Francesca Marano, sperimentatrice di tecniche di produttività per lavorare meno e meglio. Leggete i suoi articoli e iscrivetevi alla newsletter di Solopreneur: avrete gratuitamente la possibilità di scaricare in pdf il wall planner 70×100, un calendario annuale da stampare e mettere nel vostro ufficio per avere in un unico colpo d’occhio tutti i 12 mesi.

…SE SEI INTERESSATA ALLE PROFESSIONI DEL WEB

Insegnare alle donne le professioni del futuro, questo lo slogan di WorkWideWomen. Donne che mettono al servizio di altre donne le loro conoscenze professionali attraverso una piattaforma online. I corsi sono a pagamento e vertono soprattutto sul digital e sulle nuove professioni legate al web. I prezzi sono assolutamente accessibili e la modalità e-learning consente una migliore gestione del proprio tempo e delle proprie necessità.

…SE VUOI FARE NETWORKING

Altra realtà a tinte rosa che ha avuto un ottimo riscontro nel 2015 è Workher, piattaforma di networking tutta al femminile, i cui è possibile fare rete, chiedere una consulenza a una professionista ( ci sono anch’io! 🙂 ) o a una mentor, informarsi e capire quali sono le proprie aspirazioni ed inclinazioni professionali accedendo a EST, l’esclusivo test creato in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, con cui è possibile scoprire in modo immediato il proprio punto di partenza e dove si vuole andare professionalmente, le abilità su cui investire e le conoscenze da implementare grazie agli strumenti e ai contenuti offerti.

…SE SEI UN SOSTENITORE DEL “ON THE JOB”

Hai appena terminato gli studi e non sai quale strada intraprendere. La soluzione? La startup Per Un Giorno” permette di vivere una giornata-tipo a fianco di un professionista, così da capire in tempo utile quale percorso di studi intraprendere o quale svolta dare alla propria carriera. Basta consultare la lista delle professioni ed acquistare un coupon. Vuoi fare il visual merchandiser? Trascorri con lui 8 ore e vedi com’è. Ti piacerebbe diventare un informatico? Conoscine uno e chiedigli come si fa. Un futuro da commerciale? Uhmmm, forse non fa per te! Bell’iniziativa, in attesa del lancio definitivo.

… SE SEI ALLA RICERCA DI INFLUENCER

Li reputo un po’ i guru delle Risorse Umane 2.0. Forse più conosciuti a Milano da chi fa questo mestiere che altrove, ma con un pubblico sempre più vasto, grazie alla loro presenza digitale, pubblicazioni, iniziative. Mi riferisco a Silvia Zanella, Luigi Centenaro, Francesca Parviero e Domitilla Ferrari.

Monitoro periodicamente le loro pagine social, perché ricche di spunti e belle iniziative: Silvia, forse la professionista che mi piace di più per il suo taglio sempre molto concreto e mai banale, è Global Social Media & Online Marketing Director in ‎Adecco e profonda conoscitrice dei nuovi strumenti e tecniche di recruiting e personal branding.

Luigi è personal branding strategist e ideatore del  Personal Branding Canvas (si scarica gratuitamente online), un metodo pratico per fare personal branding attraverso un percorso che ti fa scoprire perché e per chi puoi rappresentare un valore aggiunto.

Francesca, prima Official LinkedIn EMEA Talent Partner italiana (co-autrice del recente libro “Linkedin per Aziende e professionisti”), esperta di strategie di Social HR, è insieme a Domitilla la professionista più eclettica del gruppo.

Domitilla, Digital Marketing & Communication Strategist, è autrice di “Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia)” e si occupa di networking e dei nuovi canali e strumenti di comunicazione,  anche lato professional.

INIZIATIVE

…SE SEI UN FREELANCE

Per chi è freelance o per chi vuole imparare da loro, per chi vuole far galoppare la propria creatività o per chi è alla ricerca di nuove idee. Il FreelanceCamp è tutto questo, un’occasione di incontro, informazione, formazione, sharing e networking tra professionisti freelance. Guardate quante cose si possono imparare in un weekend! 

…SE SEI UN PROFILO JUNIOR

Ok, sarò di parte perché sono una delle docenti, ma in questa lista di the best of ci metto anche il Monster University Tour e tutte quelle iniziative simili promosse da altre società come Linkedin, Adecco, Manpower a favore della formazione ed informazione dedicata a studenti e neolaureati delle Università Italiane, in ambito strumenti e tecniche di ricerca attiva di lavoro. Ho incontrato tanti ragazzi quest’anno e ho notato in gran parte di loro una forte preparazione tecnica, ma anche un’incapacità di gestire la relazione e presentarsi. Grande problema in un contesto lavorativo in cui le aziende pesano tanto le competenze trasversali quanto quelle tecniche. Quindi se vi capita, partecipate, è gratuito!

E i vostri the best of in ambito selezione, formazione e personal branding quali sono?

A presto!

Giada B.

L’importanza degli obiettivi

Ogni  gesto quotidiano, dal più banale al più impegnativo, ha dietro di sé una finalità di diversa importanza in relazione al contesto di riferimento.
Da questa riflessione iniziale ​possiamo pensare a quelli che, in questo preciso momento della nostra vita, sono gli obiettivi più grandi (di realizzazione più difficile e futura nel tempo) e quelli che invece sono piccoli traguardi che, una volta superati, donano sollievo, regalano soddisfazione e ci fanno sentire un passo più avanti rispetto a prima.
Il nostro benessere psico-fisico trae beneficio dal superamento delle difficoltà e dal raggiungimento di piccoli traguardi. Ne giovano anche l’autostima e la sicurezza, permettendoci di prendere coscienza delle nostre capacità e del nostro valore, favorendo lo sviluppo e l’affermazione della nostra persona. E’ fondamentale prendere coscienza di quelle che sono invece le aree di miglioramento e gli aspetti su cui dobbiamo lavorare e crescere.
In varie fasi della vita è necessaria un’accurata riflessione per capire dove siamo, dove desideriamo arrivare e di quali strumenti disponiamo per raggiungere i nostri obiettivi.
La maggior parte delle volte tutti questi processi mentali  avvengono in maniera inconsapevole, ma a chi non è mai capitato che qualcosa in un preciso momento della vita non andasse per il verso giusto? In questi momenti di solito prende avvio un periodo di crisi in cui si mette in discussione tutto, animati da un senso di insicurezza e malessere generale, nei confronti anche di persone o situazioni estranee all’evento. La difficoltà spesso è anche quella di sforzarsi di capire il perché di quella determinata situazione, quali errori sono stati commessi e in che modo si sarebbe potuto evitarli.
Ed è proprio in questo momento che qualcosa capita.
Ci fermiamo improvvisamente nella nostra corsa, finora priva di pause e vediamo la nostra  proiezione nel mondo. Ciò che appare è quello che siamo, il nostro percorso con esperienze successi e cadute. Si può avvertire una sensazione di soddisfazione nonostante tutto, oppure l’esatto contrario.
Ed è proprio nella seconda situazione che ci si deve fermare con più attenzione, raccogliere tutto ciò che si è diventati con i pregi e difetti acquisiti, accettare qualche fallimento e far tesoro della nuova  consapevolezza acquisita.
Pensiamo un attimo alle realtà aziendali, forse un’analogia inconsueta, ma in realtà molto vicina al nostro processo decisionale.  Le più importanti scelte, soprattutto quelle che comportano sostanziali effetti nel lungo periodo, richiedono un coinvolgimento rilevante delle varie funzioni aziendali e un investimento sostanziale in termini di risorse e tempo. Gli obiettivi aziendali sono ben delineati, frutto di un’accurata analisi sotto diversi punti di vista (in termini di fatturato, fattori produttivi, trend di mercato, risorse finanziarie ecc.). E’ vero, con  i numeri tutto sembra più semplice e logico, ma alcune decisioni, soprattutto quelle strategiche, si basano anche su istinto, innovazione, cultura aziendale e una buona dose di coraggio.
Così come capita in una realtà aziendale, nei momenti di difficoltà dobbiamo riunire le forze ed escogitare un nuovo business plan personale, armandoci di coraggio e soprattutto di grinta. 
Il processo più delicato e fondamentale è l’ individuazione di nuovi e veri obiettivi. Perché nuovi e veri?
Perchè magari quelli finora raggiunti  non erano finalizzati a soddisfare un nostro reale desiderio, che rifletta il nostro pensiero, le nostre capacità e i nostri valori. Sovente la gente si prefigge obiettivi che non sono farina del proprio sacco, per differenti motivi: consuetudine, questioni personali o perché non si ha abbastanza coraggio e sicurezza per affermare il proprio volere. Ad esempio, quanti scelgono un percorso di studio senza seguire le proprie ambizioni, solo per esaudire un desiderio di un genitore? Quanti effettuano delle scelte di vita importanti solo perché tutti lo fanno?
Ovviamente, in ogni fase della vita ci sono priorità diverse.
Gli obiettivi sono in divenire, evolvono con le esigenze attuali e in modo parallelo alla nostra crescita.
Molto raramente osserviamo la cristallizzazione di un obiettivo, in quanto le mete prefisse 10 anni fa saranno differenti da quelle che ci poniamo ora.
Quindi, ad un certo punto della vita, soprattutto in un momento di confusione e incertezza, è fondamentale accertarsi che gli obiettivi che abbiamo di fronte ben fissi e delineati, siano solamente nostri e che non siano la proiezione di un influsso o un desiderio di altri soggetti.
Bisogna andare a dormire tutte le sere con un obiettivo, svegliarsi il mattino dopo e utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione per avvicinare sempre di più la nostra meta.
Dobbiamo fare nostri concetti come impegno, perseveranza, determinazione, autodisciplina e forza di volontà, ponendoci come obiettivo la realizzazione dei sogni che abbiamo.
Concludo con una citazione che amo molto:

Tutti gli uomini sognano. Ma non tutti sognano allo stesso modo. Quelli che sognano di notte nei polverosi recessi della loro mente, si risvegliano al mattino per scoprire che i loro sogni sono svaniti. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi; essi infatti inseguono i propri sogni ad occhi aperti, e fanno sì che si avverino”. Thomas E. Lawrence.

Floriana Stracuzza

Never give up! Queste le parole d’ordine per i neolaureati italiani

Stai leggendo questo articolo e sei un giovane che sta per terminare gli studi o si sta affacciando al mondo del lavoroAllora sei sulla pagina giusta! Quanto tempo ​si dedica alla ricerca di un’occasione, ​dell’opportunità perfetta che  possa aprirle porte giuste? Tanto, forse troppo. Tuttavia non è mai tempo sprecato e non è mai abbastanza se crediamo in quello che siamo e se il desiderio di realizzazione è forte.
 
L’invio di tante candidature alle quali spesso neanche si ottiene risposta può risultare frustrante e originare sconforto, ma questo non deve distoglierci dal nostro obiettivo finale, né farci arrendere. Innanzitutto, occorre fare un’analisi piuttosto accurata del nostro cv, prendendo coscienza di quello che è stato il nostro percorso formativo e dei punti di forza delle esperienze ​effettuate (ad esempio corsi di formazione, viaggi studio all’estero, lavoretti occasionali). Ogni scelta effettuata ha una motivazione al suo interno che può mostrare i valori ​su cui si basa la nostra personalità ​e le caratteristiche direttamente connesse alle inclinazioni naturali che ci appartengono da sempre.​.
 
Teniamo bene a mente che il cv è il nostro biglietto da visita e che in quel preciso momento ci rappresenta. 
La persona che lo riceverà, ci dedicherà al massimo un paio di minuti, quindi l’obiettivo primario è catturare subito la curiosità​ del Recruiter​. Curiamo il layout, scegliamo con attenzione la foto e cerchiamo di fornire le informazioni fondamentali in maniera concisa e ordinata, in massimo due facciate. La cosa migliore è dare la precedenza ai dati anagrafici, seguiti dalle esperienze lavorative più recenti e poi da quelle formative, concludendo con qualche informazione ​sui nostri interessi​.​
 
Se sono presenti esperienze  che generano incoerenza o che collidono con la  posizione offerta dalla job description la strategia ideale è di trasformarli in un punto di forza esaltando la nostra capacità di autocritica, versatilità e dinamicità. Un consiglio è di raggrupparli sotto la voce ‘Ulteriori Esperienze Professionali’ o ‘Ulteriori Informazioni’. Sarà poi compito ​vostro in fase di colloquio​evidenziare il perchè di determinate scelte, motivandole coerentemente e umilmente. 
 
Non è mai troppo tardi per capire cosa ci piacerebbe veramente fare, quindi non pentitevi di aver intrapreso una strada sbagliata o di aver effettuato qualche esperienza incoerente con la posizione alla quale aspirate. Modificate ad hoc il cv per ogni opportunità e mettete in luce le skills che vi permettono di ​essere il ​potenziale ​candidato ideale, evidenziando gli elementi che risultano più affini ai requisiti del job profile. 
 
Se la ricerca di lavoro si protrae senza risultati, niente panico. Cercate di implementare le vostre competenze e conoscenze attraverso corsi di formazione, senza stare con le mani in mano. Continuate a candidarvi e ad effettuare colloqui​,​anche se la posizione per la quale siete ​stati selezionati non è quella ​che desideravate. Ogni colloquio è un’esperienza dalla quale si possono trarre ottimi insegnamenti e che ci permette di acquisire sempre più sicurezza, rendendoci consapevoli di quali realtà possono sposarsi con le nostre aspirazioni e valori e quali no. 
Nel frattempo, siate proattivi nella ricerca a 360 gradi, effettuate uno screening giornaliero degli annunci, tenete sotto controllo linkedin e i vari siti specializzati in job searching, aggiornate i vostri profili in modo da essere visibili ai recruiter. 
 

Quando la chiamata tanto attesa arriverà, iniziate a prepararvi subito per il colloquio. Consultate il sito internet aziendale e servitevi dei motori di ricerca per ricavare qualsiasi tipo di informazione che possa essere attinente (fatturato aziendale, competitors, numero di dipendenti, valori aziendali ecc). Questo servirà a stimolare la vostra curiosità e a fornire qualche spunto per porre delle domande interessanti in fase di colloquio. Curate l’abbigliamento, che deve essere ​​sobrio e formale. Arrivate puntuali e se doveste avere un imprevisto avvisate telefonicamente. Mantenete la calma, respirate e siate sicuri di chi siete e di quanto valete. Preparate mentalmente una breve descrizione del vostro percorso e mettete in risalto gli elementi che vi contraddistinguono e che evidenziano le vostre soft skills, tenendo bene a mente la job description dell’annuncio. Sorridete e siate educati, sinceri e coerenti. Non fatevi intimorire dalle domande, ma fornite piuttosto una risposta ponderata. Non dimenticate che una superficiale conoscenza dell’inglese è una discriminante di valore; quindi riprendete in mano i libri, leggete articoli, ascoltate musica, guardate film in lingua day by day. I miglioramenti saranno sorprendenti e direttamente percepibili.

Infine, ricordate che un obiettivo impostato correttamente è già raggiunto per metà! 😉

Floriana Stracuzza

Consapevolezza e sintesi. Quel tanto che fa la differenza quando si cerca lavoro.

Consapevolezza e sintesi sono due caratteristiche che possono fare la differenza quando si cerca lavoro.

CONSAPEVOLEZZA E SINTESI

C’è una prova che contraddistingue tutti gli Assessment Center ed è il giro di presentazioni.

Se vi è mai capitato di partecipare ad un colloquio di gruppo, solitamente, dopo il saluto iniziale e l’introduzione alla giornata, l’assessor o il rappresentante aziendale invita ciascun candidato a presentarsi in pochi minuti al gruppo. Tre minuti per raccontarsi e spigare chi si è, cosa si fa e perché si è lì. Se pensate che sia banale e che tre minuti siano pochi vi sbagliate. Mi è capitato spesso di assistere a scene di silenzio, a presentazioni fuori tema, a racconti che si esauriscono nel giro di 10 secondi.

Il giro di presentazioni in un colloquio di gruppo non è solo una formalità o una tecnica per rompere il ghiaccio. E’ una prova a tutti gli effetti che pesa nella complessità dell’assessment direi un 30%. E’ il biglietto da visita, quella prima impressione che inevitabilmente condiziona il proseguo delle attività.

E’ un processo mentale non da poco, che comporta innanzitutto un’ottima  consapevolezza di sé e di quello che si fa e la capacità di selezionare le informazioni opportune per quel contesto. Consapevolezza e sintesi.

COSA FA LA DIFFERENZA QUANDO SI CERCA LAVORO

Due concetti probabilmente all’antitesi con la velocità alla quale corre il nostro mondo e il turbinio di informazioni, segnali e simboli a cui siamo ogni giorno sottoposti.

Per avere una conferma dell’incapacità o difficoltà di autodeterminarsi facciamo un test e proviamo a guardare i siti online delle principali aziende. Resterete stupiti nel constatare che pochissime spiegano in modo chiaro e sintetico qual è il core business aziendale. Nella sezione “Chi siamo” ci sono lunghe digressioni sulla storia dell’azienda, sulla presenza nel mondo, sui marchi, sui numeri ed investitori. Ma poche spiegano chi sono e cosa fanno. Eccesso di superbia da parte di chi pensa che tutto il mondo conosca il proprio brand? Oppure difficoltà a condensare in poche parole il frutto di ricerca e sviluppo, innovazione e intraprendenza?

A chi non è capitato di avere a scuola un professore bravo ma che “non sapesse insegnare”, che non riuscisse a restituire in modo semplice, completo ed efficace le nozioni della materia? O quale studente che, grazie a una delle tante riforme della scuola, si è trovato di fronte la cosiddetta “risposta breve” e non ha dovuto sforzarsi per capire quale fosse la tecnica giusta per rispondere a un quesito con poche parole, ma in modo esauriente? Lo si può fare solo se si ha una piena padronanza della materia in questione e si tiene bene in mente qual è l’obiettivo da raggiungere.

PROVA A RACCONTARTI IN TRE MINUTI

Nella ricerca del lavoro, nella stesura del CV e nei colloqui di lavoro vale la stessa regola.

Fermiamoci per un secondo a pensare a chi siamo, qual è il nostro background professionale e dove vogliamo andare. Mettiamo tutto insieme, eliminiamo il superfluo e proviamo a raccontarci in tre minuti.

Saremo più sicuri, più convincenti e più determinati. Ora riproviamo a fare lo stesso esercizio ma pensando anche a chi abbiamo di fronte e alla posizione professionale per cui ci stiamo candidando. Mettiamoci nei panni dell’altro, dove l’altro può essere il selezionatore o il ruolo che vorremmo ricoprire. Il nostro racconto non cambierà tanto ma daremo più enfasi a determinati aspetti di noi stessi e delle nostre esperienze passate. Ed è quel poco che spesso fa la differenza e ci fa emergere rispetto agli altri.

Giada B.

Indice

Nell’indice trovi la lista degli articoli del BLOG, lo spazio in cui scrivo di selezione del personale, di ricerca di lavoro e di personal branding.

A volta ne parlo dalla prospettiva delle aziende, a volte dalla prospettiva dei candidati.

Insomma, parlo di persone & lavoro, con passione.

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Quello che dici, come lo dici, come ti presenti: quello che gli intervistatori valutano nel colloquio di lavoro

Si sa, il colloquio di lavoro è un momento critico. Non basta preparare un curriculum perfetto e recitare alla perfezione il proprio vissuto lavorativo. Ci sono fattori più sottili che gli intervistatori prendono in considerazione.

QUELLO CHE DICI, COME LO DICI, COME TI PRESENTI

In questa infografica di Classes and Careers emerge che dietro ad un semplice colloquio di lavoro si cela un mondo di significati e simboli che nemmeno la più complessa liturgia potrebbe contemplare! 2.000 intervistatori hanno messo a nudo quello che spesso non viene palesato  in un colloquio ed è emerso innanzitutto che i primi 90 secondi sono decisivi per capire se il candidato sia dentro o fuori.

Concordo, come nella vita, ad eccezione di pochi casi, la prima impressione è quella che conta. Quindi piuttosto che spendere ore a prepararsi per un colloquio, sarebbe meglio dare un’occhiata ai risultati di questo sondaggio!

colloquio di lavoro errori consigli

L’idea che l’intervistatore si fa del candidato nei primi minuti è basata su:

  • 55% il modo in cui è vestito, come si presenta, come si muove
  • 38% come lo dice (tono di voce, correttezza grammaticale, grinta)
  • 7% quello che dice (contenuti)

La prima impressione è determinata dunque da aspetti non-verbali. Come un dono che, prima di essere scartato per vedere cosa c’è dentro, viene notato per la bellezza del fiocco e della carta regalo, così anche noi dobbiamo prestare la giusta attenzione alla forma e allo standing. Nel colloquio tutto quello che ci riguarda è oggetto di valutazione!  Il sondaggio però ci dice che la maggior parte delle volte non prestiamo attenzione a questi aspetti e gli errori più comuni che ci fanno giocare il posto di lavoro sono:

  • 67% Evitare di guardare negli occhi il proprio interlocutore
  • 47% Avere una scarsa conoscenza dell’azienda
  • 38% Non sorridere
  • 33% Avere una postura scorretta
  • 33% Muoversi continuamente
  • 26% Dare una stretta di mano poco energica
  • 21% Parlare con le braccia incrociate
  • 21% Giocare con i capelli e toccarsi nervosamente il volto
  • 9% Gesticolare troppo

E’ vero, niente quanto la mancanza dell’incrocio di sguardi può innervosire un intervistatore! Avere davanti a te una persona che parla ma che non ti guarda negli occhi distoglie l’attenzione dal contenuto e indispone all’ascolto. Ed è anche vero che niente come un sorriso e una volto cordiale attrae, aumenta l’interesse e ti invoglia all’ascolto.

E l’abbigliamento quanto incide? Tantissimo. il 65% degli intervistatori ammette che, di fronte a due candidati con la stessa professionalità, la scelta ricade su colui che ha un abbigliamento più appropriato, non eccessivamente colorato né troppo trendy. La sobrietà insomma premia!

Ok, siete stati bravi, avete superato la prima impressione, potete tirare un sospiro di sollievo…ma davvero pensate che il resto del colloquio sia in discesa? Sbagliato! Ora dovete porre attenzione a quello che dite e quello che non dite. In ordine di importanza ricordatevi che può rappresentare uno sbaglio:

  1. Non fare domande sul lavoro
  2. Non riuscire a distinguersi dagli altri candidati
  3. Improvvisare
  4. Mostrarsi quello che non si è
  5. Concentrarsi troppo su quello che si dice
  6. Non prepararsi sul ruolo
  7. Non mostrare troppo interesse ed entusiasmo
  8. Mancare di humour, empatia e personalità
  9. Ammettere che non si è superato lo shock per la perdita del lavoro
  10. Dilungarsi sul perché si è perso il posto di lavoro

GLI ERRORI PIU’ COMUNI

Come emerge dal sondaggio e come aveva messo in evidenza Fabrizio Piacentini nell’intervista pubblicata in uno dei precedenti post, gli intervistatori apprezzano molto che il candidato ponga delle domande di approfondimento a fine colloquio. E’ sinonimo di interesse e serve a capire quanto il candidato abbia messo a fuoco le caratteristiche del ruolo e dell’azienda. Avere ben chiaro a cosa ci si sta proponendo ci permette di mettere in luce le competenze che possediamo e che sono maggiormente richieste dal ruolo, dandoci una marcia in più rispetto agli altri concorrenti. L’altro grosso errore che ci fa perdere punti è la mancanza di preparazione: non sapere nulla o poco sul ruolo e sull’azienda penalizza anche il professionista più competente.

CONSIGLI UTILI PER NON SBAGLIARE

Quindi, prima di un colloquio per non sbagliare, seguite questi suggerimenti:

  1. Siate pronti a descrivere brevemente le vostre esperienze professionali
  2. Ripassate a mente le vostre competenze
  3. Assicuratevi di aver ben chiaro il ruolo
  4. Documentatevi sull’azienda

E’ vero, assieme alla preparazione, la fortuna è un altro fattore che pesa sulla buona riuscita di un colloquio. Però voi fatevi furbi, perché al di là della imprevidibilità dell’intervista, ci saranno delle domande che tutti gli intervistatori vi chiederanno! Chi non ha mai risposto a domande come queste?

  1. Mi racconti qualcosa di sé
  2. Perché vuole lavorare qui?
  3. Cosa conosce della nostra azienda?
  4. Perché vorrebbe lasciare il suo attuale lavoro?

Sono le più gettonate…e anche i best seller di intervistatori noiosi e poco creativi! :p

Prendete spunto da questi suggerimenti e metteteli in pratica nel vostro prossimo colloquio. Ma ricordatevi sempre però che la spontaneità è il miglior biglietto da visita.

In bocca al lupo!

Giada B.

Professione Consulente HR – Intervista a Fabrizio Piacentini, pioniere dell’e-recruiting!

Tanti sono gli articoli, approfondimenti ed interviste che parlano del mondo del lavoro. Quasi tutti però affrontano l’argomento dal punto di vista dei candidati e dell’azienda. Mi piacerebbe invece cambiare prospettiva e affrontare il tema scegliendo come interlocutore privilegiato il Recruiter, alias il Selezionatore del Personale, colui che centrifuga curricula e colloqui come se mangiasse Nutella. Ho scelto di esplorare il mondo della consulenza HR, un osservatorio privilegiato di chi ha a che fare con aziende di qualsiasi settore merceologico e con profili di tutte le funzioni aziendali.

Ho dunque il piacere di intervistare una delle voci più autorevoli del mondo della consulenza HR. Fabrizio Piacentini, classe ’68, è una delle colonne portanti della più nota società di recruiting on line in Italia.

Ciao Fabrizio, grazie di aver accettato il mio invito. Iniziamo!

Quando e come hai iniziato la tua carriera di consulente HR?

<<Beh, diciamo che è iniziato tutto un po’ per caso. Mi sono laureato in Giurisprudenza con l’idea di intraprendere la carriera forense, ma poi mi sono accorto che gli studi legali mi stavano un po’ stretti e ho deciso di mirare a qualcosa di più grande: l’impresa. Mi rendevo conto però che la mia preparazione accademica non sarebbe bastata e mi sono iscritto a un corso post laurea sulle tematiche riguardanti le Risorse Umane e l’Impresa, organizzato dall’Università Cattolica, dove ho appreso le metodologie e gli strumenti del reclutamento e della selezione. Successivamente sono stato chiamato da Jobpilot, una società in start up che si occupava di recruiting on line. Considera che stiamo parlando della fine degli anni ’90, erano gli anni del boom di internet e Jobpilot era uno dei primi portali dedicati al recruiting. E’ stata l’occasione per un entrare in una realtà che si occupava di Risorse Umane ma in un contesto che era molto più avanti in termine di visione, perché l’e-recruiting stava nascendo proprio in quegli anni. Inizialmente Jobpilot era solo una jobboard e cercava persone che, grazie ad un approccio consulenziale, si occupassero di redigere, modificare, “categorizzare” gli annunci/job profile delle aziende clienti, che sapessero in quale area funzionale andava collocata una data posizione e quali fossero i settori merceologici di riferimento. Questo business funzionava e dopo un anno è stata creata una divisione che si occupava di selezione. Qui ho iniziato la mia carriera di Consulente HR, gestendo dapprima i servizi di supporto alla selezione (screening, intervista telefonica ecc.) fino ad arrivare ad oggi nella mia attuale azienda dove ho la completa visione di tutto il processo di reclutamento e di selezione>>.

Quali sono le principali difficoltà nel ricoprire il ruolo di selezionatore nel mondo di ieri e in quello di oggi?

<<Agli inizi il mondo dell’e-recruiting veniva visto con molta diffidenza, soprattutto perché, fino agli anni ’90, internet era percepito come uno strumento misterioso, sembrava assurdo che qualcuno potesse inviare il cv via web! Solo gli HR Manager con una visione strategica di lungo termine avevano intuito che il connubio online e consulenza poteva funzionare. Utilizzare uno strumento nuovo in un canale tradizionale come quello delle Risorse Umane è stata la chiave di volta. Le tradizionali società di selezione utilizzavano ancora la classica posta e il cartaceo, ma non fornivano strumenti a supporto della selezione. Molte aziende ci hanno scelto perché potevamo unire la rapidità della risposta con gli strumenti classici della selezione. Inizialmente non eravamo completamente credibili, si pensava che potessimo gestire solo alcune selezioni e solo per alcune aziende. Successivamente abbiamo conquistato la fiducia dei clienti con l’impegno e con i tanti casi di successo. Oggi invece la principale difficoltà è gestire un cliente che si aspetta molto di più rispetto al passato. In questo momento faccio molta più ricerca perché le aziende sono più esigenti, non mi limito a vedere i curricula che arrivano in risposta all’annuncio, ma sfrutto tutto il web. E’ vero che gestiamo un numero più elevato di candidati, ma siamo supportati dalle moderne tecnologie e software che ci permettono velocemente di individuare ed isolare i profili ideali>>.

Qual è stato secondo te  il periodo d’oro per la consulenza HR?

<<Direi che dal 2005 in poi, fra alti e bassi, la consulenza HR vive un buon momento. In questi ultimi anni però gioca molto la capacità che hai di intessere relazioni. Mi accorgo infatti che l’azienda che compra il servizio sceglie te e non tanto il brand di riferimento. Lavoriamo con il new business ma molto spesso gestisco clienti storici che tornano a riacquistare perché hanno fiducia in me e nel mio lavoro>>.

Quali sono i cambiamenti che riscontri oggi nel mercato del lavoro, nei candidati, nelle aziende?

<<In questo momento il mercato è molto più oculato, le aziende non hanno tantissimi soldi da spendere e prima di scegliere un fornitore ci pensano molto bene. In passato c’erano budget più consistenti e se andava male la selezione non era un grosso problema. Sono cambiati i numeri, ci sono meno ricerche e molte più candidature. Oggi i candidati hanno capito che internet è uno strumento democratico>>.

Social network, linkedin, skype; i consulenti HR sono al passo con i tempi?

<<Non tutte le società di selezione sono al passo con i tempi. Molte utilizzano solo esclusivamente i canali tradizionali. Oggi tuttavia il cliente ha bisogno di più velocità e di più materiale e i social o skype possono darti una mano. Sono degli strumenti in più che possono integrare quella che è già una tua valutazione. Ad esempio quando intervisto telefonicamente o incontro a colloquio un candidato e ho dei dubbi sulla sua affidabilità utilizzo Facebook per carpire più informazioni. Ormai anche i profili pubblici dei social sono degli strumenti di valutazione. Certo non dobbiamo basarci esclusivamente su questi, ma possono essere strumenti di supporto>>.

La tua decennale esperienza come consulente della più importante azienda di recruiting online in Italia cosa ti ha dato?

<<Lavoro in una divisione generalista; chiaramente ciascun consulente ha una propria predisposizione in termini di profili, ma non siamo suddivisi in aree. Questo mi ha permesso di gestire ricerche sempre diverse. Posso dire di aver acquisito una conoscenza pressoché completa dei profili richiesti dal mercato del lavoro>>.

Cosa ti gratifica di più di questo mestiere?

<<La cosa che mi soddisfa di più è valutare il candidato e ricevere dal cliente la medesima opinione. Molto spesso quelli che individuo come punti di forza o aspetti caratteriali del candidato sono gli stessi individuati anche dal cliente. Non è scontato essere perfettamente allineati con i desiderata del cliente. Essere in sintonia appaga i miei sforzi>>.

In un recente post abbiamo parlato del nuovo mestiere di Hivescout, ossia di un professionista che si improvvisa Recruiter all’occorrenza, cercando i candidati che fanno il suo stesso mestiere. Cosa ne pensi?

<<Bah, sai, sono un po’ scettico verso chi si improvvisa Recruiter…e poi devo difendere la mia categoria! Scherzi a parte non credo che un Hivescout possa avere la giusta sensibilità sulle soft skills, sugli aspetti caratteriali, motivazionali e verso la persona in generale. Oggi trascorriamo gran parte della nostra giornata in azienda, non possiamo correre il rischio di assumere qualcuno preparato dal punto di vista tecnico ma che si rivela poi intrattabile e ingestibile. E poi, per sondare le competenze tecniche, c’è sempre il secondo colloquio con la linea aziendale. No, non la vedo come una professione emergente, al massimo potrebbe essere impiegato solo per selezionare profili molto tecnici in ambito IT>>.

Nel corso della tua carriera hai incontrato e parlato con centinaia di candidati tra colloqui individuali ed eventi HR. Quali sono state le domande più frequenti che ti sono state poste? Quali i consigli più importanti che hai dispensato?

<<Partiamo dal presupposto che i candidati molto spesso non sanno che domande fare. Al termine del colloquio non hanno il coraggio di chiedere o, peggio, non sono preparati. In linea di massima comunque i neolaureati mi fanno domande sugli sbocchi professionali, sulle possibilità di job rotation e sulle eventuali prospettive di inserimento in azienda; invece l’unica curiosità del candidato professional riguarda il pacchetto retributivo e spesso sono informazioni che non possono essere comunicate in questa prima fase di selezione. Soprattutto con i neolaureati cerco di fare orientamento per indirizzarli verso il percorso più idoneo; spesso mi rendo conto che sono privi delle conoscenze base per districarsi nel mondo del lavoro e do consigli su come redigere il curriculum o come sostenere un colloquio. A questo proposito mi viene in mente la Bocconi che organizza delle giornate di Mock Interview, nelle quali viene simulato un colloquio di lavoro. Chi partecipa a queste iniziative è avvantaggiato: ha un cv ben scritto, ha già fatto le interviste di selezione, è più preparato e ha più possibilità rispetto a un neolaureato che non ha fatto tutto questo>>.

Che consigli daresti ai giovani che vogliono fare questo mestiere?

<<Molto spesso chi vuole iniziare questa professione è affascinato all’idea di poter giudicare le persone e avere potere di scelta. Niente di più sbagliato. Alla base invece deve esserci una vera e propria vocazione. Dico spesso che abbiamo una missione: quella di educare sia le aziende sia i candidati. Ai candidati dobbiamo far capire, ad esempio, che le richieste non devono essere esorbitanti; proprio la scorsa settimana mi è capitato che un candidato valutasse un cambiamento lavorativo solo a fronte di un aumento del Ral del 20%; è un candidato che va educato perché in fase di primo contatto dovrebbe esternare altre motivazioni. Alle aziende bisogna far capire che in questa congiuntura economica non può essere offerto un determinato contratto o retribuzione…non puoi cercare un’alta professionalità offrendo un contratto a termine! Molti poi pensano che questa professione sia ben retribuita, in realtà l’area Risorse Umane non è ricca e si lavora solo se si ha una naturale propensione alla valutazione, alla relazione, se si è introspettivi, empatici, se si ha sensibilità. Se non sussistono tutti questi elementi è molto difficile proseguire perché si rischia di non essere credibili>>.

Per finire in bellezza…una rapida carrellata di questi 15 anni. Qual è il momento che ricordi con più piacere?

<<Ricordo sempre con piacere l’inizio. Come in tutte le start up c’era tanto entusiasmo, il nostro General Manager di allora ci diede l’opportunità di lavorare con la massima libertà, era un contesto molto easy ma anche molto responsabilizzante. Eri responsabile del tuo operato e avevi la massima fiducia dell’azienda. Capitava di lavorare ininterrottamente per dodici ore di fila senza accorgersene. C’era tanta euforia, nessuno voleva scappare dall’ufficio, perché sapevamo di essere i pionieri dell’e-recruiting!>>.

Giada B.