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Infografica: Cambiare lavoro…dipendente o freelance?

Un anno fa abbiamo lanciato un  sondaggio in cui abbiamo chiesto ai professionisti italiani di indicare i motivi per cui preferiscono lavorare in azienda o intraprendere la libera professione. Due stili di vita ed approccio al lavoro diversi, dietro cui si nascondono sia motivi di attrazione e gratificazione, ma anche tante paure e reticenze.

LAVORO COME DIPENDENTE O FREELANCE

E’ quello che è emerso dalle risposte ricevute, riportate nell’infografica qui di seguito,  in cui salta all’occhio uno sbilanciamento tra i fattori materiali e concreti e quelli più legati alla sfera relazionale e valoriale.

La sicurezza in termini retributivi, di carriera e di stabilità professionale è la principale leva che motiva i dipendenti d’azienda. Mentre, dato che fa riflettere, il secondo motivo che spinge i professionisti italiani a valutare la libera professione è la possibilità di non avere più a che fare con capi e superiori.

Dato emblematico di come le relazioni in azienda, e ancora di più quelle tra capo e collaboratore, ricoprano un ruolo decisivo nella motivazione e performance del lavoratore.

RISULTATI DEL SONDAGGIO

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Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio! 😉

Giada B.

Può un coach guidarti nella ricerca della felicità personale e professionale? Riflessioni sul coaching

Durante una delle mie esplorazioni internettiane ho scoperto che a Milano esiste ADF alias l’Accademia della Felicità, un luogo in cui (ri)trovare il sorriso, capire i propri punti di forza, superare le proprie insicurezze ed ottenere una certificazione per acquisire una nuova professionalità. I professionisti che lavorano in ADF propongono alle persone strumenti pratici per realizzarsi in ambito personale e sul lavoro, individuare le proprie potenzialità, definire i propri obiettivi e i metodi per realizzarli. Non solo. E’ possibile anche frequentare un master per diventare coach.

Sarà stata la carica attrattiva legata al nome della società, vincente idea di marketing bisogna riconoscerlo, o la curiosità di andare un po’ più a fondo rispetto a tematiche come quella del cambiamento e della passione legata al lavoro, fatto sta che ho deciso di partecipare all’Open Day, una giornata di incontro con i vari professionisti di ADF, per conoscersi e avere una panoramica delle attività che si svolgono in Accademia. C’era da aspettarselo, ma fa sempre un certo effetto, che la platea di ascoltatori fosse composta quasi al 100% da donne, di tutte le età e alla ricerca della propria felicità sul piano personale o professionale. La vera anima di questa società di formazione e coaching è Francesca Zampone, che, dopo aver ricoperto per anni ruoli manageriali in ambito HR all’interno di multinazionali, ha deciso di abbandonare la strada aziendale per quella della libera professione e del coaching. Con lei altri colleghi arrivati in ADF attraverso percorsi diversi e non lineari, tutti accomunati dalla riscoperta di se stessi e della ricerca di un piano B. Ciascuno di loro, rispetto al proprio background professionale e personale, gestisce in ADF corsi di coaching incentrati su varie tematiche come il lavoro, l’affettività, il time management, l’autostima, lo stile di vita, la libroterapia ecc., ai quali chiunque può iscriversi e partecipare per superare degli ostacoli e raggiungere degli obiettivi. Inoltre in ADF è possibile seguire un master di 6 mesi + 2 di tirocinio in coaching per diventare coach certificato.

Volete sapere qual è la mia impressione dopo aver ascoltato tanti interventi e percorsi di vita? Sicuramente i temi trattati fanno inevitabilmente scattare delle domande, ti portano ad interrogarti su alcuni aspetti di te, della tua persona e del lavoro che fai. L’entusiasmo di chi parla ti coinvolge e sono convinta che molti di questi corsi e workshop possano essere efficaci. Tuttavia questa giornata non è riuscita a far sfumare del tutto le perplessità che ho nei confronti del coaching o meglio di chi ricopre il ruolo di coach. Durante uno degli interventi è stato sottolineato che il coach non è uno psicologo né tanto meno un counselor e che non può fare domande indiscrete che vanno a scavare nel passato personale del proprio cochee. Questo è eticamente e teoricamente corretto. Ma nella pratica è possibile risolvere un tema legato all’autostima o alle catene affettive senza scavare nelle cause che quasi sempre sono legate al passato personale? Ne’ tanto meno è scevro da questa condizione il tema lavoro perché professione e persona sono indissolubilmente legate. E allora mi chiedo se 6 mesi di master + 2 mesi di tirocinio possano davvero darti le competenze per ricoprire un ruolo così delicato. Mettere le proprie frustrazioni, aspirazioni, desideri, catene emotive nelle mani di qualcun altro è sempre un gesto di incommensurabile fiducia, ma può essere anche molto rischioso.

Lavorando nelle Risorse Umane ho visto con mano quali danni possono causare persone che si improvvisano coach e che dalla sfera professionale vanno oltre, impattando negativamente sulla sfera emotiva e personale del lavoratore. Sono tanti, troppi coloro che si propongono come coach oggi, sintomo di un’attività che è più una moda e un mezzo per creare un business, piuttosto che una professionalità con crismi ed etica. E purtroppo spesso è anche difficile rendersi conto dell’incompetenza altrui perché molti di essi sono degli abili comunicatori, fantastici istrioni che sanno perfettamente quali corde toccare o quali temi affrontare per attirare curiosità, destare interesse e fare breccia nei cuori.

Bisognerebbe avere molto più rispetto per questa professione, che, se esercitata correttamente, rappresenta un grande vantaggio per chi ha bisogno di un supporto per un’evoluzione, miglioramento o sviluppo. Quindi il mio consiglio è, prima di affidarvi a un coach per lavorare su un tema professionale o personale, informatevi molto bene sulle sue attività, sui progetti passati, sulle sue certificazioni, su eventuali clienti noti e cercate di ridimensionare il vostro entusiasmo se a un primo incontro avete le sensazione che abbia capito tutto di voi e abbia la soluzione all inclusive al vostro problema.

E ricordatevi sempre che la professionalità va sempre a braccetto con integrità e rispetto della persona.

Giada B.

videogiochi lavoro

Trasforma la tua passione per i videogiochi in un lavoro e scopri le aziende che assumono!

I videogiochi sono sempre stati il tuo passatempo preferito? Perché non trasformi questa tua passione in un lavoro? Se confrontato con il mercato americano, quello italiano è ancora all’inizio, ma nel nostro paese il settore dei videogiochi si sta dimostrando molto vivace ed in piena fase di espansione.

I ❤ VIDEOGIOCHI

E’ un mercato in fermento grazie ai continui progressi tecnologici che hanno permesso non solo di abbattere le barriere geografiche, consentendo a giocatori di diverse parti del mondo di sfidarsi virtualmente. Ma, grazie anche alla creatività e allo sviluppo di temi e dinamiche molto vicine alla realtà, è diventato un passatempo non solo per i più piccoli ma anche per un pubblico adulto. Non a caso gli sviluppatori italiani sono molto forti nella produzione e nella progettazione creativa e l’unico ostacolo all’ascesa di molte start up è rappresentato dalla difficoltà di ottenere dei finanziamenti.

Non è difficile trovare un’opportunità di lavoro nelle tante start up o nelle realtà più affermate. I ruoli più ricercati sono ovviamente profili tecnici, anche se non mancano posizioni aperte in ambito commerciale e marketing.

Se sei interessato a trovare lavoro nel mondo dei videogiochi dai un’occhiata a queste aziende:

AZIENDE CHE ASSUMONO

Raylight Studios (S. Angelo a Cupolo – BN)

E’ una società fondata nell’aprile del 2000. Lo scopo dei fondatori è quello di creare una nuova realtà per l’ideazione e lo sviluppo di videogames di alta qualità: un nuovo punto di riferimento nell’industria dei videogiochi. Scopri chi stanno cercando nella sezione Jobs.

Ubisoft Entertainment (Milano)

E’ una multinazionale francese sviluppatrice e distributrice di videogiochi, è la terza maggiore azienda di distribuzione di videogiochi in Europa e la settima negli Stati Uniti. E’ sempre alla ricerca di personale per implementare l’organico della sede Milanese con tecnici, sviluppatori, programmatori e specialisti in animazione. Guarda la pagina Careers.

Milestone (Milano)

Nasce a Milano nel 1996 e ancora oggi rappresenta la più grande realtà italiana impegnata nello sviluppo di videogiochi per console e PC. Un team creativo, esperto e con una grande passione per il mondo dell’automobilismo e del motociclismo, ha creato negli anni passati alcuni giochi di guida che sono realmente entrati nella storia. Sfoglia gli annunci nella pagina Lavora con noi

Artematica (Chiavari -GE)

E’ un’azienda italiana indipendente produttrice e sviluppatrice di software, in particolare videogame e advergame. Invia la tua candidatura spontanea sulla pagina Contatti.

Rainbow Srl Loreto (AN)

Non è precisamente un’azienda legata all’industria dei videogiochi, ma è doveroso citarla perché è una content company che crea e produce property di animazione per bambini. Con più di 300 dipendenti e 11 aziende, Rainbow è il più grande studio Europeo dedicato alla produzione televisiva e cinematografica d’animazione. Oltre alla creazione e produzione di cartoni animati, Rainbow si occupa anche della distribuzione e del licensing dei personaggi. Consulta le posizioni aperte sulla pagina Lavora con noi

TRASFORMA LA PASSIONE IN UN LAVORO

E, se non si possiedono le giuste competenze, è possibile acquisirle iscrivendosi al Corso di Laurea da quest’anno attivo presso Link Campus University  di Roma e Vigamus Academy (il museo del videogioco). I tre anni accademici hanno l’obiettivo di formare figure specializzate dell’industria dell’entertainment elettronico: game developer, editor, specialista marketing, esperti di comunicazione ecc. Gli studenti Milanesi potranno invece iscriversi al nuovo indirizzo Video Game del Corso di Laurea Magistrale in Informatica presso la Statale di Milano. Il piano formativo è articolato in due macro-aree di specializzazione: progettazione (Game Design) e programmazione (Game Programming) per videogiochi.

In bocca al lupo ed…enjoy! 😉

Giada B.

I più importanti eventi di Career Day per trovare lavoro ed incontrare i migliori candidati!

Se il passaparola e la capacità di fare networking stanno facendo perdere di efficacia l’annuncio di lavoro e premiano chi sa costruirsi un proprio personal branding, trasformando la ricerca di lavoro in un sistema per pochi e “social” eletti, i Career Day, Job Fair e giornate di reclutamento patrocinate da enti pubblici e privati restano ancora un’occasione democratica e meritocratica per trovare un posto di lavoro.

Negli ultimi anni l’organizzazione dei Career Day ha fatto passi da gigante, trasformando eventi, una volta caotici e poco attrattivi, in un’occasione di incontro fra domanda e offerta altamente fruibile e ben organizzata. Tante le aziende, tantissimi i candidati neolaureati, in cerca di occupazione o occupati che si ritagliano una giornata per sondare il mercato e rimettersi in gioco.  Interpretare e soddisfare le necessità e le aspettative di tanti interlocutori non è semplice e non tutti i reclutatori e candidati si portano a casa risultati apprezzabili in termini di colloqui andati a buon fine. Detto questo la mia esperienza in qualità di recruiter d’azienda mi porta a concludere che questi eventi rappresentano una buona occasione da cogliere al volo: gli specialisti della selezione hanno maggiori possibilità di incontrare il candidato in linea in minor tempo, grazie a colloqui snelli e pianificati volti ad appurare la presenza dei requisiti cercati, per poi rimandare a un successivo incontro in azienda un approfondimento più accurato del profilo; i candidati hanno la possibilità in una sola giornata di crearsi delle opportunità di incontro con le aziende di proprio interesse e sostenere colloqui a fronte di posizioni aperte in linea con il loro profilo.

L’organizzazione dei Career Day è diventata sempre più efficace per ridurre i tempi d’attesa e disciplinare il flusso abnorme di partecipanti, grazie a chiare indicazioni in fase di pre-iscrizione online. L’importante è quindi informarsi e registrarsi con qualche giorno d’anticipo sul portale dedicato. Vediamo quindi quali sono i prossimi eventi da non lasciarsi scappare per trovare lavoro e i migliori candidati!

IO LAVORO – 5/6/7 Novembre 2014 a TORINO E’ la più grande job fair italiana, luogo privilegiato di incontro tra aziende e candidati. Non solo. Nello splendido scenario del Palasport Olimpico Isozaki, l’evento offre anche opportunità di business a chi vuole mettersi in proprio grazie ad un’area riservata al franchising e spazi di formazione per coloro che vogliono condividere informazioni e aggiornarsi sulle novità del mondo del lavoro. Le aziende hanno la possibilità di pubblicare annunci sul portale dell’evento ed organizzare colloqui liberi, in preselezione o in modalità mista. Per partecipare occorre iscriversi come candidato o come azienda nelle aree indicate. Le iscrizioni sono aperte da Ottobre.

JOB MEETING – dal 2 Ottobre al 6 Novembre 2014 a MILANO/NAPOLI/PADOVA/BOLOGNA E’ una manifestazione itinerante dedicata alla categoria neo, uno dei momenti più importanti e qualificati, a livello nazionale, nell’incontro tra le diverse realtà del lavoro, della formazione e dell’orientamento, che agevola il contatto ravvicinato tra laureati e laureandi di tutte le aree disciplinari, aziende nazionali e internazionali e realtà dell’alta formazione. L’evento si tiene nelle principali città italiane, offrendo così la possibilità a tutti i giovani professionisti di partecipare senza costi aggiuntivi. Per partecipare occorre registrarsi nella sezione specifica.

BORSA DEL PLACEMENT – dal 28 al 30 Ottobre a BOLOGNA E’ l’appuntamento annuale ormai consolidato per HR manager e delegati al placement di università italiane e straniere, per consentire un dialogo più proficuo, creare dei “ponti” diretti fra aziende e atenei ed agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Quest’anno inoltre i candidati “top” selezionati per l’occasione attraverso gli uffici placement di tutta Italia sono invitati ad incontrare HR manager e recruiters presenti, per dar vita ad un intenso programma di colloqui one to one. Una volta identificati i profili più interessanti attraverso il portale, i selezionatori potranno richiedere un appuntamento ai candidati preferiti, generando una vera e propria agenda di colloqui.

CAREER DAY CATTOLICA – 9 Ottobre 2014 a MILANO E’ un’occasione per affrontare la ricerca del primo impiego post-laurea e per cominciare a muoversi e confrontarsi con il mondo del lavoro. Non soltanto stand e colloqui con le aziende, ma anche aree tematiche mirate sulle professioni di maggior rilievo nel mercato del lavoro odierno. Inoltre novità di quest’anno dell’edizione milanese saranno le molte opportunità di entrare in contatto con nuovi impieghi, come ad esempio il settore del No-Profit e i tanti seminari ad hoc per gli studenti delle varie facoltà e di incontri interdisciplinari.

PUNTO DI INCONTRO – 30 e 31 Ottobre 2014 a PORDENONE Due giorni di orientamento, formazione, lavoro dedicati a studenti degli ultimi anni delle scuole superiori o appena diplomati o laureati e adulti alla ricerca del lavoro o di nuova specializzazione, per entrare in contatto con il mondo del lavoro e la formazione. Per consultare le offerte di lavoro disponibili ed inviare la tua candidatura clicca qui e registrati sul portale dedicato per accedere all’evento.

DIVERSITALAVORO – 27 Novembre a ROMA E’ il Career Forum itinerante che promuove il diversity management e l’inclusione lavorativa nel mondo del lavoro, offrendo opportunità di lavoro di qualità a persone con disabilità, persone appartenenti alle categorie protette, persone di origine straniera e persone transgender. Più volte all’anno, nelle diverse città italiane che ospitano l’iniziativa, le aziende partecipanti al progetto hanno l’opportunità di incontrare i candidati selezionati in base ai profili richiesti.

La lista sarebbe molto lunga (per fortuna) se considerassimo tutte le iniziative promosse dagli uffici di Placement delle Università Italiane. I principali atenei hanno infatti negli ultimi anni incrementato le possibilità per i propri studenti di dialogare con attori dell’imprenditoria locale e nazionale. Per conoscere quindi gli eventi patrocinati dalla propria università basta collegarsi al portale del proprio ateneo.

Fatemi sapere se conoscete altri Career Day o Job Fai di rilevanza nazionale da segnalare.

In bocca al lupo a tutti! 😉

Giada B.

start up

L’80% delle start up finanziate in Italia falliscono? E’ un dato positivo!

«L’ottanta per cento delle start up finanziate in Italia falliscono, forse anche il novanta: è un dato statistico, ed è un dato positivo. Non bisogna pensare a chi non ce la fa, ma pensare a un processo di apprendimento che porta a costituire soggetti più forti». Lo ha affermato Alberto Onetti, presidente di Mind the Bridge, fondazione che da anni si occupa di valorizzare le start up nascenti e di organizzare corsi per investitori ed imprenditori.

Se la crescita personale è governata dal detto “sbagliando si impara”, perché questo leitmotiv non vale anche per la nostra vita professionale? Lasciamo da parte tutte le più note, ovvie e giuste considerazioni, su tasse e affitti da pagare, mutui da richiedere, sull’assenza di capitali e la diffidenza delle banche. Lasciamo da parte tutto questo che c’è, esiste e rappresenta un freno. Ma quanto l’assenza di intraprendenza e la paura di rischiare è imperniata di atrofia culturale? Quanto la nostra pigrizia creativa ci limita nelle scelte e nella creazione di un futuro che sentiamo nostro? Onetti è certo che il vero male è rappresentato dalla «cultura del posto fisso: abbiamo creato un mito che ha distrutto una generazione…la più grande differenza tra Italia e Stati Uniti nell’approccio verso la start up è il concetto del fallimento». Se infatti in America è una condizione essenziale per la crescita, in Italia rappresenta una macchia da nascondere e da far sparire. Questo sicuramente non aiuta e non incoraggia chi vuole provarci. Siamo sempre meno educati all’intraprendenza e alla visione creativa e sempre più atterriti all’idea di sbagliare e fallire. E tutto questo impedisce lo sviluppo di una cultura dell’errore come  possibilità di miglioramento e apprendimento. 

Una delle competenze più richieste in azienda è la visione strategica, la capacità di guardare lontano ponendoci degli obiettivi che devono guidare le nostre azioni per raggiungere dei risultati. Il rischio di fallire si assottiglia se siamo adeguatamente preparati e se abbiamo una visione strategica. Minore è il livello di improvvisazione, maggiori le possibilità di trasformare la nostra idea in un’occasione concreta di business. Informiamoci, formiamoci, studiamo il mercato, il territorio e la concorrenza. Il tempo è un grande alleato per essere sicuri delle scelte che compiamo, per far sedimentare le idee, cambiarle o abbandonarle del tutto, per prepararci adeguatamente al progetto, per essere convincenti agli occhi del nostro mondo e del mondo esterno, per sbagliare e raddrizzare il tiro. Fissiamoci una scadenza e, nel tempo che abbiamo a nostra disposizione, creiamo il terreno fertile sul quale possa nascere il nostro progetto. 

Non è detto che bisogna sempre lanciarsi senza dispositivi di sicurezza, si può anche planare dolcemente!

Giada B.

I blogger italiani: rappresentano il futuro dell’informazione o sono solo una moda del momento?

Che fossi testarda, questo si sapeva già. Ma che decidessi di costruire un sito da sola sfidando le leggi della programmazione  e dell’informatica, non lo immaginavo nemmeno io. Si sa, la donna è già cocciuta di natura, poi, se si mette anche l’orgoglio di poter sbandierare il proprio “gioiello” e dire a tutti una volta finito “l’ho fatto tutto io senza l’aiuto di nessuno!”, allora la tentazione è irresistibile. Il problema è arrivarci alla fine! Ma perché un sito nuovo? Perché io a questo blog mi ci sto affezionando e voglio rendere speciale ciò che ha portato una ventata inaspettata di novità nella mia vita. Quindi, be confident, e state certi che entro la fine dell’estate il sito avrà una veste nuova!

Ma a quanto pare non sono la sola in Italia che sta investendo tempo ed energia in un’attività dai risvolti sempre più interessanti. Secondo i risultati del sondaggio “Lo Stato dei Blog in Italia 2013″ a cura dell’Università di Salerno su 200 blogger intervistati:

  • il 60% sono uomini, il 40% donne, con una maggiore concentrazione al nord e al centro Italia
  • la maggior parte ha un’età compresa tra i 31 – 40 anni
  • la piattaforma maggiormente utilizzata è wordpress e la maggior parte delle persone intervistate effettua l’attività in modo amatoriale come freelance, dedicando al blog dalle 11 alle 20 ore settimanali
  • le attività principali svolte sul blog riguardano la pubblicazione, creazione, monitoraggio e analisi dei contenuti
  • il guadagno medio è di circa 5000 euro annui a fronte di un costo medio annuo di circa 300 euro. Solo l’10% dei blogger arriva a guadagnare anche 20/25 mila euro l’anno

Lo-Stato-dei-Blog-in-Italia-2013

 

Recentemente è stata condotta una nuova indagine volta ad ottenere una fotografia  ancora più veritiera e analitica di un interlocutore sempre più influente sul pubblico e più importante per tutti coloro che operano nella comunicazioneil blogger.

Imagewere ha intervistato 125 blogger italiani – esperti di moda, bellezza, tecnologia, cibo, design d’interni, automobilismo o altri hobby – inviando loro un questionario online ed invitandoli ad esprimersi su questi 15 quesiti:

  • Come definisce il suo lavoro
  • Quali tematiche tratta il blog
  •  I motivi che hanno spinto ad avere un blog
  • Quali sono le fonti d’informazione
  • Qual è il ruolo del blogger
  • Come si tengono in contatto i blogger 
  • Che tipo di obiettivi hanno i blogger 
  • Come guadagnano attraverso il blog 
  • Come fanno le aziende a entrare in contatto con i blogger 
  • Che tipo di attitudine hanno i blogger nei confronti delle società che li contattano 
  •  Quale futuro per i blog

Fonti-informazione-blog-italiani

Ne è emerso che la maggior parte, che ama definirsi blogger più che opinionista o giornalista, attinge direttamente ad esperienze personali o utilizza il web per trarre spunto per i propri post. Non solo. Molti blogger trovano ispirazione per scrivere i loro articoli dai comunicati stampa e dai prodotti inviati dalle aziende o dalle agenzie, esempio sia di quanto la loro opinione sia influente e possa condizionare un bacino di lettori, sia di quanto le aziende siano interessate a creare rapporti duraturi con chi rappresenta un canale pubblicitario alternativo ma di grande attrattività.

Passionecondivisioneconfronto interattivo, libertà di esprimersi sono le principali leve che spingono le persone ad aprire un blog. Dare voce alla propria passione con la voglia di condividerla e farla conoscere attraverso un canale libero, democratico, autentico, semplice e globale. Oppure integrare la propria professione con un blog, per avere maggiore visibilità, un’audience senza confini e un rapporto più diretto con i propri clienti.

Il mondo del blogging risponde poi appieno alla parola d’ordine del web: fare community. I blogger, soprattutto quelli che trattano gli stessi temi, hanno costruito una comunità molto coesa sfruttando la rete; la maggior parte di loro segue altri blog attraverso interventi, commenti, citazioni, reblogging. E questa è una forte novità rispetto al giornalismo tradizionale, più geloso della propria indipendenza e copywriting. Tra i blogger invece la condivisione di informazioni e la creazione di legami è molto importante: riportare il post di un collega, citarne un estratto o nominare l’autore vuol dire conoscere la blogosfera ed è sinonimo di ammirazione e rispetto (oltre ad essere un espediente per attirare nuove visite 😉 ).

Ma il blog non è sempre solo un hobby. Sono numerosi i blogger italiani che vorrebbero trasformare il blogging in una professione remunerativa e già la metà di loro riesce a trarne un profitto indiretto: la pubblicità è la fonte principale di guadagno, ma anche i  prodotti-tester ricevuti in regalo da aziende ed agenzie ricoprono un ruolo importante. Spesso i blogger vengono contattati per avere un parere su una collezione di moda o su un prodotto alimentare, a volte prima del lancio. Emerge infatti un utilizzo dei blog da parte delle aziende per promuovere in anticipo un prodotto in arrivo sul mercato. Pochi però sono ancora coloro che ricevono un compenso diretto. La collaborazione con le aziende tuttavia non riduce la carica di indipendenza dei blogger, che si preservano sempre e comunque la libertà di scelta e di opinione dei contenuti da trattare.

È importante sottolineare che molti sono coloro che credono che il futuro del mondo dei blogger dipenderà dalla serietà e della professionalità di ciascuno e che il ruolo rimarrà alternativo rispetto ai media tradizionali.

E voi cosa ne pensate del mondo blogging? I blogger italiani rappresentano il futuro dell’informazione o sono solo una moda del momento?

Giada B.

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