Archivio dei tag lavoro

annuncio di lavoro SEO

Annunci di lavoro SEO-friendly: come migliorare il posizionamento degli annunci di lavoro sul web

Per ottenere un buon posizionamento dei propri annunci di lavoro è importante che questi siano SEO-friendly. Tuttavia, come spiegato nell’articolo “SEO e annunci di lavoro:  le parole chiave per ottenere una buona visibilità online“, non è facile far comparire il proprio annuncio di lavoro tra i primi risultati di una ricerca. Ciò dipende in gran parte dalla scelta e dall’utilizzo delle parole chiave. Esistono però altri aspetti, altrettanto importanti, che possono aiutarti a ottenere una migliore redemption di candidature.

1. CONTENUTO

Un errore che molti di noi recruiter commettono è proprio quello di copiare l’annuncio, presente nella sezione lavora con noi del sito istituzionale, per incollarlo poi su una o più job bord esterne. Questa pratica, se da un lato fa risparmiare tempo, dall’altro non paga in termini di visibilità dell’opportunità. Il motivo è semplice:

In ottica di indicizzazione, Google privilegia i testi inediti, non presenti su altre pagine online, nei quali il contenuto è chiaro e ben articolato.

Cosa fare quindi per far apparire il proprio annuncio nelle prime pagine di Google? Il segreto è quello di riscrivere il job posting con parole diverse, ogni qual volta lo si pubblica su un sito differente, esprimendo quindi lo stesso concetto, ma con originalità. In questo modo l’annuncio di lavoro sarà visibile non solo una, ma potenzialmente due o tre volte.

Di conseguenza, nella costruzione di un’offerta di lavoro, sarà più efficace inserire il paragrafo informativo sull’azienda (quasi sempre standard), in cui si racconta chi è e cosa fa la società che sta cercando la risorsa, in fondo all’annuncio di lavoro.

La condivisione poi è fondamentale: verifica che l’offerta di lavoro possa essere condivisa attraverso i bottoni social…più popolare è il contenuto, maggior valore avrà per Google! 😉

Contenuti evergreen, azienda e sharing

Scopri quali sono i tool che ti aiutano a ottimizzare le tue offerte di lavoro nell’articolo Come scrivere un buon annuncio di lavoro online in chiave digital.

2. GOOGLE ❤ EVERGREEN

Per assicurarti un buon posizionamento online, non basta tuttavia limitarsi a scrivere contenuti originali. Google infatti dà la precedenza alle pagine che presentano un contenuto fisso e duraturo, rispetto a pagine con contenuti provvisori. L’annuncio di lavoro solitamente ha una durata di vita di pochi mesi. Che fare allora? Puoi utilizzare dei piccoli escamotage, attingendo a forme di storytelling e all’employer branding.

Basterà infatti arricchire il sito di contenuti interessanti e sempre validi, di supporto e a completamento delle ricerche di lavoro.

Ad esempio, scrivere degli articoli “evergreen” su questi temi, creando dei link con i nostri annunci di lavoro:

  • Come funziona il processo di selezione in azienda
  • Cosa vuol dire lavorare per l’azienda
  • Qual è la cultura aziendale
  • Perchè un candidato dovrebbe aspirare a lavorare per la nostra azienda
  • Come sono le persone che lavorano in azienda

Tutto questo ti consentirà di generare traffico al sito e ottenere dei punti in più in ottica SEO.

3. EDITOR

I risultati migliori nel processo di scrittura di un annuncio di lavoro si ottengono utilizzando un editor, che permetta di convertire e modificare il testo in HTML. Lavorare non solo sul contenuto, ma anche sulla struttura del testo, badando alla lunghezza delle frasi e alla loro distribuzione in paragrafi, ai titoli e sottotitoli, alle parole chiave e link-building.

Editor annuncio di lavoro
Editor annuncio di lavoro

Buona scrittura! 😉

Giada

HR-futuro

STEP INTO THE HR FUTURE: 4 possibili scenari del ruolo dell’HR nel futuro

Step into the HR Future: un salto nel futuro per vedere come potrà evolvere il lavoro e il mondo HR sotto la spinta della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica. Questo il topic dell’evento al quale abbiamo partecipato io e Giada, organizzato da Just Knock, piattaforma che permette di candidarsi, presentando le proprie idee alle aziende. Quali sono le peculiarità del mercato del lavoro italiano oggi? Cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi anni? Tra gli speaker, Paolo Gallo, responsabile Risorse Umane del World Economic Forum, ha messo in luce alcuni interessanti aspetti e le relative conseguenze:

La crisi ha provocato un forte aumento della disoccupazione giovanile che ha raggiunto quasi il 40% in Italia

L’aumento dell’aspettativa di vita ha causato uno spostamento dell’età pensionabile e quindi, anche qui, un calo dei posti di lavoro per i neo-laureati

Si è passati dalla tendenza al “savoir-faire”, quindi da un training a imparare, a fare, a produrre, al “savoir-etre“, alla tendenza cioè a voler essere, a voler aumentare la consapevolezza e l’intelligenza emotiva

Le nuove tecnologie hanno certamente avuto un forte impatto sul mondo del lavoro, spazzando via alcuni lavori, quelli con un grande contenuto di automazione, ma nello stesso tempo hanno dato una spinta verso le professioni “più umane”, che richiedono maggiori capacità cognitive/relazionali

Tutto ciò ha portato alla nascita di  nuovi modi di lavorare, per i quali è necessario sviluppare le cosiddette “competenze del futuro“, ovvero: la capacità di prendere decisioni, di collaborare, di capire la complessità dei problemi, sviluppare critical thinking, quindi competenze meno tecniche ma più “soft“. Non a caso, la creatività e la felicità individuale sono aspetti cui le aziende prestano sempre più attenzione: se siamo felici e soddisfatti di ciò che stiamo facendo, allora riusciremo anche ad essere creativi e produttivi. In una sorta di paradossale inversione di tendenza, oggi le risorse scarse non sono le tecnologie, ma le idee. Le tecnologie sono disponibili ovunque, ci sono piattaforme, networks, ma ciò che manca sono le idee. C’è sempre meno bisogno di managers e sempre più bisogno di “makers“, persone che creino, che portino innovazione, che trovino nuovi modi per creare valore. Se tutto quello che può essere automatizzato nei prossimi anni lo sarà, e questo, purtroppo o per fortuna è una certezza, allora il fattore di successo non potrà che essere l’uomo e le sue idee.

Altro intervento illuminante, quello di Nicola Spadoni, consulente di JustKnock, il quale ha posto una domanda “Quale sarà l’impatto delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro? Voi fate parte del mondo degli ottimisti o dei pessimisti?” Gli ottimisti generalmente pensano che in qualunque rivoluzione, la società riesce sempre a creare nuovi posti di lavoro; se siamo sopravvissuti a quattro rivoluzioni industriali, sopravviveremo anche a questa del digitale. I pessimisti invece sostengono che ci sarà un boom della disoccupazione e che quindi bisognerà  pensare a come fare per risolvere questo problema. Superando questa dicotomia, Nicola ha condiviso un’ipotesi originale, proponendo quattro possibili scenari del futuro, all’interno dei quali il mondo dell’HR potrebbe giocare un ruolo particolare. Le caratteristiche di questi scenari dipenderanno dalle scelte che noi faremo come società, da eventi che possono accadere e dai trend sociali (innovazioni tecnologiche, cambiamenti demografici, potere economico, urbanizzazione, scarsità di risorse):

IL MONDO BLU, molto individualista, caratterizzato da grandi corporation fortemente integrate (le Gafa – Google, Facebook, Apple e Amazon). Immaginatevi un mondo caratterizzato da forte disoccupazione, in cui le grosse aziende di social media iniziano a fondersi, diventano dei “giganti”, dei colossi, con grandissimo potere di mercato. Ci saranno due tipi di lavoratori essenzialmente: un’élite ricercata e trattenuta da queste grandi aziende, gli “winner”, e i “looser”, ovvero tutte le altre persone. Sarà un mondo in cui ci saranno risorse molto scarse e quindi solo poche persone riusciranno ad avere successo.

IL MONDO GREEN, ci sono sempre grandi corporation che però sono orientate più al collettivismo, hanno come obiettivo il “dare”, il “give back” alla società. Da qui al 2030 ci sarà una crisi umanitaria, guerre dovute a conflitti sul petrolio che provocheranno milioni di morti. Il problema della scarsità dell’acqua farà nascere un movimento di opinione che condannerà quelle compagnie che non adottano policy “green” all’interno della propria azienda. Dunque queste aziende dovranno prendere dei talenti con una cultura e dei valori in linea con quelli del mercato; quindi di nuovo ci sarà quello sdoppiamento presente nel mondo blu: i “winner” e i “looser”(coloro che non agiscono in modo”green”).

IL MONDO GIALLO, caratterizzato dal collettivismo parcellizzato, dove la catena del valore è molto spezzettata. Le aziende  sono startup che valorizzano molto le competenze, il mondo dei makers, non più le tecnologie, che vengono viste quasi come un problema. I lavoratori non sposeranno più il brand dell’azienda, ma dei valori. I recruiter dovranno imparare a lavorare all’interno delle community, dovranno diventare ambassadors delle competenze specifiche utili in questo mondo.La motivazione dei dipendenti sarà quella di crescere all’interno della propria community

IL MONDO ROSSO, individualista ma parcellizzato, dove l’innovazione vince sempre, vincono le idee piuttosto che i lavori. I recruiter non assumeranno più persone, ma idee, skills, sposeranno il progetto, non la carriera. Il recruiter dovrà essere un animatore di progetti innovativi, i contratti di lavoro saranno molto brevi, prchè finiranno nel momento in cui finisce il progetto innovativo. In questo mondo la tecnologia dovrà aiutare a ricercare le competenze all’interno del mondo del lavoro.

Una volta delineati i possibili mondi in cui ci troveremo a operare nel futuro, chi si occupa di HR, in funzione della propria scelta, dovrà attivarsi per iniziare a  a costruire quel tipo di mondo e la relativa narrativa per attrarre le persone. L’importante è, in primis, ACT NOW, ovvero agire subito, non aspettare, prendere in considerazione il tema dell’evoluzione del ruolo del’HR e del recruiter e portarlo all’interno dell’azienda; secondo, provare, SPERIMENTARE, verificare le nostre ipotesi! Pensare a quali potrebbero essere i possibili scenari nel nostro lavoro e trovare le soluzioni che possano aiutarci ad evolvere e diventare più efficienti nel nostro ruolo; terzo, MAKE A BIGGER LEAP, “fate un salto” cioè provare a guardare lontano e non solo “al domani”.

E voi che scenari immaginate? Quale vorreste che prevalesse?

Benedetta 🌺

lavoro-partita iva

Aprire partita IVA con lavoro dipendente? Ecco come costruire un piano B!

Partita IVA + lavoro dipendente: si può affiancare al piano A anche un piano B? In questi mesi sono stati in tanti ad avermi scritto dopo aver pubblicato l’articolo Come diventare un recruiter freelance. Molte domande, curiosità e interesse, ma anche tanti timori legati alla remora di lasciare il posto fisso per mettersi in proprio e diventare un lavoratore autonomo. Una soluzione per ridurre le incertezze potrebbe essere quella di affiancare in un primo momento al lavoro dipendente qualche attività extra da freelance e prendere le misure gradualmente con questa nuova dimensione lavorativa. Un’esperta del mestiere ci spiega cosa bisogna fare per aprire la partita IVA e costruirsi un piano B, senza rinunciare al lavoro dipendente 😉

di Stefania Sibilio – Fiscozen

Sono tanti i lavoratori oggi che, non soddisfatti del proprio lavoro, sono stanchi di lavorare alle dipendenze di qualcuno oppure sono incerti sul proprio futuro lavorativo e quindi cercano un piano B. Ma come farlo?

Partita IVA e lavoro autonomo

Quando si lavora come dipendenti capita spesso che per incomprensioni con il responsabile, insofferenza verso gli orari lavorativi o per necessità di famiglia, si cerchi un’alternativa. Il famoso “piano B” può consistere in un lavoro autonomo da poter svolgere al di fuori degli orari di ufficio. In Italia è possibile avere partita IVA e avere un lavoro dipendente, allo stesso tempo. Esistono ovviamente alcune restrizioni, come per coloro che lavorano per le pubbliche amministrazioni.

Partita IVA per coloro che lavorano nel settore privato

Nel settore privato può esistere la partita IVA e quindi potresti progettare e sviluppare il tuo piano B, nonostante il contratto di lavoro. L’unica condizione da rispettare per poter svolgere attività autonoma al contempo di quella dipendente è che non ci sia concorrenza tra le due attività lavorative. In genere questa è una clausola presente sui contratti, ma se nel tuo non c’è allora puoi procedere serenamente, sempre se le due attività hanno qualcosa in comune. Cosa significa questo? Se lavori per una agenzia di comunicazione e decidi di seguire come consulente alcuni progetti per conto tuo, non puoi cercare collaboratori nel pacchetto clienti della tua agenzia, né lavorare per i tuoi progetti nelle ore di lavoro in agenzia. Questo aspetto è tanto scontato quanto importante, perché ricorda sempre che stai progettando un piano B che potrebbe funzionare ma anche no, quindi se hai necessità di lavorare non rischiare di perdere il tuo lavoro!

Le leggi per il datore di lavoro

Esiste un articolo del Codice Civile che prevede l’obbligo di fedeltà del lavoratore dipendente di non trattare affari che siano concorrenziali con quelli del proprio datore di lavoro. Quindi se lavori da dipendente e decidi di metterti in proprio nello stesso settore del tuo datore di lavoro mantenendo il “posto fisso”, allora potresti incorrere in sanzioni importanti. Inoltre ti consiglio di avvertire il datore di lavoro della tua nuova intenzione, in quanto essere trasparenti ripaga anche più di quello che si potrebbe pensare.

Dal punto di vista fiscale?

Innanzitutto dovrai aprire partita iva da libero professionista o da ditta individuale. Nell’articolo che ti ho segnalato troverai tutte le informazioni necessarie per aprire partita IVA. Qui voglio parlarti della differenza con il lavoro dipendente. Per coloro che hanno partita IVA e lavoro autonomo, si dovranno dichiarare e versare le imposte per il lavoro autonomo. La dichiarazione da utilizzare sarà quella del modello dei redditi per le Persone Fisiche e non più il 730, come probabilmente sei abituato a fare. I due redditi sono cumulati e tassati cumulativamente con l’aliquota di riferimento.

Pago più tasse?

No, non pagherai più tasse perché per quanto riguarda il tuo lavoro dipendente resteranno in vigore esattamente le stesse regole presenti fino a quel momento. Per quanto concerne la partita IVA, il reddito derivante dalla tua attività autonoma sarà tassato in base al regime fiscale che si sceglie.

Quali tasse si pagano per la partita IVA?

Dipende perché gli importi delle tasse da versare sono diversi in base al regime fiscale che si sceglie. Non è preclusa la possibilità di utilizzare regimi di agevolati, anche se esistono alcune restrizioni. Se il tuo reddito da lavoratore autonomo supera i 30.000€, allora non potrai aderire al regime fortettario. Ma se non hai superato questa soglia potrai aderire al regime forfettario utilizzando tutte le varie agevolazioni fiscali che prevede. Nel regime forfettario infatti pagherai solo un’imposta sostitutiva del 5% nei primi cinque anni di attività e del 15% negli anni successivi.

Contributi previdenziali: l’ultimo step

Se hai un lavoro autonomo dovrai versare anche i contributi previdenziali, che in Italia sono obbligatori. Nel tuo piano B, se hai un contratto a tempo indeterminato con almeno 26 ore di lavoro settimanale e decidi di avviare un’attività commerciale, non dovrai iscriverti alla gestione commercianti e artigiani INPS, se il tuo lavoro dipendente è prevalente (cioè se supera il lavoro autonomo in reddito e ore di lavoro). Se avvii un’attività da libero professionista allora dovrai iscriverti alla Gestione Separata INPS o alla cassa di previdenza di appartenenza. Se il tuo lavoro è a tempo determinato, allora ti servirà la consulenza di un esperto fiscale che possa analizzare il tuo specifico caso.

Stefania Sibilio

colloquio-di-lavoro

Come prepararsi al meglio per un colloquio di lavoro – I miei consigli su Workher!

Come prepararsi al meglio in vista di un colloquio di lavoro? Cosa fare e cosa evitare per aumentare le possibilità di fare una buona impressione al selezionatore? Nel mio ultimo video girato in collaborazione con Workher, rete tutta al femminile di donne che voglio entrare, rientrare e rimanere nel mercato del lavoro, ho messo in evidenza poche semplici regole per sfruttare al meglio i giorni antecedenti al colloquio e puntare a un’ottima performance il giorno dell’incontro con il selezionatore.

Ecco una miniguida valida per prepararsi al meglio per un colloquio di lavoro:

  • Rileggi l’annuncio al quale ti sei candidato, soprattutto la parte relativa al contenuto della posizione. Per un recruiter è importante che il candidato abbia almeno un’idea del perchè sia lì di fronte a lui in quel momento! Pensi sia scontato? Eppure succede tante volte in sede di colloquio che, alla domanda “Cosa l’ha colpita di più della posizione alla quale si è candidato?”, la risposta sia “Sinceramente non ricordo la posizione, sa, ho inviato così tante candidature…”. Sicuramente il selezionatore fornirà più dettagli sul ruolo in sede di colloquio, ma tu cerca di arrivare preparato sulle informazioni base presenti nella job description 😉
  • Informati e “googola” il nome dell’azienda su internet. Non ti verranno chiesti dati finanziari o dettagli particolari, ma conoscere qual è il core business dell’azienda, la storia e gli ultime news aziendali ti permetterà di fare la differenza rispetto agli altri candidati e ti darà più spunti per argomentare durante il confronto con il selezionatore;
  • Se hai tempo, soprattutto se sono i tuoi primi colloqui, il giorno prima dell’incontro vai in esplorazione e vedi dove si trova la sede. In alternativa studiati bene il percorso, qual è la strada migliore e i mezzi di trasporto più veloci per evitare di arrivare in ritardo il giorno fatidico;
  • Ricordati che la valutazione sulla tua persona inizia dal momento in cui varchi la soglia dell’azienda. Sii professionale e cortese con tutti, dalla receptionist alle persone che incontererai nei corridoi;
  • Presta attenzione agli aspetti paraverbali. Uno studio ha messo in evidenza che nel processo valutativo non è tanto influente quello che il candidato dice, ma come lo dice, come si relaziona e come si presenta. Linguaggio del corpo, tone of voice e abbigliamento rivestono un ruolo chiave nel giudizio del selezionatore. Qualche esempio negativo: accessori vistosi, trucco marcato, aspetto non curato. L’outfit deve essere consono al contesto: azienda formale/abbigliamento formale, azienda informale/abbigliamento casual. Sorriso, positività, energia e comunicazione aperta sono sempre apprezzati. E, se l’emoziona gioca brutti scherzi, un trucco è cercare di parlare più lentamente, per facilitare la respirazione;
  • Non mentire su competenze ed esperienze, la verità prima o poi viene a galla!
  • Non trasformare il colloquio di lavoro in una chiacchierata tra amici o, peggio, in una seduta dallo psicologo! Limitati a fornire particolari che hanno un nesso o che possono influire sull’ambito professionale, senza però sconfinare in dettagli che afferiscono unicamente alla tua sfera privata;
  • Alla fine del colloquio poni delle domande al selezionatore, relative non solo ai dettagli contrattuali, ma anche ad altri aspetti altrettanto fondamentali. RAL e inquadramento sono importanti, ma ricorda che quello sarà un luogo in cui passerai 8 o più ore al giorno. Sicuro che non ti interessa sapere altro? Ad esempio, puoi chiedere qual è la cultura organizzativa, quali sono i valori aziendali, come è organizzato l’ufficio nel quale verrai inserito, come saranno le persone con cui collaborerai;
  • The last but non the least: ogni colloquio è diverso dall’altro, usa il buon senso per gestire al meglio tutte le situazioni.

E una volta sostenuto il colloquio che fare? Qualche suggerimento nel mio articolo “Cosa fare in attesa del feedback post-colloquio di lavoro? I miei consigli per Workher!”

In bocca al lupo! 😉

Giada

autostima-autoefficacia

I ❤ ME : come l’autoStima e l’autoEfficacia possono aiutarti a vivere meglio

Quanto l’autoStima e l’autoEfficacia sono importanti per il raggiungimento degli obiettivi che ci prefissiamo? Quanto sono importanti per il nostro “vivere bene”?  Due parole utilizzate spesso, di cui forse non abbiamo ben chiaro l’esatto significato e soprattutto quali siano le loro implicazioni su di noi.

Che cos’è l’autoStima? E’ quella cosa che quando ci guardiamo allo specchio pensiamo “mamma mia quanto sono carina”? 😎 Beh, detta così sembrerebbe un po’ banale, anche perchè non riguarda solo il lato estetico. In realtà l’autoStima è la coscienza del proprio valore, quel valore che attribuiamo all’immagine che abbiamo di noi stessi. Quel valore che ognuno di noi ha perché esiste, quel valore che nessuno ci può togliere.

Oltre all’autoStima “di base”, quella cioè che sviluppiamo durante l’infanzia, attraverso il rapporto con i genitori e le figure significative, esiste anche un’autoStima “di accrescimento”, che sviluppiamo durante la crescita, la maturazione, attraverso le relazioni, i successi ottenuti, l’approvazione sociale. Questo perchè l’autoStima è legata anche all’influsso indotto: le altre persone, che ci piaccia o no, esercitano un’influenza su di noi, sta a noi decidere che peso dare.

L’autoEfficacia, invece, è la convinzione circa le proprie capacità di produrre un risultato. Quante volte vi è capitato di non sentirvi all’altezza del compito, di non essere adeguati per un determinato ruolo/lavoro? In realtà non esiste una correlazione diretta fra autoStima e autoEfficacia, infatti una persona può giudicarsi incapace di svolgere una certa attività, senza però subire una perdita di autostima (esempio: non sono capace di giocare a tennis, ma mi piaccio lo stesso).

Ci sono alcune cause alla base di un elevato livello di autoEfficacia:

Esperienze affrontate con successo

Osservare persone simili a noi che, con l’impegno, raggiungono i propri obiettivi

La persuasione – una persona ci convince che abbiamo le capacità necessaria, che “ce la possiamo fare”. Forse quest’ultimo è il metodo meno efficace, anche perché dipende dal tipo di persona. Ci sono persone che fanno fatica a fidarsi dell’altro più di altre e sono quindi più difficili da convincere.

Un buon livello di autoEfficacia è indispensabile nel mondo del lavoro come all’università; stessa cosa vale per l’autoStima, anche se ha un peso leggermente inferiore.  Se una persona non sta bene con se stessa, sarà difficile che gli altri si trovino bene con lui; ugualmente, se non sei tu in primis a credere in te stesso e nelle tue capacità, sarà difficile che un altro lo faccia per te.

La mia vita da studentessa mi ha messo spesso alla prova in termini di autoStima e autoEfficacia e, sulla base della mia esperienza universitaria, vorrei condividere con voi quello che ho imparato per avere più fiducia in sè 😉 Ecco i miei consigli:

Positività sempre e comunque: provate a sorridere un po’ di più

Siate mentalmente e fisicamente presenti/attivi su quello che state facendo: siate concentrati, non date spazio alle distrazioni

Riconoscete il vostro valore: come dicevo prima ognuno di noi ce l’ha, cercate di valorizzarlo. Vi farà sentire meglio con quello che state facendo e sicuramente influenzerà positivamente il lavoro che state facendo

Fate tante domande; non siate pigri, risolvete sempre i vostri dubbi, senza paura di essere giudicati. Sbagliare è umano

Usarte sempre il buon senso: fondamentale nella vita

Adattatevi al cambiamento: non abbiate paura delle trasformazioni, siamo in un contesto in continuo cambiamento, dobbiamo abituarci. E soprattutto, c’è sempre un’opportunità da cogliere o qualcosa di nuovo da imparare quando cambia qualcosa.

Siate aperti a nuove relazioni. Isolarsi non ha mai aiutato nessuno, cerca di vedere nell’altro il lato positivo prima di quello negativo

 

E voi cosa ne pensate? Quali sono secondo voi gli atteggiamenti giusti da adottare per sviluppare autoStima/autoEfficacia? Aspetto i vostri consigli 😉

Benedetta 🌺

Study-Life-Balance

Dal “Work” allo “Study-Life Balance”: consigli di una studentessa per gestire bene il proprio tempo

E’ da poche settimane che ho iniziato il mio primo stage con Giada…per me è un mondo tutto nuovo! La mia poca esperienza mi suggerisce che devo ancora comprendere cosa significhi davvero lavorare, ma osservando le persone intorno a me, amici, cugini e conoscenti, penso di aver capito una cosa: le persone fanno sempre più fatica a conciliare la vita lavorativa con la vita privata, sono sempre più “sul pezzo”(e questo da un lato è positivo), ma sempre più stressati e sempre meno capaci di godersi il tempo libero. Il cosiddetto work-life-balance sembra essere un tema a cui non dedichiamo abbastanza tempo e su cui bisognerebbe riflettere.
Molti lo concepiscono come un obiettivo finale, una meta da raggiungere, ma personalmente credo sia un percorso lento e graduale, che deve accompagnare il proprio percorso di crescita, personale e lavorativo. La vita oggi poi è in continuo cambiamento, di conseguenza la difficoltà sta nel dover adattare continuamente le nostre esigenze al contesto che ci circonda, per trovare equilibrio e benessere.

Dunque, perchè non iniziare stabilendo una routine quotidiana? Cominciare a ritagliarsi qualche momento “solo nostro” durante la giornata è il primo passo necessario: ad esempio, dedicate 45 minuti ogni giorno a un po’ di attività fisica, una passeggiata al parco o una nuotata in piscina. Inoltre, non trascurate il fattore sonno! Assicuraratevi di dormire almeno 8 ore ogni giorno, vi sveglierete pieni di energia per affrontare al meglio la giornata lavorativa. Ci sono poi anche piccoli “passatempi” che consiglierei di ridurre: i social media, i tanto amati e cliccati social, dove spendiamo tantissimo tempo, a volte inconsapevolmente, senza rendercene conto, ma anche solo l’uso del computer. Ebbene si, sarebbero “nocivi” per il nostro benessere psicologico.

Uno studio di Forbes, infatti, dimostra che le persone che si astengono dal mandare mail o sms su whatsapp, quando sono a casa con la famiglia, provano un maggior senso di controllo sulle loro vite e una maggior capacità di rilassarsi.
Non tutti però ne sono veramente capaci: a volte il lavoro e i problemi familiari ci “travolgono” a tal punto da non permetterci più di “staccare la spina”, perché la mente è, come dire, troppo abituata a essere “sempre connessa”, a pensare sempre e comunque. Forse perché, nel profondo, siamo convinti che solo così otterremo il successo e gli obiettivi che ci siamo promessi di dover raggiungere; ma la realtà è che, se la mente è stanca, è anche meno attiva e di conseguenza ha un rendimento inferiore; la nostra concentrazione si riduce e tutto ciò si traduce in una peggiore performance delle attività che svolgiamo.

Spostandoci dal tema “work”, spesso il problema di “trovare un equilibrio” riguarda non solo i lavoratori di oggi, ma anche gli studenti.
Vi è mai capitato di perdere tempo prezioso da dedicare allo studio perchè non avete sentito la sveglia, o vi siete dimenticati di stampare le slides, oppure perchè quella vostra amica vi ha tenuto due ore al telefono? Ed ecco che allora il problema di pianificare bene la giornata non riguarda solo i lavoratori, ma anche noi. Forse soprattutto noi, quelli come me, studenti fuori sede all’ultimo anno di magistrale che non hanno più lezioni da seguire, ma ancora esami da sostenere, e devono quindi “auto-motivarsi”, “auto-gestirsi”. Potremmo chiamarlo “study-life-balance”, cioè trovare un proprio equilibrio studio-vita privata, riuscire a sfruttare bene il tempo ogni giorno, dal punto di vista dello studio, ma anche dal punto di vista dei propri interessi.

Dopo tanti anni di università, anche io sono riuscita a trovare il mio “balance”…Ecco gli step di una mia giornata tipo:

Sveglia ore 9:00 (colazione abbondante 😛 ) per le 9:30 spengo il cellulare e comincio a studiare, senza pausa, fino alle 12. La mattina mi sento più sveglia e propensa allo studio, quindi cerco di concentrarmi al massimo in questa parte della giornata

Ore 12 esco, faccio una passeggiata al parco con un’amica, prendo un caffe, mi distraggo un po’, rispondo a eventuali messaggi o mail, passo un po’ di tempo sui social, soprattutto su Linkedin (a mio parere, il più interessante per i neo come me)

Dopo pranzo verso le 15 riprendo a studiare fino alle 18 (ovviamente mentre studio non tengo il cellulare vicino a me, credetemi non aiuta per niente)

Alle 18 guardo la puntata della mia serie preferita 😉 , o magari qualche programma di attualità/politica, per tenermi aggiornata su quello che succede intorno a me/nel mondo (okay, ora potete riprendere il cellulare 🙂 )

Per le 19.30 esco con gli amici/boyfriend

Dalle 22 alle 23 se sono a casa faccio qualche ricerca su internet per la tesi (cruccio di tutti i laureandi), oppure leggo un libro su un tema che mi interessa

 

 

 

 

Ecco, questo potrebbe essere una schema da seguire, se vi sentite demotivati e non sapete da che parte iniziare. Io mi sono sentita così e so che non è per niente bello, ma, una volta che inizierete a stabilire degli orari, poi non sarà difficile prendere il ritmo e a fine giornata vi sentirete sicuramente meglio, soddisfatti del lavoro svolto.  Detto questo, ogni persona è diversa, perciò la cosa importante è guardarsi dentro, capire quali sono le proprie priorità, i propri interessi e i propri doveri, e poi crearsi una proprio “balance”.

Dobbiamo sempre essere consapevoli che il lavoro o lo studio sono sì importanti, ma devono essere concepiti in un’ottica di equilibrio sano con tutto il resto. Imparare a individuare quali sono veramente le nostre priorità ci aiuterà a trovare il nostro equilibrio e a stare bene. In questo modo otterremo anche i successi nel lavoro/studio. Perché le persone che stanno bene, poi, lavorano bene.

Buon Life-Balance a tutti! 🙂

Benedetta🌺

trovare-lavoro

Come trovare un nuovo lavoro: siti, strumenti & strategie. I miei consigli per Workher!


Parliamo di lavoro! Quanto può essere impegnativo oggi trovare un nuovo lavoro? Tanto, perché cercare lavoro oggi richiede abilità, impegno e perseveranza. Una complessità che tuttavia può essere ridotta se conosciamo e utilizziamo i giusti siti, strumenti e strategie.

Nel nuovo video girato in collaborazione con Workher, sono partita da un presupposto importante: non può esserci una ricerca di lavoro a prescindere dall’utilizzo del web. Il motivo è semplice ed è legato al processo di rivoluzione digitale che ha investito tutti i campi della nostra vita, anche quello del lavoro. Quindi è bene partire dal concetto che, a differenza di dieci-venti anni fa, le aziende cercano i candidati soprattutto su internet. Diventa quindi indispensabile conoscere tutto ciò che oggi può favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

SITI

Siti generalisti: come Monster, Infojobs, Trovolavoro, giusto per citarne alcuni. Qui trovate le offerte di lavoro per qualsiasi profilo professionale, pubblicate da aziende di qualsiasi settore merceologico;

Siti specializzati: per settore o profilo, come ad esempio Fashionjobs, portale dedicato alla moda/lusso/bellezza; Jobintourism, job board specializzata in offerte in ambito turistico e hôtellerie;  iProgrammatori per le professioni del mondo informatico; Crebs per opportunità in ambito tech; Lavoricreativi, portale specializzato in professioni legate alla comunicazione creativa e digitale.

Aggregatori di annunci: come Jobrapido e Indeed. Un valido aiuto per chi cerca lavoro e non ha molto tempo per visitare le pagine careeres di ogni singola azienda di interesse. In questo caso basta andare su questi portali, digitare le keywords di proprio interesse e si visualizzeranno tutti gli annunci pertinenti, pescati dalle pagine lavora-con-noi dei siti aziendali.

Linkedin: non solo strumento di personal branding e di networking, ma anche contenitore di annunci interessanti soprattutto per il middle e top management.

Digital recruiting: nuove modalità digitali che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, come Meritocracy, Just Knock e Employerland…se vuoi approfondire ne parlo anche QUI 😉

STRATEGIA

Online e digital sì, ma anche tanto networking! Una volta inviato il proprio curriculum con un clic, il mio consiglio è di spegnere il pc e…uscire! Partecipare a eventi e incontri affini ai nostri interessi professionali spesso può portare più risultati di una candidatura. Conoscere e farsi conoscere, mettere in campo le proprio abilità relazionali e comunicative e farci notare per queste, può trasformarsi in una reale opportunità professionale, magari non nel breve termine, ma come investimento per il futuro.

STRUMENTI

Ed infine i classici strumenti per cercare lavoro come cv e lettera di presentazione: a prescindere da qualsiasi forma innovativa di social e digital recruiting, un curriculum scritto bene è sempre un ottimo biglietto da visita. Quindi prendetevi del tempo per creare un buon curriculum vitae e se volete anche una cover letter. Attenzione però a non trasformare quest’ultima in una mera copia del cv, ma utilizzatela come uno strumento in più per sottolineare affinità particolari tra voi e l’opportunità alla quale vi state candidando e per motivare il vostro interesse verso quell’azienda e quel profilo in particolare.

Se vuoi conoscere quali libri, iniziative e strumenti possono aiutarti a trovare lavoro e migliorare la tua performance professionale, leggi l’articolo “Libri, iniziative, strumenti: il meglio per cercare lavoro e migliorare la propria performance”.

Break a leg! 😉

Giada

successo-nel-lavoro

Come mi sono perso in periferia e mi sono ritrovato al centro dell’innovazione: storie bellissime di lavoro e smarrimento

“Come mi sono perso in periferia e mi sono ritrovato al centro dell’innovazione”. Annibale d’Elia ha una storia unconventional, che l’ha portato dalla periferia di territorio, di mentalità e di progetto, al centro decisionale di dove si produce e si fa la vera innovazione, attraverso un percorso fatto di perdizione e di rottura.

Quella del WOMI è stata una giornata di storie “sgangherate”, storie di successo sì, ma sgangherate. Non storie lineari, razionali, focalizzate, “evolutive”, ma storie di frontiera, di agitazione e di rimaneggiamenti. E credo sia stato il vero valore di questa giornata di testimonianze. C’è stata la storia di Annibale Elia, quella di Silvia Lora Ronco e di Camilla Ronzullo, solo per citarne alcune, tutte accomunate da percorsi di vita e professionali affatto coerenti e prevedibili. Quattro i concetti belli emersi a mio parere:

La rivoluzione in chiave positiva dell’idea di smarrimento. Quanti non sanno che lavoro vorrebbero fare? Quanti vorrebbero fare altro rispetto al lavoro che svolgono? E quante volte si vive male questo periodo di confusione, questo senso di agitazione interna? Ci si sente sbagliati, si teme di uscire dai “binari” di una storia già tracciata, già disegnata. Eppure solo questa tempesta può portare a rompere i blocchi e a scoprire e seguire le proprie passioni. Affrontare il problema e trasformarlo in opportunità.

La fortuna? Dipende. Quanto ha inciso il fattore fortuna nelle storie ascoltate? Tutto o niente. Facile arrendersi e crogiolarsi dietro l’idea che quelli che ce l’hanno fatta hanno avuto fortuna. Le occasioni prima o poi capitano a tutti, ma non tutti le sanno vedere, interpretare, cavalcare. Allora sì che si tratta di fortuna: la fortuna di rendersi conto che l’occasione è davanti a noi.

L’innovazione oggi non è quella di ieri. Se un paio di generazioni fa era ampiamente radicata l’idea che l’innovazione e la capacità d fare qualcosa che producesse valore arrivasse solo in seguito a un percorso unico, rigido e uguale per tutti, fatto di inesperienza—>formazione—>lavoro—>postofisso—>faccioqualcosadivalore, oggi non è più così. Il valore e l’innovazione passano anche attraverso il rovesciamento del paradigma: fare e disfare, cambiare, ricombinare, trasformare. Quando si dice che oggi la competenza soft più richiesta è la flessibilità, non si intende solo quella territoriale e oraria, ma soprattutto mentale.

Pianificare sì, ma fino ad un certo punto. Uscire dai binari vuole dire assumersi una buona dose di rischio e anche il coraggio di percorrere un sentiero dai contorni incerti. La pianificazione è figlia di chi resta nei binari, chi esce deve entrare nell’ottica che non tutto si può programmare all’inizio e che le cose prendono forma man mano che si inizia a spostarsi dal tracciato. Chi non lo fa o resta fermo o fallisce.

Storie bellissime, di lavoro e vita, sgangherate e di successo, che mi hanno fatto pensare.

Giada

lavoro

Novità, eventi, iniziative: cose utili e belle per il LAVORO da conoscere e fare nei prossimi mesi!

Il 2018 è iniziato da poco e voglio segnalarvi già alcune iniziative interessanti di quest’anno, sia per chi si occupa di HR sia per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro o di nuovi stimoli professionali. Iniziamo!

WOMI – Milano 10 Marzo

Partiamo con un evento organizzato da Piano C dedicato alle donne & lavoro! Una giornata full immersion, in cui si avrà la possibilità di partecipare a incontri e workshop, per parlare delle sfide del lavoro ed acquisire nuovi strumenti per avviare il proprio percorso di innovazione professionale, incontrando donne imprenditrici, professioniste e mentor. Partecipando a WOMI, con una donazione a partire da 20 euro, si avrà anche la possibilità di sostenere una donna nel suo percorso di Back to Work.

A chi è utile? A tutte le donne che vogliono fare rete, acquisire qualche competenza base nei 4 workshop proposti, ma anche a chi vuole ricollocarsi nel mondo del lavoro, dopo un periodo di inattività, e vuole prendere in considerazione alternative rispetto alla realtà aziendale.

RETAILJOBMALL.COM

Novità dal mondo del retail, per i candidati, per le aziende che cercano personale e per enti di formazione e professionisti che ci lavorano. E’ online un nuovo portale, riservato al mondo retail, con un bel progetto dietro: non solo una job board di annunci dedicati al settore – inciso per i colleghi: pubblicazione degli annunci gratuita 😉 – ma anche luogo di incontro tra tutti gli operatori del retail, quindi enti di formazione specializzati nell’erogazione di corsi ad hoc per il personale di rete o di Master in Retail Management per il personale di sede, ma anche freelance con professionalità specifiche che gravitano attorno a questo mondo. Credo che dietro al portale ci sia l’iniziativa di un singolo appassionato a questo settore o che ci lavora, perciò…bravo/a!

#MELOMERITO – Milano e Roma

Giusto per ricordarci che il mondo del lavoro non è più solo quello della Generazione X, ma soprattutto dei Millenials e Generazione Z. L’ingaggio dei nativi digitali passa anche attraverso forme di reclutamento innovative come Gamification, Realtà aumentata e Videocv. E’ il format che propone Employerland nelle prossime edizioni dei Recruiting Day a Milano a Roma, dove le aziende selezioneranno i candidati neo più meritevoli attraverso le potenzialità del digital.

DIGITAL WEEK – Milano dal 15 al 18 Marzo

Quattro giorni dedicati a talk, esposizioni, seminari, spettacoli e laboratori, per riflettere sul tema della rivoluzione digitale e di come questa trasformazione stia impattando su tutte le sfere della vita, anche e soprattutto quella del lavoro. Il 15 Marzo a Palazzo Castiglioni si terrà il convegno (gratuito) “Le professioni del futuro“, utile a tutti per capire com’è cambiato e che evoluzione subirà il mondo del lavoro nei prossimi decenni.

HR INNOVATION FORUM – Bologna 23 Marzo

E’ uno degli incontri più importanti a livello nazionale, che riunisce ogni anno i manager e i professionisti HR, per confrontarsi sui temi e i nuovi trend del settore. Lo consiglio soprattutto a quelle aziende che stanno costruendo la proprio strategia di employer branding o di gestione del personale, in quanto si avrà la possibilità di incontrare e mettere a confronto i principali fornitori di soluzioni e strumenti IT dedicati alle Risorse Umane.

DIVERSITY DAY – Milano 6 Giugno 

E’ il più grande evento riservato all’inserimento lavorativo di persone con disabilità e appartenenti a categorie protette in Italia. E’ un tema su cui la maggior parte delle aziende nel nostro paese è ancora drammaticamente indietro anni luce. Ho partecipato all’edizione passata a Roma ed è stato un privilegio incontrare tanti ragazzi che lottano con il sorriso per avere un proprio posto nel mondo del lavoro.

MATERNITYASAMASTER.COM

MAAM ovvero Maternity As A Master. Sì, perché anche l’esperienza della maternità e genitorialità può essere un’occasione unica per sviluppare competenze utili per il mondo del lavoro. E’ questa l’idea su cui si basa MAAM, un percorso studiato per tutte quelle aziende che si trovano a gestire dipendenti alle prese con la delicata fase di diventare genitori. Il metodo di MAAM consente di trasformare esperienze di vita “vera” in palestre di formazione, con tanti vantaggi: ridurre i costi di gestione di rientro delle donne dalla maternità; attingere le competenze dalle esperienze di vita senza ulteriori investimenti di tempo e fatica; rendere le aziende più attrattive per le nuove generazioni; ma soprattutto far crescere un pool di risorse femminili con competenze manageriali forti.

FREELANCECAMP – Marina Romea 12-13 maggio / Lecce 28 giugno / Roma 10 ottobre

Spazio e parola ai freelance! E’ questa l’anima di Freelancecamp, un’occasione per incontrare altri freelance, condividere esperienze, percorsi e consigli. Il format è il barcamp all’americana: non ci sono “relatori”, ma partecipanti che, attraverso uno speech di 15 minuti ciascuno, parlano delle proprie esperienze, di quello che hanno imparato dalla pratica, di strumenti utili per facilitare  la vita e il lavoro del libero professionista. Una boccata di ossigeno soprattutto per chi arriva dai contesti spesso ingessati e teorici delle aziende.

E siamo solo a Febbraio…enjoy! 🙂

Giada

linkedin

Linkedin: cosa fare per creare un buon profilo personale – I miei consigli per Workher!


Nel nuovo video girato in collaborazione con Workher, luogo di incontro tra donne e lavoro, ho parlato di Linkedin, il social network professionale più importante in Italia, strumento per cercare lavoro, fare rete e personal branding. Sono sempre di più le aziende e i recruiter che si avvalgono di questa piattaforma per trovare nuovi collaboratori, non solo attraverso la pubblicazione di annunci di lavoro nella sezione Jobs dedicata, ma soprattutto attraverso la ricerca diretta e la visualizzazione dei profili personali degli utenti della rete.

 

Consiglio vivamente a tutti coloro che sono in ricerca attiva di un nuovo lavoro di creare il proprio profilo Linkedin (o migliorarlo), per aumentare le chance di essere contattati da un’azienda, un head hunter o un professionista. Non basta però crearlo. Bisogna farlo e farlo bene! Per renderlo veramente efficace, vi suggerisco di dedicare un po’ di tempo per potenziare tutte quelle parti che contribuiscono a valorizzare il vostro profilo e farvi notare nella rete.

Come fare? Guarda il video e leggi qui di seguito i miei Linkedin tips! 😉

  • IMMAGINE DI SFONDO

Cattura l’attenzione della rete inserendo una bella immagine di sfondo. Scegli il soggetto dell’immagine in base alla tua professione o al significato che può rappresentare per te.

  • FOTOGRAFIA PERSONALE

Lascia le fotografie scattate sulla spiaggia, in discoteca o in compagnia di amici su Facebook. Inserisci invece su Linkedin una fotografia professionale che ti valorizzi. Cosa vuol dire? Scatto in primo piano, buona risoluzione, sorriso e abbigliamento adeguato.

  • PROFESSIONAL HEADLINE

E’ uno spazio limitato che compare sotto il nome e cognome. Puoi decidere di inserire il ruolo e l’azienda per la quale lavori oppure esprimere in modo più creativo ciò che sai fare 😉

 

  • SUMMARY

E’ uno spazio di riepilogo, in cui poter arricchire le informazioni già desumibili nel resto del profilo. In cosa eccelli? Quali sono le tue passioni sul lavoro? Quali sono le tue aspirazioni?

  • ESPERIENZE PROFESSIONALI

Non solo ruolo, azienda, data di inizio e fine rapporto di lavoro. Arricchisci ogni singola esperienza professionale, descrivendo le tue attività e responsabilità e, se possibile, integra una o più esperienze con materiale multimediale: fotografie, link, presentazioni, articoli.

 

 

  • COMPETENZE E SEGNALAZIONI

Chiedi alla tua rete di contatti, colleghi, clienti e fornitori di confermare le competenze nelle quali sei particolarmente forte e lasciare qualche breve referenza sul tuo modo di lavorare e sul contributo che hai dato a progetti ed iniziative sul lavoro.

Lavorando su questi elementi il tuo profilo Linkedin risulterà più attrattivo e fruibile da parte di chi cerca un professionista o un collaboratore con la tua esperienza e i tuoi skills.

Cosa aspetti a costruirti il tuo Linkedin profile? Go! 🙂

Giada