Un anno fa abbiamo lanciato un sondaggio in cui abbiamo chiesto ai professionisti italiani di indicare i motivi per cui preferiscono lavorare in azienda o intraprendere la libera professione. Due stili di vita ed approccio al lavoro diversi, dietro cui si nascondono sia motivi di attrazione e gratificazione, ma anche tante paure e reticenze.
E’ quello che è emerso dalle risposte ricevute, riportate nell’infografica qui di seguito, in cui salta all’occhio uno sbilanciamento tra i fattori materiali e concreti e quelli più legati alla sfera relazionale e valoriale.
La sicurezza in termini retributivi, di carriera e di stabilità professionale è la principale leva che motiva i dipendenti d’azienda. Mentre, dato che fa riflettere, il secondo motivo che spinge i professionisti italiani a valutare la libera professione è la possibilità di non avere più a che fare con capi e superiori.
Dato emblematico di come le relazioni in azienda, e ancora di più quelle tra capo e collaboratore, ricoprano un ruolo decisivo nella motivazione e performance del lavoratore.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio! 😉
Giada B.
A poche settimane dall’uscita del nuovo capitolo della saga di Star Wars, vi propongo un mio articolo pubblicato su Monster.it, in cui spiego come combattere il “lato oscuro” del CV. Che la forza del curriculum sia con voi! 😉
Chi ha già acquisito un po’ di dimestichezza con la creazione di un curriculum sa che errori grammaticali, cv eccessivamente lunghi ed informazioni di contatto mancanti o inesatte possono compromettere la candidatura. Sono gli errori più frequentemente commessi da chi è per la prima volta alla ricerca di un lavoro e non ha ancora esperienza nella stesura di un buon cv.
Ma spesso, anche chi non è un job seeker alle prime armi inserisce le informazioni nella modalità sbagliata, riducendo la carica di attrattività e di forza del proprio curriculum. Sono errori più “sottili” dei primi che abbiamo citato, ma che possono ugualmente giocare un ruolo determinante nella ricerca di un lavoro. Scopriamo e illuminiamo alcuni “lati oscuri” del cv:
Nelle informazioni generali, dopo il nostro nome e cognome, scriviamo la data di nascita. Più volte di quanto si possa credere, i recruiter ricevono cv in cui è riportata l’età anagrafica e non il giorno, mese e anno di nascita del candidato. In questa maniera il selezionatore difficilmente può calcolare gli anni della risorsa, non sapendo quando quel cv è stato scritto.
Non è un dettaglio da poco, perché alcune aziende aprono delle posizioni che prevedono dei contratti proponibili per legge o per policy interna solo a persone che rientrano in un determinato range di età. Scrivere l’età anziché la data di nascita può quindi farci perdere preziose occasioni!
Non è altro che il titolo che definisce il ruolo che ricopriamo in un’azienda. Un titolo spesso ostico da decifrare, che impedisce al recruiter di identificare la funzione che il candidato ricopre o ricopriva nelle precedenti esperienze.
Le cause sono due e possono essere attribuite o a una restituzione fedele del linguaggio legato al contesto aziendale nel quale si è lavorato o…alla vanità umana! Nel primo caso, il candidato scrive nel cv esattamente il job title che l’azienda gli ha attribuito e che spesso è legato a quella specifica realtà. Tuttavia, non per tutti è scontato che ROM stia per Retail Operation Manager o che First Impression Manager identifichi il portiere d’albergo.
Nel secondo caso, siamo noi stessi ad attribuirci dei job title sofisticati, perché crediamo possano essere più appealing. Dobbiamo pensare invece chel’obiettivo è far comprendere qual è il nostro ruolo a chi legge. Traduciamo i titoli in forme comprensibili che identifichino con immediatezza il ruolo. Al bando quindi job title astrusi e la parola d’ordine è semplificare!
E’ possibile ridurre quello che facciamo 8 ore al giorno 365 giorni l’anno in una frase o poche parole? Certo che no! Eppure è quello che succede spesso: cv scarni, poveri, dove la sintesi è stata sostituita dall’assenza di contenuti. Potremmo definirlo il cv-parodox: si pensa che il problema sia sintetizzare in poco spazio quello che si è fatto, tante attività, progetti, ruoli ricoperti.
In realtà, spesso il problema è riuscire a riempire quel poco spazio a disposizione che si ha. Non bisogna aver paura di scrivere e spiegare.
Il cv deve raccontarci e deve essere scritto affinché il selezionatore capisca cosa sappiamo fare.
Entriamo nel dettaglio delle attività di nostra competenza, spieghiamo a chi riportiamo e com’è organizzato il nostro team, citiamo progetti speciali ai quali abbiamo partecipato, programmi e software utilizzati. Mettiamo in poche parole in evidenza i nostri punti di forza.
Anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto lì dove la forma può valorizzare o, al contrario, penalizzare il contenuto. Una strategia per far risaltare il nostro curriculum fra tante candidature è dare movimento allo stile del testo.
Un testo che ha uno stile tutto uguale risulterà piatto o addirittura irritante e richiederà più tempo a chi legge per individuare le informazioni chiave. Un curriculum scritto tutto con uno stile normale sarà impersonale. Uno scritto interamente in grassetto, in corsivo o sottolineato sarà poco piacevole da leggere.
Invece, un curriculum che alterna diversi stili agevolerà la lettura, facendo risaltare le parti salienti. Fate una prova: ponete il vostro curriculum a una distanza di 50 cm, cosa cattura subito la vostra attenzione? Sicuramente le parole in grassetto, in corsivo, sottolineate o di colore diverso.
Questi escamotage stilistici devono essere utilizzati con criterio, per enfatizzare ad esempio parole chiave che identificano la nostra professionalità, job title, le aziende per le quali abbiamo lavorato, le competenza nelle quali eccelliamo, esperienze all’estero, titoli di studio conseguiti, certificazioni ed applicativi conosciuti.
Non esiste una ricetta magica per scrivere il curriculum perfetto, ma una regola che vale sempre è provare a mettersi nei panni di chi legge il nostro cv: quali sono le informazioni importanti che il recruiter deve sapere di me? Cos’è scontato per me ma non lo è per chi non mi conosce? Qual è la forma migliore per facilitare la lettura del mio curriculum? Come posso attirare l’attenzione del recruiter sui miei punti di forza? Come faccio a destare la curiosità di chi legge, restituendo un’immagine professionale?
Vuoi qualche dritta in più? Leggi l’articolo “Tutto quello che devi sapere per scrivere un curriculum vitae efficace”.
Buona scrittura!
Giada B.
“Tutti gli uomini sognano. Ma non tutti sognano allo stesso modo. Quelli che sognano di notte nei polverosi recessi della loro mente, si risvegliano al mattino per scoprire che i loro sogni sono svaniti. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi; essi infatti inseguono i propri sogni ad occhi aperti, e fanno sì che si avverino”. Thomas E. Lawrence.
Floriana Stracuzza
Cosa vuol dire nel concreto utilizzare i social network per trovare lavoro e come strumenti di promozione del proprio profilo professionale?
La risposta è abbastanza intuitiva se parliamo di Linkedin, social network nato proprio con lo scopo di favorire la creazione di una rete di contatti professionali. Ma Facebook, il social network personale per eccellenza, e Twitter, con i suoi soli 140 caratteri, come possono aiutarci a fare personal branding sul lavoro? Per rispondere a questa domanda, vi propongo tre video di Adecco che spiegano in modo semplice e chiaro come utilizzare i social per scopi professionali.
Se vuoi qualche consiglio in più per creare il tuo profilo su Linkedin leggi l’articolo “Linkedin: cosa fare per creare un buon profilo personale – I miei consigli per Workher!”
E se ancora non è chiaro cosa vuol dire crearsi un’ottima reputazione online attraverso i social, attingo ancora una volta ai consigli dati da Adecco – realtà che si è rivelata negli ultimi anni all’avanguardia per contenuti, progetti ed innovazione tecnologia nel campo del recruiting…ottima squadra di professionisti!
E vi propongo il test della nonna 😛 Pensiamo che a guardare il nostro profilo facebook sia nostra nonna, c’è qualcosa che potrebbe infastidirla? Potrebbe scoprire dei lati di noi come nipoti che potrebbero farla vergognare?
Ecco, lo stesso principio vale per il selezionatore che cerca conferme della nostra professionalità sui social, aggiungendo l’aggravante che è una persona totalmente estranea e che noi siamo degli estranei per lui. Quindi occhio a cosa condividiamo! 😉
Giada B.
Hai letto decine di annunci di lavoro e speso buona parte del tuo tempo a scrivere il cv perfetto. Finalmente hai trovato l’occasione giusta per candidarti: la posizione descritta rispecchia appieno il tuo profilo. In un solo click, invii la tua candidatura, fiducioso di essere chiamato presto per un colloquio. Pensi che sia finita qui e credi di aver già tentato il tutto possibile per farti notare? E invece no, perché da una recente indagine è emerso che più del 70% dei selezionatori in Italia, una volta letto il curriculum, apre una pagina di Google digitando il nome e cognome del candidato, per cercare altre informazioni. E’ il cosiddetto ego surfing,navigare nei meandri del web per trovare qualcosa che parli di noi. E cosa succede se quello che c’è di noi sul web è negativo o poco professionale o inesistente?
Scopri come creare una buona reputazione on line con il personal branding, leggendo il mio articolo pubblicato su Monster.it!
Quando la chiamata tanto attesa arriverà, iniziate a prepararvi subito per il colloquio. Consultate il sito internet aziendale e servitevi dei motori di ricerca per ricavare qualsiasi tipo di informazione che possa essere attinente (fatturato aziendale, competitors, numero di dipendenti, valori aziendali ecc). Questo servirà a stimolare la vostra curiosità e a fornire qualche spunto per porre delle domande interessanti in fase di colloquio. Curate l’abbigliamento, che deve essere sobrio e formale. Arrivate puntuali e se doveste avere un imprevisto avvisate telefonicamente. Mantenete la calma, respirate e siate sicuri di chi siete e di quanto valete. Preparate mentalmente una breve descrizione del vostro percorso e mettete in risalto gli elementi che vi contraddistinguono e che evidenziano le vostre soft skills, tenendo bene a mente la job description dell’annuncio. Sorridete e siate educati, sinceri e coerenti. Non fatevi intimorire dalle domande, ma fornite piuttosto una risposta ponderata. Non dimenticate che una superficiale conoscenza dell’inglese è una discriminante di valore; quindi riprendete in mano i libri, leggete articoli, ascoltate musica, guardate film in lingua day by day. I miglioramenti saranno sorprendenti e direttamente percepibili.
Infine, ricordate che un obiettivo impostato correttamente è già raggiunto per metà! 😉
Floriana Stracuzza
Chi si appresta a iniziare un nuovo lavoro deve fare i conti con nuove responsabilità ed ansia da prestazione. Abituarsi a nuovi ritmi, farsi conoscere dai colleghi, dimostrare di valere e di essere in grado di ricambiare la fiducia che l’azienda ha riposto in noi, scegliendo il nostro profilo fra le tante candidature arrivate, può causare stress e malessere, soprattutto nelle prime settimane di lavoro. Per affrontare al meglio il primo periodo ed evitare la cosiddetta sindrome da burntout, è possibile adottare semplici strategie anti-stress ed utilizzare gli strumenti che abbiamo già a disposizione ma che non conosciamo ancora o che non sappiamo utilizzare appieno.
Scopri quali sono le dritte per vivere con serenità la tua nuova avventura lavorativa nei miei due articoli pubblicati su Monster.it!
Guest Post Monster.it
Iniziare un nuovo lavoro porta con sé una bella carica di entusiasmo e trepidazione. Aver superato un processo di selezione ed esser stati scelti fra i tanti aspiranti alla posizione rappresenta sempre una grande soddisfazione e un bel traguardo professionale. Terminati i festeggiamenti e il giro di chiamate per comunicare a parenti e amici la bella notizia, arriva il momento di rimboccarsi le maniche e far vedere quanto si vale sul campo. Non sempre però il primo periodo nel nuovo ruolo si rivela una passeggiata: tante informazioni da memorizzare, un contesto nuovo da conoscere, l’ansia da prestazione di dover dimostrare che si è in grado di svolgere tutti i compiti assegnati. E’ importante in questi casi avere la situazione sotto controllo e cercare di gestire lo stress nel migliore dei modi. Ecco i primi cinque suggerimenti per vivere con serenità il primo periodo di inserimento nel nuovo ruolo ed evitare la sindrome da burntout:
– Organizza l’archivio di posta elettronica
Ti sei appena seduto alla tua nuova postazione e già sono arrivate 100 mail da leggere? Un errore comune è quello di iniziare a rispondere e scrivere mail senza creare a priori un archivio efficace all’interno della propria posta elettronica. Crea subito delle cartelle suddivise a seconda del tuo personale schema mentale, ad esempio per tipo di attività, progetti, anno, clienti, fornitori, destinatari, mittenti, e gradualmente, giorno per giorno, arricchisci l’archivio di nuove cartelle e sotto-cartelle. Avere un ordine mentale e spaziale ti permetterà di recuperare informazioni importanti in poco tempo ed avere uno storico delle conversazioni.
– Crea gruppi di posta elettronica
Che tu ricopra un ruolo operativo o gestionale, avrai a che fare con colleghi di divisioni e funzioni diverse. E, soprattutto all’inizio, avrai difficoltà a memorizzare nomi e ruoli. Un escamotage per evitare sforzi mnemonici ed ottimizzare i tempi è dedicare qualche minuto alla creazione di gruppi di destinatari di posta elettronica: ad esempio, se lavori negli acquisti e hai bisogno di comunicare quotidianamente con i colleghi della logistica, evita di inserire nella campo dei destinatari dieci indirizzi, digitandoli uno alla volta, ma crea un unico gruppo “logistica” che raccolga tutti gli indirizzi dei tuoi colleghi.
– Sfrutta le potenzialità del calendario elettronico
Inserisci riunioni, appuntamenti, eventi, scadenze ed attività importanti nel calendario elettronico, condividendo la tua agenda virtuale con quella del tuo superiore e colleghi di team. Sarà più semplice avere la visione d’insieme di tutte le attività della settimana e del mese, bilancerai meglio il carico di lavoro, avrai ben chiare le deadline da rispettare e sarai aggiornato sui progetti del tuo team di lavoro. Dai risalto agli eventi più importanti evidenziandoli con un colore a tua scelta.
– Genera collegamenti diretti e shortcuts
Per velocizzare la navigazione su siti e portali collegati alla tua attività, come software gestionali, programmi e applicazioni, crea shortcuts e icone sul desktop del tuo pc: in un solo click potrai aver accesso diretto a tutti gli strumenti online.
– Chiedi a Google
Succede sempre che dopo i primi giorni di induction e training giunga il momento di mettere le mani sulla tastiera e svolgere il primo compito assegnato. Niente di cui preoccuparsi, a meno che il capo non ti chieda di lavorare con un applicativo che non conosci alla perfezione o con una funzione che non usi da tempo. Pensi che l’unica soluzione sia quella di sventolare bandiera bianca e ammettere la tua lacuna al capo? Non ti arrendere, perché Google è un’inesauribile enciclopedia del sapere! Ti basterà digitare poche parole per avere uno straordinario numero di risultati con spiegazioni, video illustrativi ed immagini esplicative che ti aiuteranno a portare a termine il tuo compito!
– Compila una lista dei “to do”
Sebbene pc e tool informatici siano strumenti indispensabili, il tuo fedele alleato resterà la carta. Essere multitasking non significa avere dei super poteri, ma essere ben organizzati. Quando le cose da fare sono tante, è importante scrivere e segnarsi tutti i task giorno per giorno. Soprattutto se sei concentrato e stai svolgendo un compito importante e ti piovono addosso altre 10 richieste. Segnare tutti i “to do” e depennare dalla lista le attività portate a termine ti darà un incredibile sollievo!
– Datti delle priorità
Tutto è importante, ma ci sono delle attività più urgenti di altre. All’inizio è indispensabile bilanciare le proprie energie e convogliarle verso quei compiti che richiedono la priorità. Cerca prima di capire come svolgere le attività “core” del tuo ruolo, quelle che hanno una scadenza periodica e che richiedono quindi da subito la tua attenzione, e successivamente inizia a dedicarti anche a progetti speciali.
– Prendi di “petto” i problemi
“Chi ben incomincia è a metà dell’opera” recitava qualcuno. Ma si sa che non tutti i compiti previsti nel nostro ruolo ci sono congeniali: ci sono attività che ci vanno a genio e altre che ci piacciono meno, che consideriamo noiose, ostiche e che ci mettono in difficoltà. In questi casi il segreto è non procrastinare, ma smarcare subito i task che richiedono una maggiore attenzione ed energia. Gestisci di prima mattina, quando sei più riposato e concentrato, le attività più impegnative e lascia a fine giornata i compiti più soft che richiedono un minor sforzo.
– Smaschera i falsi allarmismi
Succede sempre di ricevere richieste da parte dei colleghi, tutte urgenti e prioritarie. Magari il tuo posto è stato vacante per un po’ e tutti si sono precipitati al tuo arrivo chiedendoti aiuto immediato per un progetto rimasto in stand by. Vorresti accontentarli tutti, ma non sai come gestire tutte le domande di supporto immediato. Con l’esperienza, per fortuna, imparerai presto a dare il giusto peso alle richieste e capirai quali sono i colleghi allarmisti ed ansiogeni. Smascherare inutili catastrofismi ti aiuterà a gestire il lavoro con più serenità.
– Conosci i tuoi colleghi
I primi tempi con tutte le cose da fare passerai molto tempo davanti ad uno schermo. Non sottovalutare però l’importanza delle dimensione relazionale come condizione privilegiata per l’inserimento e l’integrazione in azienda. Sfrutta pause caffè e pranzi per conoscere i tuoi colleghi e fare domande. La pressione dei primi tempi si attenuerà se condividi preoccupazioni e problemi con chi c’è passato prima di te e vedrai che anche cinque minuti di convivialità serviranno per restituirti la giusta carica e raggiungere gli obiettivi.
Tutte queste strategie ti aiuteranno a tenere sotto controllo la pressione delle prime settimane e, se proprio ti assale le paura di avere “una montagna di cose da fare”, ricordati sempre che il segreto per non soccombere sta proprio nell’iniziare. Passo dopo passo vedrai che la montagna non ti sembrerà più così alta!
Giada
Quali sono i fattori che determinano la scelta del nostro percorso professionale? Sicuramente gli studi effettuati restringono il raggio di azione di un bel po’, dandoci competenze e know how per accedere a percorsi scientifici o umanistici. Poi subentrano i ragionamenti sugli ambiti lavorativi meno toccati dalla crisi e la nostra propensione ad investire lì dove c’è più possibilità di trovare un’opportunità lavorativa. Ed infine ci sono i consigli di parenti e amici, pronti a dispensare suggerimenti, di chi sa già come “gira” il mondo del lavoro.
Eppure studi e test psicologici hanno dimostrato che ciascuno di noi possiede già una certa affinità con un mestiere, sulla base delle proprie caratteristiche psicologiche. La società Truity Psychometrics, specializzata in test e career assessment, ha valutato i professionisti rispetto a 4 dimensioni (l’energia, il pensiero, i valori e l’ambiente), individuando poi, per ciascun tipo di personalità, la professione ideale. Nell’infografica, che riassume i risultati di questa indagine, sono rappresentati 8 tipi di personalità differenti:
Per scoprire quali sono i lavori ideali per ciascuna personalità dai un’occhiata alla seguente infografica e leggi l’articolo “Il lavoro ideale? Dipende dalla tua personalità” pubblicato su Monster.it!
![]()
Giada B.
Come fanno le più grandi aziende al mondo a motivare i loro collaboratori? Quali sono le leve che utilizzano le aziende per rendere i propri dipendenti felici e fedeli? Il titolo e le conclusioni di questa infografica di Next Generation Recruitment mi hanno scatenato una serie di riflessioni.
Innanzitutto, secondo voi chi ha davvero il “coltello dalla parte del manico”? Le aziende o i dipendenti? La percezione comune è che, in questo periodo in cui il lavoro scarseggia e le offerte di lavoro sono limitate, le aziende abbiano un maggiore controllo sulla forza lavoro, mentre le persone siano rassegnate ad accettare contratti precari e preservino la propria sicurezza economica continuando a lavorare in contesti in cui non si identificano più. Ma siamo sicuri che la realtà sia proprio questa? In questi anni mi è capitato di proporre a tante persone rimaste a casa senza occupazione ottime offerte di lavoro, ma che magari prevedevano una retribuzione annua lorda o un livello di inquadramento inferiore rispetto alla loro ultima esperienza. La maggior parte di essi ha preferito rifiutare, restare a casa ed aspettare una proposta più vantaggiosa. Decisione rispettabilissima ma che sicuramente mette in crisi l’assunto che l’ago della bilancia penda totalmente dalla parte delle aziende.
Idea che si rafforza leggendo questa infografica: se fosse davvero così, perché le aziende escogitano strategie per migliorare la loro reputazione in fase di “attraction” di nuovi candidati e studiano soluzioni di “retantion” per trattenere i propri talenti? Forse quello che succede nella realtà non rappresenta del tutto la sensibilità comune? Le stesse aziende si stupiscono del fatto che, nonostante il periodo di crisi, sia difficile trovare candidati e/o risorse disponibile a scendere a “compromessi” legati a clausole contrattuali e retributive. Quindi sfatiamo l’idea che in questo momento difficile le persone siano disponibili ad accettare tutto e a qualsiasi condizione purché si lavori. Nella maggior parte dei casi ciò non avviene.
E’ vero l’infografica non è stata prodotta in Italia, ma prende comunque in considerazione dei colossi mondiali come Facebook, Google, Diageo, Procter & Gable ecc. Aziende che negli Stati Uniti e in UK propongono ricchissimi programmi di total rewarding: pranzi gratuiti, trasporti pagati, palestra e lezioni di yoga in azienda, asili aziendali, concierge, area relax, sala di ping-pong, sconti su prodotti. La lista è lunga. Questi programmi di ricompensa attraverso benefit hanno un doppio risultato e un’unica finalità: da una parte, rispondono alla necessità di garantire ai propri lavoratori dei vantaggi in un periodo in cui le aziende non possono più assicurare aumenti di salario come in passato. Dall’altra parte garantiscono ai dipendenti, cui è richiesto di trascorrere gran parte delle loro giornate in azienda, un luogo di lavoro confortevole e sereno. L’obiettivo è sempre lo stesso: creare un forte senso di appartenenza al gruppo e rendere i dipendenti felici di lavorare in azienda.
Quante sono le aziende in Italia che garantiscono la maggior parte di questi benefit? Due? Cinque? Paradossale se pensiamo che in Italia sia radicata l’idea insensata che chi lavora “solo” otto ore al giorno non sia produttivo e che il nostro sia uno dei Paesi in Europa con una delle percentuali più alte di ore lavorative settimanali. Ancora più bizzarro se pensiamo alla scarsità di risorse monetarie in cui versano le nostre aziende e quindi alla grande opportunità non sfruttata di ricorrere a ricompense alternative rispetto alla busta paga.
E’ vero, è un cambiamento di mentalità e di approccio e noi storicamente siamo sempre stati più lenti ad adeguarci ai cambiamenti, ma, se è vero che la reputazione di un’azienda sta diventando uno dei fattori più incisivi nella scelta del luogo di lavoro, allora forse non bisogna perdere altro tempo e dovremmo iniziare a trasformare le nostre realtà aziendali in contesti più people-oriented.
Giada B.
Un tempo era l’epoca dei giornali e riviste di settore, poi c’è stato l’avvento delle agenzie per il lavoro e società di selezione, poi ancora dell’e-recruiting e dei social network. Sono stati e sono ancora tanti i canali e gli strumenti utilizzati per cercare lavoro, anche se oggi la strategia vincente sembra essere quella del networking, referenze online e passaparola. Ma è proprio così?
Partecipa a questo mini sondaggio e facci sapere quali sono i canali che solitamente usi per cercare un’opportunità professionale!