Nel video girato in collaborazione con Workher, luogo d’incontro tra Donne & Lavoro (donne, iscrivetevi e partecipate al network!!!), ho parlato di come affrontare il periodo post-colloquio di lavoro e cosa fare in attesa di ricevere il feedback. Chi è in cerca di un’opportunità sa bene che restare in attesa del feedback del colloquio per giorni, settimane e, qualche volta, perfino mesi, può rappresentare una condizione stressante e logorante.
Ecco quindi un veloce riepilogo dei consigli che trovi nel video, per vivere con serenità questo momento:
Invia una mail di ringraziamento al recruiter, ringraziandolo del tempo dedicato e confermando il tuo interesse verso la posizione e l’azienda. Non eccedere però con troppe lusinghe e formalità, ma adotta un linguaggio semplice e cortese. Mail troppo ridondanti possono avere l’effetto contrario a quello sperato. Nel caso in cui durante il colloquio ti fossi dimenticato di chiedere quali sono le tempistiche e com’è strutturato il processo di selezione, questo è il momento giusto per farlo!
Se durante il colloquio hai ricevuto informazioni precise sulle modalità e i tempi per ricevere un primo esito, non forzare la mano. Dopo aver inviato la mail di ringraziamento, rispetta i tempi indicati dal recruiter. Sommergere il selezionatore di mail o telefonate non è sicuramente il modo migliore per fare una buona impressione.
La percentuale di essere il candidato prescelto per quell’azienda è esigua, perché, a fronte di una sola posizione aperta, ci sono tantissimi candidati come te, che hanno inviato la propria candidatura. Durante questo periodo di attesa, è importante proseguire nella ricerca di un lavoro, inviando cv e sostenendo colloqui. Farai sempre in tempo ad accettare la proposta, qualora arrivasse, e avrai altre opzioni in caso di un feedback negativo.
Se vuoi qualche dritta sulla strategia di ricerca attiva di lavoro, leggi l’articolo “Come trovare un nuovo lavoro: siti, strumenti & strategie. I miei consigli per Workher!” 😉
Se non hai ancora ricevuto un feedback e sono trascorse un paio di settimane in più rispetto al tempo indicato selezionatore (spesso i processi di selezione si allungano un pò), puoi inviare una mail al recruiter. Per esempio:
Buongiorno, Dott. Bianchi, durante il colloquio per la posizione di Marketing Specialist mi aveva detto che l’esito del colloquio sarebbe stato comunicato entro la fine del mese. Essendo realmente interessato a questa opportunità, mi sono permesso di contattarla per chiederle se ci fossero novità o sviluppi in merito…
Se dovessi ricevere un esito negativo, non abbatterti e non prendertela con il recruiter. Le motivazioni di questo feedback negativo potrebbero essere tante e non necessariamente legate a una tua cattiva performance al colloquio. Chiedi al selezionatore le motivazioni, se non fornite nella mail, ed eventualmente consigli per migliorare nei prossimi colloqui. Sii sempre gentile e professionale, anche perché potresti aver fatto comunque una buona impressione ed essere ricontattato in futuro per altre opportunità.
In bocca al lupo a tutti coloro che sono in attesa di un feedback! 😉
Giada
Come si fa a diventare un recruiter freelance? Tra i diversi messaggi di apprezzamento al sito e alla mia attività ricevuti di recente c’è quello di Stefano, appassionato di temi legati alla selezione del personale, che mi chiede come fare ad aspirare ad una posizione di HR freelance come la mia.
Il mondo delle risorse umane riscuote sempre molto fascino e una carriera da libero professionista attira spesso per la sua dimensione di libertà ed autonomia. Ma è così facile diventarlo?
Io, ad esempio, questo binomio non l’ho cercato, almeno non all’inizio del mio percorso professionale. E probabilmente, se mi avessero proposto un lavoro a partita iva dopo la laurea, non lo avrei accettato. Sia per il retaggio culturale, ancora molto presente, che associa la partiva iva all’idea di precarietà e il contratto a tempo indeterminato alla vita felice e perfetta, sia perché non sarei stata capace all’inizio di fare tutto quello che poi è avvenuto.
Diciamo che questo lavoro necessità di maturità: maturità di competenze, maturità di relazioni professionali, maturità nell’organizzazione del lavoro, maturità psicologica.
MATURITÀ’ DI COMPETENZE – Nel binomio, non esiste freelance senza HR o freelance senza recruiter; voglio dire che “freelance” è solo una modalità per svolgere il proprio lavoro e servono necessariamente contenuti ed esperienza per farlo. Quindi una buona base di partenza su come si fa concretamente selezione/formazione/gestione del personale è fondamentale per iniziare.
MATURITÀ’ DI RELAZIONI PROFESSIONALI – Chi fa recruiting da libero professionista costruisce il proprio lavoro sul concetto di credibilità. L’azienda o un privato si rivolgono a te perché sei tu, perché lavori bene, perché di te si parla bene, perché puoi dimostrare che lavori bene. Dietro di te non c’è un brand o un’azienda che ti tutela in caso di problemi o della cui notorietà godere per cercare nuovi clienti. Ecco perché è molto importante avere un network di contatti almeno all’inizio per partire e farsi conoscere. Il passaparola e il network sono alla base di questo lavoro.
MATURITÀ’ NELL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO – Clienti diversi, scadenze che si sovrappongono, priorità che si accavallano, richieste improvvise, picchi di lavoro richiedono tantissima capacità di gestire al meglio le attività e le proprie giornate. Sei da solo e in questo caso non puoi contare su colleghi o team. La nuova tecnologia sicuramente aiuta, ma è indispensabile avere già un po’ di dimestichezza nell’organizzazione del proprio lavoro. A tutto questo poi si aggiunge la parte “amministrativa” del tuo essere libero professionista: fatture, pagamenti, nota spese richiedono tanta pazienza, tempo, precisione e metodo.
MATURITÀ’ PSICOLOGICA – Non è per tutti il lavoro autonomo, poiché richiede una buona tenuta emotiva. Le previsioni che puoi fare sulla tua situazione economica sono sul breve e medio periodo. Solitamente il lavoro è ciclico e ci sono periodi di forte concentrazione delle attività e periodi di maggiore tranquillità. E’ un lavoro che si basa sul presente, non sul futuro. Lo si può vedere come bicchiere mezzo vuoto ed allarmarsi, vivendo nell’angoscia, oppure come motivo di sprono e di divertimento per mettersi alla prova in nuove attività.
Cosa mi piace di questo modo di lavorare? Non metto al primo posto né la libertà di tempi e spazi, né un maggiore equilibrio fra vita privata e vita professionale.
Quanto il lusso di poter vivere il lavoro come momento di creatività e sviluppo di saperi pratici sempre nuovi.
Da dipendente ti specializzi nel tuo e sei talmente immerso nei ritmi e nelle logiche dell’azienda, che non hai tempo ed energia per alzare la testa e vedere tutte le novità e gli aggiornamenti del tuo mestiere.
Il bello del freelance è quello di poter anche essere un precursore dei tempi.
Ecco quindi i miei consigli per iniziare un lavoro come recruiter freelance:
Fai esperienza un po’ di anni in società di selezione o in azienda per imparare cosa vuol dire fare sul campo selezione del personale; ricorda che tutte le persone che incontrerai durante il tuo percorso da dipendente potranno ritornarti utili nel tuo percorso da autonomo; conserva gli appunti, potranno servirti in futuro;
Prima di aprire la partita iva, metti da parte qualche soldino per iniziare con serenità; i primi tempi sono lenti e non è detto che si riesca ad ingranare dal primo mese;
Fatti una chiacchierata con un commercialista, poi falla con una persona che lavora già con partita iva: la seconda potrà aiutarti a comprendere in maniera più semplice i tecnicismi del primo 😉
Investi in tecnologia, acquistando un buon portatile, leggero e veloce da portare in giro con te, smartphone, scanner, stampante e dedica uno spazio della tua casa a ufficio, con scrivania, monitor e faldoni, dove archiviare il tuo materiale da lavoro e tutti i documenti amministrativi;
Crea un sito e una vetrina social per iniziare a fare personal branding, aggiorna il tuo profilo linkedin;
Continua ad essere curioso, naviga online su siti di recruiting specializzati, frequenta spazi di coworking, partecipa ad eventi ed iniziative HR;
Rifiuta collaborazioni, se sai già in partenza che non riusciresti a gestirle per mancanza di competenze, tempo o fattibilità, il tuo valore più grande è la credibilità;
Accetta invece tutte quelle collaborazioni in cui ti si richiede di metterti in gioco, di sperimentarti e cimentarti con nuove modalità. Preparazione e un pizzico di incoscienza ti fanno raggiungere traguardi nuovi;
Sii lungimirante: durante i primi anni in cui lavori con regime agevolato è facile che il il tuo conto possa lievitare in fretta. Creati già un prospetto di quello che dovrai pagare di tasse e contributi in acconto e saldo dell’anno successivo, ti aiuterà a far quadrare i conti.
Diversifica i tuoi clienti: meglio tante piccole collaborazioni con clienti diversi che un unico progetto con un solo cliente;
Vivi il tuo lavoro con professionalità e passione.
A presto!
Giada
Cercare un’opportunità di lavoro sul web richiede non solo tempo, ma anche la conoscenza del funzionamento dei siti che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Sapevi ad esempio che ragionare per sinonimi e utilizzare combinazioni di operatori logici in fase di ricerca può farti apparire il doppio degli annunci di lavoro in linea con la posizione che desideri? Leggi il mio articolo su Monster!
Hai trovato un lavoro all’estero ed è arrivato il momento di fare le valigie. Ma cosa portare? Cos’è indispensabile mettere in valigia per affrontare la nuova avventura? E’ vero che la prima regola è viaggiare leggeri, ma questi 10 oggetti non puoi proprio lasciarli a casa.
Guest Post Monster.it
Quando si decide di partire per andare a lavorare all’estero la prima regola da seguire è viaggiare leggeri: no a bagagli pesanti, pieni zeppi di vestiti ed oggetti. Anche perché, molto probabilmente, in un primo tempo dormirai in un alloggio temporaneo, in cerca della sistemazione definitiva, e ti troverai quindi a dover spostare con l’ausilio delle tue sole forze la tua casa itinerante. Metti in valigia l’essenziale e dai la priorità agli outfit giusti per il lavoro. Potrai poi in un secondo momento farti spedire nell’appartamento definitivo tutto quello di cui hai bisogno e che hai lasciato in Italia. Ci sono però degli oggetti indispensabili, a cui non puoi rinunciare, che devi portare con te fin dall’inizio.
E, come sostiene Alberto Forchielli nel libro Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato “…il mondo là fuori corre veloce, e l’unica possibilità che abbiamo è prendere la nostra tavola da surf e cavalcare l’onda per essere sempre un passo avanti.” Allora vai, non avere timore e costruisciti il tuo futuro nel mondo.
Giada
Fonte
Alberto Forchielli, Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato, Sperling & Kupfer, 2015
Se hai deciso di andare all’estero per cercare lavoro, ma non sai da che parte iniziare, puoi incominciare concentrandoti su cinque aree. Non avere fretta e prepara al meglio tutti gli strumenti indispensabili per cercare lavoro in un altro paese, dal resume alla scelta dei canali di ricerca.
Guest post per Monster.it
“Ho deciso, vado all’estero a cercare lavoro”. Se sei passato all’azione, vuol dire che hai risposto alle 10 domande da farsi prima di prendere questa decisione secondo Alberto Forchielli, autore del libro ““Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato”. Se la necessità di trovare un lavoro è diventata più forte dell’attaccamento incondizionato alle tue radici, Forchielli ti invita a concentrarti su cinque aree di interesse:
Innanzitutto il résumé, il tuo biglietto da visita, per la cui stesura non esiste una regola universale (se non quella di scrivervelo bene…al bando cv sciatti!), ma che deve necessariamente contenere le informazioni di contatto, le esperienze professionali, il percorso formativo e di studi. Anche per l’estero vale la regola di essere sempre sinceri (vietato mentire sulle competenze ed esperienze maturate) e di adattare il curriculum in base all’offerta e al destinatario, per mettere in luce i tuoi punti di forza. Ancora più che in Italia, è importante inviare candidature per offerte di lavoro che corrispondano al 100% alle tue competenze.
Bisogna poi considerare i canali di ricerca peculiari ad ogni singolo Paese, evitando di concentrarsi solo su uno, e documentarsi per sfruttare tutte le strade a disposizione: all’estero, tra i canali interni all’azienda, quello più efficacie è la segnalazione diretta, tra quelli esterni, i motori di ricerca e i portali web dedicati, grazie ai quali si hanno grandi chance di sostenere un videocolloquio con l’azienda…se cerchi lavoro all’estero devi essere pronto a fare un colloquio online! Una buona pratica è tenere traccia di tutto ciò che invii (cosa, a chi, quando, come) e registrare i colloqui online, per rivederti e migliorare gli aspetti più deboli della tua performance.
Chi cerca lavoro all’estero, che sia nativo digitale o no, deve fare i conti con le community online e i social network, poiché le aziende usano sistematicamente questi strumenti per ricercare e raccogliere informazioni sui candidati. Bisogna quindi non solo conoscerli, ma anche saperli utilizzare correttamente, per creare una personal reputation qualificante, che ti valorizzi. Uno studio delle piattaforme per singolo Paese ti permetterà di capire quali social utilizzare per cercare lavoro: ad esempio Viadeo è molto utilizzato in Francia e nelle zone francofone, mentre, se cerchi lavoro in Germania, Austria e Svizzera, la piattaforma più gettonata è Xing.
Un altro suggerimento quando si cerca lavoro all’estero è quello di non avere fretta, poiché, come afferma Forchielli, il periodo che passa tra l’invio della candidatura e un’eventuale risposta da parte dell’azienda può variare dai tre ai diciotto mesi, sempre a patto che si posseggano le competenze richieste e un’ottima preparazione linguistica. Si tratta di tanto tempo, quindi non bisogna demoralizzarsi, ma sfruttare questo periodo per migliorare le proprie abilità.
E se il feedback che riceviamo è negativo? Mantieni alta la fiducia e la determinazione perché, come sostiene Forchielli, la ricerca di lavoro è un continuo trial and error: prova, errore, adattamento; prova, errore, modifica….
Giada Baglietto
HR Consultant
Fonte
Alberto Forchielli, Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato, Sperling & Kupfer, 2015
Che tu sia un giovane laureato o un quarantenne con esperienza, sei stai valutando l’ipotesi di investire sul tuo futuro cercando un lavoro all’estero e sei tormentato da mille dubbi, beh, dovresti leggere il libro di Alberto Forchielli “Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato”, edito da Sperling & Kupfer. Per prendere in considerazione seriamente l’idea di trasferirti all’estero è opportuno che tu risponda sinceramente a queste dieci domande.
Guest Post Monster.it
“E se mi trasferissi all’estero per cercare lavoro?” A chi non è capitato una volta nella vita di pensarlo? Magari alla fine del periodo di studi, per dare un imprinting internazionale alla propria carriera, oppure alla soglia dei quarant’anni, stanchi del lavoro che si fa e alla ricerca di nuovi stimoli? A fornire risposte ai tanti dubbi e domande che possono assalire chi vuole intraprendere questa avventura è Alberto Forchielli, autore del libro “Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato”, edito da Sperling & Kupfer. Dalla sua esperienza glocal, poco global e tanto local, dopo una vita trascorsa in giro tra Italia, America e Sud-Est Asiatico, Forchielli ci lascia in eredità un libro-prontuario per guidarci nella ricerca del lavoro all’estero. Prendendo spunto dal libro, riassumiamo in cinque articoli quali sono gli step da compiere e le cose da sapere prima di iniziare una nuova vita.
La prima cosa da fare quando si prende in considerazione l’idea di trasferirsi in un altro paese per cercare lavoro è rispondere sinceramente a queste dieci domande:
Sei disposto a lasciare l’Italia?
Domanda scontata potrai dire, ma sei sicuro di aver pensato bene a ciò che significa fare le valigie ed andare via? Lasciare gli affetti, abbandonare la tua area di confort, le tue abitudini, i luoghi che conosci e che ti fanno sentire sicuro e “a casa”, per andare incontro a una vita che, almeno all’inizio, ti farà soffrire di social isolation, la sensazione di sentirti un estraneo e isolato dalla società.
Perché vai via dall’Italia?
Fare chiarezza e capire la motivazione che ti spinge a compiere questa scelta è importante per convogliare i tuoi sforzi: voglio trovare un nuovo lavoro? voglio trovare un lavoro che in Italia non c’è? voglio trovare un lavoro più gratificante di quello che ho? voglio garantire un futuro migliore ai miei figli?
Quali lingue conosci?
Se vuoi andare all’estero devi conoscere almeno una lingua straniera e spesso l’inglese non è sufficiente: se trovi lavoro in una piccola azienda è indispensabile conoscere anche la lingua locale.
Dove vuoi andare a lavorare?
Ogni Stato ha modalità di ingresso, di vita e di lavoro uniche. Le leggi sull’immigrazione dei diversi Paesi potrebbero limitare le tue opzioni, quindi è importante avere le idee chiare fin dall’inizio ed informarsi bene.
Che tipo di migrante sei?
I percorsi di emigrazione, seppur legati a scelte personali, sono anche il risultato di condizioni particolari che rendono più o meno facile ottenere determinati lavori: statisticamente gli italiani che emigrano in altri paesi europei sono impiegati e operai, mentre quelli che si traferiscono in Asia e Sudamerica sono per lo più dirigenti o imprenditori.
Quale lavoro sei disposto a fare?
Se sei disposto a fare qualsiasi lavoro, bisognerà valutare tutte le realtà che possono aver bisogno di personale, contattando centri per l’impiego ed agenzie per il lavoro; se invece sei alla ricerca di un lavoro in particolare, bisognerà necessariamente iniziare a cercare dall’Italia, inviando il cv alle aziende di tuo interesse.
Come ti mantieni se non trovi lavoro?
Da buon imprenditore di te stesso, devi darti degli obiettivi e delle scadenze da rispettare, definendo a-priori il capitale che sei disposto ad investire nella ricerca di lavoro.
Come te la cavi con la tecnologia?
Fondamentale avere dimestichezza con l’informatica e il mondo digitale per cercare lavoro, inviare il curriculum e adattarlo alle varie realtà locali.
Il piano B: cosa fai se non trovi lavoro?
Pianifica un’alternativa se non dovessi trovare lavoro all’estero. Decidi a cosa sei disposto a rinunciare rispetto al lavoro dei tuoi sogni e alle condizioni che avevi fissato alla tua partenza, prima di abbandonare il progetto del tutto e seguire il piano B.
Italiano: amico tuo?
Dipende se sei alla ricerca di un luogo lontano che ti faccia sentire comunque a casa, oppure di una realtà che ti faccia staccare totalmente dal tuo luogo di origine. In tal caso è importante sapere quali sono i paesi maggiormente abitati da Italiani.
Se ti sei posto le dieci domande e in tutta serenità ti sei dato delle risposte e sai cosa cercare, allora è il momento di passare all’azione!
Giada
Sei intenzionato fare le valigie e trovare un lavoro all’estero, ma non sai dove andare? Nel libro “Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato”, Alberto Forchielli fa una classifica degli Stati che offrono maggiori possibilità di lavorative, basandosi su una serie di parametri. Orienta meglio la tua scelta, scoprendo quali sono gli stati più attrattivi!
Guest Post Monster.it
Se hai deciso che l’estero è il posto giusto per trovare il lavoro dei tuoi sogni, allora non devi lasciare al caso la scelta del Pese dove espatriare, ma è utile che tu raccolga più informazioni possibili per orientare al meglio la tua scelta. Nel libro “Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato”, Alberto Forchielli costruisce una sorta di classifica degli Stati che offrono maggiori possibilità di lavorative, sulla base di diversi parametri: salari medi, riconoscimento dei titoli di studio e delle esperienze lavorative, tasso di disoccupazione, costo della vita, sanità, politiche di immigrazione e lingue parlate.
Non ti resta che fare le valigie e partire!
Giada
Fonte
Alberto Forchielli, Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato, Sperling & Kupfler, 2015
Si avvicina una ricorrenza e non sai che cosa regalare? Quest’anno sii originale! Non ripiegare sui soliti regali hi-tech/abbigliamento/accessori e fai un regalo di buon auspicio per la vita professionale della persona cui vuoi bene! Anche perché, cosa c’è di più utile e redditizio di un lavoro? Leggi il mio articolo su Monster!
Veterani, baby boomers, generazione X, millenials, generazione Z. Tante sono le generazioni di lavoratori che possono coesistere all’interno dell’azienda. Il compito dell’HR è quello di evitare che questa diversità diventi una minaccia per il benessere aziendale, trasformandola invece in un plus e arricchimento reciproco. Leggi il mio articolo su Monster!
Primo articolo del 2016 e, si sa, con il nuovo anno arrivano anche i buoni propositi. Il primo è condividere, perché, chi più chi meno, siamo tutti figli della sharing community. Voglio iniziare il nuovo anno condividendo con voi il meglio che mi è capitato fra le mani nel 2015, in fatto di libri, iniziative e strumenti per cercare lavoro, migliorare la propria performance professionale e fare personal branding.
Iniziamo con quello che reputo il migliore libro in commercio per capire come si cerca lavoro oggi. Apprezzo tanto chi riesce a prendere le distanze da contenuti teorici, aleatori e scontati (ho una sfilza di libri di formazione che potrei citare!) e badare alla sostanza. E’ quello che fa Riccardo Maggiolo nel libro “Job Search 2.0. Trovare lavoro in 7 mosse nell’era di Facebook e Twitter”, spaziando dai canali di ricerca al curriculum, dai social network alla reputazione online.
Paradossale che sia partorito dalla penna di un giornalista e formatore piuttosto che di un esperto di recruiting! Lo consiglio a tutti coloro che muovono i primi passi nel mondo del lavoro, ma anche a chi si ritrova a cercare lavoro alle soglie dei 40/50 anni, dopo tanti anni trascorsi nella stessa azienda. Tra l’altro Maggiolo è anche uno dei fondatori di Job Club, gruppi di persone che si riuniscono, a cadenze regolari, per darsi una mano nel cercare lavoro, sfruttando la rete di contatti e il passaparola. L’iscrizione è totalmente gratuita!
Forse sono più utili a chi si occupa di Risorse Umane, ma dipende dagli argomenti. Parlo della catena di libri edita da Giunti OS dei Pocket Book, miniguide su temi relativi la gestione delle risorse umane (Intelligenza Emotiva, Valutazioni, Talent Management ecc..) scritti da personaggi di rilievo d’oltralpe nell’ambito delle RU e tradotti in italiano. Li trovo pratici nel loro formato pocket, da tenere in borsa e leggere durante la pausa o in viaggio, ed estremamente fruibili per imparare tecniche, strumenti e approcci per il people management.
L’ho letto mentre scrivevo gli articoli che usciranno prossimamente su Monster.it sulla ricerca di lavoro all’estero. Sicuramente in circolazione ci sono tanti libri sull’argomento e forse anche più pratici e utili di “Trova lavoro subito! I segreti per ottenere all’estero il posto che hai sempre sognato” di Alberto Forchielli, ma vi consiglio di leggerlo per due buoni motivi: la prefazione/introduzione e il capitolo sulle 10 domande. La prima è uno schiaffo morale, una doccia fredda per tutti coloro che amano l’Italia, perché Forchielli ci restituisce una fotografia del nostro Paese così struggente, ma così vera, che provoca nel lettore amarezza, rabbia e voglia di riscatto; la seconda invece è una raccolta di 10 domande che tutti coloro che pensano all’eventualità di trasferirsi all’estero per cercare lavoro dovrebbero farsi, per non improvvisare ed improvvisarsi.
Per i maniaci del controllo sul lavoro o per chi ha un calendario annuale fitto di appuntamenti ed impegni, suggerisco di seguire Francesca Marano, sperimentatrice di tecniche di produttività per lavorare meno e meglio. Leggete i suoi articoli e iscrivetevi alla newsletter di Solopreneur: avrete gratuitamente la possibilità di scaricare in pdf il wall planner 70×100, un calendario annuale da stampare e mettere nel vostro ufficio per avere in un unico colpo d’occhio tutti i 12 mesi.
Insegnare alle donne le professioni del futuro, questo lo slogan di WorkWideWomen. Donne che mettono al servizio di altre donne le loro conoscenze professionali attraverso una piattaforma online. I corsi sono a pagamento e vertono soprattutto sul digital e sulle nuove professioni legate al web. I prezzi sono assolutamente accessibili e la modalità e-learning consente una migliore gestione del proprio tempo e delle proprie necessità.
Altra realtà a tinte rosa che ha avuto un ottimo riscontro nel 2015 è Workher, piattaforma di networking tutta al femminile, i cui è possibile fare rete, chiedere una consulenza a una professionista ( ci sono anch’io! 🙂 ) o a una mentor, informarsi e capire quali sono le proprie aspirazioni ed inclinazioni professionali accedendo a EST, l’esclusivo test creato in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, con cui è possibile scoprire in modo immediato il proprio punto di partenza e dove si vuole andare professionalmente, le abilità su cui investire e le conoscenze da implementare grazie agli strumenti e ai contenuti offerti.
Li reputo un po’ i guru delle Risorse Umane 2.0. Forse più conosciuti a Milano da chi fa questo mestiere che altrove, ma con un pubblico sempre più vasto, grazie alla loro presenza digitale, pubblicazioni, iniziative. Mi riferisco a Silvia Zanella, Luigi Centenaro, Francesca Parviero e Domitilla Ferrari.
Monitoro periodicamente le loro pagine social, perché ricche di spunti e belle iniziative: Silvia, forse la professionista che mi piace di più per il suo taglio sempre molto concreto e mai banale, è Global Social Media & Online Marketing Director in Adecco e profonda conoscitrice dei nuovi strumenti e tecniche di recruiting e personal branding.
Luigi è personal branding strategist e ideatore del Personal Branding Canvas (si scarica gratuitamente online), un metodo pratico per fare personal branding attraverso un percorso che ti fa scoprire perché e per chi puoi rappresentare un valore aggiunto.
Francesca, prima Official LinkedIn EMEA Talent Partner italiana (co-autrice del recente libro “Linkedin per Aziende e professionisti”), esperta di strategie di Social HR, è insieme a Domitilla la professionista più eclettica del gruppo.
Domitilla, Digital Marketing & Communication Strategist, è autrice di “Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia)” e si occupa di networking e dei nuovi canali e strumenti di comunicazione, anche lato professional.
Per chi è freelance o per chi vuole imparare da loro, per chi vuole far galoppare la propria creatività o per chi è alla ricerca di nuove idee. Il FreelanceCamp è tutto questo, un’occasione di incontro, informazione, formazione, sharing e networking tra professionisti freelance. Guardate quante cose si possono imparare in un weekend!
Ok, sarò di parte perché sono una delle docenti, ma in questa lista di the best of ci metto anche il Monster University Tour e tutte quelle iniziative simili promosse da altre società come Linkedin, Adecco, Manpower a favore della formazione ed informazione dedicata a studenti e neolaureati delle Università Italiane, in ambito strumenti e tecniche di ricerca attiva di lavoro. Ho incontrato tanti ragazzi quest’anno e ho notato in gran parte di loro una forte preparazione tecnica, ma anche un’incapacità di gestire la relazione e presentarsi. Grande problema in un contesto lavorativo in cui le aziende pesano tanto le competenze trasversali quanto quelle tecniche. Quindi se vi capita, partecipate, è gratuito!
E i vostri the best of in ambito selezione, formazione e personal branding quali sono?
A presto!
Giada B.