Yearly Archive2015

I’m dreaming of a White Christmas

Sto sognando un Bianco Natale
proprio come quello che io ricordo
con le cime degli alberi scintillanti
e i bambini che restano in attesa
di udire il suono dei campanelli della slitta che corre sulla neve

Sto sognando un Bianco Natale
in cui ogni cartolina natalizia che io scrivo
possa rendere le tue giornate felici e radiose
e possa far sì che tutti i tuoi Natale siano immacolati

Sto sognando un Bianco Natale
in cui ogni cartolina natalizia che io scrivo
possa rendere le tue giornate felici e radiose
e possa far sì che tutti i tuoi Natale siano immacolati.

Buon Natale a tutti!

Giada B.

lavoro

Infografica: Cambiare lavoro…dipendente o freelance?

Un anno fa abbiamo lanciato un  sondaggio in cui abbiamo chiesto ai professionisti italiani di indicare i motivi per cui preferiscono lavorare in azienda o intraprendere la libera professione. Due stili di vita ed approccio al lavoro diversi, dietro cui si nascondono sia motivi di attrazione e gratificazione, ma anche tante paure e reticenze.

LAVORO COME DIPENDENTE O FREELANCE

E’ quello che è emerso dalle risposte ricevute, riportate nell’infografica qui di seguito,  in cui salta all’occhio uno sbilanciamento tra i fattori materiali e concreti e quelli più legati alla sfera relazionale e valoriale.

La sicurezza in termini retributivi, di carriera e di stabilità professionale è la principale leva che motiva i dipendenti d’azienda. Mentre, dato che fa riflettere, il secondo motivo che spinge i professionisti italiani a valutare la libera professione è la possibilità di non avere più a che fare con capi e superiori.

Dato emblematico di come le relazioni in azienda, e ancora di più quelle tra capo e collaboratore, ricoprano un ruolo decisivo nella motivazione e performance del lavoratore.

RISULTATI DEL SONDAGGIO

lavoro

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio! 😉

Giada B.

Wake up and turn to the passion! Riflessioni sul nostro tempo

25 Novembre 2015 – ore 18.30 Sono a Catanzaro, domani mattina dovrò recarmi all’Università per tenere il seminario del Monster University Tour. E’ una giornata uggiosa, non fa ancora freddo come a Milano, ma piove, e così decido di entrare in un lounge bar del centro storico. E’ un locale carino: luci soffuse, divanetti e tante proposte di libri. E’ il classico caffè degli artisti in cui si coniuga cultura e buon cibo. Ordino un infuso alla cannella e mi concedo un momento di relax. Nello scaffale di fronte a me noto la collana di libri di Oriana Fallaci, probabilmente messi in evidenza dopo i recenti episodi di terrorismo. Della Fallaci ho letto tanto tempo fa Lettera a un bambino mai nato. E’ un’autrice senza mezze misure la Fallaci, o la ami o la odi, ma non si può dire che i suoi libri non ti arrivino come un boomerang nello stomaco. Decido questo pomeriggio di intrattenermi con i suoi scritti e inizio a sfogliare La rabbia e l’orgoglio. Tema vivo. Tema scottante. Tanto si è detto in questi giorni, quante opinioni, commenti, paura, odio, dolore, chiasso. Tutti sembrano avere la verità in tasca. Mi colpiscono sempre le persone che parlano così sicure di certi argomenti. Eppure i miei studi in storia mi hanno insegnato come sia difficile dare un’interpretazione oggettiva e realistica delle vicende storiche e, ancora di più, dei fatti di attualità. Ci vogliono decenni e a volte secoli per capire a fondo gli eventi, le cause e le conseguenze. Ci vuole un distacco temporale ed emotivo da ciò che si vive per dare un giudizio imparziale sulla realtà. Pochi o forse nessuno ha un quadro completo, con tutti i tasselli al loro posto, per comprendere ciò che sta avvenendo in queste settimane. Mi ricordo che all’Università mi aveva colpito molto, parlando della globalizzazione, il concetto di fluidità: confini impalpabili, confini labili. Dal qui e ora, al non-luogo, al non-fisico. Dalla guerra in trincea, alla guerra in cui non c’è più un territorio, uno stato, un esercito, un bersaglio preciso. Non sto qui a dire se condivido o no il pensiero di Oriana Fallaci sull’Islam, non è importante e non ho la sua esperienza nel mondo per appoggiarla o dissentire da lei, ma vi riporto l’ultima pagina del suo libro, che non è un rimprovero verso “l’altro” ma verso “noi”, verso quel mondo occidentale assopito, intorpidito:

“J’ accuse, io accuso, gli occidentali di non aver passione. Di vivere senza passione, di non combattere, di non difendersi, di fare i collaborazionisti per mancanza di passione. Oh, io ce l’ ho la passione: vedete. Scoppio, io, di passione. Ma sia in Europa che in America non vedo che gente senza passione. Perfino le cicale che vogliono mandarmi al rogo sono tipi senza passione. Pesci freddi, larve guidate soltanto dall’ astio e dall’ invidia o dal calcolo e dalla convenienza: mai dalla passione. E gran parte della colpa è vostra. Perché siete voi che avete lanciato questa moda. La moda del raziocinio a oltranza, del controllo, della freddezza. «Calm down, be quiet, be cool». Voi che siete nati dalla passione, voi che siete diventati un popolo grazie alla passione della vostra rivoluzione. Così non capite cos’ è che muove i vostri nemici, i nostri nemici. Non capite cos’ è che gli permette di combattere in modo tanto globale e spietato questa guerra contro l’ Occidente. E’ la passione. La forza della passione, cari miei! E’ la fede che viene dalla passione. E’ l’ odio che viene dalla passione. Allah-Akbar, Allah-Akbar! Jihad-Jihad! Quelli son pronti a morire, a saltare in aria, per ammazzarci. Per distruggerci. E i loro leader, (veri leader), lo stesso. Io l’ ho conosciuto, Khomeini. Ci ho parlato, ci ho litigato, per oltre sei ore in due giorni diversi. E vi dico che quello era un uomo di passione. Che a muoverlo era la fede, la passione. Bin Laden non l’ ho conosciuto. Peccato… Però l’ ho guardato bene quando appariva in tv. L’ ho guardato negli occhi, ho ascoltato la sua voce, e vi dico che quello è un uomo di passione. Che a muoverlo è la fede, l’ odio che viene dalla passione. Per combattere la loro passione, per difendere la nostra cultura cioè la nostra identità e la nostra civiltà, non bastano gli eserciti. Non servono i carri armati, le bombe atomiche, i bombardieri. Ci vuole la passione. La forza della passione. E se questa non la tirate fuori, non la tiriamo fuori, io vi dico che verrete sconfitti. Che verremo sconfitti. Vi dico che torneremo alle tende del deserto, che finiremo come pozzi senz’ acqua. Wake up, then! Sveglia, wake up” La rabbia e l’orgoglio – Oriana Fallaci

Beh, non so a voi, ma a me lo schiaffo è arrivato, l’ho sentito, bello forte. Senza scomodare i grandi problemi del nostro secolo, le guerre vere o ideologiche, il terrorismo, ho guardato alla vita di ogni giorno e la vedo questa apatia in ciò che mi circonda, questa mancanza di passion, di orgoglio di ciò che siamo e che possiamo essere. Eppure abbiamo già tutto per essere fieri: la democrazia, la libertà e il “cogito ergo sum”. Dobbiamo solo riappropriarci della forza della passione.

Giada B.

curriculum

Il lato oscuro del CV? Che la forza del curriculum sia con te!

A poche settimane dall’uscita del nuovo capitolo della saga di Star Wars, vi propongo un mio articolo pubblicato su Monster.it, in cui spiego come combattere il “lato oscuro” del CV. Che la forza del curriculum sia con voi! 😉

Chi ha già acquisito un po’ di dimestichezza con la creazione di un curriculum sa che errori grammaticali, cv eccessivamente lunghi ed informazioni di contatto mancanti o inesatte possono compromettere la candidatura. Sono gli errori più frequentemente commessi da chi è per la prima volta alla ricerca di un lavoro e non ha ancora esperienza nella stesura di un buon cv.

IL LATO OSCURO DEL CURRICULUM

Ma spesso, anche chi non è un job seeker alle prime armi inserisce le informazioni nella modalità sbagliata, riducendo la carica di attrattività e di forza del proprio curriculum. Sono errori più “sottili” dei primi che abbiamo citato, ma che possono ugualmente giocare un ruolo determinante nella ricerca di un lavoro. Scopriamo e illuminiamo alcuni “lati oscuri” del cv:

  • Data di nascita

Nelle informazioni generali, dopo il nostro nome e cognome, scriviamo la data di nascita. Più volte di quanto si possa credere, i recruiter ricevono cv in cui è riportata l’età anagrafica e non il giorno, mese e anno di nascita del candidato. In questa maniera il selezionatore difficilmente può calcolare gli anni della risorsa, non sapendo quando quel cv è stato scritto.

Non è un dettaglio da poco, perché alcune aziende aprono delle posizioni che prevedono dei contratti proponibili per legge o per policy interna solo a persone che rientrano in un determinato range di età. Scrivere l’età anziché la data di nascita può quindi farci perdere preziose occasioni!

  • Job title

Non è altro che il titolo che definisce il ruolo che ricopriamo in un’azienda. Un titolo spesso ostico da decifrare, che impedisce al recruiter di identificare la funzione che il candidato ricopre o ricopriva nelle precedenti esperienze.

Le cause sono due e possono essere attribuite o a una restituzione fedele del linguaggio legato al contesto aziendale nel quale si è lavorato o…alla vanità umana! Nel primo caso, il candidato scrive nel cv esattamente il job title che l’azienda gli ha attribuito e che spesso è legato a quella specifica realtà. Tuttavia, non per tutti è scontato che ROM stia per Retail Operation Manager o che First Impression Manager identifichi il portiere d’albergo.

Nel secondo caso, siamo noi stessi ad attribuirci dei job title sofisticati, perché crediamo possano essere più appealing. Dobbiamo pensare invece chel’obiettivo è far comprendere qual è il nostro ruolo a chi legge. Traduciamo i titoli in forme comprensibili che identifichino con immediatezza il ruolo. Al bando quindi job title astrusi e la parola d’ordine è semplificare!

  • Scrivere, scrivere, scrivere

E’ possibile ridurre quello che facciamo 8 ore al giorno 365 giorni l’anno in una frase o poche parole? Certo che no! Eppure è quello che succede spesso: cv scarni, poveri, dove la sintesi è stata sostituita dall’assenza di contenuti. Potremmo definirlo il cv-parodox: si pensa che il problema sia sintetizzare in poco spazio quello che si è fatto, tante attività, progetti, ruoli ricoperti.

In realtà, spesso il problema è riuscire a riempire quel poco spazio a disposizione che si ha. Non bisogna aver paura di scrivere e spiegare.

Il cv deve raccontarci e deve essere scritto affinché il selezionatore capisca cosa sappiamo fare.

Entriamo nel dettaglio delle attività di nostra competenza, spieghiamo a chi riportiamo e com’è organizzato il nostro team, citiamo progetti speciali ai quali abbiamo partecipato, programmi e software utilizzati. Mettiamo in poche parole in evidenza i nostri punti di forza.

  • Stile del testo

Anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto lì dove la forma può valorizzare o, al contrario, penalizzare il contenuto. Una strategia per far risaltare il nostro curriculum fra tante candidature è dare movimento allo stile del testo.

Un testo che ha uno stile tutto uguale risulterà piatto o addirittura irritante e richiederà più tempo a chi legge per individuare le informazioni chiave. Un curriculum scritto tutto con uno stile normale sarà impersonale. Uno scritto interamente in grassetto, in corsivo o sottolineato sarà poco piacevole da leggere.

Invece, un curriculum che alterna diversi stili agevolerà la lettura, facendo risaltare le parti salienti. Fate una prova: ponete il vostro curriculum a una distanza di 50 cm, cosa cattura subito la vostra attenzione? Sicuramente le parole in grassetto, in corsivo, sottolineate o di colore diverso.

Questi escamotage stilistici devono essere utilizzati con criterio, per enfatizzare ad esempio parole chiave che identificano la nostra professionalità, job title, le aziende per le quali abbiamo lavorato, le competenza nelle quali eccelliamo, esperienze all’estero, titoli di studio conseguiti, certificazioni ed applicativi conosciuti.

CHE LA FORZA DEL CURRICULUM SIA CON TE!

Non esiste una ricetta magica per scrivere il curriculum perfetto, ma una regola che vale sempre è provare a mettersi nei panni di chi legge il nostro cv: quali sono le informazioni importanti che il recruiter deve sapere di me? Cos’è scontato per me ma non lo è per chi non mi conosce? Qual è la forma migliore per facilitare la lettura del mio curriculum? Come posso attirare l’attenzione del recruiter sui miei punti di forza? Come faccio a destare la curiosità di chi legge, restituendo un’immagine professionale?

Vuoi qualche dritta in più? Leggi l’articolo “Tutto quello che devi sapere per scrivere un curriculum vitae efficace”.

Buona scrittura!

 Giada B.

L’importanza degli obiettivi

Ogni  gesto quotidiano, dal più banale al più impegnativo, ha dietro di sé una finalità di diversa importanza in relazione al contesto di riferimento.
Da questa riflessione iniziale ​possiamo pensare a quelli che, in questo preciso momento della nostra vita, sono gli obiettivi più grandi (di realizzazione più difficile e futura nel tempo) e quelli che invece sono piccoli traguardi che, una volta superati, donano sollievo, regalano soddisfazione e ci fanno sentire un passo più avanti rispetto a prima.
Il nostro benessere psico-fisico trae beneficio dal superamento delle difficoltà e dal raggiungimento di piccoli traguardi. Ne giovano anche l’autostima e la sicurezza, permettendoci di prendere coscienza delle nostre capacità e del nostro valore, favorendo lo sviluppo e l’affermazione della nostra persona. E’ fondamentale prendere coscienza di quelle che sono invece le aree di miglioramento e gli aspetti su cui dobbiamo lavorare e crescere.
In varie fasi della vita è necessaria un’accurata riflessione per capire dove siamo, dove desideriamo arrivare e di quali strumenti disponiamo per raggiungere i nostri obiettivi.
La maggior parte delle volte tutti questi processi mentali  avvengono in maniera inconsapevole, ma a chi non è mai capitato che qualcosa in un preciso momento della vita non andasse per il verso giusto? In questi momenti di solito prende avvio un periodo di crisi in cui si mette in discussione tutto, animati da un senso di insicurezza e malessere generale, nei confronti anche di persone o situazioni estranee all’evento. La difficoltà spesso è anche quella di sforzarsi di capire il perché di quella determinata situazione, quali errori sono stati commessi e in che modo si sarebbe potuto evitarli.
Ed è proprio in questo momento che qualcosa capita.
Ci fermiamo improvvisamente nella nostra corsa, finora priva di pause e vediamo la nostra  proiezione nel mondo. Ciò che appare è quello che siamo, il nostro percorso con esperienze successi e cadute. Si può avvertire una sensazione di soddisfazione nonostante tutto, oppure l’esatto contrario.
Ed è proprio nella seconda situazione che ci si deve fermare con più attenzione, raccogliere tutto ciò che si è diventati con i pregi e difetti acquisiti, accettare qualche fallimento e far tesoro della nuova  consapevolezza acquisita.
Pensiamo un attimo alle realtà aziendali, forse un’analogia inconsueta, ma in realtà molto vicina al nostro processo decisionale.  Le più importanti scelte, soprattutto quelle che comportano sostanziali effetti nel lungo periodo, richiedono un coinvolgimento rilevante delle varie funzioni aziendali e un investimento sostanziale in termini di risorse e tempo. Gli obiettivi aziendali sono ben delineati, frutto di un’accurata analisi sotto diversi punti di vista (in termini di fatturato, fattori produttivi, trend di mercato, risorse finanziarie ecc.). E’ vero, con  i numeri tutto sembra più semplice e logico, ma alcune decisioni, soprattutto quelle strategiche, si basano anche su istinto, innovazione, cultura aziendale e una buona dose di coraggio.
Così come capita in una realtà aziendale, nei momenti di difficoltà dobbiamo riunire le forze ed escogitare un nuovo business plan personale, armandoci di coraggio e soprattutto di grinta. 
Il processo più delicato e fondamentale è l’ individuazione di nuovi e veri obiettivi. Perché nuovi e veri?
Perchè magari quelli finora raggiunti  non erano finalizzati a soddisfare un nostro reale desiderio, che rifletta il nostro pensiero, le nostre capacità e i nostri valori. Sovente la gente si prefigge obiettivi che non sono farina del proprio sacco, per differenti motivi: consuetudine, questioni personali o perché non si ha abbastanza coraggio e sicurezza per affermare il proprio volere. Ad esempio, quanti scelgono un percorso di studio senza seguire le proprie ambizioni, solo per esaudire un desiderio di un genitore? Quanti effettuano delle scelte di vita importanti solo perché tutti lo fanno?
Ovviamente, in ogni fase della vita ci sono priorità diverse.
Gli obiettivi sono in divenire, evolvono con le esigenze attuali e in modo parallelo alla nostra crescita.
Molto raramente osserviamo la cristallizzazione di un obiettivo, in quanto le mete prefisse 10 anni fa saranno differenti da quelle che ci poniamo ora.
Quindi, ad un certo punto della vita, soprattutto in un momento di confusione e incertezza, è fondamentale accertarsi che gli obiettivi che abbiamo di fronte ben fissi e delineati, siano solamente nostri e che non siano la proiezione di un influsso o un desiderio di altri soggetti.
Bisogna andare a dormire tutte le sere con un obiettivo, svegliarsi il mattino dopo e utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione per avvicinare sempre di più la nostra meta.
Dobbiamo fare nostri concetti come impegno, perseveranza, determinazione, autodisciplina e forza di volontà, ponendoci come obiettivo la realizzazione dei sogni che abbiamo.
Concludo con una citazione che amo molto:

Tutti gli uomini sognano. Ma non tutti sognano allo stesso modo. Quelli che sognano di notte nei polverosi recessi della loro mente, si risvegliano al mattino per scoprire che i loro sogni sono svaniti. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi; essi infatti inseguono i propri sogni ad occhi aperti, e fanno sì che si avverino”. Thomas E. Lawrence.

Floriana Stracuzza

social network lavoro

Linkedin, Facebook e Twitter: trovare lavoro grazie ai social network

Cosa vuol dire nel concreto utilizzare i social network per trovare lavoro e come strumenti di promozione del proprio profilo professionale?

I SOCIAL NETWORK PER TROVARE LAVORO

La risposta è abbastanza intuitiva se parliamo di Linkedin, social network nato proprio con lo scopo di favorire la creazione di una rete di contatti professionali. Ma Facebook, il social network personale per eccellenza, e Twitter, con i suoi soli 140 caratteri, come possono aiutarci a fare personal branding sul lavoro? Per rispondere a questa domanda, vi propongo tre video di Adecco che spiegano in modo semplice e chiaro come utilizzare i social per scopi professionali.

FACEBOOK

  • profilo facilmente identificabile, rintracciabile, aggiornato
  • inserisci le esperienze accademiche più’ significative
  • scegli un’immagine appropriata (unica per la tua presenza web) e un’immagine di copertina adeguata
  • imposta i criteri di privacy e crea liste per colleghi, conoscenti, familiari, amici, per i quali sono disponibili vecchi post, notifiche, mi piace, immagini
  • rifiuta di dare il consenso per immagini imbarazzanti in cui sei stato “taggato”
  • monitora i gruppi e le applicazioni cui sei iscritto
  • non urtare la sensibilità’ altrui quando parli di sport, religione e politica
  • non parlare male del tuo precedente lavoro
  • posta contenuti interessanti e partecipa ai gruppi di discussione per creare contatti utili per cercare lavoro
  • segui le pagine delle aziende che ti interessano, resta aggiornato, partecipa ai contest e invia il cv nel tab recruitment

LINKEDIN

  • crea una rete di contatti utili e identifica opportunità’ di lavoro interessanti
  • crea un profilo dettagliato e completo dell’esperienza, con immagini, link e progetti che hai seguito
  • scrivi un riepilogo di te per presentarti, parlare delle tue passioni e motivazioni
  • usa parole chiave per identificare le tue passioni ed ambiti di riferimento
  • inserisci un’immagine in primo piano
  • digita la professione nel motore di ricerca per vedere gli annunci
  • salva le offerte e candidature inviate
  • filtra le ricerche per categorie, offerte di lavoro, università’ , aziende, persone, gruppi
  • partecipa ai gruppi di discussione che riguardano la tua professione
  • pubblica articoli e contenuti in linea con il tuo lavoro attuale
  • fai rete collegandoti a persone che conosci e non conosci ancora, inviando una riga di presentazione personalizzata per motivare la tua richiesta
  • collegati alle pagine aziendali e guarda le offerte di lavoro

Se vuoi qualche consiglio in più per creare il tuo profilo su Linkedin leggi l’articolo “Linkedin: cosa fare per creare un buon profilo personale – I miei consigli per Workher!”

TWITTER

  • usa la bio per dare info specifiche sul lavoro desiderato e sulla formazione
  • inserisci il link del tuo sito/blog/profilo linkedin
  • sii sintetico
  • scegli un nome utente , anche pseudonimo, per dare indicazioni sulla tua attività’ e competenze
  • inserisci una foto in cui sei in primo piano
  • diventa un follower delle persone che ti possono aiutare a trovare lavoro
  • guarda i tweet che parlano di lavoro, inserendo nel motore di ricerca hashtag mirati e parole chiave
  • prepara il twesume – cv in 140 caratteri (percorso formativo, il lavoro che cerchi e dove, link al tuo curriculum o profilo linkedin)
  • cattura l’attenzione con tweet inerenti la tua professione
  • attiva le notifiche per smartphone per sapere chi ti segue
  • interagisci con gli altri tramite tweet e retweet e crea delle liste per raccogliere i profili che parlano di lavoro
  • utilizza servizi gratuiti per accorciare i link
  • costruisci reti di contatti

IL TEST DELLA NONNA

E se ancora non è chiaro cosa vuol dire crearsi un’ottima reputazione online attraverso i social, attingo ancora una volta ai consigli dati da Adecco – realtà che si è rivelata negli ultimi anni all’avanguardia per contenuti, progetti ed innovazione tecnologia nel campo del recruiting…ottima squadra di professionisti!

E vi propongo il test della nonna 😛 Pensiamo che a guardare il nostro profilo facebook sia nostra nonna, c’è qualcosa che potrebbe infastidirla? Potrebbe scoprire dei lati di noi come nipoti che potrebbero farla vergognare?

Ecco, lo stesso principio vale per il selezionatore che cerca conferme della nostra professionalità sui social, aggiungendo l’aggravante che è una persona totalmente estranea e che noi siamo degli estranei per lui. Quindi occhio a cosa condividiamo! 😉

Giada B.

CV & Personal Branding: il connubio vincente per trovare lavoro

Hai letto decine di annunci di lavoro e speso buona parte del tuo tempo a scrivere il cv perfetto. Finalmente hai trovato l’occasione giusta per candidarti: la posizione descritta rispecchia appieno il tuo profilo. In un solo click, invii la tua candidatura, fiducioso di essere chiamato presto per un colloquio. Pensi che sia finita qui  e credi di aver già tentato il tutto possibile per farti notare? E invece no, perché da una recente indagine è emerso che più del 70% dei selezionatori in Italia, una volta letto il curriculum, apre una pagina di Google digitando il nome e cognome del candidato, per cercare altre informazioni. E’ il cosiddetto ego surfing,navigare nei meandri del web per trovare qualcosa che parli di noi. E cosa succede se quello che c’è di noi sul web è negativo o poco professionale o inesistente?

Scopri come creare una buona reputazione on line con il personal branding, leggendo il mio articolo pubblicato su Monster.it!

Never give up! Queste le parole d’ordine per i neolaureati italiani

Stai leggendo questo articolo e sei un giovane che sta per terminare gli studi o si sta affacciando al mondo del lavoroAllora sei sulla pagina giusta! Quanto tempo ​si dedica alla ricerca di un’occasione, ​dell’opportunità perfetta che  possa aprirle porte giuste? Tanto, forse troppo. Tuttavia non è mai tempo sprecato e non è mai abbastanza se crediamo in quello che siamo e se il desiderio di realizzazione è forte.
 
L’invio di tante candidature alle quali spesso neanche si ottiene risposta può risultare frustrante e originare sconforto, ma questo non deve distoglierci dal nostro obiettivo finale, né farci arrendere. Innanzitutto, occorre fare un’analisi piuttosto accurata del nostro cv, prendendo coscienza di quello che è stato il nostro percorso formativo e dei punti di forza delle esperienze ​effettuate (ad esempio corsi di formazione, viaggi studio all’estero, lavoretti occasionali). Ogni scelta effettuata ha una motivazione al suo interno che può mostrare i valori ​su cui si basa la nostra personalità ​e le caratteristiche direttamente connesse alle inclinazioni naturali che ci appartengono da sempre.​.
 
Teniamo bene a mente che il cv è il nostro biglietto da visita e che in quel preciso momento ci rappresenta. 
La persona che lo riceverà, ci dedicherà al massimo un paio di minuti, quindi l’obiettivo primario è catturare subito la curiosità​ del Recruiter​. Curiamo il layout, scegliamo con attenzione la foto e cerchiamo di fornire le informazioni fondamentali in maniera concisa e ordinata, in massimo due facciate. La cosa migliore è dare la precedenza ai dati anagrafici, seguiti dalle esperienze lavorative più recenti e poi da quelle formative, concludendo con qualche informazione ​sui nostri interessi​.​
 
Se sono presenti esperienze  che generano incoerenza o che collidono con la  posizione offerta dalla job description la strategia ideale è di trasformarli in un punto di forza esaltando la nostra capacità di autocritica, versatilità e dinamicità. Un consiglio è di raggrupparli sotto la voce ‘Ulteriori Esperienze Professionali’ o ‘Ulteriori Informazioni’. Sarà poi compito ​vostro in fase di colloquio​evidenziare il perchè di determinate scelte, motivandole coerentemente e umilmente. 
 
Non è mai troppo tardi per capire cosa ci piacerebbe veramente fare, quindi non pentitevi di aver intrapreso una strada sbagliata o di aver effettuato qualche esperienza incoerente con la posizione alla quale aspirate. Modificate ad hoc il cv per ogni opportunità e mettete in luce le skills che vi permettono di ​essere il ​potenziale ​candidato ideale, evidenziando gli elementi che risultano più affini ai requisiti del job profile. 
 
Se la ricerca di lavoro si protrae senza risultati, niente panico. Cercate di implementare le vostre competenze e conoscenze attraverso corsi di formazione, senza stare con le mani in mano. Continuate a candidarvi e ad effettuare colloqui​,​anche se la posizione per la quale siete ​stati selezionati non è quella ​che desideravate. Ogni colloquio è un’esperienza dalla quale si possono trarre ottimi insegnamenti e che ci permette di acquisire sempre più sicurezza, rendendoci consapevoli di quali realtà possono sposarsi con le nostre aspirazioni e valori e quali no. 
Nel frattempo, siate proattivi nella ricerca a 360 gradi, effettuate uno screening giornaliero degli annunci, tenete sotto controllo linkedin e i vari siti specializzati in job searching, aggiornate i vostri profili in modo da essere visibili ai recruiter. 
 

Quando la chiamata tanto attesa arriverà, iniziate a prepararvi subito per il colloquio. Consultate il sito internet aziendale e servitevi dei motori di ricerca per ricavare qualsiasi tipo di informazione che possa essere attinente (fatturato aziendale, competitors, numero di dipendenti, valori aziendali ecc). Questo servirà a stimolare la vostra curiosità e a fornire qualche spunto per porre delle domande interessanti in fase di colloquio. Curate l’abbigliamento, che deve essere ​​sobrio e formale. Arrivate puntuali e se doveste avere un imprevisto avvisate telefonicamente. Mantenete la calma, respirate e siate sicuri di chi siete e di quanto valete. Preparate mentalmente una breve descrizione del vostro percorso e mettete in risalto gli elementi che vi contraddistinguono e che evidenziano le vostre soft skills, tenendo bene a mente la job description dell’annuncio. Sorridete e siate educati, sinceri e coerenti. Non fatevi intimorire dalle domande, ma fornite piuttosto una risposta ponderata. Non dimenticate che una superficiale conoscenza dell’inglese è una discriminante di valore; quindi riprendete in mano i libri, leggete articoli, ascoltate musica, guardate film in lingua day by day. I miglioramenti saranno sorprendenti e direttamente percepibili.

Infine, ricordate che un obiettivo impostato correttamente è già raggiunto per metà! 😉

Floriana Stracuzza

valori competenze lavoro

The Candidate by Heineken – Valori aziendali e competenze trasversali

THE CANDIDATE BY HEINEKEN

Nei seminari e workshop che tengo nelle Università e nelle società di formazione con cui mi capita di collaborare, cerco sempre di far vedere il video “The Candidate” e il risultato è sempre lo stesso: facce sorridenti e profonde riflessioni. Si tratta di un video della società Heineken, impegnata nella ricerca e selezione di un profilo di stagista, per la divisione marketing ed organizzazione eventi. Ma è una selezione diversa dalle altre, perché i colloqui sono filmati,  i candidati vengono messi alla prova attraverso dei test e situazioni-limite, i dipendenti dell’azienda sono chiamati a votare il candidato migliore.

Perché faccio vedere questo video? Perché al di là dell’aspetto giocoso e del ritmo incalzante (chissà perché quando inizia l’inno allo Juventus Stadium vedo i maschietti uscire dal precedente torpore soporifero 😉 ), il video racchiude e racconta due aspetti importanti dell’attuale mondo del lavoro e del processo di selezione.

Il primo è rappresentato dall’identità e cultura dell’azienda, il secondo dalle cosiddette soft skills o competenze trasversali.

I VALORI AZIENDALI

La maggior parte delle aziende oggi guarda con attenzione non solo alle competenze tecniche, ma anche all’attitudine e personalità del candidato. Si dice infatti che una competenza tecnica può essere appresa attraverso un corso di formazione, mentre qualità e valori sono più difficili da assimilare e far propri. Quindi, posso essere un candidato bravissimo, il più tecnicamente bravo, ma non basta.

Se non sono allineato e se la mia personalità e il mio modo di essere non rispecchiano i valori, la cultura e la filosofia dell’azienda per la quale mi sto candidando, potrei anche essere escluso dal processo di selezione.

Prendiamo ad esempio questo video, che tipo di immagine dà di sé la Heineken?

Sicuramente quella di un’azienda giovane, con un approccio al lavoro non convenzionale, che crede fortemente nello spirito di squadra e che cerca persone piene di entusiasmo, proattive ed intraprendenti. Il candidato che infatti verrà scelto dice “people can be infected by my entusiasm”, dice che lui è bravo a “contagiare” le persone con il suo entusiasmo. Non lo dice solo, lo dimostra, dando prova di avere una grande dose di energia ed entusiasmo.

E’ il candidato, fra tutti quelli intervistati, che più si avvicina alla filosofia e ai valori aziendali di Heineken.

Come facciamo però a capire qual è la cultura di un’azienda ancor prima di entraci? Sicuramente i social network possono darci una mano in tal senso. Vediamo che tipo di linguaggio, contenuti, immagini veicola l’azienda sulla propria pagina Fb, Twitter o Linkedin e capiamo, su un canale non istituzionale, come si vuole presentare al mondo esterno. Ma anche il sito istituzionale, il passaparola e qualche amico che ha lavorato lì possono darci informazioni utili.

L’importante al colloquio è non snaturarsi ma, se l’azienda è realmente allineata al nostro modo d’essere, valorizzare gli aspetti della nostra personalità più vicini ad essa.

LE COMPETENZE TRASVERSALI

La seconda riflessione riguarda le soft skill o competenze trasversali, cioè tutte quelle competenze non tecniche, né legate al tecnicismo di una specifica professione, ma per l’appunto trasversali e potenzialmente applicabili a ruoli differenti.

Sono competenze trasversali il problem solving, la flessibilità, l’essere mutitasking, il lavoro in team, l’orientamento all’obiettivo, la leadership ecc…E soprattutto, per chi si affaccia al mondo del lavoro (e per tutti i ragazzi che ho incontrato e che incontrerò che si lamentano di non avere esperienze professionali pregresse 🙂 ) le competenze trasversali sono un ottimo bagaglio cui attingere per iniziare. 

Nei miei incontri propongo sempre un esempio molto semplice: sono una giovane diplomata/laureata e voglio iniziare una carriera in ambito commerciale, ma non ho esperienze in tal senso. Ho però lavorato nei ritagli di tempo come cameriera in un pub. Ma cosa vuol dire fare la cameriera oltre che servire ai tavoli? Quanto orientamento al cliente, problem solving e multitasking c’è quando il pub è pieno, c’è un cliente critico da servire e il cuoco è malato? So relazionarmi con persone diverse, imparo a gestire lo stress e so organizzare il lavoro. E sono tutte competenze che potrebbero essere richieste anche in un ruolo commerciale.

Tornando al video, i candidati sono tutti giovani, forse alla loro prima esperienza, e nel colloquio non sono tanto “stressati” sulle competenze tecniche, quanto sulle soft skills.

Quindi la cosa importante è mettere mano innanzitutto al nostro curriculum, per evidenziare le competenze trasversali in cui eccelliamo. Poi guidare il selezionatore durante il colloquio sui punti più “soft” del nostro profilo, magari non visibili ad una prima lettura, ma altrettanto importanti 😉

Se vuoi scoprire di più sul colloquio di lavoro leggi l’articolo “Quello che dici, come lo dici, come ti presenti: quello che gli intervistatori valutano nel colloquio di lavoro”

Giada B.

risposte colloquio di lavoro

Test: Sei capace di dare le giuste risposte ad un colloquio?

Pensi di essere capace di dare le giuste risposte ad un colloquio di lavoro. Mettiti alla prova e partecipa al test!

TEST – LE RISPOSTE GIUSTE AD UN COLLOQUIO DI LAVORO

Mettiti alla prova e calati nei panni del Sig. Rossi, un giovane interessato a un’opportunità in ambito commerciale. Segna la risposta che daresti tu se ti trovassi al suo posto e scopri che punteggio hai ottenuto!

1) Buongiorno Sig Rossi, mi chiamo Maria Almo, la contatto in merito alla sua candidatura per l’azienda Vertigo per la posizione di Junior Sales. Si ricorda? Si è candidato proprio qualche giorno fa.
a. Sì, buongiorno. Vertigo? Junior Sales? Guardi sinceramente ho mandato così tanti curricula in questi giorni che non ricordo. Sa, per me va bene qualsiasi posizione ed opportunità, basta lavorare. Mi dica!
b. Buongiorno, certo che mi ricordo! Speravo proprio in una chiamata, sono fortemente interessato a questo ruolo e a quest’azienda. Ho letto sul sito che Vertigo sta investendo tanto sui giovani…Mi dica pure!
c. Salve, grazie per avermi contattato. Sì, è vero, mi sono candidato; in questo momento però mi prende un po’ alla sprovvista sui dettagli. Può aiutarmi per favore a rifrescarmi la memoria con qualche particolare in più?

2) Mi racconti tra le esperienze che ha maturato quella che ritiene più significativa…
a. Beh, sicuramente l’esperienza che mi ha formato di più è stata quella dell’erasmus…è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto, anche professionalmente. Le spiego il perché…
b. Mi chiamo Gianni Rossi, ho 27 anni, sono nato a Milano, ho due fratelli e una sorella…
c. Non saprei, ho fatto tanti lavoretti ma niente di particolarmente significativo, anche se in ciascuno di essi ho imparato qualcosa di nuovo, per esempio…

3) Vedo che lei non ha esperienza in questo ruolo…
a. Sì è vero, ma in passato ho svolto diversi lavori durante la stagione estiva, in cui ho imparato cosa vuol dire gestire un cliente, sapersi relazionare con persone diverse ed essere multitasking. Sono tutte caratteristiche che richiedete per questo ruolo, giusto?
b. Sì, in effetti, non ho esperienza, ma in compenso ho tanta volontà e desiderio di sperimentarmi in qualcosa di nuovo…potrei provarci, mi metta alla prova!
c. Mah, il lavoro si impara strada facendo e non credo che ci vogliano tanti requisiti per ricoprire questo ruolo, mi sembra abbastanza semplice e poi si tratta di un profilo junior, giusto?

4) Se dovesse selezionare lei un Junior Sales, cosa valuterebbe?
a) Non saprei, per non sbagliare mi baserei solo sull’istinto, ho sempre fatto centro!
b) Guarderei se nel curriculum del candidato ci sono delle esperienze analoghe. Il fatto che abbia già ricoperto un ruolo simile è una garanzia che sappia svolgere bene questo lavoro, sa già quali sono le caratteristiche di questo mestiere, ci è già passato!
c) Beh, sicuramente se il candidato avesse un po’ di esperienza pregressa in ambito sales sarebbe preferibile, ma valuterei anche l’attitudine commerciale, quindi l’orientamento al risultato, la capacità di lavorare per obiettivi e poi deve essere una persona portata per le relazioni e comunicativa…

5) Bene sig. Rossi, siamo arrivati alla conclusione del colloquio per la posizione per la quale si è candidato. Prima di salutarla, ha qualche domanda da farmi?
a. Sì, una sola. Vorrei capire un po’ meglio quale contratto offrite. Quale sarà il livello di inquadramento e in linea di massima la retribuzione?
b. In realtà avrei più di una domanda da farle. Sono molto curioso di capire qualcosa in più sul contenuto della posizione, sulle vostre aspettative nei confronti di chi ricoprirà il ruolo e sul team nel quale sarò eventualmente inserito.
c. No, è stata chiarissima, non ho domande da farle.

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Giada B.