Un anno fa abbiamo lanciato un sondaggio in cui abbiamo chiesto ai professionisti italiani di indicare i motivi per cui preferiscono lavorare in azienda o intraprendere la libera professione. Due stili di vita ed approccio al lavoro diversi, dietro cui si nascondono sia motivi di attrazione e gratificazione, ma anche tante paure e reticenze.
E’ quello che è emerso dalle risposte ricevute, riportate nell’infografica qui di seguito, in cui salta all’occhio uno sbilanciamento tra i fattori materiali e concreti e quelli più legati alla sfera relazionale e valoriale.
La sicurezza in termini retributivi, di carriera e di stabilità professionale è la principale leva che motiva i dipendenti d’azienda. Mentre, dato che fa riflettere, il secondo motivo che spinge i professionisti italiani a valutare la libera professione è la possibilità di non avere più a che fare con capi e superiori.
Dato emblematico di come le relazioni in azienda, e ancora di più quelle tra capo e collaboratore, ricoprano un ruolo decisivo nella motivazione e performance del lavoratore.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio! 😉
Giada B.
25 Novembre 2015 – ore 18.30 Sono a Catanzaro, domani mattina dovrò recarmi all’Università per tenere il seminario del Monster University Tour. E’ una giornata uggiosa, non fa ancora freddo come a Milano, ma piove, e così decido di entrare in un lounge bar del centro storico. E’ un locale carino: luci soffuse, divanetti e tante proposte di libri. E’ il classico caffè degli artisti in cui si coniuga cultura e buon cibo. Ordino un infuso alla cannella e mi concedo un momento di relax. Nello scaffale di fronte a me noto la collana di libri di Oriana Fallaci, probabilmente messi in evidenza dopo i recenti episodi di terrorismo. Della Fallaci ho letto tanto tempo fa Lettera a un bambino mai nato. E’ un’autrice senza mezze misure la Fallaci, o la ami o la odi, ma non si può dire che i suoi libri non ti arrivino come un boomerang nello stomaco. Decido questo pomeriggio di intrattenermi con i suoi scritti e inizio a sfogliare La rabbia e l’orgoglio. Tema vivo. Tema scottante. Tanto si è detto in questi giorni, quante opinioni, commenti, paura, odio, dolore, chiasso. Tutti sembrano avere la verità in tasca. Mi colpiscono sempre le persone che parlano così sicure di certi argomenti. Eppure i miei studi in storia mi hanno insegnato come sia difficile dare un’interpretazione oggettiva e realistica delle vicende storiche e, ancora di più, dei fatti di attualità. Ci vogliono decenni e a volte secoli per capire a fondo gli eventi, le cause e le conseguenze. Ci vuole un distacco temporale ed emotivo da ciò che si vive per dare un giudizio imparziale sulla realtà. Pochi o forse nessuno ha un quadro completo, con tutti i tasselli al loro posto, per comprendere ciò che sta avvenendo in queste settimane. Mi ricordo che all’Università mi aveva colpito molto, parlando della globalizzazione, il concetto di fluidità: confini impalpabili, confini labili. Dal qui e ora, al non-luogo, al non-fisico. Dalla guerra in trincea, alla guerra in cui non c’è più un territorio, uno stato, un esercito, un bersaglio preciso. Non sto qui a dire se condivido o no il pensiero di Oriana Fallaci sull’Islam, non è importante e non ho la sua esperienza nel mondo per appoggiarla o dissentire da lei, ma vi riporto l’ultima pagina del suo libro, che non è un rimprovero verso “l’altro” ma verso “noi”, verso quel mondo occidentale assopito, intorpidito:
“J’ accuse, io accuso, gli occidentali di non aver passione. Di vivere senza passione, di non combattere, di non difendersi, di fare i collaborazionisti per mancanza di passione. Oh, io ce l’ ho la passione: vedete. Scoppio, io, di passione. Ma sia in Europa che in America non vedo che gente senza passione. Perfino le cicale che vogliono mandarmi al rogo sono tipi senza passione. Pesci freddi, larve guidate soltanto dall’ astio e dall’ invidia o dal calcolo e dalla convenienza: mai dalla passione. E gran parte della colpa è vostra. Perché siete voi che avete lanciato questa moda. La moda del raziocinio a oltranza, del controllo, della freddezza. «Calm down, be quiet, be cool». Voi che siete nati dalla passione, voi che siete diventati un popolo grazie alla passione della vostra rivoluzione. Così non capite cos’ è che muove i vostri nemici, i nostri nemici. Non capite cos’ è che gli permette di combattere in modo tanto globale e spietato questa guerra contro l’ Occidente. E’ la passione. La forza della passione, cari miei! E’ la fede che viene dalla passione. E’ l’ odio che viene dalla passione. Allah-Akbar, Allah-Akbar! Jihad-Jihad! Quelli son pronti a morire, a saltare in aria, per ammazzarci. Per distruggerci. E i loro leader, (veri leader), lo stesso. Io l’ ho conosciuto, Khomeini. Ci ho parlato, ci ho litigato, per oltre sei ore in due giorni diversi. E vi dico che quello era un uomo di passione. Che a muoverlo era la fede, la passione. Bin Laden non l’ ho conosciuto. Peccato… Però l’ ho guardato bene quando appariva in tv. L’ ho guardato negli occhi, ho ascoltato la sua voce, e vi dico che quello è un uomo di passione. Che a muoverlo è la fede, l’ odio che viene dalla passione. Per combattere la loro passione, per difendere la nostra cultura cioè la nostra identità e la nostra civiltà, non bastano gli eserciti. Non servono i carri armati, le bombe atomiche, i bombardieri. Ci vuole la passione. La forza della passione. E se questa non la tirate fuori, non la tiriamo fuori, io vi dico che verrete sconfitti. Che verremo sconfitti. Vi dico che torneremo alle tende del deserto, che finiremo come pozzi senz’ acqua. Wake up, then! Sveglia, wake up” La rabbia e l’orgoglio – Oriana Fallaci
Beh, non so a voi, ma a me lo schiaffo è arrivato, l’ho sentito, bello forte. Senza scomodare i grandi problemi del nostro secolo, le guerre vere o ideologiche, il terrorismo, ho guardato alla vita di ogni giorno e la vedo questa apatia in ciò che mi circonda, questa mancanza di passion, di orgoglio di ciò che siamo e che possiamo essere. Eppure abbiamo già tutto per essere fieri: la democrazia, la libertà e il “cogito ergo sum”. Dobbiamo solo riappropriarci della forza della passione.
Giada B.
A poche settimane dall’uscita del nuovo capitolo della saga di Star Wars, vi propongo un mio articolo pubblicato su Monster.it, in cui spiego come combattere il “lato oscuro” del CV. Che la forza del curriculum sia con voi! 😉
Chi ha già acquisito un po’ di dimestichezza con la creazione di un curriculum sa che errori grammaticali, cv eccessivamente lunghi ed informazioni di contatto mancanti o inesatte possono compromettere la candidatura. Sono gli errori più frequentemente commessi da chi è per la prima volta alla ricerca di un lavoro e non ha ancora esperienza nella stesura di un buon cv.
Ma spesso, anche chi non è un job seeker alle prime armi inserisce le informazioni nella modalità sbagliata, riducendo la carica di attrattività e di forza del proprio curriculum. Sono errori più “sottili” dei primi che abbiamo citato, ma che possono ugualmente giocare un ruolo determinante nella ricerca di un lavoro. Scopriamo e illuminiamo alcuni “lati oscuri” del cv:
Nelle informazioni generali, dopo il nostro nome e cognome, scriviamo la data di nascita. Più volte di quanto si possa credere, i recruiter ricevono cv in cui è riportata l’età anagrafica e non il giorno, mese e anno di nascita del candidato. In questa maniera il selezionatore difficilmente può calcolare gli anni della risorsa, non sapendo quando quel cv è stato scritto.
Non è un dettaglio da poco, perché alcune aziende aprono delle posizioni che prevedono dei contratti proponibili per legge o per policy interna solo a persone che rientrano in un determinato range di età. Scrivere l’età anziché la data di nascita può quindi farci perdere preziose occasioni!
Non è altro che il titolo che definisce il ruolo che ricopriamo in un’azienda. Un titolo spesso ostico da decifrare, che impedisce al recruiter di identificare la funzione che il candidato ricopre o ricopriva nelle precedenti esperienze.
Le cause sono due e possono essere attribuite o a una restituzione fedele del linguaggio legato al contesto aziendale nel quale si è lavorato o…alla vanità umana! Nel primo caso, il candidato scrive nel cv esattamente il job title che l’azienda gli ha attribuito e che spesso è legato a quella specifica realtà. Tuttavia, non per tutti è scontato che ROM stia per Retail Operation Manager o che First Impression Manager identifichi il portiere d’albergo.
Nel secondo caso, siamo noi stessi ad attribuirci dei job title sofisticati, perché crediamo possano essere più appealing. Dobbiamo pensare invece chel’obiettivo è far comprendere qual è il nostro ruolo a chi legge. Traduciamo i titoli in forme comprensibili che identifichino con immediatezza il ruolo. Al bando quindi job title astrusi e la parola d’ordine è semplificare!
E’ possibile ridurre quello che facciamo 8 ore al giorno 365 giorni l’anno in una frase o poche parole? Certo che no! Eppure è quello che succede spesso: cv scarni, poveri, dove la sintesi è stata sostituita dall’assenza di contenuti. Potremmo definirlo il cv-parodox: si pensa che il problema sia sintetizzare in poco spazio quello che si è fatto, tante attività, progetti, ruoli ricoperti.
In realtà, spesso il problema è riuscire a riempire quel poco spazio a disposizione che si ha. Non bisogna aver paura di scrivere e spiegare.
Il cv deve raccontarci e deve essere scritto affinché il selezionatore capisca cosa sappiamo fare.
Entriamo nel dettaglio delle attività di nostra competenza, spieghiamo a chi riportiamo e com’è organizzato il nostro team, citiamo progetti speciali ai quali abbiamo partecipato, programmi e software utilizzati. Mettiamo in poche parole in evidenza i nostri punti di forza.
Anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto lì dove la forma può valorizzare o, al contrario, penalizzare il contenuto. Una strategia per far risaltare il nostro curriculum fra tante candidature è dare movimento allo stile del testo.
Un testo che ha uno stile tutto uguale risulterà piatto o addirittura irritante e richiederà più tempo a chi legge per individuare le informazioni chiave. Un curriculum scritto tutto con uno stile normale sarà impersonale. Uno scritto interamente in grassetto, in corsivo o sottolineato sarà poco piacevole da leggere.
Invece, un curriculum che alterna diversi stili agevolerà la lettura, facendo risaltare le parti salienti. Fate una prova: ponete il vostro curriculum a una distanza di 50 cm, cosa cattura subito la vostra attenzione? Sicuramente le parole in grassetto, in corsivo, sottolineate o di colore diverso.
Questi escamotage stilistici devono essere utilizzati con criterio, per enfatizzare ad esempio parole chiave che identificano la nostra professionalità, job title, le aziende per le quali abbiamo lavorato, le competenza nelle quali eccelliamo, esperienze all’estero, titoli di studio conseguiti, certificazioni ed applicativi conosciuti.
Non esiste una ricetta magica per scrivere il curriculum perfetto, ma una regola che vale sempre è provare a mettersi nei panni di chi legge il nostro cv: quali sono le informazioni importanti che il recruiter deve sapere di me? Cos’è scontato per me ma non lo è per chi non mi conosce? Qual è la forma migliore per facilitare la lettura del mio curriculum? Come posso attirare l’attenzione del recruiter sui miei punti di forza? Come faccio a destare la curiosità di chi legge, restituendo un’immagine professionale?
Vuoi qualche dritta in più? Leggi l’articolo “Tutto quello che devi sapere per scrivere un curriculum vitae efficace”.
Buona scrittura!
Giada B.
Cosa vuol dire nel concreto utilizzare i social network per trovare lavoro e come strumenti di promozione del proprio profilo professionale?
La risposta è abbastanza intuitiva se parliamo di Linkedin, social network nato proprio con lo scopo di favorire la creazione di una rete di contatti professionali. Ma Facebook, il social network personale per eccellenza, e Twitter, con i suoi soli 140 caratteri, come possono aiutarci a fare personal branding sul lavoro? Per rispondere a questa domanda, vi propongo tre video di Adecco che spiegano in modo semplice e chiaro come utilizzare i social per scopi professionali.
Se vuoi qualche consiglio in più per creare il tuo profilo su Linkedin leggi l’articolo “Linkedin: cosa fare per creare un buon profilo personale – I miei consigli per Workher!”
E se ancora non è chiaro cosa vuol dire crearsi un’ottima reputazione online attraverso i social, attingo ancora una volta ai consigli dati da Adecco – realtà che si è rivelata negli ultimi anni all’avanguardia per contenuti, progetti ed innovazione tecnologia nel campo del recruiting…ottima squadra di professionisti!
E vi propongo il test della nonna 😛 Pensiamo che a guardare il nostro profilo facebook sia nostra nonna, c’è qualcosa che potrebbe infastidirla? Potrebbe scoprire dei lati di noi come nipoti che potrebbero farla vergognare?
Ecco, lo stesso principio vale per il selezionatore che cerca conferme della nostra professionalità sui social, aggiungendo l’aggravante che è una persona totalmente estranea e che noi siamo degli estranei per lui. Quindi occhio a cosa condividiamo! 😉
Giada B.
Hai letto decine di annunci di lavoro e speso buona parte del tuo tempo a scrivere il cv perfetto. Finalmente hai trovato l’occasione giusta per candidarti: la posizione descritta rispecchia appieno il tuo profilo. In un solo click, invii la tua candidatura, fiducioso di essere chiamato presto per un colloquio. Pensi che sia finita qui e credi di aver già tentato il tutto possibile per farti notare? E invece no, perché da una recente indagine è emerso che più del 70% dei selezionatori in Italia, una volta letto il curriculum, apre una pagina di Google digitando il nome e cognome del candidato, per cercare altre informazioni. E’ il cosiddetto ego surfing,navigare nei meandri del web per trovare qualcosa che parli di noi. E cosa succede se quello che c’è di noi sul web è negativo o poco professionale o inesistente?
Scopri come creare una buona reputazione on line con il personal branding, leggendo il mio articolo pubblicato su Monster.it!
Nei seminari e workshop che tengo nelle Università e nelle società di formazione con cui mi capita di collaborare, cerco sempre di far vedere il video “The Candidate” e il risultato è sempre lo stesso: facce sorridenti e profonde riflessioni. Si tratta di un video della società Heineken, impegnata nella ricerca e selezione di un profilo di stagista, per la divisione marketing ed organizzazione eventi. Ma è una selezione diversa dalle altre, perché i colloqui sono filmati, i candidati vengono messi alla prova attraverso dei test e situazioni-limite, i dipendenti dell’azienda sono chiamati a votare il candidato migliore.
Perché faccio vedere questo video? Perché al di là dell’aspetto giocoso e del ritmo incalzante (chissà perché quando inizia l’inno allo Juventus Stadium vedo i maschietti uscire dal precedente torpore soporifero 😉 ), il video racchiude e racconta due aspetti importanti dell’attuale mondo del lavoro e del processo di selezione.
Il primo è rappresentato dall’identità e cultura dell’azienda, il secondo dalle cosiddette soft skills o competenze trasversali.
La maggior parte delle aziende oggi guarda con attenzione non solo alle competenze tecniche, ma anche all’attitudine e personalità del candidato. Si dice infatti che una competenza tecnica può essere appresa attraverso un corso di formazione, mentre qualità e valori sono più difficili da assimilare e far propri. Quindi, posso essere un candidato bravissimo, il più tecnicamente bravo, ma non basta.
Se non sono allineato e se la mia personalità e il mio modo di essere non rispecchiano i valori, la cultura e la filosofia dell’azienda per la quale mi sto candidando, potrei anche essere escluso dal processo di selezione.
Prendiamo ad esempio questo video, che tipo di immagine dà di sé la Heineken?
Sicuramente quella di un’azienda giovane, con un approccio al lavoro non convenzionale, che crede fortemente nello spirito di squadra e che cerca persone piene di entusiasmo, proattive ed intraprendenti. Il candidato che infatti verrà scelto dice “people can be infected by my entusiasm”, dice che lui è bravo a “contagiare” le persone con il suo entusiasmo. Non lo dice solo, lo dimostra, dando prova di avere una grande dose di energia ed entusiasmo.
E’ il candidato, fra tutti quelli intervistati, che più si avvicina alla filosofia e ai valori aziendali di Heineken.
Come facciamo però a capire qual è la cultura di un’azienda ancor prima di entraci? Sicuramente i social network possono darci una mano in tal senso. Vediamo che tipo di linguaggio, contenuti, immagini veicola l’azienda sulla propria pagina Fb, Twitter o Linkedin e capiamo, su un canale non istituzionale, come si vuole presentare al mondo esterno. Ma anche il sito istituzionale, il passaparola e qualche amico che ha lavorato lì possono darci informazioni utili.
L’importante al colloquio è non snaturarsi ma, se l’azienda è realmente allineata al nostro modo d’essere, valorizzare gli aspetti della nostra personalità più vicini ad essa.
La seconda riflessione riguarda le soft skill o competenze trasversali, cioè tutte quelle competenze non tecniche, né legate al tecnicismo di una specifica professione, ma per l’appunto trasversali e potenzialmente applicabili a ruoli differenti.
Sono competenze trasversali il problem solving, la flessibilità, l’essere mutitasking, il lavoro in team, l’orientamento all’obiettivo, la leadership ecc…E soprattutto, per chi si affaccia al mondo del lavoro (e per tutti i ragazzi che ho incontrato e che incontrerò che si lamentano di non avere esperienze professionali pregresse 🙂 ) le competenze trasversali sono un ottimo bagaglio cui attingere per iniziare.
Nei miei incontri propongo sempre un esempio molto semplice: sono una giovane diplomata/laureata e voglio iniziare una carriera in ambito commerciale, ma non ho esperienze in tal senso. Ho però lavorato nei ritagli di tempo come cameriera in un pub. Ma cosa vuol dire fare la cameriera oltre che servire ai tavoli? Quanto orientamento al cliente, problem solving e multitasking c’è quando il pub è pieno, c’è un cliente critico da servire e il cuoco è malato? So relazionarmi con persone diverse, imparo a gestire lo stress e so organizzare il lavoro. E sono tutte competenze che potrebbero essere richieste anche in un ruolo commerciale.
Tornando al video, i candidati sono tutti giovani, forse alla loro prima esperienza, e nel colloquio non sono tanto “stressati” sulle competenze tecniche, quanto sulle soft skills.
Quindi la cosa importante è mettere mano innanzitutto al nostro curriculum, per evidenziare le competenze trasversali in cui eccelliamo. Poi guidare il selezionatore durante il colloquio sui punti più “soft” del nostro profilo, magari non visibili ad una prima lettura, ma altrettanto importanti 😉
Se vuoi scoprire di più sul colloquio di lavoro leggi l’articolo “Quello che dici, come lo dici, come ti presenti: quello che gli intervistatori valutano nel colloquio di lavoro”
Giada B.
Pensi di essere capace di dare le giuste risposte ad un colloquio di lavoro. Mettiti alla prova e partecipa al test!
Mettiti alla prova e calati nei panni del Sig. Rossi, un giovane interessato a un’opportunità in ambito commerciale. Segna la risposta che daresti tu se ti trovassi al suo posto e scopri che punteggio hai ottenuto!
1) Buongiorno Sig Rossi, mi chiamo Maria Almo, la contatto in merito alla sua candidatura per l’azienda Vertigo per la posizione di Junior Sales. Si ricorda? Si è candidato proprio qualche giorno fa.
a. Sì, buongiorno. Vertigo? Junior Sales? Guardi sinceramente ho mandato così tanti curricula in questi giorni che non ricordo. Sa, per me va bene qualsiasi posizione ed opportunità, basta lavorare. Mi dica!
b. Buongiorno, certo che mi ricordo! Speravo proprio in una chiamata, sono fortemente interessato a questo ruolo e a quest’azienda. Ho letto sul sito che Vertigo sta investendo tanto sui giovani…Mi dica pure!
c. Salve, grazie per avermi contattato. Sì, è vero, mi sono candidato; in questo momento però mi prende un po’ alla sprovvista sui dettagli. Può aiutarmi per favore a rifrescarmi la memoria con qualche particolare in più?
2) Mi racconti tra le esperienze che ha maturato quella che ritiene più significativa…
a. Beh, sicuramente l’esperienza che mi ha formato di più è stata quella dell’erasmus…è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto, anche professionalmente. Le spiego il perché…
b. Mi chiamo Gianni Rossi, ho 27 anni, sono nato a Milano, ho due fratelli e una sorella…
c. Non saprei, ho fatto tanti lavoretti ma niente di particolarmente significativo, anche se in ciascuno di essi ho imparato qualcosa di nuovo, per esempio…
3) Vedo che lei non ha esperienza in questo ruolo…
a. Sì è vero, ma in passato ho svolto diversi lavori durante la stagione estiva, in cui ho imparato cosa vuol dire gestire un cliente, sapersi relazionare con persone diverse ed essere multitasking. Sono tutte caratteristiche che richiedete per questo ruolo, giusto?
b. Sì, in effetti, non ho esperienza, ma in compenso ho tanta volontà e desiderio di sperimentarmi in qualcosa di nuovo…potrei provarci, mi metta alla prova!
c. Mah, il lavoro si impara strada facendo e non credo che ci vogliano tanti requisiti per ricoprire questo ruolo, mi sembra abbastanza semplice e poi si tratta di un profilo junior, giusto?
4) Se dovesse selezionare lei un Junior Sales, cosa valuterebbe?
a) Non saprei, per non sbagliare mi baserei solo sull’istinto, ho sempre fatto centro!
b) Guarderei se nel curriculum del candidato ci sono delle esperienze analoghe. Il fatto che abbia già ricoperto un ruolo simile è una garanzia che sappia svolgere bene questo lavoro, sa già quali sono le caratteristiche di questo mestiere, ci è già passato!
c) Beh, sicuramente se il candidato avesse un po’ di esperienza pregressa in ambito sales sarebbe preferibile, ma valuterei anche l’attitudine commerciale, quindi l’orientamento al risultato, la capacità di lavorare per obiettivi e poi deve essere una persona portata per le relazioni e comunicativa…
5) Bene sig. Rossi, siamo arrivati alla conclusione del colloquio per la posizione per la quale si è candidato. Prima di salutarla, ha qualche domanda da farmi?
a. Sì, una sola. Vorrei capire un po’ meglio quale contratto offrite. Quale sarà il livello di inquadramento e in linea di massima la retribuzione?
b. In realtà avrei più di una domanda da farle. Sono molto curioso di capire qualcosa in più sul contenuto della posizione, sulle vostre aspettative nei confronti di chi ricoprirà il ruolo e sul team nel quale sarò eventualmente inserito.
c. No, è stata chiarissima, non ho domande da farle.
Ora scopri i punteggi che hai ottenuto verificando le risposte nell’ultima parte del quiz su Monster.it!
Giada B.
Chi si appresta a iniziare un nuovo lavoro deve fare i conti con nuove responsabilità ed ansia da prestazione. Abituarsi a nuovi ritmi, farsi conoscere dai colleghi, dimostrare di valere e di essere in grado di ricambiare la fiducia che l’azienda ha riposto in noi, scegliendo il nostro profilo fra le tante candidature arrivate, può causare stress e malessere, soprattutto nelle prime settimane di lavoro. Per affrontare al meglio il primo periodo ed evitare la cosiddetta sindrome da burntout, è possibile adottare semplici strategie anti-stress ed utilizzare gli strumenti che abbiamo già a disposizione ma che non conosciamo ancora o che non sappiamo utilizzare appieno.
Scopri quali sono le dritte per vivere con serenità la tua nuova avventura lavorativa nei miei due articoli pubblicati su Monster.it!
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Iniziare un nuovo lavoro porta con sé una bella carica di entusiasmo e trepidazione. Aver superato un processo di selezione ed esser stati scelti fra i tanti aspiranti alla posizione rappresenta sempre una grande soddisfazione e un bel traguardo professionale. Terminati i festeggiamenti e il giro di chiamate per comunicare a parenti e amici la bella notizia, arriva il momento di rimboccarsi le maniche e far vedere quanto si vale sul campo. Non sempre però il primo periodo nel nuovo ruolo si rivela una passeggiata: tante informazioni da memorizzare, un contesto nuovo da conoscere, l’ansia da prestazione di dover dimostrare che si è in grado di svolgere tutti i compiti assegnati. E’ importante in questi casi avere la situazione sotto controllo e cercare di gestire lo stress nel migliore dei modi. Ecco i primi cinque suggerimenti per vivere con serenità il primo periodo di inserimento nel nuovo ruolo ed evitare la sindrome da burntout:
– Organizza l’archivio di posta elettronica
Ti sei appena seduto alla tua nuova postazione e già sono arrivate 100 mail da leggere? Un errore comune è quello di iniziare a rispondere e scrivere mail senza creare a priori un archivio efficace all’interno della propria posta elettronica. Crea subito delle cartelle suddivise a seconda del tuo personale schema mentale, ad esempio per tipo di attività, progetti, anno, clienti, fornitori, destinatari, mittenti, e gradualmente, giorno per giorno, arricchisci l’archivio di nuove cartelle e sotto-cartelle. Avere un ordine mentale e spaziale ti permetterà di recuperare informazioni importanti in poco tempo ed avere uno storico delle conversazioni.
– Crea gruppi di posta elettronica
Che tu ricopra un ruolo operativo o gestionale, avrai a che fare con colleghi di divisioni e funzioni diverse. E, soprattutto all’inizio, avrai difficoltà a memorizzare nomi e ruoli. Un escamotage per evitare sforzi mnemonici ed ottimizzare i tempi è dedicare qualche minuto alla creazione di gruppi di destinatari di posta elettronica: ad esempio, se lavori negli acquisti e hai bisogno di comunicare quotidianamente con i colleghi della logistica, evita di inserire nella campo dei destinatari dieci indirizzi, digitandoli uno alla volta, ma crea un unico gruppo “logistica” che raccolga tutti gli indirizzi dei tuoi colleghi.
– Sfrutta le potenzialità del calendario elettronico
Inserisci riunioni, appuntamenti, eventi, scadenze ed attività importanti nel calendario elettronico, condividendo la tua agenda virtuale con quella del tuo superiore e colleghi di team. Sarà più semplice avere la visione d’insieme di tutte le attività della settimana e del mese, bilancerai meglio il carico di lavoro, avrai ben chiare le deadline da rispettare e sarai aggiornato sui progetti del tuo team di lavoro. Dai risalto agli eventi più importanti evidenziandoli con un colore a tua scelta.
– Genera collegamenti diretti e shortcuts
Per velocizzare la navigazione su siti e portali collegati alla tua attività, come software gestionali, programmi e applicazioni, crea shortcuts e icone sul desktop del tuo pc: in un solo click potrai aver accesso diretto a tutti gli strumenti online.
– Chiedi a Google
Succede sempre che dopo i primi giorni di induction e training giunga il momento di mettere le mani sulla tastiera e svolgere il primo compito assegnato. Niente di cui preoccuparsi, a meno che il capo non ti chieda di lavorare con un applicativo che non conosci alla perfezione o con una funzione che non usi da tempo. Pensi che l’unica soluzione sia quella di sventolare bandiera bianca e ammettere la tua lacuna al capo? Non ti arrendere, perché Google è un’inesauribile enciclopedia del sapere! Ti basterà digitare poche parole per avere uno straordinario numero di risultati con spiegazioni, video illustrativi ed immagini esplicative che ti aiuteranno a portare a termine il tuo compito!
– Compila una lista dei “to do”
Sebbene pc e tool informatici siano strumenti indispensabili, il tuo fedele alleato resterà la carta. Essere multitasking non significa avere dei super poteri, ma essere ben organizzati. Quando le cose da fare sono tante, è importante scrivere e segnarsi tutti i task giorno per giorno. Soprattutto se sei concentrato e stai svolgendo un compito importante e ti piovono addosso altre 10 richieste. Segnare tutti i “to do” e depennare dalla lista le attività portate a termine ti darà un incredibile sollievo!
– Datti delle priorità
Tutto è importante, ma ci sono delle attività più urgenti di altre. All’inizio è indispensabile bilanciare le proprie energie e convogliarle verso quei compiti che richiedono la priorità. Cerca prima di capire come svolgere le attività “core” del tuo ruolo, quelle che hanno una scadenza periodica e che richiedono quindi da subito la tua attenzione, e successivamente inizia a dedicarti anche a progetti speciali.
– Prendi di “petto” i problemi
“Chi ben incomincia è a metà dell’opera” recitava qualcuno. Ma si sa che non tutti i compiti previsti nel nostro ruolo ci sono congeniali: ci sono attività che ci vanno a genio e altre che ci piacciono meno, che consideriamo noiose, ostiche e che ci mettono in difficoltà. In questi casi il segreto è non procrastinare, ma smarcare subito i task che richiedono una maggiore attenzione ed energia. Gestisci di prima mattina, quando sei più riposato e concentrato, le attività più impegnative e lascia a fine giornata i compiti più soft che richiedono un minor sforzo.
– Smaschera i falsi allarmismi
Succede sempre di ricevere richieste da parte dei colleghi, tutte urgenti e prioritarie. Magari il tuo posto è stato vacante per un po’ e tutti si sono precipitati al tuo arrivo chiedendoti aiuto immediato per un progetto rimasto in stand by. Vorresti accontentarli tutti, ma non sai come gestire tutte le domande di supporto immediato. Con l’esperienza, per fortuna, imparerai presto a dare il giusto peso alle richieste e capirai quali sono i colleghi allarmisti ed ansiogeni. Smascherare inutili catastrofismi ti aiuterà a gestire il lavoro con più serenità.
– Conosci i tuoi colleghi
I primi tempi con tutte le cose da fare passerai molto tempo davanti ad uno schermo. Non sottovalutare però l’importanza delle dimensione relazionale come condizione privilegiata per l’inserimento e l’integrazione in azienda. Sfrutta pause caffè e pranzi per conoscere i tuoi colleghi e fare domande. La pressione dei primi tempi si attenuerà se condividi preoccupazioni e problemi con chi c’è passato prima di te e vedrai che anche cinque minuti di convivialità serviranno per restituirti la giusta carica e raggiungere gli obiettivi.
Tutte queste strategie ti aiuteranno a tenere sotto controllo la pressione delle prime settimane e, se proprio ti assale le paura di avere “una montagna di cose da fare”, ricordati sempre che il segreto per non soccombere sta proprio nell’iniziare. Passo dopo passo vedrai che la montagna non ti sembrerà più così alta!
Giada
Quali sono i fattori che determinano la scelta del nostro percorso professionale? Sicuramente gli studi effettuati restringono il raggio di azione di un bel po’, dandoci competenze e know how per accedere a percorsi scientifici o umanistici. Poi subentrano i ragionamenti sugli ambiti lavorativi meno toccati dalla crisi e la nostra propensione ad investire lì dove c’è più possibilità di trovare un’opportunità lavorativa. Ed infine ci sono i consigli di parenti e amici, pronti a dispensare suggerimenti, di chi sa già come “gira” il mondo del lavoro.
Eppure studi e test psicologici hanno dimostrato che ciascuno di noi possiede già una certa affinità con un mestiere, sulla base delle proprie caratteristiche psicologiche. La società Truity Psychometrics, specializzata in test e career assessment, ha valutato i professionisti rispetto a 4 dimensioni (l’energia, il pensiero, i valori e l’ambiente), individuando poi, per ciascun tipo di personalità, la professione ideale. Nell’infografica, che riassume i risultati di questa indagine, sono rappresentati 8 tipi di personalità differenti:
Per scoprire quali sono i lavori ideali per ciascuna personalità dai un’occhiata alla seguente infografica e leggi l’articolo “Il lavoro ideale? Dipende dalla tua personalità” pubblicato su Monster.it!
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Giada B.
Per iniziare l’anno con l’augurio di seguire il nostro aeroplanino di carta e scoprire tutto ciò che di bello il destino e la vita ci riservano!
Buon 2015 a tutti!
Giada B.