Lavoro & Web

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Linkedin, Facebook e Twitter: trovare lavoro grazie ai social network

Cosa vuol dire nel concreto utilizzare i social network per trovare lavoro e come strumenti di promozione del proprio profilo professionale?

I SOCIAL NETWORK PER TROVARE LAVORO

La risposta è abbastanza intuitiva se parliamo di Linkedin, social network nato proprio con lo scopo di favorire la creazione di una rete di contatti professionali. Ma Facebook, il social network personale per eccellenza, e Twitter, con i suoi soli 140 caratteri, come possono aiutarci a fare personal branding sul lavoro? Per rispondere a questa domanda, vi propongo tre video di Adecco che spiegano in modo semplice e chiaro come utilizzare i social per scopi professionali.

FACEBOOK

  • profilo facilmente identificabile, rintracciabile, aggiornato
  • inserisci le esperienze accademiche più’ significative
  • scegli un’immagine appropriata (unica per la tua presenza web) e un’immagine di copertina adeguata
  • imposta i criteri di privacy e crea liste per colleghi, conoscenti, familiari, amici, per i quali sono disponibili vecchi post, notifiche, mi piace, immagini
  • rifiuta di dare il consenso per immagini imbarazzanti in cui sei stato “taggato”
  • monitora i gruppi e le applicazioni cui sei iscritto
  • non urtare la sensibilità’ altrui quando parli di sport, religione e politica
  • non parlare male del tuo precedente lavoro
  • posta contenuti interessanti e partecipa ai gruppi di discussione per creare contatti utili per cercare lavoro
  • segui le pagine delle aziende che ti interessano, resta aggiornato, partecipa ai contest e invia il cv nel tab recruitment

LINKEDIN

  • crea una rete di contatti utili e identifica opportunità’ di lavoro interessanti
  • crea un profilo dettagliato e completo dell’esperienza, con immagini, link e progetti che hai seguito
  • scrivi un riepilogo di te per presentarti, parlare delle tue passioni e motivazioni
  • usa parole chiave per identificare le tue passioni ed ambiti di riferimento
  • inserisci un’immagine in primo piano
  • digita la professione nel motore di ricerca per vedere gli annunci
  • salva le offerte e candidature inviate
  • filtra le ricerche per categorie, offerte di lavoro, università’ , aziende, persone, gruppi
  • partecipa ai gruppi di discussione che riguardano la tua professione
  • pubblica articoli e contenuti in linea con il tuo lavoro attuale
  • fai rete collegandoti a persone che conosci e non conosci ancora, inviando una riga di presentazione personalizzata per motivare la tua richiesta
  • collegati alle pagine aziendali e guarda le offerte di lavoro

Se vuoi qualche consiglio in più per creare il tuo profilo su Linkedin leggi l’articolo “Linkedin: cosa fare per creare un buon profilo personale – I miei consigli per Workher!”

TWITTER

  • usa la bio per dare info specifiche sul lavoro desiderato e sulla formazione
  • inserisci il link del tuo sito/blog/profilo linkedin
  • sii sintetico
  • scegli un nome utente , anche pseudonimo, per dare indicazioni sulla tua attività’ e competenze
  • inserisci una foto in cui sei in primo piano
  • diventa un follower delle persone che ti possono aiutare a trovare lavoro
  • guarda i tweet che parlano di lavoro, inserendo nel motore di ricerca hashtag mirati e parole chiave
  • prepara il twesume – cv in 140 caratteri (percorso formativo, il lavoro che cerchi e dove, link al tuo curriculum o profilo linkedin)
  • cattura l’attenzione con tweet inerenti la tua professione
  • attiva le notifiche per smartphone per sapere chi ti segue
  • interagisci con gli altri tramite tweet e retweet e crea delle liste per raccogliere i profili che parlano di lavoro
  • utilizza servizi gratuiti per accorciare i link
  • costruisci reti di contatti

IL TEST DELLA NONNA

E se ancora non è chiaro cosa vuol dire crearsi un’ottima reputazione online attraverso i social, attingo ancora una volta ai consigli dati da Adecco – realtà che si è rivelata negli ultimi anni all’avanguardia per contenuti, progetti ed innovazione tecnologia nel campo del recruiting…ottima squadra di professionisti!

E vi propongo il test della nonna 😛 Pensiamo che a guardare il nostro profilo facebook sia nostra nonna, c’è qualcosa che potrebbe infastidirla? Potrebbe scoprire dei lati di noi come nipoti che potrebbero farla vergognare?

Ecco, lo stesso principio vale per il selezionatore che cerca conferme della nostra professionalità sui social, aggiungendo l’aggravante che è una persona totalmente estranea e che noi siamo degli estranei per lui. Quindi occhio a cosa condividiamo! 😉

Giada B.

CV & Personal Branding: il connubio vincente per trovare lavoro

Hai letto decine di annunci di lavoro e speso buona parte del tuo tempo a scrivere il cv perfetto. Finalmente hai trovato l’occasione giusta per candidarti: la posizione descritta rispecchia appieno il tuo profilo. In un solo click, invii la tua candidatura, fiducioso di essere chiamato presto per un colloquio. Pensi che sia finita qui  e credi di aver già tentato il tutto possibile per farti notare? E invece no, perché da una recente indagine è emerso che più del 70% dei selezionatori in Italia, una volta letto il curriculum, apre una pagina di Google digitando il nome e cognome del candidato, per cercare altre informazioni. E’ il cosiddetto ego surfing,navigare nei meandri del web per trovare qualcosa che parli di noi. E cosa succede se quello che c’è di noi sul web è negativo o poco professionale o inesistente?

Scopri come creare una buona reputazione on line con il personal branding, leggendo il mio articolo pubblicato su Monster.it!

Never give up! Queste le parole d’ordine per i neolaureati italiani

Stai leggendo questo articolo e sei un giovane che sta per terminare gli studi o si sta affacciando al mondo del lavoroAllora sei sulla pagina giusta! Quanto tempo ​si dedica alla ricerca di un’occasione, ​dell’opportunità perfetta che  possa aprirle porte giuste? Tanto, forse troppo. Tuttavia non è mai tempo sprecato e non è mai abbastanza se crediamo in quello che siamo e se il desiderio di realizzazione è forte.
 
L’invio di tante candidature alle quali spesso neanche si ottiene risposta può risultare frustrante e originare sconforto, ma questo non deve distoglierci dal nostro obiettivo finale, né farci arrendere. Innanzitutto, occorre fare un’analisi piuttosto accurata del nostro cv, prendendo coscienza di quello che è stato il nostro percorso formativo e dei punti di forza delle esperienze ​effettuate (ad esempio corsi di formazione, viaggi studio all’estero, lavoretti occasionali). Ogni scelta effettuata ha una motivazione al suo interno che può mostrare i valori ​su cui si basa la nostra personalità ​e le caratteristiche direttamente connesse alle inclinazioni naturali che ci appartengono da sempre.​.
 
Teniamo bene a mente che il cv è il nostro biglietto da visita e che in quel preciso momento ci rappresenta. 
La persona che lo riceverà, ci dedicherà al massimo un paio di minuti, quindi l’obiettivo primario è catturare subito la curiosità​ del Recruiter​. Curiamo il layout, scegliamo con attenzione la foto e cerchiamo di fornire le informazioni fondamentali in maniera concisa e ordinata, in massimo due facciate. La cosa migliore è dare la precedenza ai dati anagrafici, seguiti dalle esperienze lavorative più recenti e poi da quelle formative, concludendo con qualche informazione ​sui nostri interessi​.​
 
Se sono presenti esperienze  che generano incoerenza o che collidono con la  posizione offerta dalla job description la strategia ideale è di trasformarli in un punto di forza esaltando la nostra capacità di autocritica, versatilità e dinamicità. Un consiglio è di raggrupparli sotto la voce ‘Ulteriori Esperienze Professionali’ o ‘Ulteriori Informazioni’. Sarà poi compito ​vostro in fase di colloquio​evidenziare il perchè di determinate scelte, motivandole coerentemente e umilmente. 
 
Non è mai troppo tardi per capire cosa ci piacerebbe veramente fare, quindi non pentitevi di aver intrapreso una strada sbagliata o di aver effettuato qualche esperienza incoerente con la posizione alla quale aspirate. Modificate ad hoc il cv per ogni opportunità e mettete in luce le skills che vi permettono di ​essere il ​potenziale ​candidato ideale, evidenziando gli elementi che risultano più affini ai requisiti del job profile. 
 
Se la ricerca di lavoro si protrae senza risultati, niente panico. Cercate di implementare le vostre competenze e conoscenze attraverso corsi di formazione, senza stare con le mani in mano. Continuate a candidarvi e ad effettuare colloqui​,​anche se la posizione per la quale siete ​stati selezionati non è quella ​che desideravate. Ogni colloquio è un’esperienza dalla quale si possono trarre ottimi insegnamenti e che ci permette di acquisire sempre più sicurezza, rendendoci consapevoli di quali realtà possono sposarsi con le nostre aspirazioni e valori e quali no. 
Nel frattempo, siate proattivi nella ricerca a 360 gradi, effettuate uno screening giornaliero degli annunci, tenete sotto controllo linkedin e i vari siti specializzati in job searching, aggiornate i vostri profili in modo da essere visibili ai recruiter. 
 

Quando la chiamata tanto attesa arriverà, iniziate a prepararvi subito per il colloquio. Consultate il sito internet aziendale e servitevi dei motori di ricerca per ricavare qualsiasi tipo di informazione che possa essere attinente (fatturato aziendale, competitors, numero di dipendenti, valori aziendali ecc). Questo servirà a stimolare la vostra curiosità e a fornire qualche spunto per porre delle domande interessanti in fase di colloquio. Curate l’abbigliamento, che deve essere ​​sobrio e formale. Arrivate puntuali e se doveste avere un imprevisto avvisate telefonicamente. Mantenete la calma, respirate e siate sicuri di chi siete e di quanto valete. Preparate mentalmente una breve descrizione del vostro percorso e mettete in risalto gli elementi che vi contraddistinguono e che evidenziano le vostre soft skills, tenendo bene a mente la job description dell’annuncio. Sorridete e siate educati, sinceri e coerenti. Non fatevi intimorire dalle domande, ma fornite piuttosto una risposta ponderata. Non dimenticate che una superficiale conoscenza dell’inglese è una discriminante di valore; quindi riprendete in mano i libri, leggete articoli, ascoltate musica, guardate film in lingua day by day. I miglioramenti saranno sorprendenti e direttamente percepibili.

Infine, ricordate che un obiettivo impostato correttamente è già raggiunto per metà! 😉

Floriana Stracuzza

valori competenze lavoro

The Candidate by Heineken – Valori aziendali e competenze trasversali

THE CANDIDATE BY HEINEKEN

Nei seminari e workshop che tengo nelle Università e nelle società di formazione con cui mi capita di collaborare, cerco sempre di far vedere il video “The Candidate” e il risultato è sempre lo stesso: facce sorridenti e profonde riflessioni. Si tratta di un video della società Heineken, impegnata nella ricerca e selezione di un profilo di stagista, per la divisione marketing ed organizzazione eventi. Ma è una selezione diversa dalle altre, perché i colloqui sono filmati,  i candidati vengono messi alla prova attraverso dei test e situazioni-limite, i dipendenti dell’azienda sono chiamati a votare il candidato migliore.

Perché faccio vedere questo video? Perché al di là dell’aspetto giocoso e del ritmo incalzante (chissà perché quando inizia l’inno allo Juventus Stadium vedo i maschietti uscire dal precedente torpore soporifero 😉 ), il video racchiude e racconta due aspetti importanti dell’attuale mondo del lavoro e del processo di selezione.

Il primo è rappresentato dall’identità e cultura dell’azienda, il secondo dalle cosiddette soft skills o competenze trasversali.

I VALORI AZIENDALI

La maggior parte delle aziende oggi guarda con attenzione non solo alle competenze tecniche, ma anche all’attitudine e personalità del candidato. Si dice infatti che una competenza tecnica può essere appresa attraverso un corso di formazione, mentre qualità e valori sono più difficili da assimilare e far propri. Quindi, posso essere un candidato bravissimo, il più tecnicamente bravo, ma non basta.

Se non sono allineato e se la mia personalità e il mio modo di essere non rispecchiano i valori, la cultura e la filosofia dell’azienda per la quale mi sto candidando, potrei anche essere escluso dal processo di selezione.

Prendiamo ad esempio questo video, che tipo di immagine dà di sé la Heineken?

Sicuramente quella di un’azienda giovane, con un approccio al lavoro non convenzionale, che crede fortemente nello spirito di squadra e che cerca persone piene di entusiasmo, proattive ed intraprendenti. Il candidato che infatti verrà scelto dice “people can be infected by my entusiasm”, dice che lui è bravo a “contagiare” le persone con il suo entusiasmo. Non lo dice solo, lo dimostra, dando prova di avere una grande dose di energia ed entusiasmo.

E’ il candidato, fra tutti quelli intervistati, che più si avvicina alla filosofia e ai valori aziendali di Heineken.

Come facciamo però a capire qual è la cultura di un’azienda ancor prima di entraci? Sicuramente i social network possono darci una mano in tal senso. Vediamo che tipo di linguaggio, contenuti, immagini veicola l’azienda sulla propria pagina Fb, Twitter o Linkedin e capiamo, su un canale non istituzionale, come si vuole presentare al mondo esterno. Ma anche il sito istituzionale, il passaparola e qualche amico che ha lavorato lì possono darci informazioni utili.

L’importante al colloquio è non snaturarsi ma, se l’azienda è realmente allineata al nostro modo d’essere, valorizzare gli aspetti della nostra personalità più vicini ad essa.

LE COMPETENZE TRASVERSALI

La seconda riflessione riguarda le soft skill o competenze trasversali, cioè tutte quelle competenze non tecniche, né legate al tecnicismo di una specifica professione, ma per l’appunto trasversali e potenzialmente applicabili a ruoli differenti.

Sono competenze trasversali il problem solving, la flessibilità, l’essere mutitasking, il lavoro in team, l’orientamento all’obiettivo, la leadership ecc…E soprattutto, per chi si affaccia al mondo del lavoro (e per tutti i ragazzi che ho incontrato e che incontrerò che si lamentano di non avere esperienze professionali pregresse 🙂 ) le competenze trasversali sono un ottimo bagaglio cui attingere per iniziare. 

Nei miei incontri propongo sempre un esempio molto semplice: sono una giovane diplomata/laureata e voglio iniziare una carriera in ambito commerciale, ma non ho esperienze in tal senso. Ho però lavorato nei ritagli di tempo come cameriera in un pub. Ma cosa vuol dire fare la cameriera oltre che servire ai tavoli? Quanto orientamento al cliente, problem solving e multitasking c’è quando il pub è pieno, c’è un cliente critico da servire e il cuoco è malato? So relazionarmi con persone diverse, imparo a gestire lo stress e so organizzare il lavoro. E sono tutte competenze che potrebbero essere richieste anche in un ruolo commerciale.

Tornando al video, i candidati sono tutti giovani, forse alla loro prima esperienza, e nel colloquio non sono tanto “stressati” sulle competenze tecniche, quanto sulle soft skills.

Quindi la cosa importante è mettere mano innanzitutto al nostro curriculum, per evidenziare le competenze trasversali in cui eccelliamo. Poi guidare il selezionatore durante il colloquio sui punti più “soft” del nostro profilo, magari non visibili ad una prima lettura, ma altrettanto importanti 😉

Se vuoi scoprire di più sul colloquio di lavoro leggi l’articolo “Quello che dici, come lo dici, come ti presenti: quello che gli intervistatori valutano nel colloquio di lavoro”

Giada B.

risposte colloquio di lavoro

Test: Sei capace di dare le giuste risposte ad un colloquio?

Pensi di essere capace di dare le giuste risposte ad un colloquio di lavoro. Mettiti alla prova e partecipa al test!

TEST – LE RISPOSTE GIUSTE AD UN COLLOQUIO DI LAVORO

Mettiti alla prova e calati nei panni del Sig. Rossi, un giovane interessato a un’opportunità in ambito commerciale. Segna la risposta che daresti tu se ti trovassi al suo posto e scopri che punteggio hai ottenuto!

1) Buongiorno Sig Rossi, mi chiamo Maria Almo, la contatto in merito alla sua candidatura per l’azienda Vertigo per la posizione di Junior Sales. Si ricorda? Si è candidato proprio qualche giorno fa.
a. Sì, buongiorno. Vertigo? Junior Sales? Guardi sinceramente ho mandato così tanti curricula in questi giorni che non ricordo. Sa, per me va bene qualsiasi posizione ed opportunità, basta lavorare. Mi dica!
b. Buongiorno, certo che mi ricordo! Speravo proprio in una chiamata, sono fortemente interessato a questo ruolo e a quest’azienda. Ho letto sul sito che Vertigo sta investendo tanto sui giovani…Mi dica pure!
c. Salve, grazie per avermi contattato. Sì, è vero, mi sono candidato; in questo momento però mi prende un po’ alla sprovvista sui dettagli. Può aiutarmi per favore a rifrescarmi la memoria con qualche particolare in più?

2) Mi racconti tra le esperienze che ha maturato quella che ritiene più significativa…
a. Beh, sicuramente l’esperienza che mi ha formato di più è stata quella dell’erasmus…è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto, anche professionalmente. Le spiego il perché…
b. Mi chiamo Gianni Rossi, ho 27 anni, sono nato a Milano, ho due fratelli e una sorella…
c. Non saprei, ho fatto tanti lavoretti ma niente di particolarmente significativo, anche se in ciascuno di essi ho imparato qualcosa di nuovo, per esempio…

3) Vedo che lei non ha esperienza in questo ruolo…
a. Sì è vero, ma in passato ho svolto diversi lavori durante la stagione estiva, in cui ho imparato cosa vuol dire gestire un cliente, sapersi relazionare con persone diverse ed essere multitasking. Sono tutte caratteristiche che richiedete per questo ruolo, giusto?
b. Sì, in effetti, non ho esperienza, ma in compenso ho tanta volontà e desiderio di sperimentarmi in qualcosa di nuovo…potrei provarci, mi metta alla prova!
c. Mah, il lavoro si impara strada facendo e non credo che ci vogliano tanti requisiti per ricoprire questo ruolo, mi sembra abbastanza semplice e poi si tratta di un profilo junior, giusto?

4) Se dovesse selezionare lei un Junior Sales, cosa valuterebbe?
a) Non saprei, per non sbagliare mi baserei solo sull’istinto, ho sempre fatto centro!
b) Guarderei se nel curriculum del candidato ci sono delle esperienze analoghe. Il fatto che abbia già ricoperto un ruolo simile è una garanzia che sappia svolgere bene questo lavoro, sa già quali sono le caratteristiche di questo mestiere, ci è già passato!
c) Beh, sicuramente se il candidato avesse un po’ di esperienza pregressa in ambito sales sarebbe preferibile, ma valuterei anche l’attitudine commerciale, quindi l’orientamento al risultato, la capacità di lavorare per obiettivi e poi deve essere una persona portata per le relazioni e comunicativa…

5) Bene sig. Rossi, siamo arrivati alla conclusione del colloquio per la posizione per la quale si è candidato. Prima di salutarla, ha qualche domanda da farmi?
a. Sì, una sola. Vorrei capire un po’ meglio quale contratto offrite. Quale sarà il livello di inquadramento e in linea di massima la retribuzione?
b. In realtà avrei più di una domanda da farle. Sono molto curioso di capire qualcosa in più sul contenuto della posizione, sulle vostre aspettative nei confronti di chi ricoprirà il ruolo e sul team nel quale sarò eventualmente inserito.
c. No, è stata chiarissima, non ho domande da farle.

Ora scopri i punteggi che hai ottenuto verificando le risposte nell’ultima parte del quiz su Monster.it!

Giada B.

Strategie per vivere senza stress i primi giorni di lavoro

Chi si appresta a iniziare un nuovo lavoro deve fare i conti con nuove responsabilità ed ansia da prestazione. Abituarsi a nuovi ritmi, farsi conoscere dai colleghi, dimostrare di valere e di essere in grado di ricambiare la fiducia che l’azienda ha riposto in noi, scegliendo il nostro profilo fra le tante candidature arrivate, può causare stress e malessere, soprattutto nelle prime settimane di lavoro. Per affrontare al meglio il primo periodo ed evitare la cosiddetta sindrome da burntout, è possibile adottare semplici strategie anti-stress ed utilizzare gli strumenti che abbiamo già a disposizione ma che non conosciamo ancora o che non sappiamo utilizzare appieno.

Scopri quali sono le dritte per vivere con serenità la tua nuova avventura lavorativa nei miei due articoli pubblicati su Monster.it!

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STRATEGIE PER INIZIARE UN NUOVO LAVORO SENZA STRESS

Iniziare un nuovo lavoro porta con sé una bella carica di entusiasmo e trepidazione. Aver superato un processo di selezione ed esser stati scelti fra i tanti aspiranti alla posizione rappresenta sempre una grande soddisfazione e un bel traguardo professionale. Terminati i festeggiamenti e il giro di chiamate per comunicare a parenti e amici la bella notizia, arriva  il momento di rimboccarsi le maniche e far vedere quanto si vale sul campo. Non sempre però il primo periodo nel nuovo ruolo si rivela una passeggiata: tante informazioni da memorizzare, un contesto nuovo da conoscere, l’ansia da prestazione di dover dimostrare che si è in grado di svolgere tutti i compiti assegnati. E’ importante in questi casi avere la situazione sotto controllo e cercare di gestire lo stress nel migliore dei modi. Ecco i primi cinque suggerimenti per vivere con serenità il primo periodo di inserimento nel nuovo ruolo ed evitare la sindrome da burntout:

– Organizza l’archivio di posta elettronica

Ti sei appena seduto alla tua nuova postazione e già sono arrivate 100 mail da leggere? Un errore comune è quello di iniziare a rispondere e scrivere mail senza creare a priori un archivio efficace all’interno della propria posta elettronica. Crea subito delle cartelle suddivise a seconda del tuo personale schema mentale, ad esempio per tipo di attività, progetti, anno, clienti, fornitori, destinatari, mittenti, e gradualmente, giorno per giorno, arricchisci l’archivio di nuove cartelle e sotto-cartelle. Avere un ordine mentale e spaziale ti permetterà di recuperare informazioni importanti in poco tempo ed avere uno storico delle conversazioni.

– Crea gruppi di posta elettronica

Che tu ricopra un ruolo operativo o gestionale, avrai a che fare con colleghi di divisioni e funzioni diverse. E, soprattutto all’inizio, avrai difficoltà a memorizzare nomi e ruoli. Un escamotage per evitare sforzi mnemonici ed ottimizzare i tempi è dedicare qualche minuto alla creazione di gruppi di destinatari di posta elettronica: ad esempio, se lavori negli acquisti e hai bisogno di comunicare quotidianamente con i colleghi della logistica, evita di inserire nella campo dei destinatari dieci indirizzi, digitandoli uno alla volta, ma crea un unico gruppo “logistica” che raccolga tutti gli indirizzi dei tuoi colleghi.

– Sfrutta le potenzialità del calendario elettronico

Inserisci riunioni, appuntamenti, eventi, scadenze ed attività importanti nel calendario elettronico, condividendo la tua agenda virtuale con quella del tuo superiore e colleghi di team. Sarà più semplice avere la visione d’insieme di tutte le attività della settimana e del mese, bilancerai meglio il carico di lavoro, avrai ben chiare le deadline da rispettare e sarai aggiornato sui progetti del tuo team di lavoro. Dai risalto agli eventi più importanti evidenziandoli con un colore a tua scelta.

– Genera collegamenti diretti e shortcuts

Per velocizzare la navigazione su siti e portali collegati alla tua attività, come software gestionali, programmi e applicazioni, crea shortcuts e icone sul desktop del tuo pc: in un solo click potrai aver accesso diretto a tutti gli strumenti online.

– Chiedi a Google

Succede sempre che dopo i primi giorni di induction e training giunga il momento di mettere le mani sulla tastiera e svolgere il primo compito assegnato. Niente di cui preoccuparsi, a meno che il capo non ti chieda di lavorare con un applicativo che non conosci alla perfezione o con una funzione che non usi da tempo. Pensi che l’unica soluzione sia quella di sventolare bandiera bianca e ammettere la tua lacuna al capo? Non ti arrendere, perché Google è un’inesauribile enciclopedia del sapere! Ti basterà digitare poche parole per avere uno straordinario numero di risultati con spiegazioni, video illustrativi ed immagini esplicative che ti aiuteranno a portare a termine il tuo compito!

– Compila una lista dei “to do”

Sebbene pc e tool informatici siano strumenti indispensabili, il tuo fedele alleato resterà la carta. Essere multitasking non significa avere dei super poteri, ma essere ben organizzati. Quando le cose da fare sono tante, è importante scrivere e segnarsi tutti i task giorno per giorno. Soprattutto se sei concentrato e stai svolgendo un compito importante e ti piovono addosso altre 10 richieste. Segnare tutti i “to do” e depennare dalla lista  le attività portate a termine ti darà un incredibile sollievo!

– Datti delle priorità

Tutto è importante, ma ci sono delle attività più urgenti di altre. All’inizio è indispensabile bilanciare le proprie energie e convogliarle verso quei compiti che richiedono la priorità. Cerca prima di capire come svolgere le attività “core” del tuo ruolo, quelle che hanno una scadenza periodica e che richiedono quindi da subito la tua attenzione, e successivamente inizia a dedicarti anche a progetti speciali.

– Prendi di “petto” i problemi

“Chi ben incomincia è a metà dell’opera” recitava qualcuno. Ma si sa che non tutti i compiti previsti nel nostro ruolo ci sono congeniali: ci sono attività che ci vanno a genio e altre che ci piacciono meno, che consideriamo noiose, ostiche e che ci mettono in difficoltà. In questi casi il segreto è non procrastinare, ma smarcare subito i task che richiedono una maggiore attenzione ed energia. Gestisci di prima mattina, quando sei più riposato e concentrato, le attività più impegnative e lascia a fine giornata i compiti più soft che richiedono un minor sforzo.

– Smaschera i falsi allarmismi

Succede sempre di ricevere richieste da parte dei colleghi, tutte urgenti e prioritarie. Magari il tuo posto è stato vacante per un po’ e tutti si sono precipitati al tuo arrivo chiedendoti aiuto immediato per un progetto rimasto in stand by. Vorresti accontentarli tutti, ma non sai come gestire tutte le domande di supporto immediato. Con l’esperienza, per fortuna, imparerai presto a dare il giusto peso alle richieste e capirai quali sono i colleghi allarmisti ed ansiogeni. Smascherare inutili catastrofismi ti aiuterà a gestire il lavoro con più serenità.

– Conosci i tuoi colleghi

I primi tempi con tutte le cose da fare passerai molto tempo davanti ad uno schermo. Non  sottovalutare però l’importanza delle dimensione relazionale come condizione privilegiata per l’inserimento e l’integrazione in azienda. Sfrutta pause caffè e pranzi per conoscere i tuoi colleghi e fare domande. La pressione dei primi tempi si attenuerà se condividi preoccupazioni e problemi con chi c’è passato prima di te e vedrai che anche cinque minuti di convivialità serviranno per restituirti la giusta carica e raggiungere gli obiettivi.

Tutte queste strategie ti aiuteranno a tenere sotto controllo la pressione delle prime settimane e, se proprio ti assale le paura di avere “una montagna di cose da fare”, ricordati sempre che il segreto per non soccombere sta proprio nell’iniziare. Passo dopo passo vedrai che la montagna non ti sembrerà più così alta!

Giada

lavoro - personalità - professioni

Qual è il lavoro più in sintonia con la tua personalità?

Quali sono i fattori che determinano la scelta del nostro percorso professionale? Sicuramente gli studi effettuati restringono il raggio di azione di un bel po’, dandoci competenze e know how per accedere a percorsi scientifici o umanistici. Poi subentrano i ragionamenti sugli ambiti lavorativi meno toccati dalla crisi e la nostra propensione ad investire lì dove c’è più possibilità di trovare un’opportunità lavorativa. Ed infine ci sono i consigli di parenti e amici, pronti a dispensare suggerimenti, di chi sa già come “gira” il mondo del lavoro.

Eppure studi e test psicologici hanno dimostrato che ciascuno di noi possiede già una certa affinità con un mestiere, sulla base delle proprie caratteristiche psicologiche. La società Truity Psychometrics, specializzata in test e career assessment, ha valutato i professionisti rispetto a 4 dimensioni (l’energia, il pensiero, i valori e l’ambiente), individuando poi, per ciascun tipo di personalità, la professione ideale. Nell’infografica, che riassume i risultati di questa indagine, sono rappresentati 8 tipi di personalità differenti:

  • Gli introversi: preferiscono lavorare individualmente, senza confusione e disordine
  • Gli estroversi: amano lavorare in team, condividendo spazi ed idee
  • Gli intellettuali: lavorano bene se sfruttano le loro competenze e capacità intellettuali
  • Gli empatici: si sentono gratificati se lavorano rispettando i loro valori e aiutando gli altri
  • I razionali: numeri, ragionamenti oggettivi e soluzioni concrete sono il loro modus operandi
  • I probabilisti: basano le loro azioni sul concetto di possibilità, trovando nuove soluzioni ed alternative
  • Gli schematici: in un lavoro ricercano procedure, ruoli e norme come condizione ottimale per far bene
  • I creativi: lavorano con entusiasmo al di fuori di ruoli prestabiliti, con poche regole, in totale libertà

Per scoprire quali sono i lavori ideali per ciascuna personalità dai un’occhiata alla seguente infografica e leggi l’articolo “Il lavoro ideale? Dipende dalla tua personalità” pubblicato su Monster.it!

lavoro - personalità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giada B.

lavoro-bilancia-benefit-dipendenti

Aziende VS Dipendenti: chi ha davvero il potere di far pendere l’ago della bilancia?

Come fanno le più grandi aziende al mondo a motivare i loro collaboratori? Quali sono le leve che utilizzano le aziende per rendere i propri dipendenti felici e fedeli? Il titolo e le conclusioni di questa infografica di Next Generation Recruitment mi hanno scatenato una serie di riflessioni.

Innanzitutto, secondo voi chi ha davvero il “coltello dalla parte del manico”? Le aziende o i dipendenti? La percezione comune è che, in questo periodo in cui il lavoro scarseggia e le offerte di lavoro sono limitate, le aziende abbiano un maggiore controllo sulla forza lavoro, mentre le persone siano rassegnate ad accettare contratti precari e preservino la propria sicurezza economica continuando a lavorare in contesti in cui non si identificano più. Ma siamo sicuri che la realtà sia proprio questa? In questi anni mi è capitato di proporre a tante persone rimaste a casa senza occupazione ottime offerte di lavoro, ma che magari prevedevano una retribuzione annua lorda o un livello di inquadramento  inferiore rispetto alla loro ultima esperienza. La maggior parte di essi ha preferito rifiutare, restare a casa ed aspettare una proposta più vantaggiosa. Decisione rispettabilissima ma che sicuramente mette in crisi l’assunto che l’ago della bilancia penda totalmente dalla parte delle aziende.

Idea che si rafforza leggendo questa infografica: se fosse davvero così, perché le aziende escogitano strategie per migliorare la loro reputazione in fase di “attraction” di nuovi candidati e studiano soluzioni di “retantion” per trattenere i propri talenti? Forse quello che succede nella realtà non rappresenta del tutto la sensibilità comune? Le stesse aziende si stupiscono del fatto che, nonostante il periodo di crisi, sia difficile trovare candidati e/o risorse disponibile a scendere a “compromessi” legati a clausole contrattuali e retributive. Quindi sfatiamo l’idea che in questo momento difficile le persone siano disponibili ad accettare tutto e a qualsiasi condizione purché si lavori. Nella maggior parte dei casi ciò non avviene.

E’ vero l’infografica non è stata prodotta in Italia,  ma prende comunque in considerazione dei colossi mondiali come Facebook, Google, Diageo, Procter & Gable ecc. Aziende che negli Stati Uniti e in UK propongono ricchissimi programmi di total rewarding: pranzi gratuiti, trasporti pagati, palestra e lezioni di yoga in azienda, asili aziendali, concierge, area relax, sala di ping-pong, sconti su prodotti. La lista è lunga. Questi programmi di ricompensa attraverso benefit hanno un doppio risultato e un’unica finalità: da una parte, rispondono alla necessità di garantire ai propri lavoratori dei vantaggi in un periodo in cui le aziende non possono più assicurare aumenti di salario come in passato. Dall’altra parte garantiscono ai dipendenti, cui è richiesto di trascorrere gran parte delle loro giornate in azienda, un luogo di lavoro confortevole e sereno. L’obiettivo è sempre lo stesso: creare un forte senso di appartenenza al gruppo e rendere i dipendenti felici di lavorare in azienda.

Quante sono le aziende in Italia che garantiscono la maggior parte di questi benefit? Due? Cinque? Paradossale se pensiamo che in Italia sia radicata l’idea insensata che chi lavora “solo” otto ore al giorno non sia produttivo e che il nostro sia uno dei Paesi in Europa con una delle percentuali più alte di ore lavorative settimanali. Ancora più bizzarro se pensiamo alla scarsità di risorse monetarie in cui versano le nostre aziende e quindi alla grande opportunità non sfruttata di ricorrere a ricompense alternative rispetto alla busta paga.

E’ vero, è un cambiamento di mentalità e di approccio e noi storicamente siamo sempre stati più lenti ad adeguarci ai cambiamenti, ma, se è vero che la reputazione di un’azienda sta diventando uno dei fattori più incisivi nella scelta del luogo di lavoro, allora forse non bisogna perdere altro tempo e dovremmo iniziare a trasformare le nostre realtà aziendali in contesti più people-oriented.

Giada B.

sondaggio - lavoro

Sondaggio: qual è il canale che utilizzi di più per cercare lavoro?

Un tempo era l’epoca dei giornali e riviste di settore, poi c’è stato l’avvento delle agenzie per il lavoro e società di selezione, poi ancora dell’e-recruiting e dei social network. Sono stati e sono ancora tanti i canali e gli strumenti utilizzati per cercare lavoro, anche se oggi la strategia vincente sembra essere quella del networking, referenze online e passaparola. Ma è proprio così?

Partecipa a questo mini sondaggio e facci sapere quali sono i canali che solitamente usi per cercare un’opportunità professionale!

 

Può un coach guidarti nella ricerca della felicità personale e professionale? Riflessioni sul coaching

Durante una delle mie esplorazioni internettiane ho scoperto che a Milano esiste ADF alias l’Accademia della Felicità, un luogo in cui (ri)trovare il sorriso, capire i propri punti di forza, superare le proprie insicurezze ed ottenere una certificazione per acquisire una nuova professionalità. I professionisti che lavorano in ADF propongono alle persone strumenti pratici per realizzarsi in ambito personale e sul lavoro, individuare le proprie potenzialità, definire i propri obiettivi e i metodi per realizzarli. Non solo. E’ possibile anche frequentare un master per diventare coach.

Sarà stata la carica attrattiva legata al nome della società, vincente idea di marketing bisogna riconoscerlo, o la curiosità di andare un po’ più a fondo rispetto a tematiche come quella del cambiamento e della passione legata al lavoro, fatto sta che ho deciso di partecipare all’Open Day, una giornata di incontro con i vari professionisti di ADF, per conoscersi e avere una panoramica delle attività che si svolgono in Accademia. C’era da aspettarselo, ma fa sempre un certo effetto, che la platea di ascoltatori fosse composta quasi al 100% da donne, di tutte le età e alla ricerca della propria felicità sul piano personale o professionale. La vera anima di questa società di formazione e coaching è Francesca Zampone, che, dopo aver ricoperto per anni ruoli manageriali in ambito HR all’interno di multinazionali, ha deciso di abbandonare la strada aziendale per quella della libera professione e del coaching. Con lei altri colleghi arrivati in ADF attraverso percorsi diversi e non lineari, tutti accomunati dalla riscoperta di se stessi e della ricerca di un piano B. Ciascuno di loro, rispetto al proprio background professionale e personale, gestisce in ADF corsi di coaching incentrati su varie tematiche come il lavoro, l’affettività, il time management, l’autostima, lo stile di vita, la libroterapia ecc., ai quali chiunque può iscriversi e partecipare per superare degli ostacoli e raggiungere degli obiettivi. Inoltre in ADF è possibile seguire un master di 6 mesi + 2 di tirocinio in coaching per diventare coach certificato.

Volete sapere qual è la mia impressione dopo aver ascoltato tanti interventi e percorsi di vita? Sicuramente i temi trattati fanno inevitabilmente scattare delle domande, ti portano ad interrogarti su alcuni aspetti di te, della tua persona e del lavoro che fai. L’entusiasmo di chi parla ti coinvolge e sono convinta che molti di questi corsi e workshop possano essere efficaci. Tuttavia questa giornata non è riuscita a far sfumare del tutto le perplessità che ho nei confronti del coaching o meglio di chi ricopre il ruolo di coach. Durante uno degli interventi è stato sottolineato che il coach non è uno psicologo né tanto meno un counselor e che non può fare domande indiscrete che vanno a scavare nel passato personale del proprio cochee. Questo è eticamente e teoricamente corretto. Ma nella pratica è possibile risolvere un tema legato all’autostima o alle catene affettive senza scavare nelle cause che quasi sempre sono legate al passato personale? Ne’ tanto meno è scevro da questa condizione il tema lavoro perché professione e persona sono indissolubilmente legate. E allora mi chiedo se 6 mesi di master + 2 mesi di tirocinio possano davvero darti le competenze per ricoprire un ruolo così delicato. Mettere le proprie frustrazioni, aspirazioni, desideri, catene emotive nelle mani di qualcun altro è sempre un gesto di incommensurabile fiducia, ma può essere anche molto rischioso.

Lavorando nelle Risorse Umane ho visto con mano quali danni possono causare persone che si improvvisano coach e che dalla sfera professionale vanno oltre, impattando negativamente sulla sfera emotiva e personale del lavoratore. Sono tanti, troppi coloro che si propongono come coach oggi, sintomo di un’attività che è più una moda e un mezzo per creare un business, piuttosto che una professionalità con crismi ed etica. E purtroppo spesso è anche difficile rendersi conto dell’incompetenza altrui perché molti di essi sono degli abili comunicatori, fantastici istrioni che sanno perfettamente quali corde toccare o quali temi affrontare per attirare curiosità, destare interesse e fare breccia nei cuori.

Bisognerebbe avere molto più rispetto per questa professione, che, se esercitata correttamente, rappresenta un grande vantaggio per chi ha bisogno di un supporto per un’evoluzione, miglioramento o sviluppo. Quindi il mio consiglio è, prima di affidarvi a un coach per lavorare su un tema professionale o personale, informatevi molto bene sulle sue attività, sui progetti passati, sulle sue certificazioni, su eventuali clienti noti e cercate di ridimensionare il vostro entusiasmo se a un primo incontro avete le sensazione che abbia capito tutto di voi e abbia la soluzione all inclusive al vostro problema.

E ricordatevi sempre che la professionalità va sempre a braccetto con integrità e rispetto della persona.

Giada B.