Quando ti passano per caso sotto gli occhi articoli come questo, è difficile far finta di niente e chiudere gli occhi. Il titolo di questo articolo è When It’s Time To Walk Away, l’autore è Brian de Haaff, attuale CEO di Aha!, giovane azienda che cerca di creare nuove strategie di posizionamento di prodotto. Brian ha lavorato per molte società che producevano software cloud-based e ha deciso a metà del suo percorso di imprimere un cambiamento alla sua vita lavorativa fondando Aha!.
Quando è il momento di andare via? Di fare i bagagli e di iniziare un nuovo cammino?
L’ambizione, la ricerca di successo e potere, la gratificazione e il riconoscimento ci fanno andare ostinatamente avanti e soprassedere i problemi e i limiti che si presentano nel lavoro. Ma a volte è più saggio voltare le spalle e andare via. Certo, è doloroso ammettere la sconfitta, ma quando ci si ritrova in un ambiente “no win”, questa è spesso l’unica decisione sensata che può salvarti da un vortice che ti risucchia. A volte i problemi di un’azienda sono strutturali, il prodotto o servizio non decollano, è pura follia avere a che fare con il proprio responsabile. Spesso è più saggio andare via ed incanalare le proprie energie in qualcosa che è più soddisfacente e che potrà creare valore per più persone.
Quando nella propria carriera si presenta un problema è giusto lottare per cercare di arginarlo, risolverlo, mutarlo in qualcosa di buono. E’ giusto lottare. Per un po’. Poi, quando ti rendi conto che le cose e le persone non cambiano, è meglio andare avanti. E, ogni volta che si gira pagina, la vita ne beneficia e si genera più felicità per sé e per gli altri. Questo significa mettersi alla ricerca di un nuova opportunità ed andare avanti. Se si vive per lungo tempo in un ambiente disfunzionale, continuando a fare lo stesso lavoro, si rischia di peggiorare la propria vita e quella delle persone che ti circondano in ufficio e a casa.
Il problema è che, quando si decide ostinatamente di perseverare e di non ascoltare i segnali che arrivano dal nostro corpo e del nostro cuore, ci si ritrova in uno stato di sopravvivenza e la vita può trasformarsi in un tran tran infernale. La qualità del nostro lavoro si riduce e si bada solo a raggiungere i risultati. E’ vero, per alcuni potrebbe essere più facile degli altri operare una scelta, a seconda del livello di carriera e dello stato finanziario. Ma in realtà non importa la situazione: tutti abbiamo il potere di iniziare un percorso diverso, che nella maggior parte dei casi porterà a un nuovo lavoro che migliorerà la propria vita.
Cosa crea un ambiente di lavoro felice e la gioia di lavorare? Secondo Brian la soddisfazione sul lavoro si basa su quattro aree di allineamento. Quanto più il lavoro è allineato con ognuna di queste aree, più felici si è. Ed è proprio qui che bisogna cercare i segnali per capire se sia giunto il momento di andare via. Se si è lottato per oltre un anno per cercare di migliorare l’allineamento in una di queste aree, potrebbe essere arrivato il momento di muoversi in una nuova direzione.
Allineamento con l’ambizione
Stai lavorando per una società e in un ruolo che è sempre più vicino al tuo obiettivo? Questa è una domanda fondamentale da porsi e purtroppo la maggior parte delle persone non lo fanno mai. Perché senza una meta è impossibile sapere se si sta andando nella giusta direzione. Se non hai mai avuto il tempo di capire dove vuoi essere in tre, cinque e dieci anni, ora è il momento di iniziare.
Allineamento con le competenze
I lavori più divertenti sono quelli in cui sfruttiamo pienamente le nostre competenze e ci impegniamo a coltivarne delle nuove. Sei pienamente padrone delle tue capacità o sei sulla buona strada per esserlo? Se la risposta è sì, probabilmente si è abbastanza soddisfatti del lavoro che si fa. Se la risposta è no, la fiducia in te stesso potrebbe essere intaccata e non ti stai esprimendo al meglio delle tue possibilità. Un buon capo e della formazione ad hoc potrebbero risolvere il problema ed aiutarti a trovare la tua bussola.
Allineamento con le aspettative di ricompensa
Ci sono due tipi di ricompense ed entrambe sono importanti. Le ricompense intrinseche sono basate sulla realizzazione personale che si ottiene da un lavoro ben fatto. Ricompense esterne comprendono lo stipendio e tutti gli altri benefit. Le aspettative di ricompensa devono essere corrisposte al meglio per essere soddisfatti. Se c’è un gap per troppo tempo, cresce il malessere verso il lavoro che si fa e non si è in grado di pagare l’affitto o il mutuo.
Allineamento con il capo
Si sente più spesso dire che le persone in realtà non lasciano il loro posto di lavoro, ma il loro capo. Come già detto, ci sono molte ragioni per lasciare un lavoro che non hanno nulla a che fare con il proprio capo. Tuttavia, un capo insopportabile è in cima alla lista dei motivi che spingono le persone ad aggiornare il proprio curriculum. Sei sicuro che il tuo capo ha i migliori propositi per te?
Se si registra un disallineamento in una qualsiasi di queste aree, bisogna innanzitutto ammetterlo a se stessi. Magari una semplice chiacchierata con il proprio capo o con un consulente di fiducia dell’azienda può aiutare. Bisogna però sempre affrontare il problema e fare il possibile per cercare una soluzione. Lo devi in primis a te e all’azienda. Ma, se si è giunti alla fase in cui si è a proprio agio guardandosi allo specchio e dicendo ad alta voce che si è tentato il tutto per tutto, allora potrebbe essere necessario passare al piano B. Se davvero non c’è un’altra via di uscita e il tuo malessere aumenta, è meglio andare via e aprire una nuova finestra sul mondo.
Giada B.
Ci sarà un motivo per cui i paesi dell’Europa del Nord si distinguono per intraprendenza, business di successo e idee originali. L’ultima esempio di creatività nordeuropea è Roamler, una app gratuita, ideata in Olanda e da qualche anno sbarcata nel nostro paese grazie a Doxa, una delle più importanti aziende di ricerche di mercato italiane che, dopo averla testata a Milano con ottimi riscontri, ha deciso di lanciarla in tutta Italia. Roamler sfrutta la moderna tecnologia per rispondere prontamente alle esigenze di quelle aziende che necessitano di informazioni sull’impatto che i loro prodotti o servizi hanno sul mercato. L’azienda vuole sapere come è recepito un prodotto, com’è esposto nel negozio, quali competitor ci sono in una determinata zona della città? Ci pensa Roamler a lanciare una nuova missione fra i propri utenti-consumatori per ottenere in brevissimo tempo tutte queste informazioni. Chiunque abbia uno smartphone può scaricare la app e trasformarsi in una sorta di Agente della CIA, chiamato di volta in volta a portare a termine delle missioni. E così gli smartphone, e i loro proprietari, diventano un vero e proprio esercito dai cento occhi. Roamler garantisce ai propri clienti (le aziende) indagini capillari e risposte istantanee con foto e commenti, agli utenti di Roamler un piccolo guadagno su alcune missioni e un instant game coinvolgente.
Per capire meglio il suo funzionamento ho scaricato la app e mi sono trasformata in una Roamler!Per prima cosa mi sono registrata inserendo informazioni personali, soprattutto relative alla mia residenza per permettere a Roamler di geolocalizzare le mie future indagini. Ho poi accettato i termini e le condizioni contrattuali, in quanto le missioni rientrano a tutti gli effetti sotto la voce di prestazioni occasionali, e, dopo aver ricevuto il codice di attivazione, ho creato il mio account che mi ha permesso di entrare nella pagina principale. Qui sono riassunti i traguardi personali relativi al livello, punteggio, medaglie, transazioni e classifica. Per far scattare i contatori bisogna accettare le missioni che sono man mano proposte e che si possono dividere in missioni at-home e missioni on-the-street: le prime possono essere svolte comodamente da casa, rispondendo a una serie di domande documentate quasi sempre da foto, mentre le seconde sono più impegnative, poiché richiedono un’indagine sul campo. Ogni missione ha un peso diverso espresso i punti, più punti accumuli, più cresci di livello, più hai la possibilità di guadagnare. Al momento ho maturato 300 punti e conquistato 4 medaglie. Nella prossima missione mi è stato chiesto di documentare l’esposizione delle banane nel reparto ortofrutticolo del supermercato di fiducia…introito dell’operazione 2 euro! Chiaramente non tutti gli esiti delle missioni sono approvati dallo staff, che richiede comunque serietà ed impegno, visto che, al di là dell’aspetto ludico, si tratta di vere e proprie indagini di mercato.
Trovo geniale l’idea di trasformare il lavoro di Mystery Shopper in un gioco: mettere in competizione le persone, accumulare dei punti, vincere delle medaglie, sono tutti escamotage per accendere gli animi, far riemergere il bambino che c’è in noi e spronarci a continuare. La app va a toccare il tallone di Achille di noi uomini… vincere la sfida! Ma essere un Roamler può farti anche mettere da parte quel che basta per comprarti una nuova bici, un nuovo passeggino o finanziarti un viaggio come raccontano alcuni utenti della community olandese in questo video, l’accredito avviene attraverso il circuito PayPal appena si raggiunge la soglia di 21 euro!
Un buon esempio di come la tecnologia possa essere sfruttata per far nascere nuove opportunità!
Giada B.
La principale obiezione che viene mossa a chi si occupa di selezione del personale è che, avendo a che fare con una molteplicità di funzioni e profili che spaziano dal manageriale al tecnico, dal dirigenziale ai neo, dai generalisti ai professional, non abbia le competenze necessarie per reclutare i candidati più adatti. Come fa una persona a essere onnisciente e gestire con la stessa disinvoltura la selezione per un project manager dell’impiantistica e un business controller del retail?
Per superare questo impasse è nato recentemente il nuovo mestiere del HiveScout. L’idea è geniale se si pensa a tutti i benefici generati da questa nuova professione. Innanzitutto l’HiveScout è un professionista, una persona che già lavora e che decide di affiancare alla sua attività principale un secondo lavoro. L’HiveScout mette a disposizione la sua professionalità e la sua conoscenza tecnica per selezionare profili affini al proprio, dietro un mandato specifico. Diciamo che è un tecnico di quel ruolo, che, a chiamata, si trasforma in consulente ad hoc. Rispetto a un generico Recruiter può quindi non solo avvalersi delle nozioni e del sapere pratico di quella specifica mansione, ma anche godere del suo network professionale di nicchia quale canale preferenziale per accelerare il processo di reclutamento. L’HiveScout ha la comodità di gestire questa sua seconda attività da casa nei ritagli di tempo, attraverso un account skype che gli permette di incontrare virtualmente i potenziali candidati da presentare all’azienda. Dietro questa rivoluzione del modo di fare recruiting ci sono chiaramente delle persone che hanno lavorato a lungo nel campo della selezione e che hanno avuto la giusta intuizione, tanto da fondare tre anni fa Hivejobs (recentemente acquisita da Randstad), un’azienda di successo selezionata da SMAU 2013 fra le 5 start up dell’Emilia Romagna per l’innovazione tecnologica.
Le premesse sono ottime, ma può un profilo tecnico avere la giusta attitudine per selezionare le risorse? Ha la capacità di andare oltre le nozioni, il sapere specialistico, le hard skills e navigare nel mondo delle capacità relazionali e comunicative, delle aspirazioni e delle aspettative? Quanto pesa il sapere fare, le conoscenze, le competenze e quanto il saper essere, le inclinazioni, le potenzialità?
La mia esperienza mi insegna che spesso le aziende, contrariamente a quanto si possa pensare, danno più importanza all’essere che al fare. Conta di più l’adesione al sistema valoriale che il tecnicismo. Chiaramente questo vale meno per i profili altamente specializzati e tecnici, ma in generale posso dire che il Management punta molto ad assicurare un’organizzazione coesa, collaborativa, portatrice di una precisa filosofia aziendale, partendo dal presupposto che quello che non sai fare si impara, quello che sei, invece, è una dote innata. Come scrisse Spencer, “è possibile insegnare ad un tacchino ad arrampicarsi su un albero, ma è meglio assumere uno scoiattolo”. Pensateci bene, quasi mai i licenziamenti sono dovuti al fatto che il dipendente non sappia fare il suo lavoro. Quasi sempre l’azienda decide si segare un suo collaboratore per problemi legati alla leadership, alla gestione di risorse, ai rapporti con i colleghi, al problem solving. Inoltre in un momento di crisi come quello attuale, la scelta delle persone da assumere è ancora più critica e va ben ponderata.
E allora è meglio un recruiter-tecnico o un tecnico-recruiter? Forse la risposta sta nella giusta via di mezzo: il Recruiter, forte della sua capacità di esplorare le soft skills, non deve mai smettere di studiare, aggiornarsi, capire a fondo i contenuti di un ruolo complesso. Non si pretende che sia un generalista, ma che all’occasione abbia ben chiaro il profilo da cercare, per poter formulare in sede di colloquio quelle domande chiave per andare più a fondo rispetto al contenuto del curriculum. L’HiveScout, forte della sua capacità di esplorare le hard skills, deve sviluppare la giusta sensibilità per andare oltre il contenuto del curriculum ed entrare in contatto con le capacità cognitive e relazionali del candidato.
Giada B.
In un momento come questo, in cui il lavoro scarseggia e le speranze di trovare un’occupazione sono assai alte, è facile imbattersi in un “Gatto e la Volpe” dei giorni nostri, specialmente se si è alle prime armi. Ne è dimostrazione il mio amico M. che, avendo terminato la sua collaborazione nel museo ebraico della sua città natia, ha deciso di cambiare vita e tentare la fortuna a Milano. E così anche lui ha iniziato a centrifugare candidature nella speranza di ricevere qualche risposta. La prima volta che ho sentito M. nella sua nuova vita è stato qualche settimana fa, quando mi ha chiamata per dirmi che aveva risposto a un annuncio e che era stato contattato. Fin qui nulla di strano. Il problema è che l’annuncio era poco chiaro, non si capiva quale fosse il ruolo, nei requisiti poteva rientrare sia un ingegnere nucleare sia un neolaureato e soprattutto aveva ricevuto l’invito a colloquio dieci minuti dopo aver inviato la candidatura. E’ bastata una rapida ricerca online per confermare il sospetto che si trattasse di una truffa.
Ma non è sempre così semplice avere la giusta intuizione, perché il più delle volte non si tratta di vere e proprie truffe ma di raggiri: l’azienda esiste, l’organizzazione c’è, ma vi propongono altro rispetto alle premesse iniziali. Qualche giorno fa non a caso M. mi ha raccontato della sua disavventura con un’azienda che lo aveva contattato un mese dopo aver ricevuto la sua candidatura. Qui l’annuncio non esplicitava il nome del datore di lavoro finale, ma parlava di una vaga azienda in start up che cercava degli addetti vendita per un negozio. Nel primo colloquio durato una ventina minuti, il selezionatore aveva approfondito l’esperienze pregresse di M., ma non aveva dato alcuna informazione sulla posizione, né sui dettagli contrattuali; gli aveva semplicemente chiesto di testare il lavoro in un paio di ore in affiancamento il giorno dopo. Sono bastati quindi dieci minuti di prova sul campo per capire che da addetti alle vendite si passava a promoter e da promoter a venditori porta a porta di contratti per la fornitura di energia.
Per chi si approccia per la prima volta al mondo del lavoro la buona notizia è che dopo un po’ ci si fa le ossa e si diventa più scaltri. Nell’attesa di affinare le proprie armi di difesa, tenete presente questi semplici consigli:
1) Diffidate degli annunci poco chiari, in cui non è ben delineato il ruolo che andreste a ricoprire, dove non ci sono requisiti che restringono ad imbuto i candidati idonei, ma sono condizioni che vanno bene per tutti, e soprattutto non credete a coloro che vi promettono guadagni cospicui, facili e in poco tempo.
2) Non è una regola sempre valida, ma, se un annuncio è pubblicato su siti a pagamento, è improbabile che si tratti di una truffa. Diciamo che l’azienda che è disposta a pagare una job board per pubblicare un annuncio ha innanzitutto del budget da spendere e la necessità di avere una maggiore visibilità per intercettare i candidati migliori in minor tempo. Potrebbe però trattarsi di un’azienda comunque poco affidabile, che promuove un business sospetto.
3) Verificate se l’azienda che ha pubblicato l’annuncio che vi interessa ha pubblicato anche altre inserzioni per ruoli diversi. Questo dovrebbe essere sinonimo di garanzia.
4) Guardate online il sito aziendale, è difficile ad oggi che una realtà commerciale non abbia una propria finestra sul web.
5) Cercate su Linkedin, nella categoria Persone e Aziende, informazioni sulla società e sulle persone che ci lavorano. Se i risultati sono pari a 0 potrebbe trattarsi di una realtà fantasma.
6) Inserite su Google il nome dell’azienda e spulciate le prime due pagine, per verificare se tra i risultati della ricerca c’è qualche news riferita all’azienda.
7) Se nutrite qualche dubbio, date un’occhiata a questi siti in cui sono segnalate le aziende truffa da parte degli stessi utenti malcapitati: SOS Truffe Lavoro e Lavoro Truffa.
8) Avete già superato questa fase e concordato un colloquio conoscitivo? Fate attenzione al luogo in cui sostenete il colloquio, guardatevi attorno e, se avete il sentore che ci sia qualcosa di strano, poco professionale, nascosto, pensateci due volte ad accettare l’offerta.
9) Diffidate dei colloqui che durano meno di 20 minuti: per capire se la persona è in linea con il profilo cercato non basta nemmeno un’ora! Diciamo che il minimo sindacabile per iniziare ad intuire chi si ha davanti sono 40 minuti.
10) Se il selezionatore non cerca di capire quello che sai fare e quali sono le tue competenze, ma si spende solo per venderti la posizione e convincerti ad accettare, allora probabilmente si tratta di una truffa.
In bocca al lupo!
Giada B.
Recentemente Linkedin, il più conosciuto social professionale, ha condotto il sondaggio Talent Trends Italia 2014, per fornire ai recruiters, selezionatori del personale e professionisti HR informazioni utili sulle tendenze, aspirazioni e comportamenti della forza lavoro. Il sondaggio ha coinvolto più di 700 lavoratori pienamente occupati in Italia, per capire quali sono le leve che spingono i professionisti a cercare un nuovo impiego, quali le principali soddisfazione sul luogo di lavoro e le valutazioni che inducono ad accettare nuove opportunità di carriera.
Innanzitutto il report dimostra che solo il 27% dei professionisti intervistati è attivamente alla ricerca di un nuovo lavoro (candidati attivi), mentre il 73% non sta compiendo azioni finalizzate a un cambiamento (candidati passivi), anche se il 43% si dichiara disponibile a parlare con un recruiter di una nuova opportunità.
Contrariamente alla percezione comune che vuole la maggior parte dei professionisti scontenti del proprio lavoro, il sondaggio ci dice che il livello di soddisfazione professionale è certo migliorabile, ma alto.
Quali sono i fattori che si valutano quando si cambia lavoro? Per i candidati attivi trovare un lavoro gratificante che sia in linea con le proprie capacità sembra essere la motivazione principale; mentre i candidati passivi valutano una nuova opportunità solo se questa offre un miglior connubio tra vita personale e lavoro. Il miglioramento del pacchetto retributivo resta per entrambi i candidati una delle più importanti spinte al cambiamento.
Di contro, i fattori che incidono meno nella scelta di un nuovo posto di lavoro sono l’ubicazione dell’ufficio e la ricerca di un rapporto più sereno e collaborativo con il proprio superiore (percentuale che diventa però più alta tra i candidati donne, a dimostrazione del fatto che, purtroppo, ancora spesso invidie, gelosie e ripicche caratterizzano l’universo femminile sul luogo di lavoro).
E tra le tante offerte cosa spinge a propendere per una realtà aziendale piuttosto che un’altra? La cosiddetta brand reputation, ossia la reputazione dell’azienda, la percezione che il mondo esterno ha di quel brand e della sua organizzazione. Più è alta, più si ha la sicurezza di inserirsi in un contesto lavorativo apprezzato.
Per chi lavora nelle Risorse Umane questi dati rappresentano un ottimo spunto di riflessione. Vediamone alcuni:
1. Innanzitutto, per attrarre i migliori talenti, è importante investire sulla brand reputation e non smettere mai di essere attrattivi nei confronti del mercato. Rispettare e valorizzare le risorse umane non è solo la missione dei professionisti HR, ma è anche il modo più veloce per far sì che l’azienda sia riconosciuta come miglior luogo di lavoro attraverso il passaparola.
2. Migliorare la percentuale di retention del personale per abbassare il turnover aziendale attraverso un piano di total rewards che tenga conto non solo degli aspetti remunerativi ma dei diversi fattori che possono coinvolgere e motivare i dipendenti a restare in azienda, come, ad esempio, piani formativi, percorsi di carriera, benefits, convenzioni, iniziative di work & life balance.
3. Vivere l’azienda e costruire un dialogo costante con i dipendenti per capire quali sono i problemi e i fattori che possono indurli a cambiare luogo di lavoro.
4. Nella ricerca di nuovi talenti, “lavorare” non solo sui candidati attivi, ma esplorare anche il mondo dei candidati passivi attraverso i nuovi strumenti messi a disposizione dal web: social networks, banche dati, newsletter.
Giada B.
Se l’avvento di Facebook, Twitter e Instagram ha contribuito alla nascita della figura del Social Media Specialist, il successo di Youtube, il canale di condivisione video più cliccato al mondo, ha introdotto una nuova professione, quella dello Youtuber. Lo Youtuber altro non è che colui che posta e condivide i video su Youtube, aspettando che questi diventino virali. Non pensate che lo Youtuber sia un passatempo, per molti infatti è diventata una vera e propria professione fonte di guadagno.
Ma com’è possibile guadagnare da un video? Semplice, grazie alla sua popolarità! Più un video è visualizzato, più un canale e il suo autore, lo Youtuber, diventa conosciuto, più aumentano le occasioni che riceva richieste di sponsorizzazione, pubblicità e partnership.
Per avere un parametro di riferimento, considerate che 1.000 visualizzazioni valgono un euro e che quindi gli youtubers italiani più cliccati della rete possono guadagnare in media dai 200 fino ai 3.000 euro al mese…un vero e proprio stipendio!
Ma come tutte le professioni anche quella di Youtuber richiede capacità ed impegno. Non tutti infatti sono capaci di creare dei video di qualità con lo scopo di informare, far riflettere o semplicemente divertire. Ci vuole poi del tempo per scrivere copioni, registrarsi, montare, pubblicare e condividere. E non è facile nella giungla della rete distinguersi e farsi notare nella community. I mezzi però non mancano e i social network anche in questo caso sono degli alleati per spargere la voce e far sì che i video diventino virali.
Non a caso, navigando nella community, salta agli occhi che gli youtubers italiani sono per la maggior parte ragazzi della generazione 2.0 che hanno grande dimestichezza con il web e utilizzano la rete come principale canale di comunicazione e condivisione.
Guardate questo video di un youtuber italiano che, al di là del monito in difesa della sua categoria professionale, ci svela molti particolari di questo nuovo lavoro.
Giada B.
Ci sono momenti in cui la vita prende una piega che non avevamo previsto, eventi che deviano il corso naturale delle cose, turbolenze che ci allontanano dalle sicurezze cui eravamo ancorati. Le leggi delle statistica, se valgono per l’economia, poco hanno a che fare con l’esistenza umana, in cui il principio della probabilità segue delle logiche imprevedibili. E allora ti ritrovi a parlare di destino, di colpe e di cose che non dovevano andare così, di vittime e carnefici e di un mondo che è contro di te.
Ogni volta che la vita mi ha costretto fortunatamente a crescere, superando problemi ed ostacoli, i libri e la musica si sono rivelati un balsamo per l’anima. E’ come se cercassi risposte e soluzioni in frasi e citazioni. E’ il potere della parola. Parole semplici, ma che, accostate le une alle altre, diventano la formula magica in grado di farti uscire dall’impasse del momento. E’ come se quella frase lì, in quel momento, stesse parlando proprio a te, proprio di te. Molti dicono che è merito della compartecipazione, il prendere coscienza che quello che stai attraversando tu l’hanno già vissuto altre mille persone, a farti stare meglio. Forse. Io credo invece che il senso di sollievo sia più da attribuire al processo di metabolizzazione degli eventi, reso possibile da quelle frasi e strofe che ci permettono di guardare in profondità e andare oltre. Magari il libro o la canzone non risolveranno il nostro problema, ma leniscono il senso di disorientamento e sono un toccasana per il cuore.
Anni fa, in un momento di sconforto in cui la mia vita professionale ha preso la prima piega inaspettata, e in cui, come succede quasi sempre, una piccola parte impatta su tutto il resto, facendoti pensare di essere un totale fallimento in tutti gli ambiti, mi è capitato fra le mani questo semplice ma sapiente inno alla vita. E’ il monologo finale che Danny DeVito recita nel film “The Big Kahuna”, testo riadattato poi in italiano da Linus. Sono concetti semplici che messi insieme hanno avuto lo stesso effetto di un boomerang e mi hanno reso consapevole in una sorta di epifania delle cose.
Prima di lasciarvi all’ascolto e alla lettura del testo, vorrei solo farvi riflettere su due frasi del monologo che reputo profondamente vere:
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Per quanto possiamo preparaci, non saremo mai pronti all’imprevidibilità della vita, né agli scherzi del destino.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.
E’ vero, non abbiamo la sfera di cristallo e la certezza del risultato. Ma nemmeno gli altri ce l’hanno.
“Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!
Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti-conto.
Rilassati!
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E’ il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accetta il consiglio… per questa volta.”
Giada B.
Sapevo di chiromanti, rabdomanti ed esperte di fondi di caffè, ma che esistessero persone pagate, e anche bene, per leggere il futuro a partire dall’impronta di rossetto lasciata su calici e tazze da tè nei party cool delle signore dell’alta borghesia non l’avevo mai sentito. Secondo l’infografica pubblicata da jobstitles.net sui 25 lavori più strani e ben pagati nel mondo, queste professioniste prenderebbero dai 25 ai 50 dollari l’ora. Al che mi chiedo perché a quindici anni non abbia investito abbastanza nella mia passione adolescenziale per arcani maggiori e linee della vita! E pensare che ero anche brava, a tal punto che, dopo un paio di gaffes su temi delicati durante la lettura dei tarocchi con quei poveri cristi di amici e conoscenti che si erano immolati per soddisfare le mie aspirazioni di chiaroveggente, ho deciso di smettere e ripiegare in attività meno “fatali”.
Tornando all’infografica, prendetevi qualche minuto per leggere questo curioso elenco di lavori che per la loro atipicità rappresenta il modo migliore per sbaragliare la concorrenza e far soldi velocemente.
La maggior parte dei 25 mestieri elencati nell’infografica sono sì lavori insoliti, ma esistenti e strapagati. Dal cuoco nei sommergibili al palombaro di perle, dall’imbalsamatore ai donatori di sperma ed ovuli, dal pescatore di granchi all’addetto alla pulizia nella scena del crimine, tutti lavori a tempo pieno, spesso rischiosi, che richiedono sangue freddo, ma sicuramente ben pagati. Se invece non si eccelle in coraggio e audacia, si può optare per lavoretti secondari meno avventati, che ci permettono comunque di arrotondare il nostro budget mensile, come la comparsa in TV, il mystery shopper, la bar-girl che prepara shots di tequila e rum. E se il cacciatore di taglie vive solo nei nostri immaginari di cinefili di cult americani, spero che in Italia non arrivi mai il Body Advertiser, una sorta di pubblicità vivente, in cui ogni centimetro di pelle è venduta al miglior offerente…ma vi immaginate di fidanzarvi con uno che ha stampato sulla fronte il logo di un’agenzia funebre?!
Giada B.
Aspettando che le crociere nello spazio siano vendute dalle agenzie di viaggi con la stessa facilità di quelle nei Caraibi, ho deciso di aspettare a candidarmi come hostess di viaggi intergalattici e dare un’occhiata alle nuove tendenze che animano il web in materia di lavoro per i prossimi anni. Società di ricerche di mercato e gruppi di studio internazionali hanno lanciato sondaggi per cogliere gli sviluppi del mercato del lavoro ed è emerso che il web è diventato il principale strumento con il quale le persone vengono a conoscenza di nuove professioni. Quindi non tutti i lavori del futuro si esauriscono nel web, ma la rete diventa il principale vivaio di professioni emergenti. Si veicolano idee, spunti di riflessione, case studies, ed ecco che l’ingegno si aguzza e si mettono a punto nuovi mestieri. I lavori del futuro sono creativi e cercano di dare una risposta alle necessità di una nuova era, caratterizzata da moderne tecnologie e profondi cambiamenti sociali. L’aspetto interessante è che molti di essi rappresentano nuovi approcci alle professioni tradizionali, a testimonianza del fatto che non dobbiamo scervellarci nell’immaginario dell’assurdo, ma cogliere nuovi segnali per trasformare quello che già sappiamo fare in qualcosa di nuovo. Sfoglia la gallery in alto per scoprirlo!
Giada B.
Chi come me è nato negli anni ’80 è cresciuto con l’idea che la buona volontà, un’ottima preparazione ed uno spiccato senso del dovere (assieme ad un pizzico di fortuna) sarebbero bastati per esaudire le aspettative professionali che i nostri genitori nutrivano nei nostri confronti. L’irrefrenabile desiderio di “sistemarsi” e, nonostante gli inevitabili up & down, di essere professionalmente appagati. Un lavoro che calza a pennello, che rispecchia le nostre attitudini, possibilmente ben pagato e non lontano dalla nostra dimora ci avrebbe assicurato un futuro sereno per 40 anni.
Non è solo un problema di mancanza di lavoro. Spesso il lavoro, anche se c’è, ci costringe a misurarci con ritmi frenetici, obiettivi disumani, un concetto di flessibilità snaturante e omologante, capi e colleghi irritanti, contenuti inconsistenti, allontanandoci sempre di più da noi stessi. Nelle aziende c’è ormai una sorta di masochismo dilagante che vede nell’andare oltre-la-propria-zona-di-comfort la prova di forza cui sono sottoposti i dipendenti.
Le scelte a questo punto sono due: c’è chi resta fedele al sistema perché ormai non ne sa fare a meno o perché ha la fortuna di essere appagato da un lavoro che lo gratifica, o chi è costretto a restarci ancorato perché ha una famiglia e un mutuo da pagare. E poi c’è chi, invece, vuole e può riappropriarsi della sua zona di comfort, per il quale il richiamo e il ritorno alla parte più autentica di se stessi è più forte di tutto, delle convenzioni sociali, delle opinioni della gente, della routine.
E di qui parte l’avventura di chi molla tutto e decide di fare il giro del mondo. Lo si fa per cercare delle risposte, per mettere a tacere le proprie inquietudini, per sperimentare nuovi modi di vivere e diverse forme di comunicazione, per conoscere altro da sé. Non so se alla fine del viaggio si torni con delle risposte o con le stesse domande del giorno della partenza. Non ha importanza, per me resta stra-ordinario chi decide di darsi una chance per crearsi nuovi orizzonti.
Questo è il mio orizzonte. Ingegnarmi per trovare un’alternativa a ciò che è già scritto, a ciò che è più facile e immediato. Avere la possibilità di trascorrere una vita piena di significato, orientata verso ciò che amiamo fare. La resa non è certa, ma, se è vero che ognuno di noi possiede già la capacità di cui ha bisogno per realizzarsi, dobbiamo solo capire dove guardare.
Questo blog è un luogo d’incontro per chi agisce e per chi fornisce l’ispirazione.
Giada B.